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  1. #1
    MazingaZ
    Ospite

    Predefinito missionario del Ruanda contro Prodi che premia il dittatore

    Il dittatore africano? Abolizionista dell'anno!


    E adesso Romano si inimica pure i missionari
    Il presidente ruandese Kagame abolisce la pena di morte. Prodi e i pannelliani di Nessuno Tocchi Caino lo premiano "Abolizionista 2007", dimenticandone il ruolo nel genocidio del 1994.
    Furibonda la reazione dei Comboniani: "Sembra una barzelletta. Quello ha sulla coscienza milioni di morti".



    Il presidente del Ruanda, Paul Kagame, ha abolito quest’anno la pena capitale. L’iniziativa gli ha fatto meritare il conferimento del premio “L’abolizionista 2007” da parte dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”. Un riconoscimento è stato consegnato al capo di stato africano dal presidente del Consiglio Romano Prodi. La vicenda ha suscitato le ire dei comboniani che, in una lettera aperta pubblicata sul loro mensile “Nigrizia”, hanno scritto: «Che non si tocchi un Caino, d’accordo, ma che lo si premi….» Per padre Aurelio Boscaini, missionario comboniano che ha lavorato per anni in Ruanda «è come se mi si volesse raccontare una barzelletta».
    Boscanini interpella duramente gli estimatori di Kagame: «mi sono chiesto se conoscete veramente questo assassino – scrive il rnissionario – che dovrebbe avere sulla coscienza qualche milione di morti. O credete che questo generale sia il Caino convertito?». La descrizione del presidente ruandese, è quella di un dittatore sanguinario: «Basta che un generale annunzi l’abolizione della pena di morte, e voi siete così ingenui da credergli? Dov’ e la democrazia in Ruanda?» si chiede il frate nella lettera. Ed esige risposte: «l’avete domandato alle decine di migliaia che marciscono nelle prigioni ruandesi? Volete dare il premio Nobel della pace a un Hitler?». Secondo Nigriza Kagame è «uno degli uomini politici più discussi d’Africa» e la premiazione da parte dell’associazione guidata da Marco Pannella è «paradossale». Ad oggi, infatti, non sono state ancora chiarite le circostanze che hanno scatenato il genocidio del ‘94 né «l’eventuale ruolo dello stesso Kagame». Il missionario ritiene l’episodio ancor più bizzarro, considerando la guerra condotta dal dittatore dal ‘98 al 2003 con la Repubblica democratica del Congo per «accaparrarsi risorse e fette di territorio», oltre l’atteggiamento del regime che «non garantisce le liberta fondamentali». Da Roma «ci siamo assunti un rischio politico, sapendo che non e una battaglia facile», e stato il commento di Prodi durante il discorso di premiazione. Kagame, dal canto suo, prima di ricevere il premio ha sottolineato che «la leadership dell’Italia in questa vicenda è molto apprezzata».

    fonte LIBERO 31 agosto 2007

  2. #2
    Gran Divano di Azathoth
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    maglio di niente

  3. #3
    MazingaZ
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    Citazione Originariamente Scritto da Dantès Visualizza Messaggio
    maglio di niente






    Paul Kagame il genocidaire?
    Africa/Generale
    Scritto da Matteo Fagotto

    giovedì, 11 marzo 2004 13:15
    Sarebbe Paul Kagame, attuale presidente del Rwanda e leader del Rwandan Patrioctic Front (RFP), il vero ideatore del genocidio Tutsi del 1994? E' quanto sostiene la Division Nationale Anti-Terroriste (DNAT) francese, che in un rapporto pubblicato alcuni giorni fa accusa il presidente Kagame di aver organizzato l'incidente aereo in cui perì l'allora capo di stato rwandese Juvenil Habyarimana.

    Il 6 aprile del 1994 l'aereo presidenziale rwandese con a bordo Habyarimana ed il suo omologo burundese Cyprien Ntaryamira fu colpito da alcuni missili terra-aria mentre era in fase di atterraggio all'aeroporto di Kigali. L'episodio diede il la alla violenza delle milizie Hutu estremiste che in poche settimane massacrono 800.000 persone, tra Tutsi e Hutu moderati.

    Secondo l'inchiesta condotta dal giudice francese Jean-Louis Bruguière, che ha ascoltato centinaia di testimoni compreso uno degli uomini che prese parte all'attentato, Paul Kagame sarebbe stato il mandante dell'attentato. Non solo, l'attuale presidente rwandese sarebbe stato perfettamente a conoscenza delle conseguenze del suo gesto.

    Secondo il super-testimone che faceva parte del commando assassino, Kagame avrebbe così preso due piccioni con una fava: avrebbe infatti favorito il massacro dei Tutsi dell'interno, considerati poco affidabili e collusi con gli Hutu, e avrebbe fornito al RPF il pretesto per l'attacco finale a Kigali, dove gli uomini di Kagame entrarono nel luglio 1994 da "salvatori della patria".

    Il rapporto è stato reso noto dal quotidiano francese "Le Monde", ma non ha ancora ricevuto l'ufficializzazione dalle autorità francesi. Soprattutto, a Parigi non c'è alcun interesse a rendere ancora più tesi i già difficili rapporti con Kigali, che ancora attende le scuse ufficiali della Francia per l'aiuto e le armi forniti alle milizie Hutu poco prima dell'inizio del genocidio.

    Il rapporto Bruguière accusa anche l'ONU di connivenza con i "genocidaires": i Caschi Blu delle Nazioni Unite, presenti nel paese dal 1993, avrebbero infatti nascosto la scatola nera del Falcon 50 presidenziale, ostacolando così le indagini. Il Segretartio Generale Kofi Annan si è detto sorpreso delle conclusioni del rapporto, visto che l'ONU non avrebbe avuto alcun interesse ad occultare le prove.

    La reazione rwandese

    A Kigali le conclusioni del rapporto non hanno suscitato più di tanta sorpresa: la presidenza rwandese ha accusato la Francia di fare propaganda, facendo uscire il rapporto a pochi giorni da una visita di Kagame in Belgio.

    Il portavoce del capo di stato, Servilie Sebasoni, ha dichiarato che l'inchiesta non porta alcun nuovo elemento alle indagini, visto che rinnova accuse già lanciate a Kagame nel 1998. Sebasoni ha poi definito "curiosa" la coincidenza per cui il rapporto sarebbe uscito a poche settimane dal decennale del genocidio, che cadrà il 6 aprile prossimo. Inoltre, Bruguière avrebbe formulato le sue conclusioni senza aver mai messo piede in Rwanda.

    Le responsabilità del genocidio

    Quella sulle responsabilità del genocidio Tutsi del 1994 è una questione ancora aperta e scottante. Le ultime accuse contro Kagame si aggiungono a quelle contro ONU e USA, che non avrebbero tenuto in debito conto gli allarmi lanciati nel gennaio 1994 dal comandante dei Caschi Blu Romeo Dallaire, che annunciava un imminente massacro dei Tutsi ad opera di milizie paralimitari Hutu.

    Non esenti da colpe sarebbero anche il Belgio, il cui contingente militare non avrebbe fatto abbastanza per proteggere la popolazione civile (il Belgio ritirò le proprie truppe durante i primi giorni del genocidio in sèguito alla morte di alcuni soldati) e la Francia, che tramite la finta operazione umanitaria "Turquoise" avrebbe in realtà aiutato le milizie Hutu a fuggire dal paese a massacro avvenuto.

    Matteo Fagotto


    http://www.warnews.it/index.php/content/view/372/29/

    Applausi per Prodi.

  4. #4
    I amar prestar aen
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    Balle pazzesche, i responsabili del genocidio furono gli hutu con la complicità dei religiosi sul posto, che sempre li hanno appoggiati, come hannosempre fatto i francesi, Non è importante chi abbia abbattuto l'aereo del presidente ma chi abbia ordinato il genocidio, chi lo abbia eseguito a colpi di macete, chi lo abbia benedetto sul postoe chi lo abbia protetto dall'estero!

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da MazingaZ Visualizza Messaggio
    Il dittatore africano? Abolizionista dell'anno!


    E adesso Romano si inimica pure i missionari
    Il presidente ruandese Kagame abolisce la pena di morte. Prodi e i pannelliani di Nessuno Tocchi Caino lo premiano "Abolizionista 2007", dimenticandone il ruolo nel genocidio del 1994.
    Furibonda la reazione dei Comboniani: "Sembra una barzelletta. Quello ha sulla coscienza milioni di morti".

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    fonte LIBERO 31 agosto 2007
    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=218361



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  6. #6
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    ....nel genocidio avvenuto in Rwanda, ognuno ha avuto le sue responsabilità compresi i preti cattolici rwandesi...

    Quei preti assassini


    Un milione di morti. Sono le vittime del genocidio rwandese nel quale la Chiesa di Roma ha gravi responsabilità, avendo fomentato per anni l'odio razziale fra Hutu e Tutsi benché il papa fosse stato più volte avvertito del pericolo che incombeva sulla regione. Un genocidio del quale fra 4 giorni ricorre il tredicesimo anniversario. Molti preti hanno partecipato attivamente al massacro dei Tutsi convinti di combattere il diavolo, di solito attirando i fedeli nelle chiese perché le squadre della morte, gli Interhamwe, potessero bruciarli vivi, mitragliarli o affettarli con i machete. Credete che il Vaticano si sia dato da fare per collaborare con la giustizia? Credete che abbia denunciato i preti assassini? Nemmeno per sogno. Come nel caso dei preti pedofili, la Chiesa reagisce con un’omertà di tipo mafioso manifestando una totale indifferenza per la giustizia, un’immoralità profonda, un egoismo supremo, un totale disprezzo per le vittime.


    Nel luglio del 1994, quando le truppe del Front Patriotique Rwandais entrano a Kigali mettendo fine ai massacri, la chiesa cattolica comincia a organizzare una vasta rete per permettere ai suoi membri assassini di sfuggire alla giustizia internazionale. La questione diventerà pubblica solamente nell’aprile del 2001, quando l’Europa stupefatta vede in tutti i telegiornali i volti di due suore rwandesi accusate di partecipazione al genocidio in un tribunale belga. Nell’aprile del 1994 suor Gertrude (Consolata Mukangango) e suor Kisito (Julienne Mukabutera) rispettivamente Madre Superiora e Intendente, hanno consegnato alle milizie Interhamwe, le squadre della morte, da 5000 a 7000 Tutsi che si erano rifugiati nel loro convento di Suvu e incendiato personalmente con bidoni di benzina un hangar contenente 500 rifugiati. Credete che la chiesa le abbia consegnate alla giustizia? Nemmeno per sogno, le ospita in segreto in un convento belga. Le due religiose sono sfuggite alla giustizia grazie a un circuito organizzato dai conventi e dai missionari. Hanno approfittato dei camion dell’operazione militare francese Turquoise nel luglio 1994, lanciata per proteggere gli assassini e coprire le responsabilità della Francia, per rifugiarsi in Zaire dove sono state accolte da religiose spagnole. In seguito sono state imbarcate su un aereo che, dopo una tappa in Francia, le ha condotte in Belgio. E il pubblico scopre che il caso delle due suore non è isolato. Grazie all’aiuto della chiesa cattolica, molti religiosi accusati di genocido se la spassano in Europa invece di trovarsi sul banco degli imputati nel tribunale internazionale di Arusha, in Tanzania, e in quello rwandese di Kigali, dove vengono processati gli assassini. Per esempio Emmanuel Rukundo, che ha denunciato centinaia Tutsi all'esercito durante i massacri, fornendo liste di nomi e aiutando i soldati nelle ricerche, officia la messa nell’idillica parrocchia di Granges-Canal a Ginevra, in Svizzera. E Martin Kabalira, che ha collaborato ai massacri nella città di Butare, officia nella parrocchia di Saint-Béa vicino a Luchon, in Francia.


    Un altro assassino se la spassa a Firenze, nella parrocchia di San Martino. Athanase Seromba è accusato di avere attirato 2000 Tutsi nella chiesa cattolica di Nyange, in Rwanda, e poi chiamato le squadre della morte perché li schiacciassero con i bulldozer. Per due anni gli va tutto benissimo, ma 1 milione di morti pesa sulla coscienza dell’umanità. Così African Rights, un’organizzazione simile a quelle israeliane che davano la caccia ai criiminali nazisti, arriva nel quartiere di Montughi a Firenze, dove si trova la parrocchia San Martino. Scatta foto, prende informazioni e riconosce Athanase Seromba. La notizia è una bomba, però in Italia non esplode perché il Vaticano e il governo cercano di soffocarla. Purtroppo per loro il quotidiano britannico Sunday Times pubblica un articolo sul prete assassino e il caso fa il giro del mondo. Nel 2001 il procuratore del Tribunale Internazionale, la svizzera Carla del Ponte cerca di arrestare Seromba, ma l’Italia rifiuta la sua cooperazione dicendo che la legge non la permette. Non contento di fare leggi per proteggere i ladri, come sostiene l’opposizione, il governo berlusconiano rifiuta di consegnare un assassino alla giustizia. Sotto la pressione internazionale, il Vaticano capisce che per salvarsi deve mollarlo e negozia la sua consegna alle autorità rwandesi purché venga trattato bene e sistemato in una cella singola. Seromba sarà processato, giudicato colpevole e condannato a 15 anni.


    Se un giornalista sbaglia, il direttore paga. Se un impiegato sbaglia, l’azienda paga. Se un prete sbaglia, perché il papa non paga? Perché devono pagare soltanto i subordinati e non i vertici, ispiratori del massacro e colpevoli di complicità con gli assassini? Certo, Wojtyla ha chiesto scusa. Ma che valore hanno queste scuse? E’ come se Hitler, dopo avere massacrato 5 milioni di ebrei, dicesse “scusate, mi è scappato, non lo farò più” e il giudice “d’accordo, per questa volta passi, ma se tocchi ancora un ebreo resterai senza caramelle per una settimana”. Eh, no, caro, hai sbagliato e devi pagare. Invece non soltanto Giovanni Paolo II non ha pagato, ma vogliono addirittura proclamarlo santo. Come dire che vogliono blindare la sua memoria, metterlo al di sopra di ogni sospetto e sottrarlo alla giustizia umana. Un insulto alla memoria delle vittime. Come dice Bertrand Russell, la Chiesa è sempre pronta a rinnegare Dio per salvare se stessa.

    http://dragor.blog.lastampa.it/journ...reti_assa.html

    Il sacerdote Seromba condannato a 15 anni di carcere (Joshua Massarenti, Vita, 13/12/06)
    Il Tribunale Penale Internazionale per il Rwanda ha condannato a quindici anni di carcere un sacerdote cattolico per coinvolgimento nei massacri dei civili di etnia tutsi e degli hutu di tendenze moderate, che sconvolsero il paese africano durante il genocidio del 1994. Padre Athanase Seromba è stato quindi riconosciuto colpevole di "genocidio e sterminio", due dei quattro capi d'imputazione a suo carico. Il verdetto contro il religioso, il primo a essere processato dal Tpir per l'eccidio rwandese, e' stato letto in aula da Andrefia Vaz, presidente del collegio dei tre giudici che hanno pronunciato la sentenza. Le accuse contro Seromba si rifanno al massacro della chiesa di Nyange (provincia di Kibuye, ovest del paese), uno degli episodi più efferati del genocidio: nella prima metà di aprile, 2mila persone furono sepolte vive sotto le macerie dell'edificio, demolito con le bombe a mano e le ruspe. Secondo l'atto d'accusa del Tpir, "Padre Seromba, si sarebbe messo d'accordo con diverse autorità locali, per la preparazione e l'esecuzione di un piano di sterminio contro la popolazione tutsi" locale. All'indomani dell'eccidio, padre Anathase Seromba, riuscì a fuggire e si rifugiò clandestinamente in Italia nel 1997 grazie alla complicità di alcune personalità del Vaticano, cercando di farsi dimenticare. Sotto il falso nome Padre Atanasio Sumba Bura", Seromba fu accolto dall'arcidiocesi di Firenze, dove svolse le sue funzioni sacerdotali , prima nella Parrocchia dell'Immacolata e di San Martino a Montughi, poi in quella di San Mauro a Signa. Nel 2001, l'ex procuratore del Tpir Carla del Ponte spiccò un mandato di cattura internazionale nei suoi confronti, ma l'Italia si oppose. Poi la svolta nel febbraio 2002 con l'arresto del prete rwandese e il suo trasferimento ad Arusha. (Joshua Massarenti, Vita, 13/12/06)

    Processo ex-cappellano accusato di genocidio (Peacereporter, 16/11/06)
    Prosegue il processo dell'ex-cappellano militare Emmanuel Rukundo aperto ieri davanti ai giudici del Tribunale penale internazionale a Arusha, in Tanzania. Il sacerdote è accusato di genocidio, omicidio e sterminio per il suo ruolo durante i massacri di massa del 1994 in Ruanda che provocarono tra mezzo milione e 800.000 vittime. Secondo il tribunale, il sacerdote avrebbe svolto un ruolo decisivo nel rapimento e nel massacro di Tutsi nella regione di Kabgayi di cui è originario e avrebbe avuto anche responsabilità nell'uccisione di numerosi religiosi. (Peacereporter, 16/11/06)


    Suora condannata a 30 anni per genocidio (Peacereporter, 10/11/06)
    Una corte Gacaca locale in Ruanda ha condannato una suora cattolica a 30 anni di prigione per aver aiutato le milizie a uccidere centinaia di Tutsi nascosti in un ospedale durante il genocidio ruandese del 1994. Le corti Gacaca sono dei tribunali locali la cui origine risale alla tradizione precoloniale. A differenza della giustizia ordinaria, i tribunali Gacaca non possono comminare la sentenza di morte ma solo, come massimo della pena, il carcere. Questa tipologia di corti è stata scelta, in Ruanda, per facilitare lo smaltimento dei casi di genocidio arretrati. Secondo quanto dichiarato da Jean Baptiste Ndahumba, presidente della corte Gacaca che ha condannato la suora, la donna avrebbe selezionato i Tutsi e li avrebbe condotti fuori dall'ospedale per consentire alle milizie di ucciderli. Dalla suora non sarebbero stati risparmiati donne e bambini. (Peacereporter, 10/11/06)


    Tribunale ONU : sacerdote a giudizio per genocidio (Carla Amato, Osservatorio sulla legalità, 25/06/07)
    E' cominciato la scorsa settimana ad Arusha, in Tanzania, il processo ad un sacerdote nero accusato di genocidio, omicidio e sterminio contro il gruppo etnico dei Tutsi, davanti al tribunale penale internazionale delle Nazioni Unite per il Ruanda. Hormisdas Nsengimana, che fu anche rettore dell'università di Cristo Re, nella prefettura di Butare, ha quattro capi di imputazione: genocidio, cospirazione per commettere genocidio e crimini contro l'umanita' per omicidio e sterminio. Non si tratta del primo sacerdote arrestato dal Tribunale per il Ruanda con imputazioni di genocidio e crimini contro l'umanita'. Fra gli altri - europei o africani - il vescovo anglicano Samuel Musabyimana, il pastore avventista Elizaphan Ntakirutimana ed i preti cattolici Emmanuel Rukundo e Athanase Seromba. Alcuni di essi - come pure alcune suore - sono anche stati condannati. Nelle sue osservazioni preliminari, il procuratore capo, Sylvana Arbia, ha detto che portera' in aula oltre venti testimoni, compresi membri del clero, membri del gruppo etnico Hutu che erano impiegati dell'universita', vittime e superstiti degli attacchi, ex allievi dell'universita' ed esperti che avranno il compito di contestualizzare le attivita' di Nsengimana durante il genocidio del 1994. In particolare l'imputato e' presunto essere uno degli organizzatori del macello dei Tutsi a Nyanza, Butare, nel 1994 ed e' accusato di essere stato un leader dei "Draghi di Les" o "Squadroni della morte", nei quali avrebbe svolto un ruolo chiave nell'omicidio dei Tutsi nei pressi dell'università ed in altre parti della regione. Secondo il racconto di alcuni testimoni, egli avrebbe anche usato gli studenti per far rasare il sottobosco nei pressi dell'universita' per evitare che vi si potessero nascondere dei Tutsi e avrebbe fatto istituire una sorta di posti di blocco presso i quali diversi Tutsi furono individuati e arrestati. E' accusato anche di aver operato di concerto con i soldati della prefettura per commettere questi crimini e di aver collaborato all'uccisione dei preti Tutsi nella sua universita'. In un caso avrebbe pagato parecchia gente per sapere dove erano nascosti tre sacerdoti Tutsi fuggiti dall'universita' e di aver trasmesso le informazioni ai suoi co-perpetratori, che li hanno uccisi. In un caso avrebbe ucciso personalmente una delle vittime, un anziano prete. Secondo il suo difensore, l'imputato nega tutte le accuse, afferma di aver perso negli eventi del 1994 membri della sua famiglia ed amici ed e' convinto che questo processo dimostrera' la sua innocenza. Il 24 aprile, Nsengimana - che era stato arrestato in Cameroon a marzo 2002 - si e' dichiarato non colpevole delle tre accuse piu' gravi. (Carla Amato, Osservatorio sulla legalità,25/06/07)



  7. #7
    MazingaZ
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    Citazione Originariamente Scritto da ItaloConservatore Visualizza Messaggio
    quindi se Hitler, dopo aver sterminato gli ebrei, avesse fatto una buona azione, lo avreste premiato. siete la vergogna di voi stessi, voi con la vostra incoerenza. se al posto di prodi fosse stato berlusconi a premiare uno accusato di genocidio avreste sollevato un puttanaio da finimondo.

    Vabbe' che ormai la vostra credibilita' e' inferiore a quella della merda pestata, pero' cercate di non superare voi stessi..........
    In questi giorni commemorano Mao, con grandi festeggiamenti e dibattiti ossequiosi... e se questa non è coerenza...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da MazingaZ Visualizza Messaggio
    Prendiamo atto che polemiko si metterà subito al lavoro per scrivere a Prodi di quanti avrebbero diritto ad un bel premio.
    ...come prendiamo atto che MazingaZ si metterà subito a scrivere al Vaticano per dimostrare tutto il suo disprezzo per quello che preti cattolici e Vaticano stesso hanno fatto (in senso negativo) in Rwanda dal 1994 in poi

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da polemiko Visualizza Messaggio
    ....nel genocidio avvenuto in Rwanda, ognuno ha avuto le sue responsabilità compresi i preti cattolici rwandesi...

    Quei preti assassini


    Un milione di morti. Sono le vittime del genocidio rwandese nel quale la Chiesa di Roma ha gravi responsabilità, avendo fomentato per anni l'odio razziale fra Hutu e Tutsi benché il papa fosse stato più volte avvertito del pericolo che incombeva sulla regione. Un genocidio del quale fra 4 giorni ricorre il tredicesimo anniversario. Molti preti hanno partecipato attivamente al massacro dei Tutsi convinti di combattere il diavolo, di solito attirando i fedeli nelle chiese perché le squadre della morte, gli Interhamwe, potessero bruciarli vivi, mitragliarli o affettarli con i machete. Credete che il Vaticano si sia dato da fare per collaborare con la giustizia? Credete che abbia denunciato i preti assassini? Nemmeno per sogno. Come nel caso dei preti pedofili, la Chiesa reagisce con un’omertà di tipo mafioso manifestando una totale indifferenza per la giustizia, un’immoralità profonda, un egoismo supremo, un totale disprezzo per le vittime.


    Nel luglio del 1994, quando le truppe del Front Patriotique Rwandais entrano a Kigali mettendo fine ai massacri, la chiesa cattolica comincia a organizzare una vasta rete per permettere ai suoi membri assassini di sfuggire alla giustizia internazionale. La questione diventerà pubblica solamente nell’aprile del 2001, quando l’Europa stupefatta vede in tutti i telegiornali i volti di due suore rwandesi accusate di partecipazione al genocidio in un tribunale belga. Nell’aprile del 1994 suor Gertrude (Consolata Mukangango) e suor Kisito (Julienne Mukabutera) rispettivamente Madre Superiora e Intendente, hanno consegnato alle milizie Interhamwe, le squadre della morte, da 5000 a 7000 Tutsi che si erano rifugiati nel loro convento di Suvu e incendiato personalmente con bidoni di benzina un hangar contenente 500 rifugiati. Credete che la chiesa le abbia consegnate alla giustizia? Nemmeno per sogno, le ospita in segreto in un convento belga. Le due religiose sono sfuggite alla giustizia grazie a un circuito organizzato dai conventi e dai missionari. Hanno approfittato dei camion dell’operazione militare francese Turquoise nel luglio 1994, lanciata per proteggere gli assassini e coprire le responsabilità della Francia, per rifugiarsi in Zaire dove sono state accolte da religiose spagnole. In seguito sono state imbarcate su un aereo che, dopo una tappa in Francia, le ha condotte in Belgio. E il pubblico scopre che il caso delle due suore non è isolato. Grazie all’aiuto della chiesa cattolica, molti religiosi accusati di genocido se la spassano in Europa invece di trovarsi sul banco degli imputati nel tribunale internazionale di Arusha, in Tanzania, e in quello rwandese di Kigali, dove vengono processati gli assassini. Per esempio Emmanuel Rukundo, che ha denunciato centinaia Tutsi all'esercito durante i massacri, fornendo liste di nomi e aiutando i soldati nelle ricerche, officia la messa nell’idillica parrocchia di Granges-Canal a Ginevra, in Svizzera. E Martin Kabalira, che ha collaborato ai massacri nella città di Butare, officia nella parrocchia di Saint-Béa vicino a Luchon, in Francia.


    Un altro assassino se la spassa a Firenze, nella parrocchia di San Martino. Athanase Seromba è accusato di avere attirato 2000 Tutsi nella chiesa cattolica di Nyange, in Rwanda, e poi chiamato le squadre della morte perché li schiacciassero con i bulldozer. Per due anni gli va tutto benissimo, ma 1 milione di morti pesa sulla coscienza dell’umanità. Così African Rights, un’organizzazione simile a quelle israeliane che davano la caccia ai criiminali nazisti, arriva nel quartiere di Montughi a Firenze, dove si trova la parrocchia San Martino. Scatta foto, prende informazioni e riconosce Athanase Seromba. La notizia è una bomba, però in Italia non esplode perché il Vaticano e il governo cercano di soffocarla. Purtroppo per loro il quotidiano britannico Sunday Times pubblica un articolo sul prete assassino e il caso fa il giro del mondo. Nel 2001 il procuratore del Tribunale Internazionale, la svizzera Carla del Ponte cerca di arrestare Seromba, ma l’Italia rifiuta la sua cooperazione dicendo che la legge non la permette. Non contento di fare leggi per proteggere i ladri, come sostiene l’opposizione, il governo berlusconiano rifiuta di consegnare un assassino alla giustizia. Sotto la pressione internazionale, il Vaticano capisce che per salvarsi deve mollarlo e negozia la sua consegna alle autorità rwandesi purché venga trattato bene e sistemato in una cella singola. Seromba sarà processato, giudicato colpevole e condannato a 15 anni.


    Se un giornalista sbaglia, il direttore paga. Se un impiegato sbaglia, l’azienda paga. Se un prete sbaglia, perché il papa non paga? Perché devono pagare soltanto i subordinati e non i vertici, ispiratori del massacro e colpevoli di complicità con gli assassini? Certo, Wojtyla ha chiesto scusa. Ma che valore hanno queste scuse? E’ come se Hitler, dopo avere massacrato 5 milioni di ebrei, dicesse “scusate, mi è scappato, non lo farò più” e il giudice “d’accordo, per questa volta passi, ma se tocchi ancora un ebreo resterai senza caramelle per una settimana”. Eh, no, caro, hai sbagliato e devi pagare. Invece non soltanto Giovanni Paolo II non ha pagato, ma vogliono addirittura proclamarlo santo. Come dire che vogliono blindare la sua memoria, metterlo al di sopra di ogni sospetto e sottrarlo alla giustizia umana. Un insulto alla memoria delle vittime. Come dice Bertrand Russell, la Chiesa è sempre pronta a rinnegare Dio per salvare se stessa.

    http://dragor.blog.lastampa.it/journ...reti_assa.html

    Il sacerdote Seromba condannato a 15 anni di carcere (Joshua Massarenti, Vita, 13/12/06)
    Il Tribunale Penale Internazionale per il Rwanda ha condannato a quindici anni di carcere un sacerdote cattolico per coinvolgimento nei massacri dei civili di etnia tutsi e degli hutu di tendenze moderate, che sconvolsero il paese africano durante il genocidio del 1994. Padre Athanase Seromba è stato quindi riconosciuto colpevole di "genocidio e sterminio", due dei quattro capi d'imputazione a suo carico. Il verdetto contro il religioso, il primo a essere processato dal Tpir per l'eccidio rwandese, e' stato letto in aula da Andrefia Vaz, presidente del collegio dei tre giudici che hanno pronunciato la sentenza. Le accuse contro Seromba si rifanno al massacro della chiesa di Nyange (provincia di Kibuye, ovest del paese), uno degli episodi più efferati del genocidio: nella prima metà di aprile, 2mila persone furono sepolte vive sotto le macerie dell'edificio, demolito con le bombe a mano e le ruspe. Secondo l'atto d'accusa del Tpir, "Padre Seromba, si sarebbe messo d'accordo con diverse autorità locali, per la preparazione e l'esecuzione di un piano di sterminio contro la popolazione tutsi" locale. All'indomani dell'eccidio, padre Anathase Seromba, riuscì a fuggire e si rifugiò clandestinamente in Italia nel 1997 grazie alla complicità di alcune personalità del Vaticano, cercando di farsi dimenticare. Sotto il falso nome Padre Atanasio Sumba Bura", Seromba fu accolto dall'arcidiocesi di Firenze, dove svolse le sue funzioni sacerdotali , prima nella Parrocchia dell'Immacolata e di San Martino a Montughi, poi in quella di San Mauro a Signa. Nel 2001, l'ex procuratore del Tpir Carla del Ponte spiccò un mandato di cattura internazionale nei suoi confronti, ma l'Italia si oppose. Poi la svolta nel febbraio 2002 con l'arresto del prete rwandese e il suo trasferimento ad Arusha. (Joshua Massarenti, Vita, 13/12/06)


    Processo ex-cappellano accusato di genocidio (Peacereporter, 16/11/06)
    Prosegue il processo dell'ex-cappellano militare Emmanuel Rukundo aperto ieri davanti ai giudici del Tribunale penale internazionale a Arusha, in Tanzania. Il sacerdote è accusato di genocidio, omicidio e sterminio per il suo ruolo durante i massacri di massa del 1994 in Ruanda che provocarono tra mezzo milione e 800.000 vittime. Secondo il tribunale, il sacerdote avrebbe svolto un ruolo decisivo nel rapimento e nel massacro di Tutsi nella regione di Kabgayi di cui è originario e avrebbe avuto anche responsabilità nell'uccisione di numerosi religiosi. (Peacereporter, 16/11/06)


    Suora condannata a 30 anni per genocidio (Peacereporter, 10/11/06)
    Una corte Gacaca locale in Ruanda ha condannato una suora cattolica a 30 anni di prigione per aver aiutato le milizie a uccidere centinaia di Tutsi nascosti in un ospedale durante il genocidio ruandese del 1994. Le corti Gacaca sono dei tribunali locali la cui origine risale alla tradizione precoloniale. A differenza della giustizia ordinaria, i tribunali Gacaca non possono comminare la sentenza di morte ma solo, come massimo della pena, il carcere. Questa tipologia di corti è stata scelta, in Ruanda, per facilitare lo smaltimento dei casi di genocidio arretrati. Secondo quanto dichiarato da Jean Baptiste Ndahumba, presidente della corte Gacaca che ha condannato la suora, la donna avrebbe selezionato i Tutsi e li avrebbe condotti fuori dall'ospedale per consentire alle milizie di ucciderli. Dalla suora non sarebbero stati risparmiati donne e bambini. (Peacereporter, 10/11/06)


    Tribunale ONU : sacerdote a giudizio per genocidio (Carla Amato, Osservatorio sulla legalità, 25/06/07)
    E' cominciato la scorsa settimana ad Arusha, in Tanzania, il processo ad un sacerdote nero accusato di genocidio, omicidio e sterminio contro il gruppo etnico dei Tutsi, davanti al tribunale penale internazionale delle Nazioni Unite per il Ruanda. Hormisdas Nsengimana, che fu anche rettore dell'università di Cristo Re, nella prefettura di Butare, ha quattro capi di imputazione: genocidio, cospirazione per commettere genocidio e crimini contro l'umanita' per omicidio e sterminio. Non si tratta del primo sacerdote arrestato dal Tribunale per il Ruanda con imputazioni di genocidio e crimini contro l'umanita'. Fra gli altri - europei o africani - il vescovo anglicano Samuel Musabyimana, il pastore avventista Elizaphan Ntakirutimana ed i preti cattolici Emmanuel Rukundo e Athanase Seromba. Alcuni di essi - come pure alcune suore - sono anche stati condannati. Nelle sue osservazioni preliminari, il procuratore capo, Sylvana Arbia, ha detto che portera' in aula oltre venti testimoni, compresi membri del clero, membri del gruppo etnico Hutu che erano impiegati dell'universita', vittime e superstiti degli attacchi, ex allievi dell'universita' ed esperti che avranno il compito di contestualizzare le attivita' di Nsengimana durante il genocidio del 1994. In particolare l'imputato e' presunto essere uno degli organizzatori del macello dei Tutsi a Nyanza, Butare, nel 1994 ed e' accusato di essere stato un leader dei "Draghi di Les" o "Squadroni della morte", nei quali avrebbe svolto un ruolo chiave nell'omicidio dei Tutsi nei pressi dell'università ed in altre parti della regione. Secondo il racconto di alcuni testimoni, egli avrebbe anche usato gli studenti per far rasare il sottobosco nei pressi dell'universita' per evitare che vi si potessero nascondere dei Tutsi e avrebbe fatto istituire una sorta di posti di blocco presso i quali diversi Tutsi furono individuati e arrestati. E' accusato anche di aver operato di concerto con i soldati della prefettura per commettere questi crimini e di aver collaborato all'uccisione dei preti Tutsi nella sua universita'. In un caso avrebbe pagato parecchia gente per sapere dove erano nascosti tre sacerdoti Tutsi fuggiti dall'universita' e di aver trasmesso le informazioni ai suoi co-perpetratori, che li hanno uccisi. In un caso avrebbe ucciso personalmente una delle vittime, un anziano prete. Secondo il suo difensore, l'imputato nega tutte le accuse, afferma di aver perso negli eventi del 1994 membri della sua famiglia ed amici ed e' convinto che questo processo dimostrera' la sua innocenza. Il 24 aprile, Nsengimana - che era stato arrestato in Cameroon a marzo 2002 - si e' dichiarato non colpevole delle tre accuse piu' gravi. (Carla Amato, Osservatorio sulla legalità,25/06/07)


    Bisognerebbe ricordare a questi signori missionari di protestare prima col proprio capo, papa Ratzinger, dato che i preti e le suore criminali di guerra in Ruanda sono stati ospitati in Italia e in Europa dalle gerarchie ecclesiastiche

  10. #10
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    ma come,il vaticano è complice del massacro in Ruanda, e prende l'8 per mille? Togliamolo subito!

 

 
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