http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...ria_2008.shtml
Allo studio le modalità per il taglio dell'Ici, che però non convince i Comuni
Manovra in tre mosse, subito il dl per le tasse
Un decreto per abbassare la pressione fiscale e per i tagli ad alcune spese dovrebbe anticipare la Finanziaria vera e propria
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Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa (Ansa)
ROMA — Prima un decreto legge, poi la Finanziaria e quindi i disegni di legge collegati. Nel governo prende corpo l'ipotesi di anticipare con un provvedimento autonomo una parte consistente della manovra di politica economica per il 2008. Un decreto, dunque, per la riduzione delle tasse e degli incentivi per le imprese, i tagli di alcune spese, l'abbattimento dello scalone previdenziale che scatterebbe il 31 dicembre e più difficilmente per la riduzione dell'Ici, che comunque troverebbe spazio in Finanziaria.
Nei giorni scorsi il premier Romano Prodi ha garantito al presidente del Senato che, nonostante la maggioranza risicata, il governo rispetterà la prassi «dell'alternanza», avviando a Palazzo Madama l'iter della Finanziaria, che l'anno scorso debuttò alla Camera. Esposta ad uno scontato doppio passaggio al Senato, però, la legge di bilancio corre rischi. E così da qualche giorno, tra Palazzo Chigi e il ministero dell' Economia, oltre che delle entrate tributarie «strutturali», dell'Ici e delle misure per le famiglie, si ragiona molto attentamente sull'impacchettamento della manovra 2008. Dovendo tener conto dei numeri e degli umori della maggioranza, ma anche dei vincoli posti dal Presidente della Repubblica, che a Prodi ha fatto sapere pochi giorni fa di volere una Finanziaria comprensibile e ordinata, e di dimenticare i maxi-emendamenti dell'ultimo minuto con la fiducia.
Il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa ha ipotizzato tre strade: il decreto prima della Finanziaria, la Finanziaria condita da alcuni Ddl fuori dalla sessione di bilancio, la Finanziaria classica, con i disegni di legge collegati. Un decreto legge di sostanza sul quale porre alla bisogna la questione di fiducia, prima di una Finanziaria leggera e comunque diversa dal solito grazie alla nuova classificazione del bilancio statale, seguita poi dai classici collegati, è però, secondo gli esperti del governo, la soluzione migliore «per rispettare la forma e portare a casa la sostanza».
Il rischio è quello di svuotare la Finanziaria, rendendo la manovra indigesta al Quirinale. Dal punto di vista politico, però, l'operazione non è difficile. «Se i contenuti sono discussi e concordati - dice il capogruppo di Rifondazione Comunista al Senato, Giovanni Russo Spena - a noi sta bene anche un decreto pesante». Purché, aggiunge, «il Protocollo Damiano sul welfare venga inserito in un disegno di legge distinto dalla legge Finanziaria». Al decreto resterebbe affidata l'abrogazione dello scalone Maroni, che è tuttora legge vigente, insieme alle misure fiscali e ad alcuni tagli della spesa.
La riduzione dell'Ires e degli incentivi alle imprese, come la semplificazione che dovrebbe riguardare un milione e mezzo di piccole e medie imprese, è stata già messa a punto da Vincenzo Visco alle Finanze. Sarà un taglio consistente, ma per forza graduale, dovendo assicurare un "costo zero". Potrebbe esserci spazio, in funzione delle disponibilità che darà il Tesoro, anche per avviare la dote fiscale per i figli, la restituzione del fiscal drag e i sostegni agli incapienti.
Più complicato di quanto possa sembrare, invece, è l'abbattimento dell'Ici. Dopo mesi di discussione il Parlamento ha sviscerato tutti i modi possibili di ridurre quella tassa, commisurando gli sgravi al reddito, al metro quadro, al valore catastale. Si sa quanto costa ogni opzione, ma l'Ici resta pur sempre una tassa che va ai comuni, coi quali bisogna discutere. Se non fosse che i sindaci hanno tagliato i rapporti col governo dopo il Dpef e la sforbiciata da 4 miliardi sui loro avanzi di gestione, che rischiano di ripetersi nel 2008 complicando il dialogo e la strada del decreto per l'Ici. In ogni caso il taglio ci sarà perché paradossalmente il governo deve fronteggiare sul piano politico il boom delle entrate fiscali, evitando a tutti i costi di far aumentare la pressione fiscale.
Il decreto presenta un'ultima ma seducente attrattiva, che già qualcuno considera: la possibilità di agganciarvi in corsa parte delle misure rimaste impantanate tra le due camere. A cominciare dalle liberalizzazioni di Pierluigi Bersani e di Linda Lanzillotta, che il Senato non farà in tempo ad approvare prima dell'arrivo della Finanziaria.
Mario Sensini
09 settembre 2007
premesso che mi auguro che queste siano solo voci cui non seguiranno i fatti...
tuttavia, siccome la finanziaria dovrebbe passare verosimilmente due volte dal Senato e una dalla Camera.. ecco che si sta pensando di fare passare una parte di essa via DECRETO ... poi i comunisti vari chiedono di discutere a parte la questione sul WELFARE...
risultato.. finanziaria svuotata e snaturata... avesse solo pensato di fare Berlusconi una cosa del genere..




Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa (Ansa)
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