S. Francesco muore il 4 ottobre 1226. Muore con la consapevolezza della sempre maggiore decadenza dell'Ordine rispetto ai principi originari e con la consueta, ribadita fino alla fine distanza rispetto alla Chiesa cattolica.
L'impulso francescano conserva però ancora oggi un valore rivoluzionario: questo è da cogliere nella perseverante volontà francescana di stare, di appartenere totalmente alla parte più povera e disprezzata della società, cogliendo forze luminose di santità e spiritualità proprio in zone sociali o umane solitamente rifiutate da tutti. La prassi francescana, veramente inusuale nel contesto in cui il Santo e i suoi frati operano, di sperimentare il Cristo nel lebbroso, nel povero, nel malato, è decisamente rivoluzionaria. Lo era ieri, lo è anche oggi, considerato il materialismo fisio-psichico e psicanalitico che sta brutalizzando l'umanità conducendola ad un livello sub-animale, mancando nell'uomo atttuale, in buona parte dei casi, quella purezza che l'animale possiede. Umanità separata, scissa dalla sorgente spirituale che ritiene astrattamente inconcepibile un'esperienza di unificazione spirituale tra anime come è quella praticata da Francesco ed i primi fraticelli.
Ai tempi della sua conversione, infatti, Francesco lavora nei lebbrosari.
Lo stile francescano, contrassegnato dalla volontà di percepire il volto redentore del Cristo-Logos nel malato, nell'emarginato, nel più povero tra i poveri, diverrà il sigillo stesso del francescanesimo.
La comunità francescana è, come ci dice lo stesso Francesco, un piccolo "gregge" mandato da Dio, non vi sono in essa pastori del gregge. La comunità non chiede alcun privilegio alla Curia, manterrà anzi, fino alla presenza del Santo, un altezzoso e fiero distacco dalla stessa. I Francescani (i primi, dobbiamo specificare, considerata la successiva ed immediata decadenza dell'Ordine in seguito alla morte di Francesco) vivono il loro impeto spirituale in modo differente rispetto non solo ai sacerdoti ma anche ai monaci. Monaci e sacerdoti sperimentano l'impegno religioso, solitamente, entro il fermo confine del chiostro; viceversa, i Francescani vogliono santificare e cristificare tutta la società, in particolare quelle sfere della stessa ove domina la malattia, la povertà, la disperazione. Il significato spirituale e politico, ad un tempo, della decisione di Francesco è ben chiaro. Nel sesto cap. della "Regola non bollata" Egli infatti prescrive: "Nessuno dei frati sia chiamato priore, ma tutti siano semplicemente chiamati frati minori". L'essere "minore", come vuole peraltro il Vangelo, significa, per Francesco, realizzare compiutamente quel processo di comunione spirituale con i malati ed i disederati vivendo attivamente la loro stessa vita di emnarginazione.
Francesco impone ai frati l'obbligo del lavoro manuale, ma al tempo stesso, impedisce a chiunque di loro di svolgere l'attività di mercante. Qui entriamo nel cuore della rivoluzione spiritualistica francescana, che, giustamente, il filosofo Giovanni Gentile, considera immanentistica, non dogmatica, non confessionale. Anzi, per essere più precisi, antidogmatica!
La rivoluzione francescana esalta il lavoro manuale come atto spirituale dell'Io. Il carattere precipuo del francescanesimo è così da vedere in una visione del mondo spiritualistica che si fa prassi radicalmente antimaterialistica, antieconomicistica, antiborghese. Il dato economico è annullato, deve essere azzerato dall'atto spirituale attivo del lavoratore. La logica di mercato, per ssere ancor più attuali, è abbattuta alla radice. Il concetto di gioia spirituale, assai caro a Francesco, è da cercare nell'identità tra atto spirituale e vita mondana. Il frate deve infatti vivificare, attuare lo Spirito entro il mondo materiale. Il misticismo attivo dell'Io è dunque l'essenza che compenetra, dal lavoro alla preghiera, tutta la vita della comunità francescana.
Porsi sulla linea della rivoluzione spiritualistica di Francesco significa oggi vedere anzitutto nello "spirito capitalistico", nell'aspirazione ossessiva all'oro ed al denaro che caraterizza la vita di tutto l'Occidente e di larghissima parte dell'universo intero, l'antitesi della autentica e gioiosa vita spirituale che, fondata sulla mistica e sull'ascesi del sacrificio, edifica ed innalza l'umano verso il sovraumano.
Infine, è doveroso, per certi versi, vedere una continuità con la rivoluzione spiritualistica francescana nell'istituto Ricostruzione-Redenzione fondato dal Comanadante della Muti Franco Colombo. Con la Muti, con la schiera sacrificale ed eroica degli arditi della Muti, il Fascismo si affermò finalmente come l'unico movimento contemporaneo (almeno fino ad oggi) capace di portare i diseredati, gli emarginati, i "galeotti" ad un livello moralmente e socialmente centrale. Fu compiuta e definitiva la stessa Rivoluzione Fascista come rivoluzione spiritualistica.
Significativo che ciò sia stato realizzato in Italia. Nell'Italia della guerra civile antifascista, per di più, voluta dalle centrali plutocratiche occidentali.
L'Italia, infatti, come ci ricorda il Duce, fu la Nazione che dette , con S. Francesco, "il più Santo dei santi al cristianesimo e all'umanità".
Spiritualità Francescana
La Regula bollata da Onorio III nel 1223 stravolse il senso della primitiva comunità francescana; a parte l’eliminazione di qualsiasi divieto alimentare, la concessione di possedere libri e di fare elemosina (indispensabile alla Chiesa per secolarizzare l’Ordine e renderlo potente), il nuovo Ordine dei Frati Minori perde la connotazione di movimento elitario.
Francesco intendeva fondare una comunità di eletti non sottomessi al potere temporale del Clero, liberi nei loro spostamenti e capaci attraverso la predicazione di convertire al Vangelo in un modo diverso rispetto a quello dei sacerdoti.
Essendo stato incoronato Francesco Alter Christus con l’impressione delle stimmate e l’apparizione di Arles, solo chi si fosse convertito alla sua Regula avrebbe avuto il diritto di chiamarsi ‘cristiano’.
Sono le tracce di un fondamentalismo religioso che la tradizione canonica ha eliminato per diffondere un’immagine conciliante e pastorale di Francesco.
L’Ordine doveva avere una connotazione antidemocratica, essendo stato concepito da Francesco in modo individualista, come comunità di asceti.
Per farne parte era indispensabile avere una spiccata personalità e una convinzione nei Vangeli che non poteva essere legata a insegnamenti paternalistici.
Tutto nell’Ordine rispondeva ad azioni individuali, dalla conversione alla predicazione, fino alla professione da esercitare.
Per questo il fenomeno del Francescanesimo ha tradito le intenzioni di San Francesco. Scomparsa l’idea di una comunità separata dalla società e indipendente da essa, l’Ordine dei Frati Minori diventerà una cassa di risonanza usata dalle classi più agiate per esprimere la propria ricchezza e il principale strumento di controllo della Chiesa sulla società.
Il dinamismo dell’ordine francescano, che si esprimeva in un contatto diretto con i fedeli, sarà utile alla Chiesa per la sua caratteristica itinerante.
Rimanendo stabilmente a Roma, il papa non avrebbe mai potuto mantenere il controllo sulle coscienze senza due tentacoli efficientissimi come gli ordini Domenicani e Francescani (l’uno colto e dottrinale, l’altro umile e pragmatico).
"Il più italiano dei santi, il più santo degli italiani". M
Centro Studi Franco Colombo
Enclave Italiana
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