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Discussione: Il "Caso Battisti"

  1. #1
    Μάρκος Βαφειάδης
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    Predefinito Il "Caso Battisti"

    Il caso Battisti: Considerazioni dal Sud

    Venerdì 30 Gennaio 2009


    Antonio Carlos Mazzeo*
    La decisione di concedere asilo politico al cittadino italiano Cesare Battisti, ex militante del gruppo di estrema sinistra Proletari Armati per Il Comunismo, sta suscitando un grande dibattito in Italia, dibattito accompagnato da manifestazioni e proteste politiche ed ideologiche contro la decisione brasiliana, alcune delle quali connotate da toni fortemente passionali. Ma oltre alle manifestazioni folkloristiche, altre presentano fattezze politico-ideologiche sostanziali, ed esse accusano il Brasile di “rompere le norme vigenti nella relazione giuridica con il mondo civilizzato”.
    È il caso del Ministro degli Interni, Roberto Maroni, quando afferma che questa decisione compromette le relazioni giuridiche tra i due paesi, o del deputato Piero Fassino del PD – ex-PCI, ex-PDS, ex-DS, che definisce la decisione politica del governo brasiliano come un errore attribuibile alla mancanza di conoscenza della realtà italiana, in un crescendo di proteste e indignazione che è culminato con la chiamata dell’Ambasciatore italiano in Brasile, ed al ridicolo della proposta, lanciata dal sottosegretario Alfredo Mantica, e ripresa dal Ministro della Difesa La Russa e dal Ministro della Gioventù Giorgia Meloni, di cancellare l’amichevole di calcio tra i due paesi!
    Ma al di là di tutto questo rumore, la decisione del governo brasiliano di non concedere l’estradizione a Battisti si basa essenzialmente su una questione molto chiara, e cioè il modo in cui, all’epoca dei fatti, furono condotte le inchieste.
    Battisti fu indiziato per omicidio a partire da accuse fatte da un ex-compagno dell’organizzazione, Pietro Mutti, che si valse della “delazione premiata”. Battisti è accusato di aver commesso due crimini, in due città molto distanti una dall’altra, Milano e la provincia di Udine, lo stesso giorno e ad un intervallo di appena mezz’ora. Oltre a ciò, Battisti fu giudicato in absentia, fu falsificata la sua firma (falsificazione constatata più tardi da un esame grafologico) per nominare avvocati indicati dal governo che accettarono la difesa. Non ci furono prove concrete e tutto il processo si basò sulla deposizione di Mutti. Inoltre, nell’esito processuale che ha portato alla condanna di Battisti, esistono indizi sostanziali ancora non chiariti dovutamente, che queste “confessioni” fatte dai “pentiti” furono estorte con la tortura, come denunciò all’epoca la scrittrice Laura Grimaldi ad Amnesty International. Occorre aggiungere che in quel periodo prevalevano le leggi d’emergenza e che fino ad oggi esse rendono difficile qualsiasi tentativo di riapertura dei processi che videro coinvolte le organizzazioni sovversive negli “anni di piombo”.
    Per capire adeguatamente le attuali “ragioni di tutta questa indignazione” da parte del governo italiano, del PD e di praticamente tutte le forze parlamentari, non si può eludere la questione, ancora oggi non superata e centrale in questo caso, della situazione politica e sociale italiana degli anni Settanta. Negli “anni di piombo”, in Italia, tra il 1969 e la fine degli anni Settanta, vari gruppi dissidenti del PCI, criticandone le posizioni, diedero vita ad organizzazioni che proponevano la lotta diretta per il socialismo. Il PCI era impegnato, a partire dal 1973, nella costruzione del Compromesso Storico, in una chiara posizione di conciliazione di classe, inserita dentro una scelta politica istituzionalista che puntava al raggiungimento di una posizione di riformismo radicale, più tardi evidenziato e approfondito con la distruzione del PCI e con la formazione del PDS. Molte tra queste organizzazioni, basate in visioni politiche scollate dalla realtà concreta italiana, optarono, sbagliando, per la lotta armata, che culminò con il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, provocando una grande instabilità politica nel paese e soprattutto facendo retrocedere le conquiste della classe lavoratrice. Il PCI, che si preparava ad entrare nel governo, nella logica del compromesso storico, finì, oggettivamente, per fare il coro con la destra, quando decise di appoggiare le misure di eccezione per combattere i gruppi dell’estrema sinistra, tutti considerati, da allora, come terroristi. È in questo contesto che si scatena su questi gruppi una violenta repressione e questo è il contesto delle leggi d’emergenza che permisero non solo processi sommari, ma il crearsi di una situazione oggettiva che sospendeva, o limitava i diritti individuali e la democrazia in generale.
    L’introduzione delle leggi speciali contro il terrorismo, in certa misura favorì la progressiva criminalizzazione della sinistra che si opponeva alla politica del vecchio e decadente PCI, che si disintegrerà nel 1991, e facilitò le posizioni dell’estrema destra, che in tempi più recenti, in particolare dopo le torri gemelle, coglierà l’occasione per imporre l’adozione del termine terrorismo indistintamente e con molta disinvoltura anche a coloro che resistono all’imperialismo.
    Mutatis mutandis, questa situazione continua fino ad oggi. Tanto la destra come gli ex comunisti rappresentati dal PDS, successivamente DS, continueranno a sostenere le leggi di emergenza e a legittimare le sentenze politiche degli anni Settanta e Ottanta. La socialdemocrazia italiana non ha mai messo in discussione la legislazione di emergenza anti terrore e non ha mai messo in discussione la politica internazionale italiana di allineamento meccanico agli USA. La postura imperialista della socialdemocrazia italiana è stata anche una delle cause della rottura con i settori della sinistra antagonista che culminerà con la rottura del patto di desistenza del PRC, provocando la caduta del primo governo Prodi.
    Il PDS, poi DS, ha governato l’Italia attraverso alleanze cosiddette di centrosinistra, ma con il PRC all’opposizione. Quando l’ex comunista Massimo D’Alema, oggi faro degli scissionisti della Rifondazione per la Sinistra, presiede il governo, l’Italia partecipa attivamente ai bombardamenti contro l’ex Iugoslavia, dove le truppe e le bombe della NATO uccidono migliaia di civili. Qualsiasi tentativo di condanna dell’azione del governo italiano per l’appoggio all’invasione e alla distruzione dell’ex Iugoslavia è prontamente bollato come terrorismo o come appoggio al “genocidio” commesso dai serbi (come se solo i serbi attaccassero le popolazioni civili e come se la guerra non fosse il risultato di anni di attuazione disintegratrice da parte delle forze neoliberali statunitensi ed europee), anche se questo implica, da parte delle forze NATO, l’appoggio a gruppi politici risaputamente vincolati al narcotraffico e al banditismo, come l’UCK.
    Questo è l’obiettivo per il quale “democratici” ed estrema destra fanno del caso Battisti una questione d’onore, il rifiuto, cioè, ad abbandonare la politica d’emergenza per giudicare movimenti sociali e posizioni politiche che si confrontano in modo antagonista con la pretesa democrazia di una certa sinistra – trasformatasi in portatrice di interessi statunitensi in Europa – e con la truculenza grossolana dell’attuale governo italiano. I “democratici” e l’estrema destra si rifiutano di ridiscutere e chiudere la pagina degli anni di piombo con le ingiustizie e le sommarietà che le leggi d’eccezione innestarono. La ferocia degli attacchi al popolo e allo Stato brasiliani, da parte del governo italiano, con la connivenza dei “democratici”, dimostra la giustezza del governo brasiliano nel concedere asilo politico a Battisti.
    Soprattutto, la destra, che grida contro la “mancanza di rispetto” brasiliana verso le leggi italiane – ma niente dice sulla negazione dell’estradizione da parte delle autorità italiane del banchiere italo brasiliano Salvatore Cacciola, ladro contumace dei soldi del popolo brasiliano, condannato per peculato nel nostro paese, che non si pronuncia sui terroristi italiani dell’estrema destra che vivono in Brasile – questa stessa destra fa orecchie da mercante per la (giusta) concessione dell’asilo politico e umanitario concesso dal governo francese a Marina Petrella, ex-militante delle BR, nel 2008, non solo perché Sarkozy è sempre un possibile alleato della destra italiana nel contesto della UE, ma anche perché, nella sua furia razzista la destra italiana considera Sarkozy (ironicamente un figlio dell’immigrazione!) “meno offensivo” nei confronti dell’Italia perché presiede un grande paese europeo.
    Come italo brasiliano, nipote di nonni napoletani e ciociari, figlio di genitori che sin da piccolo mi hanno insegnato ad amare l’Italia, non posso che condannare veementemente la posizione del governo italiano. Condanno e provo vergogna per la persecuzione ai migranti, ai non occidentali, agli zingari, ai mussulmani, che nella grande maggioranza arrivano in Italia per lavorare, migliorare la loro situazione e vivere in pace, così come fecero gli italiani, quando furono “espulsi” dalla loro terra dalla miseria e dagli oppressori, ed in Brasile costruirono il loro futuro. Anche loro furono stigmatizzati come ladri, malfattori, portatori di disordine ed ignoranti da parte dell’elite e dei settori più reazionari della società brasiliana. Molti leader operai furono deportati dal Brasile come elementi “anti-sociali”, ed alcuni come “terroristi”, perché lottavano contro lo sfruttamento, lo stesso sfruttamento che li obbligò ad emigrare.
    Non è mai troppo ricordare che l’attuale Ministro degli Esteri, Franco Frattini, è stato censurato dal Parlamento Europeo nel novembre del 2007 per aver dichiarato la legittimità della deportazione sommaria dai paesi della UE di stranieri disoccupati o irregolari, scagliandosi con particolare veemenza contro la popolazione ROM. Non è mai troppo ricordare che il fatto di chiamare coloro che non appartengono alla Comunità Europea “extra-comunitari”, presuppone implicitamente un tipo nuovo, più ristretto e più nocivo di eurocentrismo, cioè quello che considera l’altro come “extra-umano”, come se gli esseri umani non appartenessero alla stessa comunità.
    Ripudio l’ostilità contro il popolo brasiliano, che non esitò ad inviare in Italia 25.000 soldati a combattere contro il nazifascismo, che con onore caddero a Montecastello, Fornovo e Montese, morti per la dignità umana, come è scritto nel monumento in loro omaggio che si trova nel cimitero monumentale di Pistoia che li ospita.
    Quel che il caso Battisti insegna è che l’Italia deve riconciliarsi con sé stessa e con la sua storia, cercando la verità dei fatti occorsi negli ancora bui “anni di piombo”. La ferita aperta,e ancora infetta, deve cicatrizzarsi. Questo è il compito di chi sinceramente lotta per la giustizia sociale e per la democrazia. In Italia, in Brasile e nel mondo.
    *Antonio Carlos Mazzeo è docente di Scienze Politiche all’Università di San Paolo del Brasile (UNESP) e membro del Comitato Centrale del PCB (Partito Comunista Brasiliano)

    http://www.sinistracomunista.it/inde...nt1&Itemid=181

  2. #2
    Μάρκος Βαφειάδης
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    Venier su caso Battisti

    su Uff. Stampa PdCI del 30/01/2009

    Caso Battisti – Venier: “Frattini usi la stessa giusta determinazione per chiedere al Giappone l’estradizione di Delfo Zorzi”
    “Frattini, il governo italiano e tutte le istituzioni usino la stessa giusta determinazione con cui chiedono l’estradizione del brigatista Battisti al Brasile per ottenere dal Giappone l’estradizione del neo fascista Delfo Zorzi, già esponente di Ordine Nuovo, condannato per diversi attentati neo fascisti in Veneto e imputato per la strage di piazza della Loggia a Brescia, che causò la morte di 8 persone e quasi 100 feriti. La decisione di Frattini di ritirare l’ambasciatore dal Brasile è un atto eccessivo ed assume chiaramente un carattere di polemica politica nei confronti del governo progressista di Lula, dal momento che analogo comportamento non si adotta nei confronti del Giappone”. E’ quanto afferma Jacopo Venier, responsabile Esteri del PdCI.

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=...Articolo=17909

  3. #3
    Μάρκος Βαφειάδης
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    Caso Battisti: la vera posta in gioco
    La Rete dei Comunisti esprime la massima solidarietà al governo e agli organi giudiziari del Brasile e respinge con forza le pesanti minacce indirizzate dal Governo di Roma e dal Presidente della Repubblica Italiana nei confronti di Brasilia.
    Le massime autorità dello Stato italiano, sostenute da organi di stampa subalterni o compiacenti, hanno scatenato una vergognosa campagna di diffamazione nei confronti di un paese che ha semplicemente adottato una misura conforme alla propria legislazione in fatto di asilo politico. E’ veramente incredibile che l’Italia, utilizzando toni da potenza coloniale, metta a rischio le relazioni diplomatiche con il Brasile per ragioni di mera propaganda politica.
    Secondo alcuni organi di stampa il governo italiano starebbe addirittura riflettendo sulla possibilità di escludere il Brasile dal vertice dei grandi della terra, previsto in Sardegna la prossima estate, come atto di rappresaglia alla concessione dell’asilo politico all’esule italiano Cesare Battisti. Per non parlare delle paventate ritorsioni in campo culturale o sportivo. Nella controversia con Brasilia non è possibile concedere alcuna credibilità ad un governo, quello di Roma, che non ha esitato a confermare l’amicizia e la collaborazione in campo economico e militare con Tel Aviv proprio mentre l’esercito israeliano massacrava centinaia di civili innocenti nella striscia di Gaza.
    È scandaloso che da sinistra non si sia levata nessuna voce a difesa del diritto all’autodeterminazione del Brasile in una vicenda che poco ha a che fare con il contenuto della controversia – caso di Cesare Battisti - e molto di più con una concezione delle relazioni internazionali improntata all’eurocentrismo e ad un ruolo dominante delle potenze occidentali che per fortuna il processo di integrazione dell’America Latina e la recente approvazione della nuova costituzione socialista in Bolivia continua a mettere in discussione. In diverse forme e attraverso diverse manifestazioni aggressive - sostegno alle oligarchie e a gruppi terroristici, pressioni economiche o militari, campagne di stampa internazionali - le potenze europee e gli Stati Uniti cercano di destabilizzare e arrestare processi democratici e rivoluzionari che nel giro di pochi anni hanno completamente cambiato il volto dell’America Latina portando al governo formazioni politiche di ispirazione socialista o indigenista oppure semplicemente - è il caso del Brasile o dell’Argentina - meno inclini ad obbedire come in passato ai diktat di Roma o di Bruxelles.
    E’ sulla difesa di questi processi democratici - e non su altro - che si gioca anche la partita tra Italia e Brasile.

    Roma, 28 gennaio 2009

    http://www.contropiano.org/Documenti...soBattisti.htm

  4. #4
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    . Appello di intellettuali brasiliani per concedere l'asilo politico a Cesare Battisti
    Un appello circola in Brasile ormai dal 17 gennaio 2009, promosso da docenti dell’Università federale di Rio de Janeiro. È stato firmato da 90 professori e intellettuali, il ministero della giustizia del Brasile l’ha ricevuto e ne ha dato notizia il 21 gennaio.ma la stampa italiana non ne ha mai parlato. In un passaggio l'appello denuncia " Che Il revanscismo punitivo riferito al decennio rivoluzionario degli anni Settanta in Italia, è antidemocratico ed è reazione politica. Proprio questo movimento di reazione antidemocratica, in Italia, ha già portato un ex fascista (Alemanno) al comune di Roma, e un postfascista (Fini) alla presidenza della Camera. Contemporaneamente, lo stesso movimento di revanscismo punitivo ha determinato la sparizione dell’opposizione parlamentare" scrivono nell'appello gli intellettuali brasiliani, i quali dichiarano di "appoggiare il governo brasiliano nel caso Battisti anche perchè siamo preoccupati della crescita della xenofobia, del razzismo e dei processi di criminalizzazione dell'opposizione che constatiamo nell'Italia di berlusconi e in quasi tutta Europa"

    http://www.contropiano.org/Documenti...09Brasile2.htm

  5. #5
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    Cosa c'è dietro il caso Battisti

    Sabato 31 Gennaio 2009


    di Silvia De Bernardinis

    Apprendo che anche i rappresentanti della comunità italiana in Brasile - l’INTER-COMITES E IL CGIE - dopo il frastornante chiasso scatenato dal governo italiano in merito al caso Battisti, si uniscono al “coro di vibrante protesta” e danno sfogo alla loro più profonda indignazione considerando “assolutamente riprovevole l’attitudine delle autorità brasiliane”.

    Come italiana residente in Brasile, non posso rimanere silente davanti a questa presa di posizione che, sono sicura, non rappresenta tutti gli italiani che vivono in Brasile.
    In questi giorni, grazie ad un’imponente campagna mediatica che distoglie l’attenzione dalla situazione drammatica che stanno vivendo milioni di lavoratori italiani, che rischiano il posto di lavoro, o che l’hanno già perso, o che muoiono lavorando, che vedono erodere oltre che il loro salario anche e soprattutto i loro diritti; in un’Italia segnata da un deterioramento brutale della convivenza civile, sicuramente istigato dai valori della destra al governo e dall’inettitudine dell’opposizione parlamentare, i ministri dell’allegro governo che invita gli italiani all’ottimismo, tra una barzelletta e l’altra, passano notti insonni a discutere su come riacciuffare Battisti per assicurarlo alla giustizia italiana e riparare al torto subito.
    Ma perché in questo contesto così drammatico tutti improvvisamente si concentrano su un fatto marginale, perché di questa questione si sta facendo una “questione d’onore”?
    Da parte italiana si invoca il rispetto, si invocano le tradizioni democratiche e la grandezza dell’Italia, soprattutto si afferma la chiara superiorità della civiltà giuridica italiana su quella brasiliana. I telegiornali italiani si affannano a mostrare le immagini delle favelas di Rio de Janeiro, dell’estrema povertà e della conseguente violenza delle immense periferie brasiliane (quello stesso degrado che caratterizza le periferie meridionali italiane dove comandano camorra e mafia, o quelle del nord, dove una gioventù che si dice annoiata, dà fuoco agli immigrati, o agli italiani poveri che vivono in strada), parlano dei fallimenti e delle difficoltà del governo Lula, degli scandali per corruzione che lo travolsero pochi anni fa.
    Certo, il governo Lula ha affrontato e affronta grandi contraddizioni, la prima e principale è sicuramente il nodo non risolto della iniqua distribuzione della ricchezza. Un paese ricco di risorse con un popolo che storicamente ha vissuto in una condizione di miserabilità, e che, negli ultimi anni, soprattutto sotto la presidenza Lula, ha visto milioni di lavoratori uscire, finalmente, dalla soglia di povertà.
    Il Brasile, nei suoi poco più che 500 anni di esistenza, 300 dei quali vissuti nella condizione di colonia europea, è stato marchiato dall’infamia della schiavitù, introdotta dalla civile Europa capitalista ed abolita nel 1888, non per principio, si badi bene, ma per convenienza economica (i braccianti salariati, tanti dei quali italiani, che scappavano dalla miseria o venivano cacciati perché indesiderati, poveri, rappresentavano un affare più redditizio degli schiavi negri per i proprietari dei latifondi brasiliani!). E poi una feroce dittatura militare, nel tempo in cui gli Stati Uniti decidevano le sorti dell’America Latina, grande repubblica delle banane, scenario di violenze, abusi e soprusi di ogni tipo. Con l’esercito nelle strade a garanzia dell’ordine, contro il disordine di quanti lottavano per la democrazia, bollati dai militari come terroristi. Un paese dove si riaffermava che il popolo non era sovrano, dove le regole della convivenza non erano di certo stabilite dal diritto.
    Dal 1985, anno della fine della dittatura, ad oggi, la situazione è molto cambiata. Le lotte popolari, senza armi, hanno spazzato via la dittatura, imposto con fatica, ma progressivamente, regole democratiche, e messo un punto finale, con la Costituzione del 1988, alle pagine buie del regime militare. La società brasiliana ha dato prova di aver cambiato pagina sapendo far rispettare la Costituzione del 1988, scendendo in strada con grandi mobilitazioni per chiedere l’impeachment ed ottenere la cacciata del Presidente Collor, socio (socio appena!) del maggior gruppo di telecomunicazioni brasiliano Globo (ricordate quando, ormai molti anni fa, si parlava di Berlusconi come del “Collor italiano”?), condannato per reati di corruzione ed escluso per dieci anni dalla vita politica brasiliana.
    Tanto questo paese è cambiato che è arrivato ad eleggere un metalmeccanico come presidente – in un paese dove i settori più reazionari della classe dominante non hanno mai fatto mistero di disprezzare la classe lavoratrice, considerata ignorante, rozza, pericolosa – ed una classe dirigente che si è forgiata nella lotta contra la dittatura, a partire dal Ministro Tarso Genro, uno dei protagonisti di quella stagione di cambiamento iniziata nei primi anni Ottanta, reo oggi, agli occhi del governo italiano e della comunità italiana in Brasile di aver applicato quel che la legge brasiliana stabilisce nel caso. Ma forse provoca un certo fastidio sentirsi dire no per chi, arrogantemente, pensa ancora che i paesi latinoamericani siano territorio di subalternità economica e politica. Ed il caso si trasforma così, per opera del governo italiano, in disputa politica.
    L’accanimento italiano contro il Brasile ha infatti, a questo punto, poco a che fare con il caso Battisti, uno dei tanti militanti dell’estrema sinistra, non uno dei principali, che scelse la lotta armata, commettendo un errore abissale che fu pagato in primo luogo, e a caro prezzo, dalla classe lavoratrice, che vide erodere le conquiste realizzate con le grandi lotte di massa, in quegli anni Settanta dominati dalle bombe dell’oscura strategia stragista sulla quale vige ancora il segreto di Stato che impedisce ai cittadini italiani di sapere la verità su cosa, perché accadde e chi furono i mandanti, questione inscindibile per capire il fenomeno del terrorismo dell’estrema sinistra, e che fece dell’Italia un paese a sovranità limitata, che vide una sospensione della democrazia e del diritto attraverso l’applicazione delle leggi d’emergenza. Quella pagina già da tempo avrebbe dovuto essere chiarita, perché la si potesse chiudere definitivamente. Ma evidentemente non è questo l’intento del governo. Altrimenti esso dovrebbe battersi con altrettanta forza per l’estradizione dal Giappone di Zorzi, di Ordine Nuovo, condannato per numerosi attentati in Veneto e imputato per la strage di Piazza della Loggia, in cui morirono 8 persone e quasi 100 furono ferite. E continuiamo a vivere in compagnia di questo spettro che di tanto in tanto appare, mai casualmente, ma sempre quando è necessario “intrattenere” i cittadini italiani con qualcosa che li distolga dalle questioni fondamentali.
    Questo accanimento non sarà forse dovuto al fatto che l’economia brasiliana ha surclassato quella italiana e che, dunque, il Brasile avrebbe più diritto dell’Italia a sedere al tavolo del G-8? Cade nel ridicolo chi pensa che l’Italia abbia la forza di escludere il Brasile dal prossimo appuntamento che proprio l’Italia ospiterà.
    Forse bisognerebbe informare il Ministro Maroni che ha avanzato questa ipotesi, che il Brasile ha azzerato il suo debito estero, che possiede immensi giacimenti minerari e che ha sviluppato, investendo nella ricerca scientifica (quella che l’attuale governo italiano vuole definitivamente strozzare), tecnologie all’avanguardia e che ormai tratta da pari con le economie che contano veramente.
    Non sarà dovuto al fatto che nello scenario internazionale il prestigio dell’Italia è stato ridotto a pressoché nulla? Serve per recuperare il consenso in calo mostrando i muscoli, gli stessi che non sono serviti, al contrario di quanto si era detto nella campagna elettorale, a fermare gli sbarchi dei migranti, a ripulire le città insicure? O forse serve ad attaccare un governo progressista di un continente che giorno dopo giorno avanza, superando problemi di portata storica causati dallo sfruttamento colonialista europeo, e dall’imperialismo statunitense poi, come l’analfabetismo, il diritto alla salute, il diritto al lavoro, a riappropriarsi delle ricchezze nazionali?
    Quel che io trovo riprovevole è la politica stantia di una classe dirigente grottesca che mi toglie il futuro.
    Quel che trovo riprovevole, rappresentanti della comunità italiana in Brasile, sono gli attacchi ad un paese che ha costruito lottando (proprio come fece l’Italia con la Resistenza) la sua democrazia, ed ha conquistato la sua piena sovranità nazionale. L’Italia è oggi un paese dove si confonde il concetto di giustizia con quello di vendetta. La postura demagogica del governo ha creato molti giustizieri coraggiosi che si avventano sui Rom, sugli stranieri, sia clandestini che regolari, tanto pur sempre di stranieri si tratta, quindi nemici. Il caso Battisti è l’ennesimo tentativo di risolvere con la vendetta il capitolo mai chiuso sugli anni di piombo, un capitolo che ha invece bisogno di una soluzione politica. Ed è l’ennesima dimostrazione di una vecchia ed improponibile postura eurocentrica da parte di una classe dirigente provinciale e sempre più ripiegata su sé stessa.
    Seguiamo l’esempio del Brasile, apriamo i nostri archivi, togliamo il segreto di stato sulle pagine buie della nostra storia, così come sta facendo il governo sotto la forte pressione della società brasiliana, per ribaltare la precedente legge di amnistia che metteva sullo stesso piano vittime e responsabili, per imporre la giustizia e non la vendetta, per risolvere e condannare quanti, in Brasile, si macchiarono del reato di tortura, e che furono responsabili per il vilipendio alle istituzioni.
    http://www.sinistracomunista.it/inde...nt1&Itemid=181

  6. #6
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    Predefinito Battisti, gli ex compagni: «Ci sta infamando, noi abbiamo già pagato»

    Premesso che secondo me, e secondo molte sentenze precise e circostanziate, Battisti è un terrorista infame ed assassino, ecco alcuni fatti che ne mettoni in luce la vicenda. Altro che perseguitato, è un furbo, e assassino.

    Battisti, gli ex compagni: «Ci sta infamando, noi abbiamo già pagato»


    ROMA (31 gennaio) - «Per i drammatici fatti che ci videro coinvolti 30 anni fa venimmo condannati e abbiamo pagato, non barattando la nostra libertà con quella degli altri. Troviamo infamante che Cesare Battisti ci qualifichi come collaboratori di giustizia o pentiti». Lo dichiarano gli ex Pac (Proletari armati per il comunismo) Sebastiano Masala e Giuseppe Memeo, insieme alla moglie di Gabriele Grimaldi (morto nel 2006), Pia Ferrari, replicando alla lettera diffusa ieri in cui Battisti li indica come responsabili degli omicidi per i quali è stato condannato in Italia. La dichiarazione non è sottoscritta da Sante Fatone, che diventò collaboratore di giustizia.

    «Pensiamo che l'atteggiamento complessivo di Cesare Battisti non aiuti, a distanza di anni, il dibattito per il superamento di quella tragica storia che tanti lutti e sofferenze ha provocato», affermano ancora in una dichiarazione all'agenzia Ansa due dei suoi ex compagni. «Il silenzio più delle parole - aggiungono - si addice per il rispetto delle vittime e per chi non ha mai smesso di soffrire».


    Pg Torino: sue dichiarazioni boomerang Le dichiarazioni di Cesare Battisti che si proclama innocente, accusando altri quattro ex Pac degli omicidi per cui è stato condannato sono un «autogol» per il sostituto pg di Torino Pietro Forno, che fu giudice istruttore dell'inchiesta sui Proletari armati per il comunismo. «Ci sarebbe da chiedergli come fa a essere così informato su quegli omicidi. Certo che non poteva essere sul posto dell'omicidio di Torregiani, perchè era ad uccidere Sabbadin, e il dono dell'ubiquità non ce l'ha». Quel che conta, per Forno, «sono le sentenze» che attribuiscono anche a Battisti quattro omicidi e il fatto che «alcuni hanno confessato, e non erano persone animate dall'intento di accusare qualcuno ingiustamente».

    Legale ex Pac: dimentica chi ha ucciso lui Cesare Battisti «accusa gli altri, ma si dimentica delle persone che ha ucciso lui», è la dura replica dell'avvocato Giovanni Beretta che fu difensore di Giuseppe Memeo e Gabriele Grimaldi, due ex componenti dei Pac (Proletari armati per il comunismo) e coimputati di Battisti per l'omicidio del gioielliere Pierluigi Torregiani ed altri delitti. Il legale ha spiegato: «Battisti dimentica che l'omicidio di Torregiani e di Lino Sabbadin fu deciso dall'intero gruppo. Per questo è stato condannato per concorso morale in relazione all'omicidio di Torregiani ed è stata la stessa cosa per gli altri in relazione a quello di Sabbadin». «Battisti dimentica un'altra cosa non da poco - aggiunge Beretta -: l'omicidio dell'agente Campagna. Fu lui a impugnare la pistola e a sparagli, in un momento in cui il gruppo stava solo studiando le sue abitudini per decidere il da farsi». Il gioielliere Pierluigi Torregiani fu ucciso a Milano il 16 febbraio del '79, come Lino Sabbadini a Mestre. L'agente della Digos Andrea Campagna a Milano il 19 aprile 1978.

    http://www.ilmessaggero.it/articolo....=HOME_NELMONDO
    Myrddin

  7. #7
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    Predefinito

    Non mi pare che l'oggetto della discussione sia se Battisti abbia ammazzato qualcuno o meno.

 

 

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