Sicurezza, aut-aut della sinistra radicale
"Amato avrà bisogno dei nostri voti"
Russo Spena: "Il titolare del Viminale banalizza e travisa le nostre posizioni"
Palermi (Pdci): "Sbagliato l'approccio alla Giuliani". Schifani (Fi): "Sarà un boomerang per il governo"
Paolo Ferrero
ROMA - Il piano sulla sicurezza rischia di svanire prima ancora di prendere forma. Di sicuro apre un nuovo fronte di tensione nella maggioranza. Un altro, di cui il governo non ha certo bisogno, dopo quelli bollenti legati alle riforme del welfare e alle scelte di politica fiscale. La miccia questa volta è l'intervista del ministro dell'Interno Giuliano Amato a Repubblica in cui il titolare del Viminale si leva qualche sassolino dalle scarpe e avvisa gli alleati dicendo "basta con le filosofie a sinistra e con le posizioni burattinesche e irresponsabili".
Un altolà che da una parte non è piaciuto a leader e ministri della sinistra radicale e dall'altra serve all'opposizione su un vassoio d'argento l'occasione per attaccare e parlare di "bluff", "propaganda" e "apprendisti stregoni".
Il primo ad aprire le ostilità è il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero (Rifondazione) che solleva un problema di metodo e di sostanza. Sul metodo aveva già avuto da ridire martedì sera, dopo il vertice a palazo Chigi a cui, si è lamentato, "non sono stato invitato. Una scelta che la dice lunga su come si affronta la sicurezza in questo paese: repressione e nessuno sforzo di integrazione". Oggi il ministro ha ribadito il concetto: "In questo tipo di scelte serve più collegialità e il Presidente del Consiglio ha parlato della necessità che tutti siano coinvolti in queste scelte". Il più esplicito è Cesare Salvi, presidente della Commissione Giustizia al Senato e leader, con Mussi, di Sinistra democratica: "Il ministro dell'Interno dovrà avere i voti della sinistra per far passare le sue norme in Parlamento". Se non fosse chiaro, rincara la dose Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rifondazione a palazzo Madama, un giudizio netto e senza appello: "Il ministro travisa e banalizza problemi e soluzioni". La replica di Prodi arriva poco dopo a gettare acqua sul fuoco: "La sicurezza è un tema delicato e molto
importante, quindi tutti i ministri saranno coinvolti nella fase di elaborazione delle proposte".
In mezzo a questi due interventi che suonano come veri e propri stop al pacchetto sicurezza, tutta la sinistra radicale affila le lame contro i suoi alleati e la Casa delle Libertà cerca di rimettere le mani sul fronte della sicurezza - tradizionalmente di destra - che le è stato scippato - a sorpresa - dall'Unione.
Questo pacchetto che mette insieme mafiosi e writers non piace neppure nella sua sostanza. Per Ferrero "è necessario tenere distinte la lotta alla criminalità, come la n'drangheta calabrese e i delinquenti che vanno in giro a rapinare le ville, e i problemi sociali come lavavetri e writers. Non si possono tenere insieme cose che non c'entrano nulla. Confondere i due piani - insiste il ministro - vuol dire alzare un polverone".
Rizzo (Comunisti italiani) dice basta perchè "la sinistra deve smettere di copiare la destra". Manuela Palermi, capogruppo al Senato di Comunisti italiani e Verdi, boccia "in quanto sbagliato", l'approccio "alla Giuliani" a questo tipo di questioni. Al ministro Mussi non va giù questo rincorrere la tollerenza zero. E al verde Bonelli non piacciono "le misure repressive senza il bilanciamento con altre di tipo sociale".
la repubblica 5/9/2007
non penso sia necessario nessun commento.




Rispondi Citando
Il masochismo della Sinistra a volte è desolante. Quando perderemo, regalando percentuali bulgare al cdx avremo ben ben poco di cui lamentarci.

