La sinistra deve ripartire dal Berlusconi del “93
Milano. “Il Partito democratico, il centrosinistra, ha davanti un’occasione da raccogliere che può essere l’ultima. Dobbiamo ripartire dal Berlusconi del ’93”.
Presidente, le hanno dato di “neoleghista” solo per avere parlato di legalità e sicurezza: se nella sua coalizione la sentono evocare addirittura Berlusconi…
“Non dico di fare come Berlusconi. Anzi, dico che poi la Cdl non ha mantenuto le sue promesse, le ha tradite. Ma dico che nel 1993 Berlusconi vinse perché propose la modernizzazione, diede la speranza di un rapporto diverso con la politica. Quelle istanze sono rimaste, non solo al nord, ma in tutta Italia. E da quelle istanze tradite, da quel potenziale, dobbiamo ripartire”.
Filippo Penati, presidente diessino della provincia di Milano, è l’unico amministratore di peso che la sinistra abbia conservato sulla piazza lombarda. Sa di avere una chance, e intende giocarsela. Naturalmente, sa anche di avere le elezioni nel 2009 e di poterle perdere, se il Partito democratico non sarà quello che deve essere.
Solo tre giorni fa la sua giunta sembrava sull’orlo della crisi, con un assessore del Prc, Sandro Barzaghi, che si era visto revocare le deleghe dopo le sue prese di posizione sui temi della sicurezza, antitetiche alle scelte di giunta. Poi Penati ha ottenuto le sue scuse, hanno firmato una pace armata.
Non sarebbe meglio andare a votare in anticipo, nel 2008, e magari sfruttare la novità del Pd, invece di logorarsi con una maggioranza così?
“Non ci sono le condizioni – risponde Penati - ma io la settimana prossima presenterò un documento programmatico di fine legislatura. E andrà attuato”.
Altrimenti?
“Altrimenti ci vuole chiarezza. Ho detto che non ci sono maggioranze alternative. Ma ci sarà un accordo di programma, e quello andrà rispettato”.
Altrimenti, non solo Penati rischia di perderle, le elezioni, ma perderebbe quell’idea di centrosinistra lombardo cui tiene molto, e che ha ribadito in un documento presentato lunedì, in appoggio alla lista Veltroni alle primarie:
“Ci sono due temi specificamente lombardi. Il primo che il Pd deve avere un netto profilo riformista: sul fisco, la sicurezza, ma anche la nuova insicurezza del ceto medio, che qui si sente molto. E poi l’autonomia: serve un partito, lo ha detto anche Veltroni, radicato sul territorio, in una logica federale”.
L’alternativa è restare lontani dall’elettorato, e fuori dal governo, come qui capita da quindici anni.
“Ha ragione Fassino quando pone il problema delle alleanze. Bisogna essere aperti nei confronti di quei settori del centrodestra sensibili al tema dell’innovazione; se nella Cdl accadesse qualcosa di simile a quello che stiamo facendo noi, se ci fosse una Csu alla bavarese, sarebbe giusto guardarla con attenzione. E sarebbe giusto che il Pd in Lombardia partisse da un progetto politico sulla Lombardia”.
“Liberarsi dalla tentazione dell’avanguardia”
Però lei aveva provato a fare una lista per le primarie con i governatori del nord, con questo profilo, e l’hanno stoppata. Adesso sostiene il listone di Veltroni. Ma nella sinistra riformista, quella cui è legato, ci sono stati mugugni. Perché non provarci con Letta, con un più profilo più liberal?
“Non c’è stata ingerenza, le tensioni sono inevitabili quando devi definire degli assetti regionali. Ma il Pd ha un’ambizione maggioritaria, bisogna liberarsi dalla tentazione tipica del riformismo di voler fare l’avanguardia, di tenere la fiaccola della testimonianza e poi essere sempre in minoranza”.
Ma il centrismo di Veltroni non è un po’ poco? Facciamo solo l’esempio Malpensa: poi i voti li perde lei.
“Quando parlo di autonomia non dico difesa di interessi solo locali. Ma un modo di ragionare partendo dal territorio, che vogliamo diventi il modo di pensare di tutti. Il problema non è riprodurre una posizione difensiva, quella sì ‘leghista’”.
Ma di “leghista” le hanno dato.
“Sono soddisfatto che alcuni temi siano entrati nel dibattito del Pd. Non possiamo nasconderci che ci serve una nuova cultura politica.
Cultura politica vecchia è stato, dopo la sconfitta dello scorso anno, stare ad accusare l’elettore lombardo di essere avido ed evasore.
Cultura politica nuova è iniziare a parlare di fisco non solo come redistribuzione, ma anche come molla per la crescita.
E parlare di merito per i giovani, e di insicurezze cui rispondere. Queste erano le speranze suscitate da Berlusconi nel ’93. Ma poi loro hanno mollato”.
Penati invece spera di no.
www.ilfoglio.it del 14 09 07 pg 1
saluti




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