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    Predefinito Riforma Fioroni vade retro. Scuola veneta al piu' presto!

    http://www.iveneti.org/forum/bbforum...opic.php?t=625


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    Riforma Fioroni vade retro. Scuola veneta al più presto!
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    Treviso, 4 settembre 2007

    Tabelline, grammatica, sintassi, nomi di fiumi, mari, monti sin dalle elementari, storia del Novecento in terza media: sono le priorità dei curricula scolastici della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione secondo il ministro dell’istruzione Fioroni.

    Questo infausto ministro, che ci ricorda uno dei maiali della fattoria degli animali di Orwell, dimostra di non conoscere il programma PISA (Programme for International Student Assessment), un’indagine internazionale promossa dall’OCSE che mira ad accertare con periodicità triennale conoscenze e capacità dei quindicenni scolarizzati dei principali Paesi industrializzati.

    E dimostra di non conoscere i risultati del PISA 2006 appena pubblicato, che, se da un lato dimostra il livello di assoluta inferiorità delle conoscenze matematiche degli studenti italiani, classificati negli ultimi posti, dall’altro riporta le cifre disaggregate che riportano come in realtà gli studenti della Venetia abbiano conoscenze matematiche pari a quelle degli studenti dei paesi scandinavi, i primi in classifica.

    Per quanto riguarda l’insegnamento della storia e della geografia non abbiamo dubbi che i programmi ministeriali saranno all’insegna del nazionalismo italiano e cancelleranno i già sparuti accenni alla nostra millenaria e stupenda storia veneta. Ciò dimostra l’assoluta insostenibilità dell’attuale sistema scolastico centralizzato, basato su politiche che non tengono conto della peculiarità degli studenti veneti.

    Ciò che serve agli studenti veneti è la conoscenza del proprio passato e della propria cultura, attraverso l’insegnamento della storia, della cultura e della lingua veneta, unitamente a programmi più incisivi e in linea con le esigenze di una società moderna, il cui successo è fortemente basato sulla gestione della conoscenza.

    Ecco perché I VENETI vedono come unica soluzione al problema della scuola veneta la possibilità di decidere da soli il nostro futuro, di poter fare leggi a tutela del nostro tessuto sociale e culturale, leggi che i veneti accoglierebbero con grande favore. In altri termini, l’indipendenza dei veneti.

    Per tale ragione, ripetiamo ancora una volta che, se gli attuali amministratori della Regione Veneto non si adopereranno al più presto per l’indizione di un referendum sulla nostra indipendenza politica, così come sancito dalle leggi 881/1977, 340/1971, 24/2006, il cui combinato ha valore giuridico internazionale e pertanto superiore alla costituzione, il nostro movimento opererà per favorire la sostituzione dell’attuale classe dirigente veneta.


    Gianluca Busato
    "I VENETI" - http://www.iveneti.org

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  2. #2
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    Predefinito vi posto io l'originale

    Un paese di santi e di ignoranti promossi analfabeti di Giorgio Sbrocco


    “Il 25% degli studenti che ottengono la licenza media non sanno né leggere né scrivere né far di conto”. Lo ha affermato, dall’alto di una autorevolezza che nessuno si è sognato di mettere in dubbio, l’ex ministro della Pubblica Istruzione e docente di Linguistica all’Università La Sapienza di Roma, Professor Tullio De Mauro, commentando i dati allarmanti emersi da uno studio (denominato La Croce del Sud – arretratezza e squilibri educativi dell’Italia di oggi) presentato in questi giorni dall’UNLA (unione nazionale lotta all’analfabetismo) presieduta da Saverio Avveduto. Dall’indagine, che ha preso in considerazione un campione significativo (sulla base del censimento Istat del 2001) di popolazione “produttiva” compresa tra 25 e 64 anni, è emersa una rappresentazione del livello culturale del nostro paese simile a una piramide molto appuntita, con un vertice (7,5%, il più basso dei paesi industrializzati) composto da laureati, una fascia intermedia (25,8%) dove si collocano coloro che hanno completato un corso di studi di scuola superiore, una medio-bassa (30,1%) in possesso di licenza media e una base (purtroppo ampia, 36,5%) dove si trovano i possessori di “licenza elementare o nessun titolo”. All’interno di questo zoccolo duro di persone di bassa e bassissima istruzione l’Unla ne individua un altro, composto da quasi sei milioni di cittadini italiani completamente analfabeti. In pratica : 12 italiani su 100 non sanno leggere scrivere e far di conto. Ma non è tutto. Secondo il presidente Unla Saverio Avveduto : “sommando i possessori della sola licenza elementare e media, titoli che sono del tutto insufficienti per vivere e produrre nel mondo di oggi, si arriva a un totale di 36 milioni di soggetti (66% della popolazione, terza età esclusa) che la ricerca definisce “ana-alfabeti”, cioè del tutto analfabeti o appena alfabeti. Essendo l’8% della popolazione senza titolo di studio la soglia considerata di “allarme” secondo gli studiosi, e disaggregati i dati dello studio Unla, risulta che sono 9 le regioni italiane al di sopra di questo livello : Basilicata (13,8%), Calabria (13,2%) ma con un dato in aperta controtendenza riferito ai laureati, il cui numero supera quelli di Lombardia, Piemonte, Emilia e Veneto (anche se concentrato in facoltà umanistiche e giurisprudenza), Molise (12,2%), Sicilia (11,3%), Puglia (10,8%), Abruzzo (9,8%), Campania (9,3%), Sardegna (9,1%) e Umbria (8,4%). Sono nel Sud anche le quattro città (lo studio ha preso in esame solo i centri con più di 250.000 abitanti) meno alfabetizzate : Catania (8,4% di analfabeti), Palermo (7,4%), Bari (6,7%) e Napoli (6,2%).
    Nel complesso, tra i 30 paesi più industrializzati del pianeta l’Italia si classifica alla ventottesima posizione, davanti solo a Portogallo e Messico.

    PISA 2003 – rapporto paesi OCSE

    L’aspetto (forse) più preoccupante dei risultati della ricerca condotta dall’Unla è che essi sono riferiti a uomini e donne di età compresa tra 25 e 64 anni. Persone cioè che nel 1962 (anno dell’introduzione della scuola media unica e dell’obbligo scolastico prolungato ai 14 anni) avevano, nel caso dei più anziani del campione, 10 anni. In altre parole : i 6 milioni di analfabeti e i 30 di appena alfabeti hanno frequentato, tutti (esclusi coloro che hanno eluso l’obbligo), almeno 8 anni di scuola (5 di elementari e 3 di media). La domanda, per quanto apparentemente grossolana possa sembrare, sorge quindi spontanea : ma che razza di scuola è quella che, in 8 anni di frequenza, e con un calendario tra i più lunghi del mondo, non riesce a garantire nemmeno le competenze fondamentali : leggere scrivere e far di conto ? A questa domanda ha risposto Tullio De Mauro con un’onestà intellettuale che gli fa onore e che sgombra il campo da ogni tentativo di relativizzare e sminuire quello che, invece, è un palese insuccesso. Secondo De Mauro ogni cento licenziati all’esame di stato di terza media, 25 lo ottengono nonostante non siano in grado né di leggere né di scrivere né di far di conto. L’affermazione non mancherà di suscitare le vibrate proteste degli operatori del settore. E i sindacati, per l’occasione, riesumeranno il vecchio cavallo di battaglia, secondo cui la scuola italiana funziona male “ perché i suoi insegnanti sono pagati male”. Pur avendo tutte le caratteristiche della fotografia impietosa ma fedele, quella scattata da De Mauro è, però, un’immagine dai contorni non perfettamente definiti e che, da un certo punto di vista, può trarre in inganno e indurre all’errore un osservatore distratto o superficiale. I dati (pubblici) che contraddicono (in peggio) l’illustre studioso sono infatti contenuti nel rapporto “Pisa 2003” che analizza i livelli delle varie competenze in possesso degli studenti quindicenni (265.000 quelli coinvolti nella ricerca) dei paesi appartenenti all’Ocse. Pisa 2003 ha “misurato” il grado-padronanza di quattro diverse aree-competenze, graduando i risultati delle varie nazioni su una sola scala che va dall’1 (livello più basso) al 6 (l’eccellenza). Il nostro paese e la sua scuola ne sono usciti davvero male. In matematica solo l’1,5% degli studenti italiani si colloca al livello 6 (media Ocse 4%, Finlandia 6%) e il 5% al livello 5 (media Ocse 10,6%, Olanda 16%), con un preoccupante 18,7% al livello 1 e il 13,2% al di sotto del livello minimo contemplato dal protocollo di valutazione. I migliori in matematica risultano gli studenti di Hong-Kong seguiti da finlandesi, coreani e olandesi.
    Prima di noi ci sono, fra gli altri, Spagna, Francia, Portogallo, Austria, Germania, Irlanda, Svizzera e Repubblica Ceca. Risultati simili e piazzamenti (pessimi) sostanzialmente identici arrivano dalle competenze legate alla lettura, alle scienze e a quella particolare abilità che, evidentemente, nelle nostre scuole poco si coltiva, detta del “problem solving”. Cioè (definizione ufficiale Pisa 2003) “ la capacità di mettere in atto processi cognitivi per affrontare e risolvere situazioni reali interdisciplinari che abbiano attinenza con la matematica, le scienze e la lettura”. La media dei nostri quindicenni, in questa particolare area di competenza, è di 469 contro una media Ocse di 500 e Giappone, Finlandia e Corea di 544. Questo il quadro generale che ha fatto parlare molti osservatori di “scuola italiana bocciata”. In base a dati disaggregati per macro aree geografiche, l’Italia si può considerare divisa in tre regioni, molto diverse tra loro per livello di competenze e risultati conseguiti. Infatti, a cominciare dal “problem solving”, “le scuole del Nord ottengono una media di 510, superiore a quella Ocse, quelle del Centro di 476 e quelle del Sud e Isole di 435.”
    Lo stesso scenario emerge dalla disaggregazione dei dati sulle competenze matematiche che vedono il Nord-est e il Nord-ovest ai livelli di Francia e Svezia (fascia alta della graduatoria), il Centro alla pari con la Turchia (parte bassa della graduatoria) e il Sud al livello del Messico (parte bassissima).
    Ancora : quanto a “lettura”, il Nord presenta una media di livelli 5 tra il 9% e l’11% (media Ocse 8%), con il Sud al 2% e le Isole all’ 1% e con l’area vasta Sud-isole che presenta un allarmante 35% di studenti al di sotto del livello 1. Lo stesso per le competenze scientifiche, con una differenza tra Nord e Sud di ben 93 punti.

 

 

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