di MORENO BRNASCONI - Nel 2003 la Conferenza dei direttori della pubblica educazione ha emanato una direttiva che incita i Cantoni svizzero tedeschi a familiarizzare i bambini all’Hochdeutsch già nelle scuole dell’infanzia. Obiettivo della riforma è quello di introdurre rapidamente i bambini alla lettura della lingua standard così da favorire un miglioramento dei livello di competenza dei ragazzi nel buon tedesco alle scuole elementari e medie. A seguito di questa direttiva, diversi Cantoni hanno adottato recentemente regolamenti scolastici che chiedono alle maestre d’asilo di impartire almeno la metà dell’insegnamento in buon tedesco. Contro questa evoluzione si assiste a Basilea ma anche a Zurigo e altrove ad una vera e propria levata di scudi a favore di un ritorno al solo Schwiizerdütsch.
In particolare a Zurigo e Basilea sono state lanciate iniziative cantonali «Ja zur Mundart im Kindergarten» e il dibattito è ormai lanciato. Come giudicare queste reazioni?
L’asilo è il periodo di transizione che dal contesto familiare apre i bimbi ad una prima integrazione sociale. Visto che nella Svizzera tedesca l’uso del dialetto come lingua parlata è ancora generalizzato, non deve sorprendere che lo si voglia difendere alla scuola dell’infanzia. Lo Schwiizerdütsch nelle sue diverse parlate regionali è d’altronde naturalmente molto più presente nella vita sociale oltralpe che qualsiasi altro dialetto italiano o francese, o anche germanico nei Paesi limitrofi. E sarebbe sciocco – anche dal punto di vista culturale – rintuzzare la vitalità di dialetti che hanno una tale importanza. E non può neppure essere negato il ruolo di integrazione che esso avrebbe per i bambini figli di stranieri nelle scuole dell’infanzia svizzero tedesche. Ma i dipartimenti dell’istruzione dei Cantoni in questione non chiedono l’abolizione del tedesco all’asilo infantile: chiedono solo di cominciare a familiarizzarsi anche alla lingua standard. In un contesto sociale in cui (purtroppo) anche radio e TV parlano in larga misura schwiizerdütsch.
Un’inversione di tendenza rispetto alla volontà di aprirsi maggiormente alla lingua standard – un riflusso verso il solo svizzero-tedesco – andrebbe a confortare fin dalla prima infanzia nella percezione dei bambini svizzero tedeschi l’idea che la lingua tedesca non è una delle lingue nazionali svizzere bensì una lingua straniera. Anzi, è la lingua dello Straniero – il Germanico – che oggi sottrae agli svizzeri tedeschi posti di lavoro nei settori ad alto valore aggiunto (insegnamento e ricerca, ingegneria e medicina...).
Blindare lo svizzero tedesco e disincentivare l’apprendimento precoce della lingua standard inciterebbe inoltre progressivamente i giovani svizzero tedeschi ad adottare nei confronti della globalizzazione un modulo linguistico «glocalistico» che corrisponde bene ad una modalità – diciamo così – tribale di affrontare la comunicazione nel mondo globale. Anche se alcuni politici conservatori (di diversi partiti) sembrano accompagnare il rifiuto di un insegnamento precoce del tedesco ad un analogo rifiuto dell’insegnamento precoce dell’inglese, de facto – sotto la pressione dell’evoluzione tecnologica e socioeconomica – verrebbe facilitata nella Svizzera tedesca una diglossìa schwiizerdütsch-inglese. Una diglossìa già assai diffusa che favorirebbe un allentamento dei già fragili legami confederali. La territorialità linguistica svizzera – già foriera di non pochi problemi in passato – verrebbe esasperata ulteriormente da una chiusura sullo svizzero tedesco. La politica linguistica svizzera propugnata dai poteri pubblici fino a qualche anno fa puntava sul plurilinguismo. Vale a dire sull’insegnamento nelle scuole delle diverse lingue della Confederazione elvetica affinché tutti gli Svizzeri potessero idealmente capirsi quando ognuno parlava il proprio idioma. Consci inoltre del fatto che tali lingue confederali corrispondevano alle grandi lingue e culture europee e fecondavano quindi non solo l’integrazione della Svizzera al proprio interno, ma l’integrazione della Svizzera nel tessuto culturale europeo. Una chiusura sullo Schwiizerdütch renderebbe la Svizzera tedesca impermeabile nei confronti delle altre lingue e culture svizzere e nel contempo anche nei confronti dell’Europa.
Moreno Bernasconi
CdT.ch - Glocalismo svizzero tedesco