Ultras pendolari a scuola di scontri
05/09/2007 - di La Stampa; Fonte: www.lastampa.it
Il fenomeno dei tifosi italiani in trasferta a Londra:
"Tra gli hooligans per imparare la loro violenza"
«Ormai sono un hooligan a tutti gli effetti». Chi
pronuncia questa frase non è un ragazzo con il fisico
modello armadio a due ante super tatuato. Non si
chiama né Paul né Simon e soprattutto non è inglese.
Il «sono un hooligan» esce dalla bocca di un italico
quarantenne, non molto alto e di origini meridionali.
Non c'è un british pub a fare da scenografia, ma una
gelateria di via Po a Torino. Lui è Francesco, vecchio
ultras del Torino e pioniere del tifo low cost. È
l’esemplare di un nuovo modo d’intendere il tifo da
stadio, una moda che sta investendo le curve di tutta
la penisola: andare oltre Manica e «studiare» da
hooligan alla ricerca dello scontro fisico.
«Anni fa alcuni di noi si erano trasferiti a Londra
per motivi di lavoro - racconta "Fra" - Qui la voglia
di andare allo stadio era troppo forte e così hanno
cominciato a seguire le squadre locali». Tornati in
patria hanno raccontato del modo di fare a botte tra
tifoserie, come dicono gli addetti ai lavori, old
style, vecchio stile: niente coltelli, razzi o bombe
carta. Ed è stato un successo.
«Certo i controlli allo stadio ci sono anche lì. Ma
fuori, davanti ai pub, succede di tutto», specifica
Francesco. Lo scontro a gruppetti, dieci contro dieci,
senza la polizia di mezzo, ha subito affascinato i più
esagitati. Così, piano piano, gli ultras delle nostre
curve, ormai controllatissime dalle forze dell'ordine,
hanno cominciato a emigrare, anche solo per tre sabati
all'anno, a Londra.
Gli hooligans che affascinano gli italiani non sono
quelli del Chelsea o del Manchester United, ma di due
squadre minori: il Millwall e il West Ham. La prima
milita in seconda categoria, mentre gli Hammers
viaggiano sempre nelle zone basse della Premier
League. I loro seguaci sono tra i più violenti
d'Europa. E ora i ragazzi italiani che seguono le due
squadre non sono più solo quei dieci del Toro. Ci sono
ormai anche veronesi, laziali e romanisti.
«All'inizio sei visto con sospetto, ma appena
conquisti la loro fiducia c'è un posto assicurato nel
settore», aggiunge Francesco. E per guadagnarsi il
rispetto degli hooligans c'è solo un modo: stare in
prima fila durante uno scontro. Molti degli
ultras-pendolari hanno lavori modesti, con stipendi
che raramente superano i mille euro. Alcuni hanno una
famiglia, ma appena c'è una partita considerata a
rischio in Inghilterra, grazie ai prezzi bassi offerti
dai voli low cost, partono per Londra, ospiti dei
colleghi inglesi. Una delle partite da bollino rosso è
proprio Millwall-West Ham. Anche se di categorie
diverse le due squadre s'incontrano nei match offerti
dalle varie Coppe presenti in Gran Bretagna. Così è
capitato che poco tempo fa veronesi, granata, laziali
e romanisti si sono ritrovati in mezzo ai tafferugli a
Londra. Non solo. Alcune tifoserie italiane in patria
si odiano, ma all'estero «combattono» spalla a spalla.
C'è anche chi in Italia tifa per gli stessi colori e
invece si ritrova a essere rivale per un giorno in
Inghilterra. Una vera è propria Babele della violenza
ultras.
Sempre dall’Inghilterra gli hooligans nostrani hanno
importato un modo diverso di vestirsi in curva. Via le
giacche militari o i bomber, spariscono gli anfibi e
le sciarpe. Al loro posto è arrivata la moda casual:
abiti firmati, dalla Lacoste alla Stone Island e ai
cappellini della Burberry, diventati grazie al film
Green Street - Hooligans un simbolo dei teppisti
inglesi. Questi costosi capi di vestiario vengono
acquistati a basso prezzo grazie all'onnipresente
e-Bay.
Anche il modo di scontrarsi con l'avversario è
cambiato. Non più mega risse a ridosso dello stadio,
ma appuntamenti fissati via telefonino, come è
avvenuto poco tempo fa, durante Roma-Bruges, quando
gli ultras capitolini hanno avvicinato i tifosi belgi
consegnando a uno dei loro capi un numero pulito di
cellulare. Della serie: «Noi abbiamo gli uomini per
scontrarci. Se volete, fateci uno squillo».
Il fenomeno funziona anche al contrario. Ormai è
consuetudine ospitare anche nelle curve italiane
tifosi stranieri, come spiega Simone Toso, creatore
del marchio d'abbigliamento «Mentalità Ultras
Streetwear», che da oltre 15 anni gira gli stadi di
tutto il mondo: «È un metodo per aprire nuovi
orizzonti, vedere sul campo per esempio le gesta dei
famosi Icf (gruppo hooligan, ndr) del West Ham o
quello dei gruppi minori che sono molto più facinorosi
e meno controllati. C'è un vero è proprio amore per
quella cultura, ricambiata dagli altri. Così polacchi,
croati, greci e inglesi, vengono da noi. La scorsa
settimana per Sampdoria-Haiduk Spalato, prima di
andare a Genova i croati sono passati allo stadio di
Torino per la partita di Coppa Italia con il Rimini».
La moda è appena iniziata, ma ha già preso piede. E
sono sempre di più gli ultras italiani che ogni anno
attraversano la Manica per andare a ritirare la loro
laurea ad honorem in «hooliganismo».
IL DECALOGO
1 I contatti
Crearsi i contatti giusti a Londra, frequentando i Pub
dei più facinorosi.
2 La fiducia
Conquistare la loro fiducia stando in prima fila
durante gli scontri.
3 L’abbigliamento
Vestirsi casual: abiti Lacoste, Umbro, Stone Island e
Burberry.
4 Disponibilità
Ricambiare l'ospitalità durante la partite calde in
Italia.
5 Mimetizzarsi
Non indossare sciarpe della propria squadra per
passare inosservati.
6 Fuori dalla massa
Non girare in trasferta con la massa, ma creare
piccoli gruppi.
7 L’organizzazione
Fissare gli scontri giorni prima del match, tramite
internet e cellulari.
8 Pochi amici
Non avere un vero e proprio gruppo di appartenenza, ma
solo poche persone fidate.
9 Lontano dalla polizia
Evitare lo scontro con la polizia.
10 Piccole squadre
Frequentare le curve delle squadre straniere minori,
più violente e meno controllate.




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