Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    denty
    Ospite

    Predefinito Sorpresa, anche l'America ha uno stato sociale (sanità inclusa)

    Sull’Unità di ieri, Pietro Greco ha scritto un lungo e meditato editoriale nel quale sostiene che, al netto della spettacolarizzazione cinematografica, l’ultimo film di Michael Moore, “Sicko”, è una radiografia attendibile del sistema sanitario americano.
    Greco si concentra sui costi del sistema, sulla sua iniquità nell’accesso, e su una sua presunta poco commendevole performance. La scarsa qualità del sistema americano sarebbe confermata dal fatto che l’aspettativa di vita negli Stati Uniti è più bassa di quella che si osserva in altri Paesi Ocse. Una classifica internazionale diffusa ad agosto metteva addirittura gli Usa al 42imo posto.
    E’ tesi diffusa che ciò sia dovuto alle difficoltà di accesso al sistema sanitario, ma si tratta di un fenomeno che sarebbe difficile spiegare in base ad un singolo fattore. La questione della mortalità non si spiega solo con cause interne al sistema sanitario. Alcuni aruspici delle statistiche preferiscono, per esempio, sottolineare non tanto le diseguaglianze nell’accesso alle cure, ma le diseguaglianze di per sé: gli americani di colore vivono in media 73,3 anni, e fra questi i maschi di colore 69,8 anni. La società americana è (ci viene spesso ripetuto) assai violenta: le morti violente negli Usa (1999) sono 5,70 per 100 mila abitanti, contro 2,25 in Italia, 1,17 in Germania, 1,12 in Francia. La popolazione adulta ha uno dei più alti tassi di obesità nel mondo: due terzi degli americani sopra i vent’anni sono sovrappeso, quasi un terzo sono obesi.
    In generale, è possibile sostenere che il sistema americano sia più “intermittente” nelle cure. E’ senz'altro molto caro, fondamentalmente a causa degli alti costi di quella che l’economista Arnold Kling chiama “medicina premium”, e che noi potremmo descrivere come la medicina tecnologicamente più avanzata al mondo. Il progresso della ricerca contribuisce a salvare delle vite, ma anche a fare lievitare i costi. Il modello “assicurativo” americano non era fuori controllo negli anni Cinquanta: lo è adesso. Parimenti, i programmi pubblici hanno costi in linea, e non inferiori, a quelli delle assicurazioni private. L’aumento dei costi della sanità è avvenuto negli ultimi vent’anni. Ovunque, i costi aumentano, perché i trattamenti sono diventati più raffinati e complessi. Una porzione significativa della spesa sanitaria è rappresentata dalla diagnostica: non sempre una procedura che va maggiormente in profondità, scopre il male che si vuole trovare. Ogni volta che non si trova una malattia più pericolosa (per esempio, un cancro), dal punto di vista dell’individuo è una benedizione: dal punto di vista del sistema sanitario, è uno spreco.
    Anche per questo motivo, la presunta correlazione fra modello di sanità e longevità è più dubbia di quanto sembri. Negli USA la spesa sanitaria pro capite supera i 5000$, la media nei Paesi Ocse è di circa 3000$. In termini aggregati la differenza è enorme, ma per persona la differenza è di soli 2000 dollari.
    L’economista David Cutler ha stimato il valore di un anno di vita, per un americano medio, in centomila dollari. Se i 2000$ pro capite fossero efficienti rispetto al costo, ogni anno incrementerebbero la longevità di 2/100 di un anno: circa una settimana. Il che significa che se pure gli americani continuassero a spendere a questi ritmi per vent’anni, il risultato complessivo sarebbe di sei mesi di vita in più. Inoltre, l’effetto della spesa sanitaria sulla longevità è ulteriormente disperso dal fatto che alcuni trattamenti mirano più a ridurre la sofferenza, che a allungare l'esistenza. Ancora, dal punto di vista dell’individuo è una benedizione, da quello del sistema uno spreco.
    E’ bene ricordare poi che la spesa sanitaria, negli USA, è quasi equamente divisa fra pubblico e privato. Nel 2006, la spesa complessiva è stata di oltre 2,1 mila miliardi di dollari, il 16% del PIL. Il 46% è stato speso attraverso programmi statali, il privato si è preso cura solo del 54%. Nel 2005 i beneficiari del programma “Medicare” (anziani e disabili) erano quasi 43 milioni, mentre “Medicaid” ha assistito oltre 45 milioni di americani “poveri”.
    Le assicurazioni private coprono il 68% degli americani (203 milioni di persone), ma di questi solo 28 milioni acquistano la propria assicurazione da sé, sul mercato: il 60,2% di loro, al contrario, beneficia di un’assicurazione legata al posto di lavoro che occupa. Questi premi pagati dai datori di lavoro di fatto avvicinano sistema americano e sistema europeo più di quanto non possa sembrare: tale forma di assicurazione somiglia più al “diritto alla salute” garantito nei nostri Paesi, che ad un “bene” acquistabile dai consumatori. Non a caso, l’interferenza regolatoria nel settore è molto ampia e, esattamente come in Europa, il beneficiario non ha alcun rapporto con il “prezzo” delle prestazioni che riceve.
    In un mercato del lavoro flessibile come quello USA, questo legame fra assicurazione e posto di lavoro ha un impatto notevole sulla percentuale di non-assicurati.
    Buona parte di coloro che non hanno un’assicurazione sono "working poor" (troppo “ricchi” per beneficiare di Medicaid). Ma molti sono pure persone di età compresa fra i 18 e i 24 anni, che non sentono la necessità di una copertura assicurativa; persone che lavorano solo part time; uomini e donne non-assicurati “fra un lavoro e l’altro”.
    Ad ogni modo, non avere un’assicurazione non significa non venire curati. Dal 1986 gli ospedali che accettano pazienti dei programmi Medicare o Medicaid, sono obbligati a fornire cure sollecite in caso di emergenza a chiunque. E’ questo solo uno dei modi in cui chi non è assicurato accede alle cure mediche: c’è il pagamento diretto, ma vi sono anche programmi pubblici-privati, e ovviamente iniziative lasciate alla beneficienza.
    Gli USA hanno un sistema sanitario “intensivo”, forte di una ricerca scientifica d’avanguardia e di imprese private che, nei più svariati settori, dalla diagnostica al biotech, hanno forti incentivi ad investire nell’eccellenza (che alcune di tali imprese siano start up nate in università che percepiscono anche fondi pubblici, non pare essere un dettaglio rilevante).
    E’ un buon sistema,, ma in crisi per gli stessi motivi che mettono a repentaglio la sostenibilità della nostra sanità: ne mina le basi l’invecchiamento della popolazione, che va di pari passo con una domanda più complessa e importante da parte dei pazienti. I pazienti non sostengono direttamente i costi delle proprie cure, e questo ne comporta un’inflazione. Ma è difficile dedurne che un sistema che allontani ancora di più paziente e prezzo della cura, possa rivelarsi più sostenibile.

  2. #2
    philanthropist
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    Se il signor Pietro Greco dice che il film di Moore e' attendibile, vuol dire che e' un ignorante. Consiglio al signor Greco di vivere qualche anno negli USA.

    -N-

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    .... gli operatori sanitari cercano di attirare l'attenzione dei politici su uno dei punti più critici della Sanità americana e cioè il grande numero di persone prive di assicurazione sanitaria. ....
    Gli operatori sanitari si danno da fare perchè hanno fiutato il magna-magna che si aprirebbe con una maggiore statalizzazione della sanità. Che peraltro negli USA è già molto diffusa

    Di certo gli unici a non guadagnarci saranno proprio come da noi chi ha davvero bisogno della sanità. Basterebbe ricordare in proprosito che proprio chi ci impone la sua sanità quando ne ha bisogno si rivolge a quella privata (persino il sub-comandante Faustos)

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    È stato pubblicato alla fine di agosto il Rapporto annuale dell'US Census Bureau (l'agenzia statistica del governo americano, equivalente al nostro Istat) su "Reddito, povertà e copertura assicurativa sanitaria, 2006".
    Il numero di cittadini americani privi di assicurazione sanitaria ha raggiunto nel 2006 la cifra record di 46.995.000 (quasi il 16% della popolazione americana), rispetto ai 44.815.000 dell'anno precedente. In sei anni negli USA, il numero di persone non assicurate è cresciuto di oltre sette milioni e il fenomeno riguarda non solo le fasce più povere della popolazione. Le conseguenze della mancanza di copertura assicurativa sanitaria sono molto spesso drammatiche sia dal punto di vista sanitario che economico. Un rapporto del Commonwealth Fund (una delle organizzazioni che segue più da vicino questo problema) ha rilevato che tre adulti non assicurati su cinque non ricevono le cure necessarie a causa del loro costo e che il 59% dei pazienti con malattie croniche – come diabete, ipertensione e asma – non si approvvigiona dei farmaci prescritti, o ne salta l'assunzione, perché non se li può permettere. Le spese sanitarie sono una delle più frequenti cause di bancarotta per le famiglie; sul milione e mezzo di procedure fallimentari annuali che coinvolgono le famiglie americane nel 54% le spese mediche figurano tra le cause e nel 29% rappresentano la regione diretta del collasso finanziario. Va notato che l'indebitamento per spese mediche riguarda anche, anzi in maggioranza (75%) riguarda soggetti assicurati, perché buona parte delle assicurazioni sanitarie fornisce una copertura solo parziale.


    Con il suo documentario inchiesta "Sicko", Michael Moore va oltre i numeri e ci fa entrare nelle case e negli ospedali americani, ci mette a contatto con drammi e tragedie provocate da questo terribile aspetto - mai risolto - della sanità americana. Una matura coppia a causa delle spese mediche perde la casa (questa è la conseguenza più frequente) ed è costretta a chiedere ospitalità a una figlia che gli offre una temporanea ospitalità con un letto a castello e un armadio sistemati in uno studiolo. Un artigiano si taglia sul lavoro due dita e di fronte al preventivo calcolato dall'ospedale – 60 mila $ per riattaccare il dito medio, 12 mila $ per l'anulare -, opta per un solo dito, l'anulare. A un paziente leucemico viene negato un trattamento perché troppo costoso, a una bambina con convulsioni negate le cure perché capitata nell'ospedale sbagliato (l'uno e l'altra morti). Insomma, una vera e propria rassegna di orrori che viene messa a confronto con la situazione del tutto diversa – civile, solidale, rassicurante – dei sistemi sanitari universalistici: canadese, inglese e francese.
    Il film si conclude con un bel colpo di teatro. Un viaggio a Cuba per far curare nell'accogliente sistema sanitario dell'isola una decina di pompieri di New York, ammalatisi a causa dei soccorsi portati a Ground 0 e poi abbandonati al loro destino dalle autorità locali.

    "Sicko" voleva suscitare il massimo disgusto nei confronti della sanità americana e c'è perfettamente riuscito, facendo ancora di più apprezzare i sistemi sanitari dei cittadini che hanno il privilegio di vivere in Paesi come Canada, Gran Bretagna e Francia. Per raggiungere questo effetto il regista ha lavorato di accetta: di qua l'establishment – il governo, i politici, l'industria farmaceutica, i medici, le assicurazioni, o meglio, le Health Maintenance Organizations (HMOs) – , di là i rassegnati e mazziati cittadini. Tuttavia questa semplificazione non aiuta a comprendere la complessa realtà del sistema sanitario americano (ma non era questo l'obiettivo del film). Due esempi al riguardo.

    Si sostiene che l'AMA (Americam Medical Association), la potente Associazione dei medici americani, è stata sempre contraria a un sistema sanitario universalistico, boicottando sistematicamente ogni tentativo di riforma. I medici quindi vengono rappresentati come i principali complici di questa situazione (tranne qualche raro caso di medico pentito). Ma questo è vero fino a un certo punto della storia; quando i meccanismi del profitto hanno iniziato a produrre le aberrazioni denunciate nel film, una parte sempre più consistente di medici si è dissociata da tale politica, fino ad arrivare alla grande svolta del 1999, quando l'AMA, insieme alle più importanti società scientifiche americane, ha emanato un documento a favore della copertura sanitaria universale della popolazione americana.
    Kaiser Permanente, una HMO, viene descritta come l'organizzazione che ha aperto la strada alla sanità basata sul profitto (managed care). C'è una telefonata di Nixon nel 1971 che sembra svelarlo. Ma la storia è molto diversa. Kaiser Health Plan nasce negli anni trenta come una delle poche organizzazioni mutualistiche per i lavoratori e per questo motivo esposta all'ostracismo dall'AMA. Ha continuato a svolgere tale funzione nei decenni successivi in aperto contrasto con il sistema delle assicurazioni private. La managed care è stata introdotta negli anni Ottanta e Kaiser Permanente è rimasta una delle poche HMO non profit. Kaiser Permanente è, infine, l'unica HMO ad aver proposto un piano per l'assicurazione sanitaria universale, in California, lo Stato in cui si concentra il massimo numero dei suoi assistiti.
    Storia tragica e contraddittoria quella della sanità americana dove mentre il Presidente Bush (repubblicano) mette il veto a una legge bipartisan che cerca di allargare la copertura sanitaria agli otto milioni di bambini non assicurati, i Governatori (repubblicani) di Massachusetts e California lanciano un programma di copertura assicurativa universale in aperto contrasto con le intenzioni del governo federale.
    già.

 

 

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