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Discussione: Simbologia dell'acqua

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    Predefinito Simbologia dell'acqua

    La simbologia dell'acqua
    (tratto da "Hiram", n. 6-dicembre 1981- pag.185- Ed. Società Erasmo)

    di G. C. B.

    I quattro elementi (cinque nella tradizione cinese: ma anche il pensiero occidentale conosce una "quintessenza" con ruolo di "centro")sono alla base di una immaginazione volta ad assimilare il reale. Per questo essi sono alla base di molti processi iniziatici; note a tutti sono le quattro prove alle quali Afrodite costringe Psiche e che conducono la fanciulla ad un più alto livello dell'essere, cui anche si innalzerà il narratore Apuleio che adombra e poi esplicita la propria iniziazione isiaca.

    Nel pensiero occidentale - greco od ebraico o nella speculazione alchemica - i quattro elementi si legano analogicamente a tutte le simbologie del quattro: le quattro proprietà (freddo, umido, secco, caldo); i quattro temperamenti (melanconico, flemmatico, collerico e sanguigno); le quattro stagioni; le quattro fasi del giorno; le quattro età dell'uomo; le quattro fasi del processo alchemico; i quattro colori fondamentali.

    Adamo fu creato dai quattro elementi, ma anche dalla polvere presa dai quattro angoli del mondo; e di quattro colori.

    Nella speculazione dei presocratici i quattro elementi sono all'origine del mondo; in particolare l'acqua è all'origine di tutto per Orfeo e per Talete. 1 quattro elementi sono in relazione tra loro, cioè possono esser derivati l'uno dall'altro nella mobilità tipica del pensiero simbolico che procede per analogie.

    Platone ne dà, nel Timeo, una diffusa trattazione geometrico-simbolica, e li divide in 3 + 1 (acqua-aria-fuoco deducibili tra loro, e terra come elemento a sé stante) analogamente a quanto fa il pensiero cabbalistico dal Sepher Yetzirah in poi. Particolarmente enigmatica, l'apertura del Timeo ("Uno, due, tre: e dov'è, caro Timeo, il quarto... ?") può aprire una sottile speculazione alchemica (cfr. Jung) e ricorda l'assioma della Profetessa Maria.

    Qui di seguito tratteremo dell'acqua, l'elemento cioè che, tra i quattro, è il più presente nella speculazione simbolica; perché esso, più di ogni altro, si carica di significazioni cosmiche. Esso è, per meglio dire, elemento cosmogonico per eccellenza: è principio di vita che penetra tutte le cose della natura.


    1- il ciclo vitale

    La materia vivente iniziò dall'acqua la sua avventura nel nostro pianeta; nel liquido (amniotico) vive l'uomo la sua formazione iniziale; l'acqua costituisce la quasi totalità della materia vivente. Logico quindi che, a monte anche del pensiero razionale, già nell'albeggiare del pensiero simbolico l'uomo percepisse, per immediata intuizione, la fondamentale importanza dell'acqua nel ciclo vitale. L'acqua divenne così oggetto di una enorme speculazione, e ai suoi modi di apparire furono legate infinite ierofanie presso tutti i popoli.

    In particolare, presso i popoli che si affacciano sul Mediterraneo dai loro paesi prevalentemente aridi, le acque dolci, indispensabili e benefiche, generarono sempre stupore, miracolo e poesia. Le più belle espressioni tramandateci sono legate al verdeggiare della natura attorno alle sorgenti o alla sacralità dei pozzi, assi del mondo, microcosmi che legano il cielo agli inferi.

    Al contrario, presso i popoli del Nord-Europa l'acqua, impregnando il paesaggio nelle sue valenze lacustri e paludose; legandosi al freddo e al grigio pluviale del clima; assumendo toni cupi e insondabili; appare associata soprattutto ai temi della disgregazione della materia, dell'inganno, del mondo infero grigio e umido. Anche nel Mediterraneo tuttavia esiste una valenza infera e di morte legata all'acqua: sono le acque del mare che per millenni terrorizzano le popolazioni con la loro immensità, le loro furie, le misteriose e inquietanti isole lontane delle quali si favoleggia.

    Il mare, sede di esseri mostruosi, è impuro tanto per gli ebrei che per gli egiziani. Il mondo greco rurale ancora ne diffida nel momento in cui Esiodo racconta le Opere e i Giorni. Il mare, con le sue incognite e i suoi inganni, è il teatro dei lunghi itinerari dell'eroe in cerca di sé stesso, e il rifugio di una antichissima e imprevedibile divinità ctonia: Poseidone.


    2 - Le acque della morte

    Questa misteriosità del mare e i suoi terrori legano le acque al tema della morte. E' dall'Oceano, in un gorgo pauroso ove sarà condotta Psiche nelle sue prove iniziatiche, che nascono le acque dello Stige, nefaste anche agli Dei Olimpici se spergiuri. Gilgamesh, nel suo viaggio alla "Foce dei Fiumi", in cerca dell'erba dell'immortalità, dovrà attraversare senza toccarle le livide "acque della morte". La doppia valenza di morte e vita e il simbolo di rigenerazione - presente in ogni tradizione iniziatica - pongono tuttavia nell'Oceano, o comunque legano all'acqua, il mito dei Paradisi terrestri. Il giardino degli Dei dell'epopea di Gilgamesh è in riva al mare, dove vive la fanciulla Siduri dispensatrice del vino; nell'Oceano, alla "Foce dei fiumi", vive Utnapishtin, il vecchio saggio superstite dal Diluvio che ottenne l'immortalità. Lì, sul fondo del mare, è l'erba della vita che dona l'eterna giovinezza.

    Misteriosità del mare significa misteriosità degli esseri mostruosi e imprevedibili che vi si celano: ancor oggi molte barche mediterranee recano a prora l'occhio apotropaico antenato della polena.

    Il mare è popolato di pesci e serpenti, animali freddi e primitivi che si equivalgono sul piano simbolico e sul cui significato salvifico e sapienziale - nella doppia valenza illuminatrice o diabolica, fecondante o mortifera - si aprono interminabili capitoli del pensiero simbolico. La barca di Urshanabi, che trasporta Gilgamesh, ha prora di serpente. Un serpente esce dalla fonte a cui beve Gilgamesh e gli ruba l'erba dell'eterna giovinezza: così cambierà pelle. Il mostruoso Leviatano occupa il fondo del mare nella leggenda ebraica. Nel ventre della balena si rigenera spiritualmente Giona.

    Nel mito greco Poseidone, che presiede a tutte le acque del mare e della terra inizialmente intese come connesse tra loro, è divinità arcaica preomerica. Poteidan ed Ennosigeo, egli è arcaico sposo della Madre Terra; il suo mito è legato al cavallo - incarnazione archetipica dell'istinto - che lo individua come individua Hera-Ippia. Le oscure forze primordiali trasmesse dall'acqua al cavallo riemergono nel mito di Pegaso nato dal collo reciso della Gorgone e domato da Athena, dea della ragione. E il cavallo Pegaso si rilega all'acqua facendo scaturire la fonte Ippocrene, sacra alle Muse figlie di Mnemosine: la Memoria, la cui acqua l'acqua dei lago della Memoria - dona, nel mito orfico, vita eterna agli iniziati. La vera vita trae origine da un legame profondo con la vita sepolta.


    3 - Cancro, Scorpione e Pesci

    Morte e vita si congiungono nell'unità della totalità: se l'acqua della Memoria dà la vera vita, l'acqua del fontanile accanto al cipresso, l'acqua di Lete, dà l'oblio e introduce al regno dei morti. I laghi sono occhio del mondo infero: Dioniso è Limneo e Dioniso violerà gli Inferi, divenendo poi fulcro di culti misterici di morte-rinascita. In Grecia e nel mondo mediterraneo i laghi paludosi celano la porta degli inferi: così si spiega il lago Stinfale legato all'impresa di Eracle (altro violatore degli inferi), all'Idia di Lerna, alle Sirene e, secondo il sincretista Macrobio, al segno astrologico del Cancro. Del resto, per i Greci la palude è simboleggiata dal labirinto, il cui centro è meta del viaggio iniziatico. La palude ha doppia valenza: nel suo fango vengono gettati, nel Nord-Europa, i bastardi, i deformi e i colpevoli, affinchè esso li rigeneri nella pullulante vita che, in Asia, fa della palude il simbolo della fecondità. Nella palude nasce, è nutrito, è protetto l'egizio Horus, reincarnazione dello smembrato Osiride.

    Tutte queste acque sono riassunte nella grandiosa architettura del pensiero astrologico. Se il Cancro è acqua originaria, acqua madre, limpida e profonda acqua di gestazione (che ha il suo parallelo nel Serpente dell'astrologia indiana, nel freddo, nell'umido, nel notturno e nel femminile), lo Scorpione è l'acqua mortifera e disgregatrice che tuttavia prepara la rinascita. Sotto il suo segno avviene la semina alchemica e inizia la putrefactio; anche sotto il suo segno era la semina del grano nel mese sacro a Demetra, e al suo segno corrisponde il 17° giorno del mese di Atyr, quando Osiride fu ucciso con simbologia lunare. L'acqua si salda cosi con le divinità del ciclo lunare e del ciclo vegetale. E novembre sarà, per la Chiesa Cattolica, il mese dei Morti e dei Santi che ripetono, con la loro duplicità, il significato acquatico dello Scorpione.

    Quanto ai Pesci, simbolo di dissolvimento e di rinascita spirituale, basti, ad illustrare il segno, il sorgere dell'archetipo negli anni della venuta di Cristo, che camminò sulle acque.


    4 - L'acqua della vita

    Il simbolismo delle acque rivela l'intuizione del Cosmo come unità. Nel pensiero mitico, le cosmogonie pongono le acque al principio e alla fine di avvenimenti di portata cosmica; il Diluvio segna la morte-rinascita dell'umanità, evitandone la decadenza a forme sub-umane per causa dei peccati.

    Questa doppia valenza è espressa dal rituale dei Battesimo e dal significato rigeneratore del bagno: i simulacri di Afrodite, Hera, Athena, Cibele, venivano annualmente immersi; e così pure la Madonna e il Crocifisso, in relazione anche all'implorazione della pioggia.

    Le cosmogonie presentano abitualmente le acque come primordio e la pioggia come sperma. Per Omero, Oceano era all'origine di tutto, era acqua maschile così come Teti era acqua femminile, entrambi figli della Notte. La cosmogonia babilonese vede la fusione iniziale di Apsu e Tiamat - l'ebraica Teom - acque superiori e inferiori, maschili e femminili. Così nelle leggende ebraiche derivate. Presso molti popoli il ciclo cosmogonico inizia con la separazione anche violenta di alto e basso, cielo e terra, acque maschili e femminili. YHWH è un vecchio Dio della pioggia che tiene moltissimo a imporre il proprio dominio sulle acque inferiori: e Zeus ha il fulmine, così come tonanti sono gli dei vittoriosi all'inizio dell'epoca storica, post-neolitica, che evolve da culti lunari e ctonii a culti solari. Zeus feconda Danae come pioggia e, secondo Eschilo, Urano fecondava Gea con la pioggia; quando la falce lunare di Kronos dividerà i genitori dando origine al tempo, è ancora nell'acqua che fruttifica lo sperma del fallo reciso, e nasce Afrodite.

    L'acqua è vita anche in senso spirituale: chi beve l'acqua di Cristo non avrà mai sete. Per Tertulliano l'acqua fu prima sede dello spirito divino. Ma l'acqua è morte per S. Agostino. Morte e vita, cioè nuova vita: l'acqua, intuizione di unità, è legata alla profezia. Dal Mare Eritreo sorge il babilonese uomo-pesce Oannes, che insegna agli uomini la scrittura e l'astrologia. I Greci provavano terrore e attrazione per l'acqua, che disintegra e germina dando follia e profezia. Esiodo raccomanda di pregare prima di attraversare un fiume. A mezzogiorno si evitavano fontane, fiumi, sorgenti, umidità legate a grotte e ombre d'alberi: ivi regnavano ambigue le Ninfe.

    Nei miti celtici, caldaie, pentole e calici magici donatori di immortalità, sono rinvenuti in fondo al mare o ai laghi. Hera-lppia legata a Poseidone, equivalente di Gea antica sposa di Urano, ha occhi bovini, ha corna lunari, è vacca così come Urano, il cielo, è toro, tuono, pioggia. Hera è venerata con Zeus Naios (o "della sorgente") presso la sorgente Dodona, ove ha nome Diona, femminile di Zeus, equivalente a Diana, dea lunare; e ivi è dea del cielo luminoso e dell'acqua.

    Hera fu dea lunare iconologicamente eguale a Iside-rugiada e alla Madonna.

    L'acqua-morte è data ai morti perchè li "uccide" placandone la sete; l'acqua-vita riporta in vita il pesce secco nella 18a Sura del Corano e nella leggenda itanica di Alessandro Magno nel Paese delle Tenebre,


    5 - L'Albero e il Giardino

    L'acqua, nel pensiero simbolico, non è legata soltanto alla Luna, ma anche ad altri due simboli di fondamentale importanza: l'albero e il giardino. Osiride dai tre falli è acqua di sorgente ma anche albero: sacrilego è chiudere una sorgente o tagliare un albero da frutto. Acqua e albero uniti sono cantati in alcuni dei più bei passi delle Upanishad; sono presenti nelle visioni profetiche di Ezechiele e nell'Apocalisse.

    Nel pensiero ebraico il Re pianta l'albero dei mondi dopo aver trovato una sorgente, che è la Torah. Hokma, acqua di Dio, irriga l'albero i cui frutti sono le anime dei giusti. Tanto nelle Upanisbad quanto nella speculazione ebraica, questi alberi hanno le radici in alto. Il 16° Inno dei Rotoli del Qumran offre una stupenda rappresentazione simbolica e poetica: alberi acquatici crescono alti sulla palude ma solo gli alberi di vita, che ricevono l'acqua pura dei canali, sopravviveranno. L'acqua irrigua dei canali ha un ruolo importantissimo nella speculazione ebraica, che trae le immagini dalla vita delle oasi: canali d'acqua irrigua sono le 32 vie della saggezza; acqua fluisce per i canali che uniscono le dieci Sefirot.

    Acqua e giardino appaiono legati, anche materialmente, nelle famose costruzioni dell'antichità il cui significato e la cui topografia erano sempre simbolici: giardini romani, arabi, persiani e giapponesi, erano immagine del mondo e del Paradiso Terrestre. Avevano alberi fruttiferi, piante odorose, correnti d'acqua viva. Ricchi di acqua viva sono i giardini del Paradiso coranico.

    Il giardino delle Esperidi, sede nuziale di Hera e Zeus, è luogo di eterna vita, possiede l'albero dai pomi d'oro custodito dal serpente, ed era in un'isola dell'Oceano. L'Eden aveva quattro fiumi che lo irrigavano perpetuamente, ed era un giardino. Il giardino, con significato simbolico nella lirica persiana e trovadorica, ha, in Persia, una vasca-specchio al centro; attorno a questo centro esso si svolge con complessi significati esoterici. La fontana è al centro del giardino arabo, con significato simbolico. Al giardino, come all'albero, l'acqua si lega essenzialmente come fonti e fiumi, oltreché come vasca-specchio.

    L'acqua del fiume manifesta sempre la possibilità universale; discenderne la corrente sino all'oceano significa tornare all'indifferenziato, mentre il risalire alla sorgente simboleggia il ritorno alla sorgente divina. Il suo attraversamento simboleggia un cambiamento di stato.

    La fontana è l'acqua viva che sorge al centro del Giardino, ai piedi dell'Albero della Vita, nel Paradiso Terrestre. Le sue acque sono ambrosia, soma, eterna giovinezza, elisir di vita: e sgorgano ai piedi di un albero. Quest'acqua non è per tutti, è custodita da draghi e deve esser conquistata con prove iniziatiche: di queste immagini sono ricche fiabe e leggende. Anche il drago di Andromeda usciva dall'acqua, e Perseo lo uccide con la spada ricurva che uccide la Gorgone e ricorda la falce di Kronos.

    La fede è acqua che sgorga nell'anima del credente per Origene; e per S. Ambrogio il Paradiso e il fiume della Sapienza sono il terreno dell'anima.


    6 - Congiunzione alchemica

    La fanciulla nel giardino tra le acque, la fanciulla custodita dal mostro marino, il viaggio dell'eroe tra le acque popolate dai mostri, conducono al tema dell'acqua come simbolo dell'anima. All'anima si lega il mito di Arianna, figura di Afrodite terrestre e di anima che guida l'eroe al centro del labirinto iniziatico. Nelle favole, in fondo ai laghi vi son castelli incantati dove gli eroi compiono viaggi iniziatici e trovano tesori o principesse, mentre le fontane danno vita a immagini di fanciulle. A partire dal patrimonio dei simboli e dal pensiero iniziatico, la psicologia junghiana ha esplorato un campo immenso di rappresentazioni che restituiscono l'immagine dell'anima e delle sue vicissitudini attraverso visioni di acqua terrifiche o pacificanti.

    Acque putride, torbide alluvioni devastanti, torrenti,piogge e diluvi, allagamenti, fiumi maestosi, mari immensi, profondità marine o lacustri inesplorate, acque limpide e azzurre, glauche, trasparenti e serene, acque di fontane e di sorgive; appaiono tutte rappresentazioni dell'anima e del suo rapporto con il nostro io, che anela all'acqua e alla fanciulla, cioè all'anima, nella ricerca dell'integrazione. Perché è l'anima che guida verso lo spirito.

    La congiunzione degli opposti - acqua e fuoco o anche re e regina, tema guida della speculazione alchemica - appare qui in tutta la inquietante doppiezza del simbolo. Al processo alchemico l'acqua è già indispensabile all'inizio come rugiada ristoratrice, cioè acque celesti purificatrici. La rugiadosa Iside era la nera "Chernia" che dà il nome all'alchimia. E l'elemento animico, il calore del desiderio, è anche importante per avviare il processo, sino al suo primo approdo nella "fontana dell'amore". L'acqua è detta "madre",cioè "mia madre che è il mio nemico", perché l'acqua divina uccide i vivi e resuscita i morti. Questa acqua divina (ùdor thèion) è acqua di zolfo, cioè Mercurio, con tutta la duplicità dello sfuggente e proteiforme elemento (anche Proteo era divinità marina, viveva in una grotta e aveva il dono profetico).

    L'opus alchemico, come sforzo di raggiungere l'unione con valori archetipici suscitando il simbolo, nascondeva il rischio della follia: gli alchimisti ne avvertivano accennando al rischio di affogare. La congiunzione degli opposti avviene dentro fontane miracolose; distillando l'acqua resta il dragone, che, mordendosi la coda, diventa simbolo di totalità.

    La aqua permanens ha virtù trasmutativa (come il Mercurio), ed è anche la cristiana "acqua di grazia" o aqua doctrinae o spititus veritatis; acqua che è vita e morte per Cirillo di Gerusalemme.

    L'acqua è la "arcana sostanza", è "Adamo", forma l'idrolito o pietra d'acqua; ma il Mar Rosso è acqua di morte per i non consci, secondo i Peratici, per i quali Kronos era acqua in quanto potere di distruzione (tema questo, fondamentale in alchimia). E per gli alchimisti esiste anche un'acqua "tifonica", sterile, dove non alligna la vita. Così come, per Esiodo, Gea partoriva acque feconde o sterili a seconda che il concepimento avvenisse o no sotto gli auspici di Eros.

    Per gli alchimisti l'acqua è l'opposto della mente astratta; è anche sangue (oltrechè vino) e col sangue uscì dal costato di Cristo per colmare quel Graal che è poi uno dei vasi celtici sottomarini. L'acqua si lega poi di nuovo all'albero dando rtigine alla arbor phi1osophica. Il legame acqua-anima torna di nuovo in alchimia con la figura di Melusina, una sirena: le sirene, per i Greci figlie di Acheloo, il toro-pesce figlio di Oceano e, come lui, origine delle acque; figlie forse anche di Persefone; sono per Enoch figlie degli angeli caduti.

    Poiché per Paracelso il Paradiso è sott'acqua, egli ritiene che lì rimasero le Melusine prima di venire a vivere nel sangue umano, simbolo primitivo dell'anima, parte del regno delle acque o Ninfididico. Secondo Paracelso, Melusina nasce nella balena di Giona, ed è figlia di una ninfa sedotta da Belzebù. Ma Melusina è anche protagonista di delicate e suggestive leggende medievali e romantiche: è figura di donna-pesce bellissima che consola e inganna, guida alla giusta scelta e innamora di sè, appare e scompare dalle profondità dei laghi nelle foreste incantate. Melusina appare in concomitanza di grandi eventi: supremo significato e insensatezza è antenata di Margherita ed Elena del Faust.

    E' parente dell'ingannevole Morgana (che significa "nata dal mare"), di Afrodite e di Ishtar. Ishtar era rappresentata in epoca ellenistica come sirena a due code, cioè come Melusina; ed era legata alle feste nuziali di Maggio. A Maggio avvengono le nozze mistiche o chimiche degli alchimisti: e l'anima si ricongiunge con lo spirito.


    7 - L'eterno fluire

    La speculazione sullo Spirito trova nell'acqua il proprio elemento simbolico con la tradizione cabbalistica narbonese e geronese. La Kabbalah e il sistema delle Sefirot rappresentano, per la mistica ebraica, un mezzo per contemplare e ordinare in via intuitiva una realtà superiore, inaccessibile per via razionale. Nel libro Babir, le tre consonanti BRK consentono di costruire l'equivalenza tra Berakà (benedizione) e Berekà (stagno, accumulo d'acqua); da allora il flusso della vita nel suo rapporto col divino (dall'alto in basso o dal basso in alto) diviene pienamente simboleggiato da una circolazione di acque.

    Malkut, la sposa, la Shekinah, oggetto dei più poetici appellativi tanto quanto la fidanzata del Cantico dei Cantici, è allora "orto irriguo", ed è irrigata o fecondata da Tiferet tramite Yesod, la fontana che non inaridisce, la sorgente delle anime, il membro virile. E Tiferet fa da tramite tra l'alto e il basso dell'albero sefirotico come Sciamayim, cioè cielo, cioè acqua di fuoco (tale è sempre la spermatica pioggia); cabbalisticamente esh più mayim, fuoco più acqua, Dio nel ruolo di demiurgo. E Tiferet - fontana e radice - è tale perché promanante da Geburah, il rigore di fuoco, e da Hesed, acqua di Grazia e origine del mondo. Come nel Genesi il mondo origina dalle acque, così dunque in teosofia esso origina dalle acque di Hesed, che è perciò simbolo di Abramo, posto a fondamento dell'edificio del mondo inferiore.

    Tiferet e Yesod sono fontane o sorgenti inesauribili perché l'immensità inesauribile delle acque di Hesed riceve alimento, tramite Bina che dà la forma al mondo in gestazione, dalle inesauribili acque primordiali del mare o bacino superiore di Hokma, Spirito Santo o Sophia. Questa inesauribilità delle acque di Hokma è celata a sua volta nella peculiarità del pensiero ebraico, che vede il mondo come volontaristico atto creatore di Dio; onde vi è sempre del nuovo al di sopra del Sole, ed il nuovo è dato dall'eterno fluire della sorgente creatrice in alto, la cui acqua colma il bacino di Hokma fluendone poi come benedizione di Sefira in Sefira ad irrigare Malkut.

    Là, in Hokma, è l'origine del pensiero umano, quella è la vasca degli archetipi, massimo livello al quale il mistico può risalire di vaso in vaso. Per il cabbalista che voglia salire più in alto, come per l'alchimista disceso troppo in basso, è ad attendere soltanto la follia.

    Ma le Sèfrot, come avverte il Sefer Yetzirah, sono dieci e non nove, dieci e non undici. Un'altra Sefira, ed una sola, è colei che colma dall'alto il bacino di Hokma: è Keter, la volontà di Dio, la Sorgente che sgorga dalle Tenebre primordiali, dalla notte di Tohu e Bohu d'onde fu originato il mondo.

    A quelle acque lo sguardo umano non può giungere, al di sopra delle acque di Hokma nessun piede umano può posarsi, così come è scritto: "E lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque".


    BIBLIOGRAFIA

    Apocrifi dell'Antico Testamento Torino, U.T.E.T., 1981

    APULEIO Metamorfosi o Asino d'oro - Torino, U.T.E.T., 1980.

    BUDGE E.A.W. - Osiris and the Egyptian Resurrection - New York, Dover Publications Inc., 1973, 2 voll.

    CHEVALIER J. - GHEERBRANT A. - Dictionnaire des Symboles - Paris, Seghers, 1974, 4 voll.

    ELIADE M. - Trattato di storia delle religioni -Torino, Boringhieri, 1976

    ESIODO - Opere - Torino U.T.E.T., 1977

    GRAVES R. - PATAI R. - I miti ebraici - Milano, Longanesi, 1969

    Interpretare le fiabe a cura di H. Erba Tissot. Rivista di Psicologia Analitica n° 22, 1980. Roma, Astrolabio, 1980

    I presocratici Bari, Laterza, 1969, 2 voll.

    JUNG. C.G. Collected Works - voli, 6,8,9,11,12,13,14. Princeton, at the University Press, vari anni.

    JUNG C.G. - KERENYI K. Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia - Torino, Boringhieri, 1979

    KERENYI K. Gli Dei e gli Eroi della Grecia -Milano,-Il Saggiatore-, 1963.

    KERENYI K. Miti e misteri - Torino, Boringhieri, 1979

    KERENyI K. Zeus andHera, Princeton, ai che University Press, 1979

    Manoscritti del QumRan - Torino, U.T.E.T., 1971

    NEUMANN E. Amor and Psyche, Princeton, ai the University Press. 1971

    PLATONE - Opere, Bari, Laterza, 1974, 2 voll.

    Plutarch's Moralia vol. V London, William Heinemann Ltd., 1936, rep. 1969

    SCHOLEM G. G. Les origines de la Kabbale - Paris, Aubier Montaigne, 1966

    Sepher Yetzirah - a cura di Gadiel Toaff. Roma, Carucci, 1979

    SICUTERI R. - Astrologia e mito - Roma, Astrolabio, 1978

    The Epic of Gilgamesh - Hardmonsworth, Middlesex, Penguin Books, Reprinted with revisions,1972

    Upanisad -Torino, U.T.E.T., 1976

    VAJDA G. Le commentaire d'Ezra de Gérone sur le Cantique des Cantiques Paris, Aubier Montaigne, 1969

    Dal sito http://www.esoteria.org/

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    Originally posted by Tomás de Torquemada
    Cancro, Scorpione e Pesci

    Morte e vita si congiungono nell'unità della totalità: se l'acqua della Memoria dà la vera vita, l'acqua del fontanile accanto al cipresso, l'acqua di Lete, dà l'oblio e introduce al regno dei morti. I laghi sono occhio del mondo infero: Dioniso è Limneo e Dioniso violerà gli Inferi, divenendo poi fulcro di culti misterici di morte-rinascita. In Grecia e nel mondo mediterraneo i laghi paludosi celano la porta degli inferi: così si spiega il lago Stinfale legato all'impresa di Eracle (altro violatore degli inferi), all'Idia di Lerna, alle Sirene e, secondo il sincretista Macrobio, al segno astrologico del Cancro. Del resto, per i Greci la palude è simboleggiata dal labirinto, il cui centro è meta del viaggio iniziatico. La palude ha doppia valenza: nel suo fango vengono gettati, nel Nord-Europa, i bastardi, i deformi e i colpevoli, affinchè esso li rigeneri nella pullulante vita che, in Asia, fa della palude il simbolo della fecondità. Nella palude nasce, è nutrito, è protetto l'egizio Horus, reincarnazione dello smembrato Osiride.

    Tutte queste acque sono riassunte nella grandiosa architettura del pensiero astrologico. Se il Cancro è acqua originaria, acqua madre, limpida e profonda acqua di gestazione (che ha il suo parallelo nel Serpente dell'astrologia indiana, nel freddo, nell'umido, nel notturno e nel femminile), lo Scorpione è l'acqua mortifera e disgregatrice che tuttavia prepara la rinascita. Sotto il suo segno avviene la semina alchemica e inizia la putrefactio; anche sotto il suo segno era la semina del grano nel mese sacro a Demetra, e al suo segno corrisponde il 17° giorno del mese di Atyr, quando Osiride fu ucciso con simbologia lunare. L'acqua si salda cosi con le divinità del ciclo lunare e del ciclo vegetale. E novembre sarà, per la Chiesa Cattolica, il mese dei Morti e dei Santi che ripetono, con la loro duplicità, il significato acquatico dello Scorpione.

    Quanto ai Pesci, simbolo di dissolvimento e di rinascita spirituale, basti, ad illustrare il segno, il sorgere dell'archetipo negli anni della venuta di Cristo, che camminò sulle acque.


    L'elemento Acqua è Umido (collegamento) e Freddo (repressione). Rappresenta lo stato liquido della plasticità e del rilassamento della materia, la quale, tutta ricettività e passività, si muove secondo le impressioni che riceve.
    È l’elemento di base, il mezzo vitale originale (mare – madre), l’impasto primordiale, è fecondata dalle ricchezze che assimila, creatrice, animata dall’azione del calore. Ammorbidisce, mescola, inibisce, assimila, riempie, dissolve, interiorizza.
    E’ il regno dell’istinto conservatore in cui la memoria, i ricordi, le abitudini, le impressioni ricevute e tutto ciò che è stato acquisito occupano un posto primario. Rappresenta l’abbandono alla vita interiore, all’incoscienza, all’immaginazione, al sogno, alla contemplazione, al dilagare della sensibilità psichica.
    Simboleggia il mondo delle emozioni profonde, dalle passioni irrefrenabili alle paure opprimenti. Il soffio vitale dei sogni è il mondo del sentimento, e nel sentimento non esistono a priori precise linee di demarcazione: ogni cosa, al contrario, è un aspetto di mare continuamente mobile e mutevole in cui ogni cosa è una sola, nella fusione di tutte le differenze.

    I segni d’acqua sono simbolicamente rappresentati da tre creature a sangue freddo: il granchio, lo scorpione e il pesce. Nei sogni queste immagini sono solitamente connesse con le energie istintuali che si trovano alle radici arcaiche dell’uomo e lontanissime dal mondo del pensiero umano razionale e differenziato.
    Il tipo acqua è di solito in grado di percepire il lato più oscuro della natura umana, il che fa meritare ai tre segni Cancro, Scorpione, Pesci il primato della compassione e dell’empatia.

    L'acqua del Cancro è calma, profonda, è l’acqua limpida delle sorgenti, dei fiumi, dei laghi, acqua fertile portatrice di vita. Il suo ruolo è analogo a quello della linfa che fornisce ai tessuti le sostanze costituitive. E’ anche l'acqua del liquido amniotico. I nativi del Segno hanno tendenza a conservare il rimpianto di queste acque madri che li proteggevano e le loro fantasie rivelano un'inconscia nostalgia di questo passato acquoso. Il Cancro richiama all’archetipo materno, a tutto ciò che è rifugio e protezione.

    L' acqua dello Scorpione è torbida, malsana, putrida, alterata: acqua di palude melmosa e apparentemente immobile, per meglio nascondere le sue fermentazioni interne. È l'acqua della morte e della vita, perché da questo fango nasce nuova vita, come un passaggio da uno stato di natura all’altro: la trasformazione attraverso il distacco, cosciente o forzato, da ciò che è stato, per raggiungere una nuova consapevolezza.

    L'acqua dei Pesci è quella infinita del mare, degli oceani, che dissolve e inghiotte. È l'acqua dell'inconscio collettivo dell'umanità, un'immensità sottilmente fluida che circonda il mondo percettibile. E, come una spugna, il nativo dei Pesci assorbe gli umori dell’ambiente che lo circonda, s’immerge nel flusso delle emozioni che lo attraversano, ne fa propri i sentimenti, le gioie e i dispiaceri.

    I tre Segni d’acqua sono dunque tre stati affini di un’identica materia e si completano, ma non bisogna supporre profonde intese: la terra non ha bisogno di terra, ma di acqua, così come il fuoco non ha bisogno di fuoco, ma di aria.



    Liberamente tratto da Trattato pratico di astrologia di André Barbault e Corso completo di astrologia di Chiara Bertrand

  3. #3
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    L’ACQUA COME ELEMENTO SIMBOLICO
    di Diana Zanetti

    L’acqua vive ed è vita. Vive nei sogni, vive nel linguaggio, all’interno di proverbi e modi di dire, vive nelle fiabe, nei miti e nelle religioni; la si trova lì a fior di labbra ogni volta che per esprimere attributi o condizioni particolari si ricorre a locuzioni come “avere l’acqua alla gola”, “acqua cheta”, “acqua in bocca”,”fare acqua da tutte le parti” o “portare acqua al proprio mulino”. Nessuna di tali espressioni ha a che fare con l'acqua intesa come elemento fisico-chimico perché in ognuna di esse l’acqua esprime qualcosa d’altro, strettamente legato al mondo interiore.

    Quale importanza quindi riveste nell’immaginario collettivo? Esistono simboli che si possono definire archetipi capaci di interessare gli uomini e le donne di ieri come quelli e quelle di oggi e di domani, rappresentazioni trasversali alle diverse epoche storiche e alle diverse culture. L’acqua è uno di questi simboli.
    Se il fuoco è puro e rende puri, l’acqua - la sua antagonista - gli contende la funzione di lavaggio e di rigenerazione…
    Sul piano mitologico il simbolo è sempre ambivalente. Il fuoco purifica ma incenerisce, l’acqua rigenera ma allontana, dissolve. Se nella storia delle religioni alla divinità femminile tocca spesso il compito di risanare, purificare e rigenerare con l’acqua, di fatto nella tradizione la donna non purifica nessuno ma viene caso mai purificata come essere impuro. Le ragioni possono essere molteplici: la natura la predispone a eventi, il mestruo e il puerperio, entrambi contraddistinti dall’effusione di sangue, che per millenni sono stati considerati sacrali e quindi tabù, troppo forti per essere inseriti nella quotidianità. Questa frattura diviene sempre più aspra man mano che le religioni patriarcali come l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam prendono il sopravvento sui più arcaici culti matriarcali della terra e delle acque, dove la Grande Madre era signora incontrastata della natura.
    La mediorientale Isthar nasce direttamente dalle acque, le Nereidi abitano il mare e le Sirene incantano i naviganti facendo perdere loro la rotta. A Roma le ninfe sono padrone delle sorgenti, celebrate con la ricorrenza di Fontanilia il 13 ottobre e i riti di fecondità, consacrati con focacce di farro e bagni nel Tevere. Nelle religioni più naturalistiche, come la celtica, le fate delle sorgenti, capeggiate dalla Dea Sulis, guariscono le malattie degli uomini con le loro acque.
    Boyne é la dea irlandese del fiume, la gallese Shooney regna sul mare e tra i flutti riceve le offerte di birra e idromele. Lo stesso accade in Brasile dove la dea delle acque e dell’amore Jemanya viene festeggiata nella notte di capodanno con sacrifici, ceri e mazzi di fiori colorati abbandonati alle onde.

    Con l’avanzata del potere maschile, la donna è relegata ad un ruolo subalterno. Anzi, peggio: diviene la seduttrice, come le Apsaras indiane, ninfe acquatiche capaci di fare impazzire gli uomini con le loro danze voluttuose, o come le Aguane, perfide fate incantatrici inquiline dei canali.
    La Dea, quindi, viene trasformata da divina creatura, datrice di vita e garante di purezza, in strega sporca e ributtante da purificare con l’annegamento, che rappresenta l’estremo giudizio: se colpevole la strega risale a galla e bisogna ucciderla in altro modo, se innocente affonda.
    Quindi accanto all’aspetto fecondativo di madre buona e nutritiva, l’acqua affianca anche il volto distruttivo di madre cattiva e punitiva che attraverso il diluvio travolge il genere umano. In India, a sorpresa, proprio dalle acque distruttive, mediante il leggendario frullamento degli oceani (il mito indiano racconta che gli dei avevano perso il loro nutrimento e quindi erano privi di forza, allora Visnù prese una montagna, ci attaccò un serpente, la pose sul dorso di una tartaruga e frullò l’acqua dell’oceano. Ne emersero quattordici tesori, tra cui il nettare, il nutrimento che rende immortali gli dei…), insieme ai quattordici tesori dell’immortalità, emerge anche la bellissima Lakshmi, dea dell’arte e dell’amore, sposa di Vishnù. E sempre al simbolo acquatico rigeneratore viene dedicata periodicamente la grandiosa festività primaverile di Kumbhamela.

    Inoltre, le acque dove si tuffa il sole morente sono il simbolo dell’oltretomba, del buio e della morte. L’acqua dunque, nella simbologia dei popoli, rappresenta: purezza e sporcizia, nascita e morte, malattia e rigenerazione; ma anche oblio e memoria come le acque del Lete e quelle di Mnemosine, amore materno e maliziosa seduzione, energia femminile e fertilità virile (nel mondo arabo lo sperma, alma, è chiamato acqua).


    Lo scenario acquatico è comune a molte cosmogonie e ciò induce a riflettere sull’acqua come elemento primordiale. Per gli Egizi dall’oceano primordiale nasce la prima collina, in India il dio Narayana rappresentato cullato dalle acque dell’oceano primordiale, è il simbolo del mondo che nasce dalle acque. Per i babilonesi all’origine di tutto erano le acque di Apsu (acque dolci) e di Tiamato (acque salate e amare). Per Talete di Mileto l’acqua è un elemento primordiale in quanto spegne il fuoco, scioglie la terra e assorbe l’aria. Per Esiodo Urano fecondò Gea, la terra, attraverso la pioggia e, secondo Omero, Oceano, il fiume che circonda la terra, è origine del tutto. Presso i Germani, quando per la prima volta i ghiacci del nord a primavera si sciolsero in parte, le acque che scorsero furono all’origine della vita, perché grazie all’intervento del vento del sud formarono il corpo del gigante Ymir, primo essere vivente da cui poi ebbero origine sia gli altri giganti che gli uomini. Il mito di un animale che tuffandosi in acqua porta in superficie una manciata di terra originaria è comune presso molti popoli asiatici. Anche secondo la Genesi, lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

    Acqua come sorgente di vita, quindi, ma esistono altri due filoni in cui incanalarne i diversi significati simbolici: elemento purificatore e mezzo di rigenerazione. (continua)



  4. #4
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    Il diluvio, è forse l’esempio più eclatante di strumento di purificazione: la terra intera con tutti i suoi abitanti viene sommersa perché colpevole al di là di ogni terrena pena o abluzione, nella prospettiva della rinascita di un mondo nuovo e migliore. Non si tratta di un motivo mitologico esclusivamente ebraico. Gli Ebrei lo mutuarono dai Babilonesi, il cui progenitore, Gilgamesh, fu salvato da un pesce dopo che Tiamat, le acque salate femminili, si erano confuse con Apu, quelle maschili. Il mito greco duplica i progenitori con la leggenda di Deucalione e Pirra, gli sposi sopravvissuti alle acque cosmiche. In India ogni ciclo cosmico, kalpa, è separato dal successivo da un immenso diluvio che tutto inonda e sommerge. Presso i Maya i diluvi sarebbero stati tre e rappresentano le quattro diverse ere del mondo e le quattro diverse nuove umanità. L’acqua della fonte battesimale è poi l’elemento cui il cristianesimo affida la nascita dell’uomo nuovo: la fase dell’immersione annulla il peccato originale mentre quella dell’emersione simboleggia la rinascita nello stato di Grazia.

    Il Corano, nella sura della caverna, stabilisce che l’acqua è rinnovamento e che nei giardini del paradiso scorrono fiumi amorosi; la salat, la preghiera rituale islamica è valida solo se il fedele si è prima sottoposto alle minuziose abluzioni in acqua purificatrice, rituale non molto diverso dal segno della croce cristiano con le dita bagnate d’acqua benedetta.
    In tutto il sud est asiatico, a Capodanno, i fedeli aspergono se stessi e le statue sacre con acqua secondo un rito di purificazione. L’acqua è in queste regioni simbolo di saggezza in quanto rappresenta la libertà e la misura. La prima perché in sè non ha costrizioni, ma scorre secondo la pendenza del terreno e non ha neppure forma, né colore. La seconda, cioè la misura, perché viene aggiunta ad un vino troppo forte per ottenerne la giusta gradazione.
    In India il bagno nelle acque del fiume Gange libera dai peccati e conduce le ceneri dei morti verso l’ultimo viaggio. Solo i Sannyasi, coloro che si sono ricongiunti col Brahman, non vengono cremati, tutti gli atri dopo essere stati avvolti in sudari rossi per le donne maritate e bianchi per gli uomini e le donne nubili, vengono bruciati, poi le ceneri, raccolte in sacchetti e mescolate dai familiari a petali di fiori, sono disperse nelle acque del fiume sacro.

    Questo ci conduce all’ultimo filone, l’acqua intesa come mezzo di rigenerazione.
    Immergersi in acqua significa qualche cosa di più che purificarsi, significa rigenerarsi; anche nel linguaggio comune si usa l’espressione “sono rinato!” emergendo dalla vasca dopo un bagno salutare: da un’immersione ci aspettiamo qualche cosa di più della pulizia, fisica o simbolica che sia.
    È questa l’acqua della vita, come suggerisce la sura della caverna (Corano) che narra come il pesce resuscita quando è gettato in acqua alla confluenza dei due mari.

    Le acque che noi chiamiamo termali, e che mantengono un potere terapeutico, erano considerate dagli antichi sacre per la loro temperatura, per l’odore e il vapore che emanavano, così si innalzarono templi a protezione dei luoghi da cui scaturivano tali sorgenti. I santuari di Olimpia e di Delfi devono proprio a ciò la loro origine: ricordiamo che la Sibilla di Delfi pronunciava i suoi responsi in prossimità di una sorgente sotterranea.

    Comune a molte culture è poi l’idea dell’acqua come confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Il passaggio del Nilo, del Lete o dell’Acheronte poteva avvenire a guado o in traghetto o a nuoto a secondo delle varie culture, ma comunque simboleggiava l’oblio e chiunque attraversasse quelle acque perdeva ogni ricordo della vita passata. Narra la leggenda che tutti gli uomini e tutte le donne che si bagnano nel fiume Selenno, dimenticano le loro pene d’amore: Selenno era un giovane pastore innamorato della ninfa Argira, ma quando invecchiò la sua amata lo abbandonò e lui morì per la disperazione. Afrodite lo trasformò in un fiume ma siccome il poveretto continuava a soffrire per il suo amore, la dea gli concesse il dono di dimenticare tutte le sue pene. Ancora nel medioevo si credeva per esempio che le anime destinate al purgatorio dovessero prima attraversare l’Oceano Atlantico.

    Dal sito www.fondfranceschi.it


    Il diluvio - incisione di G. Doré

  5. #5
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    Massimo Centini

    L'ACQUA: UN DILUVIO DI SIMBOLI UNIVERSALI

    La sua vitale importanza ha assegnato all’acqua un'aura densa di significati che ha accompagnato l'uomo nel corso della sua storia: da quando abbiamo fonti scritte l'acqua è protagonista. Con frequenza è parte integrante del divino e svolge un ruolo fondamentale nella meccanica simbolica del sacro. L'acqua è un elemento rituale per eccellenza: la ritroviamo praticamente in tutte le religioni in cui ha un ruolo simbolico ben preciso, conteso tra il principio creativo e quello distruttivo. È in ogni caso potenza a cui si riconosce la fondamentale proprietà di rigenerare, di riportare alla purezza, ma è anche strumento divino per punire i peccatori: emblematico è il caso del Diluvio Universale presente in numerose tradizioni religiose.

    Nascendo dalla terra, presso molte culture è accolta come una manifestazione viva e dinamica: le sue origini spesso geograficamente lontane, il dinamismo che la contrassegna, il suo gorgoglio, sono visti come espressioni di un'entità nascosta in cui è insito un potere soprannaturale. Paradossalmente, nel mondo pagano, le dee dell'acqua erano protettrici contro la siccità e contro le alluvioni. Su questa scia si poneva il divieto, nella religiosità occidentale e orientale, di compiere qualunque azione contro l'acqua: infrangere tale limite corrisponderebbe ad una offesa a Dio.

    Su un altro piano troviamo il lancio di oggetti di vario genere nelle fonti e nei corsi d'acqua come richiesta di grazia o come offerta; una pratica che ha un'origine molto antica, ma non è ancora estinta: basti pensare alle tante monetine presenti in alcune fontane delle località turistiche. In genere si considera il lancio di monete e di doni nelle acque come una sorta di pratica protettiva per i viaggiatori: gli esempi più antichi di questo rituale sono ben assestati nella protostoria. Oggetti di diversa fattura offerti alle divinità delle acque sono stati ritrovati in laghi, fontane e fiumi.

    Va comunque osservato che oggi, nell'ambito della religiosità cristiana, numerose tradizioni collegate all'acqua taumaturgica fanno riferimento ad un patrimonio rituale precristiano, che si avvale di un apparato simbolico sostanzialmente attivo a livello psicologico e antropologico. Per esempio, nella Francia meridionale, durante la notte di San Giovanni, l'acqua del mare e dei fiumi era considerata dotata di poteri straordinari per guarire il mal di testa e il mal di reni. Plinio il Vecchio affermava che era possibile guarire dall'epilessia bevendo dell'acqua di fonte attinta di notte e conservata nel cranio di un uomo! Isidoro di Siviglia, nella sua presa di posizione contro maghi e cultori dei demoni, poneva, tra le figure da perseguire, anche gli hidromantii : "costoro sono detti così dall'acqua. Difatti l'idromanzia consiste nell'evocare in uno specchio d'acqua le figure dei demoni, e vedere e udire cose per mezzo di loro o dei loro inganni; versando del sangue nell'acqua, si possono evocare nello stesso modo anche i dannati."

    Nel XIII secolo, il domenicano Stefano di Bourbon, inquisitore di Dombes, ordinò che fosse distrutta la fonte consacrata a San Guinefort, un santo ibrido (uomo-levriero) popolarmente noto per essere un dispensatore di guarigioni miracolose, in particolare ai bambini. In tempi più recenti, a Galatina, nel Salento, l'autorità locale ordinò di murare il pozzo consacrato a San Paolo a cui si attingeva l'acqua necessaria al rito di guarigione dei tarantolati.
    Anche solo in considerazione della grande storia che caratterizza l'acqua, da oggi dovremmo provare a trattarla un po' meglio questa protagonista fondamentale della nostra quotidianità. Una protagonista che ci disseta e, attraverso i labirintici meccanismi del simbolo, si fa tramite tra dio e gli uomini.



  6. #6
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    (...)

    Il primo sistema simbolico della nascita che prenderemo in considerazione è quello dell'acqua, un chiaro simbolo di nascita, ma anche un'immagine oscura della morte.

    L'importanza della simbologia acquatica deriva sicuramente dal fatto che il feto nel grembo materno è immerso nel liquido amniotico, che rappresenta quindi il primo mezzo di sostentamento, nonché la patria d'origine di ogni neonato. Inoltre, anche dopo il concepimento, l'uomo è assolutamente legato alla necessità di acqua, e l'immagine della morte come "mancanza di umidità" è universalmente riconoscibile. Bisogna però parlare anche di "morte per acqua", infatti l'acqua è anche l'elemento che inghiotte il sole facendo sprofondare il mondo nell'oscurità della notte. A questo inghiottimento giornaliero segue comunque sempre una nuova aurora e quindi la morte prodotta dall'acqua non rappresenta una fine definitiva, bensì una "reintegrazione passeggera nell'indistinto", una purificazione, una assicurazione rituale dell'immortalità. Infatti l'acqua viene utilizzata nelle cerimonie battesimali, cioè nelle cerimonie di iniziazione a determinati culti che promettono, proprio tramite questa adesione attraverso una immersione rituale, una nuova vita terrena e la salvezza per quella ultraterrena. L'acqua inoltre purifica non solo i singoli uomini, ma addirittura l'intero cosmo, l'intera umanità, come dimostra il mito del grande diluvio che segue proprio la creazione del mondo.

    Ecco quindi presentarsi nei racconti del mito schiere di eroi che hanno a che fare con l'acqua e che vanno da Mosè (il cui nome significa proprio "salvato dalle acque") che galleggia sul fiume in una cesta (inversione della situazione del feto nel grembo materno), agli Achei che attraversano sulle loro navi l'Egeo per riprendersi Elena. Sono tutti eroi, alla ricerca del rinnovamento o della fecondità, eroi in corsa verso l'occidente in cui il sole ed il mare si uniscono in un amplesso che prelude alla resurrezione.

    (...)

    http://digilander.libero.it/longino1...simbologia.doc

    Dal sito http://digilander.libero.it/longino1/

  7. #7
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    Giancarlo Benelli

    LO SPECCHIO DEL CIELO


    Da Abstracta n° 29 (Stile Regina Editrice - settembre 1988 )




    Lukas Cranach il Vecchio - La Ninfa della fonte (1518)

    […] Il simbolo non ha contorni, non può mai esser racchiuso nella logica della forma e del concetto. Il simbolo è infatti ciò che appare, ma anche «altro»: è una trasparenza del mondo che continuamente eccede la forma attraverso la quale si manifesta. Ogni riferimento puntuale ad esso è un tradimento: elencare corrispondenze simboliche è scadere nell'allegoria . Il simbolo parla il linguaggio del mondo al mondo riflesso in noi: come lo specchio delle acque esso rinvia a noi la nostra stessa immagine da una profondità indefinita. L'acqua dunque, come ogni altro elemento, solo impropriamente può definirsi simbolo «di» qualcosa da individuare di volta in volta (vita, morte, dissoluzione, rigenerazione, e così via). Essa è piuttosto il veicolo attraverso il quale il simbolo parla aderendo in via immediata ad un'altra «acqua» che è in noi. Non altro significato ha l'antica traduzione del cosmo nei quattro elementi: l'acqua, l'aria, il fuoco, la terra del simbolo sono ben altro dai loro corrispondenti materiali; né derivano da essi. Son forse questi ultimi, se mai, che materializzano i loro corrispondenti simbolici.
    Dunque, riflettendo sull'acqua (come sugli altri elementi) l'uomo scopre il proprio essere nel mondo attraverso il mondo che ritrova in sé: è un vero atto di iniziazione che passa per il tramite di una conoscenza non mediata.
    L'acqua è forse privilegiata rispetto agli altri elementi perché, nella sua imprevedibilità, possiede tanto la calma gravità e la profondità abissale della terra, quanto la serpeggiante inquietudine dell'aria, quanto, infine, la mobilità del fuoco. Anche il sonnecchiare infido della brace, così diversa dalla fiamma, ha un corrispondente simbolico nel lento e tacito infiltrarsi dell'umidità nelle fondamenta. Ma l'acqua ha, in più degli altri elementi, lo spessore penetrabile ora limpido sui fondali, ora opaco e riflettente il cielo, che disloca il punto focale della psiche sempre altrove, in uno spazio illusorio che appare alla portata della nostra mano, e viceversa attira là ove il gorgo si rinchiude sul malcapitato. […]

    L'acqua mostra immagini che non si deve mai tentar di possedere. Non erano forse irrimediabilmente vergini le Ninfe? E sfuggenti, e pericolose. Quando il sole è alto e immobile a mezzogiorno, vapori evanescenti ondeggiano nell'ombra immota, sulle ripe erbose dei ruscelli, tra gli alberi protesi sul fluire dell'acqua. Sostare in quei luoghi significa allora consegnarsi all'irrompere di un mondo immaginale d'acqua, ove la psiche può dissolversi inseguendo i fantasmi delle Ninfe, provocando così la perdita dell'io. Gran timore dunque, e giustamente, ne avevano i Greci, che in quell'ora evitavano fontane, fiumi, sorgenti, umide grotte e verdi ombre. Il carattere dissolvente dell'acqua è strettamente legato al suo ruolo primigenio nel cosmo. Tanto nei miti cosmogonici sumeri, quanto in quelli ebraici ad essi imparentati, la massa indistinta delle acque preesiste alla creazione; e questo suo ruolo si ritrova, in diverse forme, sia nel mito orfico che in altri miti greci o nordici (1). Ciò da cui tutto viene è infatti ciò a cui tutto torna: se l'indistinto è all'origine della forma, nell'indistinto la forma è destinata a dissolversi. La germinalità dell'acqua non ha sesso: il suo potere fecondante è quello femminile delle Ninfe e del grembo, ma anche quello maschile delle divinità fluviali — note insidiatrici di fanciulle che potevano restare incinte per un innocente bagno — e del loro flusso seminale. Del resto Poseidone, che prima di essere dio del mare fu dio dei fiumi e delle sorgenti, era il fondatore per eccellenza, lo sposo della madre terra, cavallo e toro impetuoso.

    Un'altra vecchia storia ci riconduce alle acque come regno dell'immaginario, e all'ambiguo rapporto di questo con la vita. Che Narciso fosse tutt'uno con l'acqua lo si poteva sospettare, figlio com'era della cerulea Lirìope violentata dai gorghi del Cèfiso. Forse il suo volto lo attendeva da sempre, nell'occhio della fonte. Ma il Narciso che si specchia e si strugge alla fonte vede il volto dell'Uno affiorare come volto dell'Altro, enigma dell'io che non l'immagine sua gli ritorna, ma una nuova e più segreta sfinge che mani ansiose frantumano in altre inafferrabili, iridescenti immagini. Perché l'abisso della fonte è l'abisso dell'anima che vi appare, e attira il desiderio dell'Uno nel mai pagante inseguimento dell'Altro, cavo vibrare di un'Eco lontana, tremore liquido dissolvente nell'aria. Narciso reclina; stupita, sboccia e si specchia la corolla d'oro (2).


    Caravaggio – Narciso (1598 circa)


    Che l'anima avesse qualcosa in comune con l'acqua lo ammetteva implicitamente già Eraclito quando effermava che per le anime è godimento, oppure morte, diventare umide; e, ancora: «Per le anime è morte diventare acqua, e per l'acqua è morte diventare terra; ma fuori dalla terra sorge l'acqua, e fuori dall'acqua, l'anima» (3).
    Così l'acqua appare sovente nei sogni in tutte le sue valenze a sottolineare i processi cui è sottoposta l'anima, mentre i rapporti che si istituiscono tra l'individuo e questi processi emergono dalla natura di queste acque.

    Appaiono cosi acque putride e melmose, acque «minerali» cioè prive di vita, alluvioni devastanti che irrompono con piogge torrenziali; calde piogge tropicali che irrigano un tripudio di verde; acque infide che salgono dal basso, tutto sommergendo; fiumi maestosi e solenni o trasparenti ruscelli; torrenti impetuosi e spumeggiami, misteriose profondità marine; mari verdissimi che sembrano respirare di una vita inquietante; immobili laghi di cristallo ovvero stagni cerulei o di cobalto che specchiano il cielo; acque limpide di fontane e di sorgive. Tentare di «spiegare» o «interpretare» la ricchezza di questo mondo simbolico che dev'essere, al contrario, vissuto, porterebbe soltanto ad inaridire la sua linfa, bagnandosi nella quale la nostra anima si delizia. Non per nulla la più affascinante rappresentazione di «anima» è quella Melusina — metà donna, metà serpente, maga potente e feconda — che usa immergersi e scomparire nelle acque dei laghi di foreste incantate. Come l'acqua dai mille volti cangianti e illusori, così Melusina appare e scompare, consola e inganna, è guida e perdizione, massimo significato e massima insensatezza. […]



    Julius Hübner - Melusina



    NOTE

    (1) Nel processo di creazione della tradizione ebraica vi è un chiaro esempio di lotta contro le acque da parte di YHWH. Occorre regolare le temibili e imprevedibili acque, dividerle in «superiori» e «inferiori»; queste però tendono nuovamente a riunirsi sfiorando il trono di YHWH che le calpesta. Tehom, la sumera Tiamat, le acque inferiori, è chiusa nella cavità della Terra, donde sgorga a fecondarla. Essa influenza il fato dell'uomo, ed è da lui inattingibile. Nel primordiale regno delle acque regnava il caos; le acque tornano, nel mito sumero ed ebraico, come diluvio che dissolve l'umanità peccatrice (cfr. R. Graves - R. Patai, / miti ebraici, Milano, Longanesi, 1969). I greci conobbero la primogenitura dell'acqua attraverso il mito orfico, che faceva risalire la generazione a Oceano e Teti. Questa primogenitura dava valore tremendo al giuramento degli Dei sulle acque dello Stige, la cui corrente circolare, sorgente dell'Oceano, alimentava il mondo sotterraneo e risaliva alle più alte vette, ove si recò a raccoglierla Psiche nella favola di Apuleio. Compito sovrumano, perché ciò equivaleva a catturare I'incontenibilità dell'energia vitale (cfr. Apuleio Metamorfosi o Asino d'oro, Torino, U.T.E.T., 1980; E. Neumann Amor and Psyche, Princeton University Press, 1971). Per i popoli nordici, nel profondo Oceano era nascosto il mostruoso serpente Midgard, il cui emergere nel giorno della fine del mondo (Ragnarok, o «distruzione dei poteri») provocava l'inondazione che poneva fine ad un ciclo. Inoltre essi vedevano il mondo accentrato attorno al gigantesco frassino Yggdrasill, l'albero del mondo, ai cui piedi era la Sorgente del Fato (Urd), custodita dalle Norne e da un grande serpente. Un'altra sorgente ai piedi di Yggdrasill, quella della Sapienza, era custodita dal saggio Mimir. Odino aveva dato un occhio per il diritto di bervi un sorso d'acqua (cfr. H.R. Ellis Davidson, Gods and Myths of Northern Europe, Hardmonsworth, Penguin, 1964).

    (2) Ovidio, Metamorfosi, III. Narciso, dal greco Narke è «torpore». Sul suo specchiarsi vedi anche Bachelard Psicanalisi delle acque, cit.

    (3) Traduzione di G. Colli, La sapienza greca, voi. Ili, Milano, Adelphi, 1980


    Giancarlo Benelli su Abstracta n° 29 (Stile Regina Editrice - settembre 1988 )

 

 

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