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    Predefinito In Svizzera, Una Parrocchia Porta Il Vescovo In Tribunale

    IN SVIZZERA, UNA PARROCCHIA PORTA IL VESCOVO IN TRIBUNALE:
    "RIDACCI IL NOSTRO PARROCO"





    34020. RÖSCHENZ-ADISTA. Nuovi sviluppi nel caso di Franz Sabo, il parroco di Röschenz, in Svizzera (cantone di Basilea-Campagna), che era stato dimissionato nell'ottobre del 2005 dal suo vescovo, mons. Kurt Koch, ma che, con un gesto per molti versi unico e clamoroso, si era opposto alla decisione, ottenendo il sostegno unanime di tutta la comunità parrocchiale. Ora il conflitto tra il parroco ed il suo vescovo è arrivato davanti al tribunale cantonale di Basilea-Campagna. La comunità parrocchiale di Röschenz, infatti, ritenendo un oltraggio all'autonomia comunale la decisione di mons. Koch, ha impugnato la richiesta di licenziamento che - su richiesta del vescovo - il sinodo cantonale aveva formalizzato il 7 giugno 2006. In Svizzera ogni realtà territoriale gestisce in autonomia il proprio rapporto con le diverse confessioni religiose. Nel cantone di Basilea-Campagna, in particolare, il parroco viene nominato direttamente dall'Assemblea parrocchiale, pur potendo assumere la direzione della parrocchia solo con l'approvazione del vescovo. Ma poiché l'ordinamento cantonale non dice nulla di preciso in merito alla eventuale sospensione o licenziamento del parroco, il consiglio parrocchiale di Röschenz ha deciso di continuare a pagare lo stipendio a Sabo, nonostante da ormai quasi due anni mons. Koch gli abbia revocato la missio canonica, ossia possibilità di esercitare il ministero in quel territorio. E nonostante il fatto che anche la struttura cantonale della Chiesa cattolica si fosse espressa a favore del vescovo. E alla fine, senza retrocedere di un millimetro dalle sue posizioni, la parrocchia di Röschenz ha portato la questione nelle aule giudiziarie.
    Il processo si apre il 5 settembre a Liestal (capitale del Cantone di Basilea-Campagna). La corte dovrà decidere se il licenziamento del parroco sia da considerare fondato o meno. Per il vescovo Koch ed il Sinodo cantonale il ritiro della missio canonica costituisce un motivo sufficiente per l’allontanamento di Sabo, mentre per l’Assemblea parrocchiale di Röschenz tale misura è del tutto sproporzionata al comportamento del parroco, che si era limitato ad esprimere pubblicamente le sue critiche nei confronti di alcune scelte della gerarchia (in particolare, nell'agosto 2003, Sabo, durante una messa e poi sul quotidiano svizzero Basler Zeitung, aveva apertamente contestato il divieto posto ai sacerdoti che non osservano la legge del celibato ecclesiastico di amministrare una chiesa). Prima di revocargli definitivamente la missio canonica, Koch aveva sospeso Sabo per alcuni mesi, nel tentativo - rivelatosi poi vano - di ridurlo a più miti consigli. Sabo aveva continuato ad esprimere il suo dissenso, arrivando anche ad attaccare direttamente il suo stesso vescovo, definito "un funzionario" incapace di sentire "il polso del tempo". Nella primavera scorsa, il tribunale cantonale di Basilea-Campagna aveva proposto alle parti un tentativo di conciliazione, respinto però da mons. Koch.
    Ma il caso di Sabo è solo la punta dell’iceberg di un rapporto tra gerarchia (su cui pesa sempre di più l’influenza di Roma) e clero locale, in un contesto - quello svizzero - assai secolarizzato ed in cui a livello ecclesiale è forte la spinta al superamento del celibato ecclesiastico (nel 1995, il predecessore di Koch, mons. Hansjörg Vogel, allora 44enne, si dimise dopo aver rivelato di essere in procinto di diventare padre), all’introduzione del sacramento dell’ordine anche per le donne, al riconoscimento della liceità dei rapporti tra omosessuali. Anche la questione dei cosiddetti "viri probati", ossia l’ordinazione - in casi di necessità - di uomini di provata virtù anche sposati o con figli, suscita in Svizzera grande dibattito. A questo fermento il Vaticano ha risposto negli ultimi anni con un atteggiamento sempre più repressivo e con un intervento sempre più diretto nella scelta dei vescovi, minando così la ormai secolare autonomia riconosciuta dal Vaticano ai Cantoni.
    Il caso più eclatante resta la nomina di mons. Wolfgang Haas alla guida della diocesi di Coira, che nel 1990 aveva suscitato un'ondata di proteste contro il vescovo ultra-conservatore, costretto dalla contestazione popolare dopo 7 anni ad andarsene, ottenendo però dal papa addirittura la creazione di una apposita diocesi (quella di Vaduz, in Liechtenstein), scorporandone il territorio da quella di Coira, nella cui giurisdizione ricadeva. Così recentemente, Lukas Niederberger, che qualche anno fa ha lasciato l'ordine gesuita e le sue funzioni di parroco, in occasione della nomina del nuovo vescovo di Coira ha dichiarato che i vertici ecclesiastici potevano soltanto scegliere, nell’ambito dei candidati, "tra la peste, il colera e l'Aids". (valerio gigante)

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos Visualizza Messaggio
    IN SVIZZERA, UNA PARROCCHIA PORTA IL VESCOVO IN TRIBUNALE:
    "RIDACCI IL NOSTRO PARROCO"





    34020. RÖSCHENZ-ADISTA. Nuovi sviluppi nel caso di Franz Sabo, il parroco di Röschenz, in Svizzera (cantone di Basilea-Campagna), che era stato dimissionato nell'ottobre del 2005 dal suo vescovo, mons. Kurt Koch, ma che, con un gesto per molti versi unico e clamoroso, si era opposto alla decisione, ottenendo il sostegno unanime di tutta la comunità parrocchiale. Ora il conflitto tra il parroco ed il suo vescovo è arrivato davanti al tribunale cantonale di Basilea-Campagna. La comunità parrocchiale di Röschenz, infatti, ritenendo un oltraggio all'autonomia comunale la decisione di mons. Koch, ha impugnato la richiesta di licenziamento che - su richiesta del vescovo - il sinodo cantonale aveva formalizzato il 7 giugno 2006. In Svizzera ogni realtà territoriale gestisce in autonomia il proprio rapporto con le diverse confessioni religiose. Nel cantone di Basilea-Campagna, in particolare, il parroco viene nominato direttamente dall'Assemblea parrocchiale, pur potendo assumere la direzione della parrocchia solo con l'approvazione del vescovo. Ma poiché l'ordinamento cantonale non dice nulla di preciso in merito alla eventuale sospensione o licenziamento del parroco, il consiglio parrocchiale di Röschenz ha deciso di continuare a pagare lo stipendio a Sabo, nonostante da ormai quasi due anni mons. Koch gli abbia revocato la missio canonica, ossia possibilità di esercitare il ministero in quel territorio. E nonostante il fatto che anche la struttura cantonale della Chiesa cattolica si fosse espressa a favore del vescovo. E alla fine, senza retrocedere di un millimetro dalle sue posizioni, la parrocchia di Röschenz ha portato la questione nelle aule giudiziarie.
    Il processo si apre il 5 settembre a Liestal (capitale del Cantone di Basilea-Campagna). La corte dovrà decidere se il licenziamento del parroco sia da considerare fondato o meno. Per il vescovo Koch ed il Sinodo cantonale il ritiro della missio canonica costituisce un motivo sufficiente per l’allontanamento di Sabo, mentre per l’Assemblea parrocchiale di Röschenz tale misura è del tutto sproporzionata al comportamento del parroco, che si era limitato ad esprimere pubblicamente le sue critiche nei confronti di alcune scelte della gerarchia (in particolare, nell'agosto 2003, Sabo, durante una messa e poi sul quotidiano svizzero Basler Zeitung, aveva apertamente contestato il divieto posto ai sacerdoti che non osservano la legge del celibato ecclesiastico di amministrare una chiesa). Prima di revocargli definitivamente la missio canonica, Koch aveva sospeso Sabo per alcuni mesi, nel tentativo - rivelatosi poi vano - di ridurlo a più miti consigli. Sabo aveva continuato ad esprimere il suo dissenso, arrivando anche ad attaccare direttamente il suo stesso vescovo, definito "un funzionario" incapace di sentire "il polso del tempo". Nella primavera scorsa, il tribunale cantonale di Basilea-Campagna aveva proposto alle parti un tentativo di conciliazione, respinto però da mons. Koch.
    Ma il caso di Sabo è solo la punta dell’iceberg di un rapporto tra gerarchia (su cui pesa sempre di più l’influenza di Roma) e clero locale, in un contesto - quello svizzero - assai secolarizzato ed in cui a livello ecclesiale è forte la spinta al superamento del celibato ecclesiastico (nel 1995, il predecessore di Koch, mons. Hansjörg Vogel, allora 44enne, si dimise dopo aver rivelato di essere in procinto di diventare padre), all’introduzione del sacramento dell’ordine anche per le donne, al riconoscimento della liceità dei rapporti tra omosessuali. Anche la questione dei cosiddetti "viri probati", ossia l’ordinazione - in casi di necessità - di uomini di provata virtù anche sposati o con figli, suscita in Svizzera grande dibattito. A questo fermento il Vaticano ha risposto negli ultimi anni con un atteggiamento sempre più repressivo e con un intervento sempre più diretto nella scelta dei vescovi, minando così la ormai secolare autonomia riconosciuta dal Vaticano ai Cantoni.
    Il caso più eclatante resta la nomina di mons. Wolfgang Haas alla guida della diocesi di Coira, che nel 1990 aveva suscitato un'ondata di proteste contro il vescovo ultra-conservatore, costretto dalla contestazione popolare dopo 7 anni ad andarsene, ottenendo però dal papa addirittura la creazione di una apposita diocesi (quella di Vaduz, in Liechtenstein), scorporandone il territorio da quella di Coira, nella cui giurisdizione ricadeva. Così recentemente, Lukas Niederberger, che qualche anno fa ha lasciato l'ordine gesuita e le sue funzioni di parroco, in occasione della nomina del nuovo vescovo di Coira ha dichiarato che i vertici ecclesiastici potevano soltanto scegliere, nell’ambito dei candidati, "tra la peste, il colera e l'Aids". (valerio gigante)
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  3. #3
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    Don Sabo ha vinto. Non potrà essere licenziato dalla diocesi. Ricordiamo le motivazioni della battagloia di don Sabo. Il prete vuole l'abolizione del celibato ecclesiastico e più volte durante la messa ha fatto sermoni in questo senso. Probabilmente egli stesso ha una compagna

    http://www.swissinfo.org/ita/attuali...29230000&ty=st

    5 settembre 2007 - 19.34
    Il prete "ribelle" non deve essere licenziato

    Didascalia: Franz Sabo soddisfatto per la decisione dei giudici basilesi (Keystone)


    Altri sviluppi




    La comunità parrocchiale di Röschenz, nel semicantone di Basilea campagna, non dovrà licenziare il suo parroco Franz Sabo. Il Tribunale cantonale ha accolto il ricorso inoltrato contro la decisione del Sinodo.

    Secondo i giudici, la procedura di licenziamento non era regolare dal profilo legale. Non è stato in particolare accordato a Sabo il diritto di esporre le proprie argomentazioni.

    Il Tribunale cantonale di Basilea Campagna ha dato ragione alla comunità della parrocchia cattolico-romana di Röschenz, che contestava la decisione del Sinodo cantonale di licenziare Franz Sabo.

    Il parroco "ribelle" si trova da tempo ai ferri corti con il vescovo di Basilea Kurt Koch. Nel 2003 Sabo aveva espresso in un articolo di giornale severe critiche nei confronti del suo superiore.

    Due anni dopo, Koch aveva ritirato al sacerdote la "missio canonica", ossia il diritto di praticare le funzioni religiose. Una decisione confermata dal Sinodo basilese, che aveva ordinato in seguito il licenziamento di Franz Sabo.

    Invece di ottemperare alla decisione, il consiglio parrocchiale di Röschenz aveva inoltrato ricorso presso il Tribunale cantonale. A detta dei rappresentanti della comunità religiosa, il Sinodo non ha il diritto di esigere dalla parrocchia il licenziamento del parroco.

    In primavera la corte ha proposto un procedimento di conciliazione, respinto dallo stesso vescovo. Si era così giunti la settimana scorsa al processo.

    Disdetta respinta


    Secondo il Tribunale cantonale, la Chiesa di Basilea Campagna, rappresentata dal Sinodo, dispone effettivamente di un diritto di vigilanza sulla parrocchia di Röschenz. Il licenziamento di Sabo rientrerebbe quindi nelle sue competenze.

    I giudici hanno tuttavia respinto la richiesta del Sinodo, dal momento che la procedura di licenziamento non ha formalmente rispettato le disposizioni legali.

    In modo particolare, le autorità ecclesiastiche non hanno motivato sufficientemente la loro decisione e non hanno accordato al parroco il diritto di esporre i propri argomenti. La disdetta del contratto di lavoro non è quindi valida.

    In base al Tribunale cantonale, il Sinodo è autorizzato a ritirare la "missio canonica", la cui attribuzione rimane di competenza dell'autorità religiosa. Il licenziamento rientra invece nella sfera del diritto del lavoro.

    Bisognerà vedere ora, se la Chiesa cattolico-romana di Basilea campagna deciderà di rilanciare o meno la procedura di licenziamento, questa volta rispettando le norme legali, oppure se preferirà tener conto della reazione dei suoi fedeli. Da una parte come dall'altra non si intende in ogni caso contestare la decisione dei giudici.

    Sabo soddisfatto


    Il parroco di Röschenz, attualmente amministratore della parrocchia, ha accolto con soddisfazione il verdetto del Tribunale cantonale, dichiarando di sentirsi ora molto più leggero.

    "Ci siamo avvicinati di un passo al nostro obbiettivo. Possiamo, almeno per il momento, trattenere Franz Sabo", si è rallegrato Bernhard Cueni, membro del consiglio parrocchiale.

  4. #4
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    bello,anzi bellissimo...notizie che rallegrano il popolo di Dio...
    spero proprio che i cattolici resteranno un esiguo numero da entrare con grande comodità in una sola chiesetta...almeno di Costoro saremo certi di una Fede comprovata...

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da belletti86 Visualizza Messaggio
    bello,anzi bellissimo...notizie che rallegrano il popolo di Dio...
    spero proprio che i cattolici resteranno un esiguo numero da entrare con grande comodità in una sola chiesetta...almeno di Costoro saremo certi di una Fede comprovata...
    Ovviamente tu farai parte di quella chiesetta...

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da VeteroCatholico Visualizza Messaggio
    Ovviamente tu farai parte di quella chiesetta...
    a Dio piacendo!

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    certo che..boh, resto interdetto.
    se la mentalita' "comune" espressasi nella comunità, porta a negare il potere autoritativo del Vescovo ed ad appoggiare un parroco che opera in difformita' dalle indicazioni pastorali, giungendo financo ad invocare l'intervento dell'autorita' civile..
    Episodi del genere stanno divenendo sempre piu' frequenti.
    e non è una cosa bella...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    certo che..boh, resto interdetto.
    se la mentalita' "comune" espressasi nella comunità, porta a negare il potere autoritativo del Vescovo ed ad appoggiare un parroco che opera in difformita' dalle indicazioni pastorali, giungendo financo ad invocare l'intervento dell'autorita' civile..
    Episodi del genere stanno divenendo sempre piu' frequenti.
    Non trovi che questo è segno che qualcosa non va nell'impostazine cattolico-romana?

    Qui non si tratta di fare la Chiesa dei "puri", come vorrebbe Belletti. I "catari" sono già stati scomunicati a sufficienza anche a suon di crociate.
    Qui si tratta di un vero recupero dell'essenza del cristianesimo delle origini. Ciò che appunto dopo secoli di deriva in una unica direzione, tentava di fare il Vaticano II (in maniera direi fin troppo titubante, d'altra parte aveva le mani legate), proprio quello che in molti modi si sta cercando di abbattere o di fortemente relativizzare.

    Qualcuno, se potesse, lo toglierebbe dalla lista dei concili ecumenici approvati... uno dei concili più belli della storia. Grazie Papa Giovanni XXIII.

    Io resto in attesa Giovanni XXIV.

    Pace & bene

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da VeteroCatholico Visualizza Messaggio
    Non trovi che questo è segno che qualcosa non va nell'impostazine cattolico-romana?

    Qui non si tratta di fare la Chiesa dei "puri", come vorrebbe Belletti. I "catari" sono già stati scomunicati a sufficienza anche a suon di crociate.
    Qui si tratta di un vero recupero dell'essenza del cristianesimo delle origini. Ciò che appunto dopo secoli di deriva in una unica direzione, tentava di fare il Vaticano II (in maniera direi fin troppo titubante, d'altra parte aveva le mani legate), proprio quello che in molti modi si sta cercando di abbattere o di fortemente relativizzare.

    Qualcuno, se potesse, lo toglierebbe dalla lista dei concili ecumenici approvati... uno dei concili più belli della storia. Grazie Papa Giovanni XXIII.

    Io resto in attesa Giovanni XXIV.

    Pace & bene
    Belletti non vuole la Chiesa dei puri..siam tutti peccatori grazie a Dio...
    Belletti è certo che il Buon Dio non dimentica i suoi figli fedeli...
    Belletti come suggeriva un tempo il Padre Giovanni sente il desiderio di tornare alle catacombe...

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    certo che..boh, resto interdetto.
    se la mentalita' "comune" espressasi nella comunità, porta a negare il potere autoritativo del Vescovo ed ad appoggiare un parroco che opera in difformita' dalle indicazioni pastorali, giungendo financo ad invocare l'intervento dell'autorita' civile..
    Episodi del genere stanno divenendo sempre piu' frequenti.
    Il cattolicesimo svizzero risente molto dell'influenza protestante. Infatti le parrochcie svizzere hanno un singolare privilegio, quello di essere datrici di lavoro del parroco, sul quale c'è un potere di sorveglianza delle diocesi.

    Questo per arginare la fuga dei cattolici verso il protestantesimo, dove sono le comunità a scegliersi i pastori.

    L'influenza del protestantesimo si sente anche nella contestazione al celibato.

    Il papa non è molto ben visto, in generale, in Svizzera.

    In Svizzera la crisi di vocazioni sacerdotali è devastante.

 

 
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