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  1. #1
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    Predefinito TR : LIN-FCO-TIP-MXP : la riscoperta del mondo AZ

    Episodio 1: Milano Roma

    Partirò dicendo che cercherò di fare una cosa sintetica, altrimenti qui non ne usciamo più.
    Tralascerò il racconto delle peripezie fatte per ottenere un visto libico: ragazzi, quel paese gliel’abbiamo costruito noi ma questi non sembrano saperlo.
    Piccola nota: attenzione con il call center di Alitalia perché AZ, pur volando soltanto a Tripoli (Libia), ha addestrato i suoi dipendenti (o forse i sistemi) a conoscere anche Tripoli (Libano) ed è inutile dire che puntualmente non solo non sanno che ce ne sono due ma sono convinti che Libia e Libano siano lo stesso paese (vien solo da domandarsi in quale luogo geografico lo posizionino, ma forse è meglio non scoprirlo!)

    Lunedì 27 agosto è un ottimo giorno per partire, soprattutto perché è il day after, il giorno dopo le vacanze. Il clima è surreale. Le masse incredibili di persone accampate in aeroporto sembrano dissoltesi, eteree e Linate si ricompone a aeroporto cittadino con il suo solito tran tran.





    I check-in vuoti alle 17 sono una desolazione quasi triste: nessuna coda, nessuno che si strappa i capelli per un volo cancellato, nessuno strepitio. La zona Alitalia è vuota, riconoscibile solo grazie ai cartelli: il ragazzo al banco dei voli per Roma si rivolge educato, mi chiede dove vado. Il check-in è una formalità anche perché con quella malefica nota nel PNR per cui ho combattuto settimane problemi non ce ne possono essere, nemmeno se Gheddafi viene di persona. Tutto sembra filare liscio, anzi liscissimo. Carte d’imbarco pronte entrambe, finestrino su entrambi i voli e una richiesta gentilmente accolta: passare sul volo delle 18 prolungando un po’ di più il transito a Fiumicino.
    Mi avvio per i controlli di sicurezza: il monitor al plasma indica in 1 minuto il tempo medio di attesa per i controlli, affronto la serpentina di cinghie per raggiungere i metal detector.



    Ancora una volta resto stupito da quanto ultimamente la security funzioni bene a Linate, con tanti varchi aperti, addirittura troppo se proporzionati al traffico di quest’orario.
    Percorro il corridoietto,



    poi giù per le scale e lounge BA: presento la carta d’imbarco AZ, la tipa non fa commenti e aspetta la tessera BA… mi piace l’approccio di fiducia verso il cliente, visto che spesso molti agenti delle lounge pensano che vuoi provare ad imbucarti senza averne il diritto: lei guarda e aspetta, come è giusto che sia. Gente ce ne è poca, solo una famiglia con un accento americano probabilmente in volo verso casa. Mi ero ripromesso di non toccare il buffet: MA CHI CI CREDE?!?!??! Prendo un pezzo di pizza (anche se a chiamarla così ci vuole coraggio), un paio di sandwich e dell’acqua minerale, accompagnando lo spuntino con una lettura culturalmente adeguata: GAZZETTA. Leggere dell’Inter… bè, eviterò di andare off-topic.
    L’imbarco è dal gate A20, uno dei finger situati al piano superiore. Ritorno in prossimità dei checkpoint e poi mi infilo in quella che per me è una zona nuova, perché probabilmente è fresca fresca di ristrutturazione.






    Al gate l’imbarco sta già completandosi, in pochi secondi sono oltre e via per il pontile verso I-DACM, il simpatico 80 con cui andrò a Roma.


  2. #2
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    In prossimità della porta due membri dell’equipaggio salutano non troppo deferentemente ma con vivo interesse. Mi avvio per la cabina alla ricerca del mio posto in fila 10. Alla lista dei personaggi incontrati sui voli aerei, oggi si aggiunge Daniele Capezzone, quello dei Radicali o sa il diavolo chi, seduto di corridoio in fila 5. Nella mia fila, al posto affianco c’è già seduto un passeggero, così guardo l’assistente di volo e domando se posso spostarmi qualche fila più indietro: non c’è problema perché il volo è veramente vuotino, come spesso accade con i LIN-FCO negli orari in cui le frequenze sono alte.
    Mi siedo in fila 20 e dietro di me c’è solo un’altra hostess (una tra le più fighe – si può dire fighe? – che io abbia visto finora in AZ), in off, che si sta recando a Roma. Dietro a lei, le praterie.





    In pochi minuti l’imbarco è completato e siamo pronti al pushback. Quindi messa in moto e rullaggio per decollo da 36.

    Confesso sin da ora che sono viola d’invidia perché, io non capisco come mai, LandingFCO vola e trova un tempo magnifico che gli permette foto meravigliose, mentre quando volo io o è notte, o il finestrino è torbido o c’è la cappa milanese afosa che impedisce qualsiasi foto accettabile. E che cavolo, quello fa foto meravigliose e io al più posso fare una mappatura pro-Giuliacci per le previsioni del tempo. Non vale.




  3. #3
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    Il decollo offre una bella vista sull’Idroscalo, poi subito cabrata in quota là dove sotto di noi uno strato di afa impalpabile ma fitto preclude una bella vista.
    L’equipaggio è senza infamia e senza lode: svolge il suo lavoro senza ammazzarsi nel farlo ma pure senza sbattersene altamente. Alla fine 4 assistenti di volo con una 50ina si e no di passeggeri sono più che abbondanti. Veniamo al rinfresco. Io torno a dirlo: Sul Milano Roma proprio non ci si può lamentare: in un’epoca dove i complimentary service sui voli a corto raggio vanno via via perdendosi, trovare su un volo domestico di 50 minuti una bevanda fresca, una salviettina (seppur microscopica) rinfrescante e dei biscotti dolci o salati non è cosa da buttare via. Io – che con AZ proprio non ci vado leggero - qui mi sento di dire che il prodotto offerto è quantomeno confacente.





    Il resto del volo è storia di tutti i giorni, a parte un approccio un po’ più lungo del solito e ben 10 minuti di anticipo al touchdown sulla 16L di Fiumicino. Mentre rulliamo parte un Turkish e sulla taxiway parallela incontriamo prima un JK che si avvia verso la 25



    e poi un 80 alitalia.
    Al terminal B si vede un bel Finnair (ma con il sole in fronte all’obiettivo di foto non se ne parla manco1), un air France, mentre all’A Alitalia è presente al gran completo.
    Sbarco rapido e senza intoppi: dirò per onestà che so a quale gate sono sceso, ma ignoro che numero fosse, per cui non chiedetemelo.

    Il primo segmento vede tutto sommato un’Alitalia positiva, lontana dall’eccellenza ma sicuramente accettabile.

  4. #4
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    Come inizio non c'è male, direi!

  5. #5
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    Soprattutto per i non riferimenti off-topic sull'Inter

  6. #6
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    Ma le foto scattate con una digitale ? Io non ho mai scattato foto in volo per paura di essere linciato dagli a/v

  7. #7
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    Roberto..... le fotocamere sono da sempre ammesse... ho fatto foto con svariati equipaggi (nel senso che gli FA erano in nella foto con me) e nessuno ha mai avuto problemi.
    Anche i video fatti con fotocamera non sono un problema.

  8. #8
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    Episodio 2 : Roma – Tripoli


    Dopo mesi di assenza più o meno forzata da Fiumicino qualcosa è cambiato: ad esempio tra le zone A e B non ci sono più controlli di sicurezza, anzi non ci sono proprio nemmeno andando verso il C per chi transita airside.





    La zona del settore B da cui effettuano gli imbarchi con il bus è stata completamente recuperata e seppure ancora a mio giudizio incompleta il risultato che ne viene fuori sembra poter essere interessante.









    Diversamente, nella zona prospiciente i controlli di sicurezza per chi viene dai check-in per recarsi verso la zona C il macello è ancora completo: l’aria condizionata non è ancora stata risistemata e la veduta d’insieme lascia un pochetto a desiderare.
    Al contrario, il controllo passaporti sembra non generare code particolari, complice forse anche l’orario. Il poliziotto di guardia controlla i documenti e affabilmente lascia che ciascuno superi agevolmente il gabbiotto.
    Una volta preso lo skytrain si raggiunge brevemente il satellite C, moderno archittetonicamente coinvolgente, pulito e assolutamente scenico. A dare ancora di più questa sensazione è lo scarso numero di passeggeri che lo popola. Mentre arriviamo c’è un Malev agganciato al finger, mentre un 757 Air Italy sta rullando.
    Dirò onestamente che ho sempre ritenuto la lounge Le Anfore mediocre, ossia abbastanza inferiore rispetto alla media e nella mia mente fantasticavo da tempo immemore su quanto potesse essere meglio la lounge di AZ che è sita subito affianco: da oggi ho capito che la lounge “le anfore” è quasi bella, perché la sala Giotto è qualcosa di veramente triste da qualunque parte la si guardi (al che qualcuno potrebbe anche intervenire dicendo “allora forse è meglio non guardarla!” …. In effetti!).
    Lo spazio a disposizione è minimo, ridotto e mal studiato. L’arredamento probabilmente è frutto di un architetto affetto da daltonismo perché alcuni colori non c’entrano nulla con altri. I servizi igienici – per quanto ho potuto vedere (non è che passo la vita dentro i gabinetti) sono l’unica cosa che rasenta la sufficienza.
    Connessione internet wi-fi disponibile solo dietro pagamento (a voi decidere se preferite Linkem o Tim), nessun computer a disposizione. La “zona ufficio” è in realtà un piccolo antro (o forse un eremo) ricavato in fondo a un pertugio, dove ci sono dei banchi stile bancoposta.
    Il buffet sinceramente…. Ragà ci vuole veramente coraggio a chiamarlo buffet… due barrette di cioccolato, qualche patatina preconfezionata e i parenti giovani dei famosi cocchini (di un vecchio trip report), ossia gli agrumini (ripeto quello che dissi: ma quando faranno quelli al fico come caxx li chiamano?? I fikini?). Poi un paio di cornetti sammontana e abbiamo finito. Alità… ecco ditevelo da soli! (ringrazio dio che ho mangiato due sandwich nella lounge BA a LIN).
    Per la serie AdR e Alitalia se la intendono, il volo per Tripoli sui monitor NON ESISTE, è rigorosamente evanescente. Ma se Dio vuole qualcuno sa che c’è e si può stare tranquilli. Imbarco dal C29



    in contemporanea con la EZE dal C30 (operata oggi con “Sestriere”). Per gli sfigati diretti a Tripoli, un simpatico bus - caldo come una torre di frazionamento - attende intrepido ai piedi del 772.




  9. #9
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    Contrariamente a quanto pensassi la TIP non è una rotta sfigata, anzi! A fronte di tutto, il numero dei passeggeri non è per nulla modesto e, se ci si dice che viene operato con A319, il load factor sarà per certo interessante.
    Dopo un’attesa sul pulmino durata qualche minuto in prossimità dell’aeromobile, ogni cosa è pronta ed è possibile iniziare l’imbarco che effettuo come penultimo. L’aeromobile è configurato a 6 file in business e il resto di economy: nonostante il mio posto sia nelle prime, visto che un corpulento signore occupa il posto di corridoio, domando se posso spostarmi e mi viene concesso.







    L’equipaggio – tutto maschile e non particolarmente giovane non sembra molto disposto al dialogo e – al contrario - spesso guarda i passeggeri con sguardi molto seriosi guardinghi. Terminata l’accensione dei motori



    ci avviamo per le taxiway verso la 25, quando il comandante annuncia che i minuti di ritardo sono 15 circa e che siamo numero 5 in sequenza.
    In business class i numeri sono assolutamente accettabili, con una quantità di passeggeri ben superiore alla metà dei posti disponibili. E’ ben evidente che i voli su TIP sono tipo i torpedoni del Sud Italia dove tutti si conoscono, forse uniti dalla solitudine o dall’ineluttabile abitudinarietà dell’andirivieni da e per la Libia.
    Il decollo avviene regolare, subito cabrata verso la quota con virata in direzione sud, quindi stabilizzazione in quota.
    Molti dei passeggeri approfittano dell’orario per schiacciare un pisolino, qualcuno più saporitamente (e rumorosamente) di altri mentre i rimanenti aspettano la cena.
    La mia impressione iniziale sull’equipaggio è stata mediocre, forse dettata da queste facce mai sorridenti e un atteggiamento apparentemente scontroso di sincera non affabilità verso i passeggeri. Dall’altra parte, nonostante questo handicap (che a mio giudizio dovrebbe essere migliorato) svolgono il lavoro in modo abbastanza diligente e cercando di offrire un servizio adeguato. Nel mio profilo c’è la richiesta per un low calorie meal che, sorprendentemente (e questo è assolutamente da segnalare), Alitalia non solo ricorda ma serve regolarmente anche su un volo internazionale così breve; non deve stupire la difficoltà degli A/V nel capire a chi appartenga lo special meal, dato il mio improvviso cambio di posto a bordo dell’aeromobile.
    La cena non è esattamente strabiliante visto che si compone di due fettine di pollo ( o forse tacchino) qualche fagiolino, una verdura non meglio identificata, un tocchetto di Parmigiano, un panino e una sorta di focaccina/pizzetta. La presentazione non è convincente ma il servizio da parte degli A/V viene svolto con metodicità e senza perdere tempo.





    Le bevande vengono servite in bicchieri di vetro di buona fattura e la scelta di drinks è decisamente soddisfacente.
    Altre note positive sull’equipaggio: visto che sono avanzate delle focaccine calde, decidono di passare fila per fila servendo quelle in surplus a coloro che desiderano il bis: pur non essendo il mio caso, è apprezzabile lo slancio per rendere la cena più completa. A richiesta di un tè caldo, il più giovane dell’equipaggio prende la mia tazza, quindi si ritira nel galley per ripresentarsi poco dopo con un bel vassoietto dove oltre alla tazza ci sono un po’ di fettine di limone, un’opportuna pinza per prenderle e varietà differenti di zucchero. Insomma: un equipaggio che sa come si fa un servizio.
    Alitalia però è pronta a stupire di nuovo: nella discesa verso Tripoli la bella notizia è che il volo ha recuperato il proprio ritardo e il touch down avviene in perfetto orario.
    Inutile dire che alle 23.30 a Tripoli non c’è molto traffico.... sul piazzale ci sono un paio di aerei dell’Afriqiiah, e due 737 della Burak (oddio spero di ricordarmi bene il nome della compagnia perché l’ho visto solo di sfuggita.

  10. #10
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    Episode 3: Arrivo a Tripoli; impressioni e hotel.

    L’aeroporto in sé per sé non è messo male, nel senso che c’è di molto peggio in giro per il mondo: Jakarta lo è per certo. L’aria condizionata è presente in tutto il terminal, le indicazioni seppur scarse ci sono e poi a quest’ora basta seguire il flusso. E’ lapalissiano che TIP non sia uno dei 10 migliori al mondo ma se pensiamo che si trova in Africa in un paese relativamente povero, non ci si può davvero lamentare. Una sola nota negativa: io non so se la legge permetta o no di fumare nei terminal, ma è certo che chiunque lo fa e nessuno si preoccupa seriamente di fare rispettare l’eventuale divieto! (e lo dice uno che fuma!)
    L’immigrazione è tutta un’altra cosa: 3 corsie, una per i Libici, una per gli africani e gli “Arab brothers” (che siano un gruppo tipo i Take That?!) e una per tutti gli altri.
    Per chi, come me, ha diritto al VoA (visa on arrival), si deve dapprima fare la coda per essere registrati, quindi ci si reca a un banchetto a lato dove, presentando la lettera di autorizzazione e il passaporto, si provvede al rilascio del timbro di ingresso. Per quest’ultima procedura i libici non hanno ancora scoperto l’uso dei computer: si fa tutto a mano, scartabellando nei faldoni alla ricerca delle autorizzazioni in originali… e siccome su ogni foglio ci sono più passeggeri (E non in ordine alfabetico) la menata richiede non poco tempo tra l’insoddisfazione di coloro che sono in attesa, specie a mezzanotte passata.
    La lingua che si parla in aeroporto è una sorta di esperanto ideato sul momento dove inglese italiano e libico si fondono perdendo ciascuno la propria traccia. E’ evidente che cmq volendo qualunque problema lo si aggira. Dopo 30 minuti ottengo il mio timbro di ingresso e posso avviarmi verso l’uscita.

    Di Tripoli dirò solo alcune impressioni lampo:
    - differentemente dal mio immaginario, l’aeroporto è decente e in discrete condizioni
    - I tassisti abusivi esistono pure lì
    - Le gigantografie di Gheddafi sono ovunque



    - Nelle case libiche non mancano i condizionatori né le antenne paraboliche



    - I tassisti non conoscono i limiti di velocità e nemmeno il tassametro
    - I tassisti non potrebbero accettare valuta straniera ma lo fanno senza problemi
    - Le strade di Tripoli sono messe meglio di quelle di molte città italiane





    - Nonostante l’acqua dovrebbe essere un problema, le rotonde sono rigogliosamente innaffiate ogni sera



    - I Libici ignorano il significato del semaforo rosso: dopo almeno 8 incidenti rischiati, quando il tassista per la prima volta si è fermato a un rosso ho pensato che la morte stesse per sopraggiungere.
    - La quantità di stranieri in Libia è significativa, costituita in gran parte da Italiani (Alla fine sto paese gliel’abbiamo costruito noi!!! Oltre ad aver permesso, sciaguratamente, la nascita di Valeria Rossi, “cantante” nata in Libia con due labbra da… vabbè forse abbiamo capito perché è diventata famosa!).
    - L’hotel Asshajara dove ho trascorso la notte è nuovo e ben tenuto. Nonostante non possa di sicuro paragonarsi a un 5 stelle, le stanze sono piccole ma confortevoli, pulite (che credo sia la cosa più importante), tutte con TV, cassaforte, doccia, telefono e aria condizionata. All’ingresso c’è un metal detector per il controllo dei clienti (tipo Egitto) ma non viene utilizzato. Gli ambienti, spartani per arredamento, sono comunque di aspetto gradevole e decisamente puliti.





    - La colazione prevede oltre al classico continental b’fast alcune vivande calde a buffet. La scelta non è eccessiva ma diversificata e soddisfa un po’ tutti i gusti. Non posso discutere la qualità se non quella del succo d’arancia veramente ottimo (che in Alità usino questo per fare gli agrumini?)
    - Il personale pur avendo seri problemi idiomatici (paragonabili a quelli dei cinesi) è cortese e si impegna seriamente per cercare di capire i clienti. L’atteggiamento e il servizio sono comunque di ottimo livello.
    - In merito ai documenti e ai conti, l’hotel è molto rigoroso: tengono il passaporto di ogni cliente in cassaforte e il conto viene preparato in modo dettagliato (peraltro in arabo!).
    - In Libia le carte di credito sono pressoché sconosciute: nei pochi posti dove queste sono note, il marchio “American Express” pensano sia legato ad un corriere per le spedizioni.
    - Il prezzo va rigorosamente contrattato, soprattutto con i tassisti che COMUNQUE continueranno a fregarvi (da 25 euro iniziali per andare dall’APT all’hotel siamo arrivati a 8, ma sono certo che 4 o 5 sarebbero stati un prezzo più in linea con il “mercato”… tuttavia non mi sembra il caso di fare gli strozzini per 4 euro soprattutto all’una di notte). Attenzione: i “tripolitani” ( fanno i furbi con gli stessi libici, quando dall’accento percepiscono che questi provengono da zone differenti come Binghazi, Tobruk. Il sistema migliore resta quello di fissare un prezzo nella propria mente e raggiungere quell’obiettivo.
    - La città anche nelle ore notturne non sembra essere pericolosa (ammetto tuttavia di non aver girovagato di notte)
    - La polizia è ampiamente presente in città.
    - Esistono posti aperti a tutte le ore: PERCHE’ questi ci sono in tutti i paesi del mondo (Australia, America, NZ, Egitto, Bahrain, Singapore, Hong Kong, China, Thailandia, Malaysia, Korea) ma non in Italia? Siamo Retrogradi.
    - Nessun tipo di discriminazione o di trattamento con sufficienza da parte della popolazione verso di me che non ho chiaramente lineamenti arabeggianti o libici. In più di una occasione mi sono sentito trattato con estrema gentilezza e cerimoniosità (i casi sono due: o gli arabi che incontro io sono tutti una eccezione oppure c’è gente che va a casa loro e riesce a farsi odiare da loro).
    - La Libia offre – a distanza modesta rispetto a Tripoli - dei siti archeologici meravigliosi: uno su tutti è Leptis Magna.
    - L’ottenimento di un visto libico prima della partenza è ad oggi cosa pressoché impossibile da avere in Italia. Per chi desidera andare in Libia (per turismo) è necessario farlo con Tour Operator o Agenzia che a sua volta si appoggia a un Travel Agent locale autorizzato dal regime. Il disbrigo per le pratiche del Visto all’arrivo e le varie faccende richiede dai 200 ai 300 euro. Un’ottima agenzia si trova a Latina con personale competente e molto efficiente. Diversamente a Milano esiste un’agenzia che lavora molto sulla Libia e aiuta sia i singoli turisti sia i business men.
    - Una notte in hotel a Tripoli costa dai 120 dinari in su. 1 euro vale circa 1,75 dinari, ma ovviamente per chi paga in euro o chiede il cambio di denaro in hotel, questo viene effettuato a fronte di un tasso di cambio diverso (1,6 circa).
    - Ultima nota: le procedure per l’ingresso in Libia cambiano continuamente e senza preavviso: può a seconda della legislazione vigente occorrere il timbro bilingue sul passaporto, o essere richiesta una espressa lettera d’invito. Assicuratevi, qualora siate eligible per il Visa on Arrival, che le autorità libiche mettano un’opportuna nota nel PNR del vostro volo per la Libia: diversamente la compagnia aerea, in mancanza di visto, vi negherà l’imbarco per Tripoli.
    - In estate è impensabile andare in giro prolungatamente nella fascia oraria tra le 10.30 e le 16: la temperatura raggiunge senza stupore degli abitanti i 48-50 gradi. Per chi si reca nelle zone più interne, o nelle aree petrolifere a Sud di Binghazi è raccomandabile usare ancora più attenzione.

 

 
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