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Discussione: Popoli e beoti

  1. #1
    Blut und Boden
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    Predefinito Popoli e beoti

    FREIHEIT FÜR SÜD-TIROL.
    We feel the same struggle in the Basque Country. Big states are killing small nations, physically and culturally. Our heart is with you.
    Fighting is the only way to survive.Don't pay any attention to those who say independence is impossible.Recent history in Europe says it can be done.
    joba

    Dal sito del movimento Süd-Tiroler Freiheit.

    http://suedtiroler-freiheit.com/content/view/80/1/

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  2. #2
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    Che nostalgia per il mondo nordico
    con il suo stringato argomentare
    e la fermezza per le idee espresse!
    Da lassù si percepisce quanto è foresto sbrodolino.

  3. #3
    Blut und Boden
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    Citazione Originariamente Scritto da Rotgaudo Visualizza Messaggio
    Che nostalgia per il mondo nordico
    con il suo stringato argomentare
    e la fermezza per le idee espresse!
    Da lassù si percepisce quanto è foresto sbrodolino.
    E quanto sono degradati i beoti di Padania.

  4. #4
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    solidarietà sempre ai SudTirolesi: loro sanno quello che vogliono e lo fanno
    i Padani invece non sanno più chi sono e buttano via il loro tempo a guardare il calcio ed l'isola dei teroni ...

    me sem cusciaa

  5. #5
    Blut und Boden
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    Predefinito Cosa vuol dire essere patrioti

    Deutsch uber alles
    II programma dell'assessore Hosp: "Nella scuola tedesca, solo canzoni tedesche, rime tedesche, poesie tedesche, fiabe tedesche, giochi tedeschi, libri tedeschi, ecc. ".

    E cosa vuol dire essere italiani (o mardani).

    Un'interrogazione di Eva Klotz. Una risposta dell'assessore all'istruzione. Ed è polemica. Il giornale di Arnold Tribus titola "Deutsch bleiben, fratelli", Fratelli, dobbiamo rimanere tedeschi.

    Tutto è incominciato in una scuola per l'infanzia di Silandro in Val Venosta. Più di cento bambini (esattamente 111), un quarto di famiglia mistilingue. Asilo tedesco. In occasione di una festa di paese, i bambini percorrono le viuzze del paese con una lanterna in mano e cantano canzoncine. La più famosa dice: "Io vado con la lanterna, /e la lanterna con me./ In ciclo brillano le stelle / e noi brilliamo quaggiù".

    Tutto rigorosamente in tedesco, salvo due versi; è su questo che Eva Klotz interroga la giunta, invocando il diritto alla lingua materna, e in successive interviste alla Rai, adducendo motivi pseudopedagogici a sostegno della sua opinione che nella scuola il bilinguismo non deve entrare.

    La pedagogia contemporanea ha dimostrato ampiamente che la maestra Klotz ha torto e che l'apprendimento precoce di una seconda e anche di una terza lingua migliora, anziché danneggiare, l'apprendimento della lingua materna. Ma tant'è: dalla simpatica sostenitrice dell'autodeterminazione e dell'Europa federale delle etnie pure non ci si può aspettare che cambi idea proprio nel periodo preelettorale.

    Ciò che gela il sangue - mi scusino i lettori per l'espressione forte, ma se continueranno a leggere penso che qualcuno di loro mi darà ragione - è la risposta dell'assessore all'istruzione. Egli comincia a scusarsi per esserne stato informato "solo a posteriori", lasciando capire che se l'avessero informato per tempo che i bambini sarebbero stati indotti a cantare due versi in italiano, sarebbe intervenuto. E infatti, più sotto, l'assessore dichiara che "L'ispettorato per la scuola materna è tenuto ad esaminare il caso in questione e a impedire che simili casi si ripetano in futuro".

    Quanto alle insegnanti, che evidentemente considera passibili di pene severissime, cerca di alleggerire la loro posizione sostenendo che, in base alle sue informazioni, solo i bambini mistilingui hanno cantato la parte in italiano.

    La scuola, a partire da quella per l'infanzia, il cui ultimo anno secondo il progetto di riforma Berlinguer dovrebbe diventare il primo dell'obbligo scolastico, non deve rispecchiare e far socializzare i bambini rispetto alla realtà esterna? Oppure il suo scopo è quello di addestrarli ad una realtà da creare ex-novo, di purezza etnica? Così e in altra forma le domande rivolte dai genitori, parecchi dei quali esterrefatti da questa vicenda.

    Arnold Tribus, in un suo bel commento ha scritto: "La teoria della Klotz nasconde un'idea orrenda e offensiva dei sudtirolesi. Noi sudtirolesi saremmo degli imbecilli, perché non siamo in grado di imparare ali 'asilo una strofa di un canto in italiano, senza averne danni al corpo e all'anima".

    La risposta di Bruno Hosp, a nome della giunta provinciale, tuttavia è quella che ha destato maggior indignazione.

    Nel testo, una paginetta scarsa, la parola tedesco appare 14 volte.

    Ecco il finale della risposta all'interrogazione, la cui prosa mi sembra degna di apparire accanto ai vaneggiamenti sulla superiorità della razza tedesca che si trovano nel libro del suo collega di partito Franz Pahl ("Tiroler Einheit jetzt"): "Al fine di rispettare il principio della lingua madre nelle scuole per l'infanzia anche nella scuola per l'infanzia di lingua tedesca di Silandro si continuerà per principio a trattare soltanto canzoni tedesche, rime tedesche, versi tedeschi, poesie tedesche, storie tedesche, fiabe tedesche, giochi con le dita e di gruppo tedeschi, teatrini tedeschi, libri illustrati tedeschi, ecc.".

    Che cosa pensano i miei lettori? Ha ragione chi trema al pensiero che questa politica cieca e miope, che considera un delitto che in una scuola che ha un quarto di bambini mistilingui si pronuncino dieci parole di lingua italiana, prepari un futuro di tensione e conflitto?

    Per fortuna la gente non sembra prendere alla lettera le istruzioni dei loro governanti. Lo dimostra il caso di Gerda Weissensteiner, la sportiva che ha respinto con freddezza e decisione il tentativo di trasformarla in una bandiera dell'odio anti-italiano.

    Ma non si può nascondere la preoccupazione di un uso strumentale della scuola, che in mano a personaggi di questo spessore rischia di diventare il mezzo per costruire una società di gruppi chiusi e non comunicanti, di persone educate all'estraneità, incapaci di comprendersi per mancanza di conoscenze ed esperienze comuni, e destinate inevitabilmente fra una generazione o due ad entrare in conflitto.


    Alessandra Zendron

    http://www.questotrentino.it/98/04/Sudtirolo4_98.htm

  6. #6
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    Quando Eva Klotz disse “no” a Magnago e a Bossi
    Temi correlati
    Eva Klotz
    Entra in politica dopo la morte del padre. Nel 1983 lascia la Svp e approda in Consiglio con l’Heimatbund. Testarda, dura e solitaria, storia di una donna che non ama i compromessi
    di Luca Fregona
    BOLZANO. Fuori dall'Union, pronta per l'ennesima sfida della sua vita. Eva Klotz non ha paura di niente. Nel 1983 ha lasciato la Svp sbattendo la porta. Ha litigato con tutti i mostri sacri, da Magnago a Benedikter, da Riz a Volgger. Figuriamoci se china il capo davanti ad un "qualunque" Andreas Pöder. «Un arrivista - dice fredda - che mi ha pugnalato alle spalle». Lei lo ha creato dal niente. Lui l'ha tradita. Eva è delusa, ma sa controllarsi molto bene. Al congresso è stata una leonessa. Ha combattuto. Ha parlato di valori, di Heimat, ha toccato le emozioni. Ha scaldato la platea. Ha portato molti indecisi dalla sua parte. «Non come Pöder, che pensa solo agli affari suoi. Si è dimenticato da dove veniamo, la nostra storia».

    La lunga treccia corvina, oggi velata qua e là di bianco, è in ordine, portata, come sempre, sulla sinistra. Look sobrio. Gonna e camicetta. Pochi fronzoli per la pasionaria. A 56 anni lascia la sua creatura, l'Union. «Si ricomincia sempre daccapo - sospira -, solo il buon dio sa come andrà a finire». La sconfitta brucia, ma se ne fa una ragione. «E' solo una nuova sfida. Come quando, due anni fa, mi sono candidata a sindaco di Bolzano». Già, Bolzano, la città italiana, la piazza più ostile all'Union. «Ma ci credevo. Quando faccio una cosa, mi butto fino in fondo». Per la Klotz il personale è politico. Alle comunali del 2005, come capolista, mette il marito Hans Bachmann. Un'imposizione che nel partito non è piaciuta. «Hans - taglia corto - fa politica per me, per amore. Chi sposa Eva Klotz, sposa la causa». Un amore maturo, sbocciato dopo il primo matrimonio (finito male) con un dentista della Transilvania. La politica è entrata presto nella vita di Eva Klotz. «La mia infanzia è stata segnata dalle vicende di mio padre».

    Georg Klotz, il "martellatore" della Val Passiria, terrorista per lo Stato italiano, partigiano per i sudtirolesi, morto in "esilio" in Austria nel 1976. «Quando morì avevo 24 anni. Quel giorno decisi che avrei preso il suo posto. Così ho cominciato a far politica». Eva aderisce all'Heimatbund. Nel 1980 viene eletta in consiglio comunale a Bolzano. Con la Svp. «Da indipendente. L'unica donna in un gruppo di 11 uomini». E' la seconda per numero di preferenze. Ma il rapporto con la Volkspartei è conflittuale. Troppi compromessi. Lei vuole il referendum sulla autodeterminazione, non le vanno giù gli inciuci, il partito degli affari. E' convinta che la Svp stia tradendo l'Heimat e la memoria di uomini come suo padre. Magnago non usa mezzi termini: «Eva è una donna impossibile, vuol sempre avere l'ultima parola...». Lei risponde dura: «Silvius è un antifemminista, detesta tutte le donne che fanno vera politica, ma lo rispetto perché almeno non ha mai rubato». Morale: nel 1983 si candida per il consiglio provinciale. Ma con l'Heimatbund. E ci entra sparata: 3.500 preferenze. Il primo giorno si presenta con i capelli raccolti a crocchia e il dirndl. E' un trionfo. Nasce il mito mediatico della "pasionaria". Della "dura e pura".



    Nel 1989 fonda l'Union, punto di riferimento di chi sogna il ritorno all'Austria. La Klotz trova appoggi nei circoli della destra tedesca, raccoglie simpatie tra gli Schützen. Alla metà degli anni Novanta ha un breve flirt con la Lega Nord. Ma poi manda al diavolo anche Bossi. Succede a Venezia, quando il senatur bendice l'ampolla del Po e dice che l'Alto Adige fa parte della Padania. Lei fa cenno di no con il dito, e se ne va. «Questo - sussura ai suoi - non ha capito niente». Testarda, non abbandona mai il sogno di un referendum per la riannessione alla Vaterland. Si batte contro il bilinguismo precoce, la toponomastica italiana, i "relitti fascisti". Considera l'Italia una "nazione imperialista". «Per questo - proclama - non sposerò mai un italiano». Il famoso manifesto dell'Italia-cesso che le ha procurato un rinvio a giudizio per vilipendio dello Stato, è farina del suo sacco. Ma è capace anche di autoironia e di allacciare amicizie imprevedibili. Come quella con il «fascistone» Ruggero Benussi, il consigliere del Msi scomparso nel 2004, ex repubblichino e legionario della Decima mas. Fecero comunella sui banchi del consiglio. Quando Benussi si ritirò dalla politica, lei per ricordo gli regalò una ciocca di capelli.
    Oggi precisa di "non odiare gli italiani". «Io faccio solo una battaglia per la tutela di dritti fondamentali del mio popolo». E ancora: «Alle elementari la mia maestra era un'italiana, le volevo molto bene. Un giorno volli farle un regalo, andai da mio padre, glielo dissi, e lui mi diede i soldi, sebbene fossimo poverissimi. Questo per dire che la nostra non è una battaglia contro le persone». Negli ultimi anni Eva ha accentuato la critica al "sistema Svp". «C'è un gravissimo deficit di democrazia. E' diventato il partito degli affari». Una linea che ha pagato. Alle provinciali del 2003, l'Union fa 17 mila voti e sfiora il terzo consigliere. Ma il successo dà alla testa, il partito si spacca. Una lotta pubblica e privata che - sabato - ha portato Eva a sbattere la porta. Per l'ennesima volta.
    (06 giugno 2007)

    http://altoadige.repubblica.it/detta...ossi/1317165/2

  7. #7
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    Ora il governatore di Bolzano vuole fare la «polizia etnica»


    di Stefano Filippi - martedì 28 agosto 2007, 07:00 Stampa Dimensioni Versione PDF Invia ad un amico Vota1 2 3 4 5 Risultato
    La bionda deputata azzurra Michaela Biancofiore l’ha già chiamata la «polizia etnica». È l’ultimo pallino di Luis Durnwalder, potente presidente della Provincia autonoma di Bolzano sempre a caccia di nuove competenze che rafforzino l’autonomia da Roma. Durnwalder vuole che le forze di polizia in azione nel Sudtirolo parlino italiano e tedesco. Fin qui niente di particolare: il bilinguismo è un diritto delle valli altoatesine, sancito dallo statuto dell’autonomia soprattutto nei rapporti tra i cittadini e la pubblica amministrazione. Il problema è che selezionare un numero adeguato di poliziotti, carabinieri e finanzieri poliglotti è un’impresa molto ardua. Così il governatore sudtirolese ha chiesto che lo Stato promuova concorsi riservati alla popolazione locale. In caso contrario, Bolzano chiederà di non dipendere più da Roma per il reclutamento delle proprie forze di polizia. E Karl Zeller, deputato della Südtiroler Volkspartei, è pronto a presentare una proposta per reintrodurre l’arruolamento diretto nelle forze dell’ordine.

    La polemica è nell’aria da qualche giorno. Era stata sollevata dalla «pasionaria» sudtirolese Eva Klotz, scandalizzata da un episodio capitato la scorsa settimana: alcuni giovani sarebbero stati «umiliati» da due carabinieri che avevano fermato la loro auto in una località della Val Pusteria e si erano rivolti loro in italiano, perché «qui siamo in Italia e si parla italiano». Il quotidiano in lingua tedesca Dolomiten ha subito cavalcato la protesta pretendendo «sanzioni severe» per la pattuglia di militari: il bilinguismo negato sarebbe una vera emergenza nella provincia di Bolzano e Durnwalder dovrebbe essere più rigoroso nel difendere i diritti della minoranza linguistica.

    Il governatore si è schierato con l’«ala dura» tedesca e ha scritto una lettera dettagliata al ministro dell’Interno, Giuliano Amato, sottolineando che «tra le forze dell’ordine ci sono sempre meno altoatesini» ed esigendo che le prossime forze di polizia siano reclutate attraverso concorsi riservati ai residenti in Alto Adige, in grado di esprimersi nelle lingue ufficiali. «Altrimenti - ha detto ieri il “kaiser” del Sudtirolo nell’incontro con la stampa di ogni lunedì - non ci resterà che chiedere la competenza sulla polizia per la provincia autonoma». Il governatore ha aggiunto di essere pronto ad assumersi altre competenze ancora, sottraendole a Roma: sulle poste, sulla Rai, sul personale della giustizia. Così si potrà rispettare il patto di stabilità per il quale «l’Alto Adige non è disposto alla decurtazione dei trasferimenti finanziari da Roma a Bolzano».


    In questo modo, sull’onda della popolarità per il recente licenziamento di cinque dipendenti provinciali fannulloni, l’abile Durnwalder centra due obiettivi. Da un lato, in vista delle elezioni provinciali del 2008, mantiene buoni rapporti con la destra tedesca della Klotz e dell’Union fur Südtirol; dall’altro non allenta la presa sul governo centrale, che non può permettersi di perdere i voti dei parlamentari della Südtiroler Volkspartei: e come è già successo, ogni voto di fiducia si traduce in sempre nuove concessioni per la Provincia di Bolzano. Questa volta, il «kaiser» vuole il suo esercito come accade per esempio in Germania, Austria e Stati Uniti, dove accanto alla polizia federale c’è anche una polizia regionale.
    La questione però è molto spinosa. Mai prima d’ora la Svp aveva avuto tanto potere in Parlamento, tuttavia l’Italia non è uno Stato federale e non può perdere il controllo di un’intera provincia. Ma l’uscita del Landeshauptmann avviene in una fase di tensione, in cui - dal confinante Veneto fino a Roma - cresce l’onda di malcontento contro i privilegi dell’Alto Adige soprattutto in materia di tasse e opere pubbliche. E questa volta le critiche più pesanti contro il progetto di polizia sudtirolese vengono proprio dall’interno del centrosinistra che governa la provincia autonoma assieme alla Svp. Luisa Gnecchi, vicepresidente diessina della giunta provinciale, ha detto che «se il problema è la conoscenza della lingua, allora organizziamo corsi gratuiti per tutti i dipendenti pubblici». Per il sindaco di Bolzano, Luigi Spagnolli (vicino alla Margherita), quello del bilinguismo è un «falso problema»: «Alle forze dell’ordine chiediamo di garantire la sicurezza dei cittadini, il fine è quello, non altri».

    di Stefano Filippi - martedì 28 agosto 2007

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=201957&START=0&2col=

  8. #8
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    Lettera dell'indipendentista alle Tv di Germania e Austria Eva Klotz: «Atleti sudtirolesi, non italiani» È consigliera della Provincia di Bolzano. Ma i campioni altoatesini portano senza problemi il tricolore e cantano l'inno di Mameli


    Eva Klotz (da Unionfs.com)
    BOLZANO - «I nostri atleti non sono italiani». È l'opinione della pasionaria del Sudtirolo, nonché consigliere della Provincia di Bolzano, Eva Klotz, che ha mandato una lettera di precisazioni alle redazioni sportive delle televisioni austriaca Örf e tedesche Zdf e Ard. Durante le gare dei mondiali di sci alpino di Åre (Svezia) e quelle di biathlon ad Anterselva-Antholz (Italia), secondo la Klotz i commentatori sportivi non devono indicare come italiani gli atleti altoatesini, bensì sudtirolesi. Richiesta che, in parte, i commentatori televisivi durante le dirette hanno cominciato a seguire. La 55enne di S.Leonardo in Passiria, che dal 1983 siede in Consiglio provinciale, non è nuova a queste uscite: «Un Sudtirolo completamente libero dall'Italia», chiedeva la Klotz qualche mese fa precisando che la battaglia del suo partito (Union für Südtirol) è sempre ancora quella di «impegnarsi per arrivare a un referendum per avere un futuro del Sudtirolo senza Italia, indipendente. Si può essere amici ma senza dovere rispondere a regole altrui. Amici ma padroni in casa propria», proclama la leader del partito che ha due consiglieri provinciali a Bolzano.
    MA GLI ATLETI CANTANO L'INNO DI MAMELI - A differenza di molti politici, gli atleti altoatesini si sentono italiani; lo ha dimostrato la ventenne pattinatrice Carolina Kostner, di Ortisei in val Gardena, qualche giorno fa quando ha vinto la medadlia d'oro agli Europei di figura a Varsavia. Una vittoria italiana, ha tenuto a dire la pattinatrice, forte della sua prova storica. «Io sono italiana e lo sento dal cuore», ha detto la ragazza di madrelingua ladina. «Lo si è anche visto mentre cantavo l'inno sul podio e si è visto un anno fa quando ho sfilato con orgoglio alle Olimpiadi di Torino portando il tricolore», è stata la risposta anche al senatore a vita Francesco Cossiga, che aveva definito la Kostner «ragazza di nazionalità tedesca della minoranza del sud Tirolo di cittadinanza italiana». È successo anche per l'ultimo oro, quello nel SuperG a Åre dell'altoatesino Patrick Staudacher di Allriss, sotto il Brennero: «Tutti in famiglia hanno nomi tedeschi», ha detto lo sciatore, così come Waltraud la madre ed Hermann il padre. La fidanzata si chiama Bettina, e parlerà tedesco anche il figlio che nascerà in estate. «Ma l'oro l'ho vinto per l'Italia», ha precisato l'atleta azzurro.
    Elmar Burchia
    09 febbraio 2007

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...09/klotz.shtml

  9. #9
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    Dott.ssa Eva Klotz
    (SÜD-TIROLER FREIHEIT - Freies Bündnis für Tirol)



    Nata il 4 giugno 1951 a Valtina (S. Leonardo in Passiria), residente a Bolzano, coniugata. Laureata in Storia e Filosofia. Insegnante. Inizio dell´attivitá politica nel 1976 nel direttivo del Südtiroler Heimatbund. In Consiglio comunale a Bolzano dal 1980 al 1983.
    Capogruppo della propria formazione politica. In Consiglio provinciale dal 1983. Rieletta nelle elezioni 2003 con 15.344 preferenze.



    Indirizzo: Gruppo consiliare
    SÜD-TIROLER FREIHEIT - Freies Bündnis für Tirol
    Via Alto Adige 13
    39100 Bolzano

    tel. 0471 981 064
    fax 0471 979 251

    e-mail: [email protected]

    Internet: www.suedtiroler-freiheit.com

    http://www.consiglio-bz.org/it/Klotz.htm

  10. #10
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    Danke liebe Eva.

 

 

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