E' in distribuzione agli abbonati il numero 5 dell'anno 2007.
lo stato italiano è contro il sud
ITALIA: che squallore!
È, questo, il periodo storico più negativo per lo Stato «italiano».
Una classe politica ormai da tutti definita una "casta", cioè del tutto distaccata dal popolo, che pretende di amministrarlo, ma in realtà rivolta solo a conservare per sé, e a moltiplicarli, ogni genere di privilegio. E la sua attività preminente consiste unicamente nell’accalappiare i voti elettorali di quei coglioni che credono ancora che ci sia una Destra, un Centro e una Sinistra.
Questo, però, non è una cosa nuova. Questi marpioni sono venuti alla ribalta nel 1861con l’annessione della nostra fiorente Nazione al corrotto (e corruttore) Piemonte savojardo, quando i furboni del Nord si allearono con i (sedicenti) furbetti del Sud per spartirsi soldi e potere a danno del popolo. E da allora costoro si sono moltiplicati e non sono più andati via. Con l’aggravante che i (sedicenti) furbetti del Sud, pur di avere i prescritti trenta danari, si prostituiscono ai toscopaludani vendendosi genitori e figli in cambio di munnezza industriale che spacciano per locale.
In realtà è dalla fine degli anni '90 che diciottomila tonnellate di rifiuti tossici partiti da Brescia sono stati smaltiti tra Napoli e Caserta e un milione di tonnellate, in quattro anni, sono tutte finite a Santa Maria Capua Vetere. Dal nord i rifiuti trattati negli impianti di Milano, Pavia e Pisa venivano spediti in Campania. Tanto che la Procura di Napoli e quella di Santa Maria Capua Vetere scoprirono, nel gennaio 2003, che in quaranta giorni oltre seimilacinquecento tonnellate di rifiuti dalla Lombardia erano finite a Trentola Ducenta, vicino a Caserta.
Il problema però non riguarda solo i rifiuti solidi urbani, perché in quel buco nero sparisce almeno il 30% dei rifiuti industriali e nocivi del Nord. Questo è lo scenario che alimenta il traffico illegale di rifiuti, un affare che corre lungo l'asse Nord-Sud, partendo dalla Lombardia per finire nelle pattumiere del Sud gestite dalla malavita. Non a caso, come si legge nell'ultimo Rapporto Ecomafia 2004 pubblicato da Legambiente, proprio la Lombardia è uno snodo fondamentale del traffico illecito di rifiuti su scala nazionale. La situazione d'"emergenza", creata apposta, è servita a "subcommissari" e "consulenti" di vario genere, che hanno incassato 9 milioni di euro, per "Consulenze di esperti", fatte dal 2000 al 2005. Si tratta in realtà di pagamenti clientelari a sostenitori politici di destra e sinistra. Ma sui Tg e sui quotidiani tutto questo non viene detto, ma anzi si dà la colpa agli "sporchi" meridionali. Mentre i governi italiani, oltre a non fare nulla per l'occupazione e lo sviluppo nel mezzogiorno, continuano a proteggere in vari modi gli affari della mafia.
Che fetido squallore! Ma per questo l’Italia è stata unita.
Per il futuro sono previste per il Sud ulteriori stangate per addizionali Irpef: in Campania, ad esempio, secondo i dati della Fondazione Ancot (Associazione nazionale consulenti tributari) l'aumento del gettito fiscale dei Comuni campani nel 2007 sarà di 166 milioni di euro, rispetto ai 128 del 2006. L'incremento è il frutto della liberalizzazione della capacità impositiva degli enti locali prevista dalla Finanziaria 2007. L'aumento del gettito è in assoluto il più alto tra le regioni del Mezzogiorno, mentre nell'Emilia Romagna, in Lombardia e in Piemonte, i Comuni applicano consistenti riduzioni per i redditi più bassi.
Intanto, con la Banca d’Italia (che è un’azienda privata) formata da azionisti tutti del Nord, anche il residuo sistema creditizio del Sud ancora meridionale è uscito dal mercato. Ormai le banche al Sud sono completamente in mano al capitale toscopaludano, che per sostenere qualsiasi iniziativa economica impone interessi che sono un vero e proprio taglieggiamento. In tal modo accade che viene più retribuito il capitale che il lavoro. Così sono diminuiti i posti di lavoro al Sud ed è raddoppiata l’emigrazione perché i posti lavoro sono stati creati al Nord.
Inoltre, queste banche, nel Sud, commettono anche una frode: lucrano interessi col prestare denaro creato dal nulla. In più, così facendo, creano anche inflazione. Infatti, gli interessi finanziari, incorporati nel prezzo di ogni merce, costituiscono in media il 50 per cento del prezzo, per cui, al Sud, ogni merce costa il doppio, con il risultato, inoltre, che è impossibile fare concorrenza. Questo non solo ne impedisce lo sviluppo, ma la colonia Sud paga in tal modo anche una imposta occulta al sistema bancario-finanziario tosco-paludano su ogni cosa che fa.
Ecco perché è emerso, dall'Annuario Statistico 2006 dell'Istat, che la percentuale di chi si lamenta delle proprie possibilità finanziarie sale vertiginosamente nel Mezzogiorno, portandosi al 58,1%. Tale situazione la si riscontra nel valore medio di spesa mensile delle famiglie, che varia in modo consistente fra le varie aree del Paese. Al Centro si attesta a 2.478 euro, al Nord sale a 2.689, mente al Sud crolla a 1.913.
Il Sud, tuttavia, ora ha anche un problema del tutto inedito, e molto preoccupante, quello demografico. La diminuita natalità pone anch’essa una seria ipoteca sullo sviluppo futuro e renderà tutto più difficile, rischiando di far pagare domani a caro prezzo il tempo perso e le risorse sprecate di ieri e di oggi.
Nonostante questi dati inequivocabili, del Mezzogiorno si parla sempre meno, tendendo a rimuovere il problema dalla politica interna. Qualche volta ne parla la Lega, facendo finta di non capire quello che dice, ma è comprensibile: cerca di prendere voti anche da qualche imbecille del Sud. I giornali di regime, poi, strombazzano sulla presunta evasione fiscale e su come staremmo meglio se tutti pagassero le tasse. Vogliono far credere che la colpa non è di una classe politica disonesta e incapace, ma dei "famigerati evasori del Sud" che danneggiano gli "onesti" contribuenti del Nord.
Intanto la SVIMEZ rivela che la quota di spesa pubblica per il Sud, passata dal 40,6% del 2001 al 36,3% nel 2006, "non è solo ben lontana dall'obiettivo del 45% fissato in fase di programmazione, ma non raggiunge neppure il peso naturale del Mezzogiorno (la media tra la sua quota di popolazione e di territorio) che è del 38% circa", rileva ancora lo studio. "Negli ultimi anni nel Mezzogiorno la spesa aggiuntiva nazionale e comunitaria, data l'esiguità delle risorse, si è limitata a compensare le carenze della spesa ordinaria". La quota di risorse ordinarie, si legge nel rapporto, è appena il 22,3% del totale nazionale, inferiore di circa 15 punti al peso naturale dell'area, e di circa 8 punti rispetto all'obiettivo programmatico del 30%. È in calo anche la quota per investimenti pubblici per il Sud, scesa dal 35-36% del 2000-2001 al 31,3% del 2006.
Aggiungete a tutto questo che, nonostante si sappia chi era veramente quel farabutto di Garibaldi, lo Stato "italiano" continua a commemorarlo in ogni occasione e in ogni salsa come «gloria italiana». Quello, invece, come sanno anche le pietre, era l’utile idiota dei predoni savojardi usato per rapinare il Regno delle Due Sicilie. Almeno la finissero di dire che questa è una «repubblica italiana» e la chiamassero con il suo vero nome: «repubblica savojarda».
Lo Stato «italiano», come si vede, è contro il Sud: non solo nulla viene fatto per modificarne la disastrata situazione economica e sociale, ma si fa di tutto per rendere ancora più negativa al Sud la vita delle famiglie, per non dare un futuro ai giovani e per cancellare la coscienza di un popolo.
L’ «unità» è un terribile tumore che bisogna estirpare al più presto fin quando ne abbiamo ancora la coscienza e le forze. Prima che sia troppo tardi.
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