WERDER BREMA
L'Europa che ci aspetta: Werder Brema orfano di Klose, Diego non basta La squadra biancoverde, ceduto al Bayern il suo uomo migliore, ricomincia con ambizioni minori.
L’evocazione da parte dei tifosi del Bremen Land del fantasma di Miroslav Klose nella pochezza dell’attacco attuale e il paragone tracciato da Thomas Schaaf tra la nascita di questa nuova squadra e l’inizio della decadenza della seconda metà degli Anni Novanta descrivono una crescente preoccupazione da parte della gente sulle rive del Weser per la mancanza di riscontri effettivi da parte della dirigenza, presieduta da Jurgen Born.
Klose, bomber del Werder dal 2004 al 2007, aveva ricondotto con i suoi cinquanta gol in tre anni la città sulla ribalta sportiva tedesca, esattamente come era accaduto a Rudi Völler a metà degli Ottanta o a Mario Basler agli inizi del decennio successivo. Ora il rischio è quello di tornare nell’anonimato, visto il rafforzamento delle altre - Bayern in primis - e l’indebolimento proprio. Ma una città come Brema non può stare ai margini, non può rimanere a guardare ed un certo nervosismo si incomincia in realtà a percepire.
La partenza di questa stagione non è stata, a dire il vero, malvagia: l’ottenuta qualificazione ai gironi di Champions League a scapito di una coriacea Dinamo Zagabria ha riportato un certo entusiasmo, ma lo zero a quattro rimediato al Weserstadion alla seconda giornata proprio dai rivali bavaresi pesa come un macigno sul futuro ed ha sollevato mille dubbi e più di una protesta fra i tifosi. E’ proprio il reparto avanzato della formazione biancoverde quello che più preoccupa. A parte il neoacquisto Sanogo, partito discretamente, gli altri componenti dell’attacco sono in preda a nuovi acciacchi ed antiche paure e, come sempre, è stato il brasiliano Diego a prendere per mano la squadra nel preliminare di coppa dei campioni e nell’avvio di Bundesliga. Ma il talento di Ribeirao Preto, che si sta pian piano trasformando in fuoriclasse, orfano dell’unico giocatore della squadra che parlasse la sua stessa lingua calcistica si sta lentamente trasformando in un predicatore nel vuoto, perché davvero poco è stato fatto per mantenersi sull’ottimo livello delle passate stagioni.
In Germania basta un niente e da un anno all’altro si può fare un capitombolo di dieci posizioni in classifica. La competitività negli anni si è alzata moltissimo ed alle grandi storiche si è affiancata tutta una truppa di squadre emergenti che poco spazio lasciano al margine d’errore altrui. Sbagli un anno e ti ritrovi in retrovia a ricominciare daccapo e senza i milioni che entrano grazie alle coppe europee. L’Europa, appunto. Qui, forse, la più grande leggerezza estiva della dirigenza biancoverde. Perdere uno come Klose, senza rimpiazzarlo, significa azzerare le proprie velleità nella massima competizione continentale, perché ai gironi il Werder entra con merito, sebbene una sudata colossale sia stata necessaria per eliminare i croati della Dinamo Zagabria, ma per restarci quanto? Nel girone i tedeschi accedono come terza, forse addirittura, quarta forza in campo. Il Real Madrid è di un altro pianeta - lo è sempre stato e sempre lo resterà, per il calcio tedesco in genere - ma anche la Lazio presenta un organico quantitativamente, ma soprattutto qualitativamente assai superiore. Così come, probabilmente, anche l’Olympiakos Pireo.
Dato per assodato che in Germania il Bayern Monaco non avrà rivali, dato per scontato che la via europea sarà ben breve, che dimensione potrà mai avere questa stagione per una squadra orfana del suo campione? Grigia, come il cielo di Brema, come il gioco espresso in questo avvio di stagione e con un grande rischio dietro l’angolo: quello che anche il talento cristallino di Diego si frustri e che il fuoriclasse brasiliano si deprima, con la logica conseguenza di fare anche lui i bagagli a fine stagione. Lui da solo non può bastare, tanto vale far su un’altra barcata di milioni: perché questa è la strada tracciata dalla cessione di Klose. I bei tempi, sulla riva del Weser, sembrano finiti.
Matteo Asquasciati
LA ROSA DEL SV WERDER BREMEN 2007-2008
PORTIERI: Tim Wiese (1981), Christian Vander (1980), Nico Pellatz (1986)
Finita l’era Reinke, con un Wiese ormai da tempo titolare affermato, si è deciso di dare fiducia come dodicesimo a Vander e di investire sul futuro, acquistando dall’Hertha Berlino il ventenne promettentissimo Pellatz. Wiese, ex estremo difensore dell’Under 21 tedesca, è in ogni caso una sicurezza, fortissimo tra i pali, buono anche in uscita. VOTO 6,5
DIFENSORI: Petri Pasanen (1980), Ronaldo Aparecido Rodrigues “Naldo” (1982), Clemens Fritz (1980), Duško Tošić (1985), Per Mertesacker (1984), Pierre Nlend Womé (1979), Patrick Owomoyela (1979), Leon Hougaard Andreasen (1983), Sebastian Boenisch (1987)
Rientrato dal prestito a Magonza il danese Andreasen, l’unico innesto di rilievo è il terzino sinistro della nazionale serba Tošić, acquistato dal Sochaux. Naldo e Pasanen sono una coppia centrale collaudata, forti di testa ed abili negli inserimenti offensivi. Il brasiliano, poi, è dotato di un destro che sui calci piazzati fa paura. Mertesacker - cercato in estate da mezza Europa - è un difensore universale, forse i rincalzi non sono del tutto all’altezza della situazione, anche se l’acquisto del nazionale Under 21 Sebastian Boenisch all’ultimo secondo del mercato può dare a Schaaf un’alternativa di valore in più. Voto 6,5
CENTROCAMPISTI: Frank Baumann (1975), Jurica Vranješ (1980), Diego Ribas da Cunha (1985), Daniel Jensen (1979), Torsten Frings (1976), Tim Borowski (1980), Carlos Alberto Gomes de Jesus (1984), Kevin Artmann (1986), Amaury Bischoff (1987), Peter Niemeyer (1983)
Il reparto più completo della squadra. Due pedine inamovibili della nazionale tedesca come Frings e Borowski, uno come Baumann che lo è stato sino a due anni fa. Tre mastini che garantiscono la quantità necessaria a supportare l’estro, il genio di Diego, maturato da quando è in Germania, al punto che le sue famose pause sono ormai solamente un ricordo. Vranješ e Jensen sono ottimi comprimari, mentre Carlos Alberto è una scommessa: quando arrivò ad Oporto lo dipingevano come un fenomeno, ma forse non era ancora pronto per l’Europa. Vedremo se l’aria di Brema rivitalizzerà anche lui, come già accaduto con il connazionale Diego. Voto 7
ATTACCANTI: Markus Rosenberg (1982), Aaron Hunt (1986), Ivan Klasnić (1980), Boubacar Sanogo (1982), Hugo Miguel Pereira de Almeida (1984), Kevin Schindler (1988), Martin Harnik (1987)
La cessione di Klose indebolisce irrimediabilmente il reparto offensivo dei biancoverdi, l’arrivo dall’Amburgo dell’ivoriano Boubacar Sanogo non può certo compensare la perdita. E’ un discreto giocatore, certamente non un bomber. E dal momento che anche Rosenberg e Hugo Almeida non sono tipi da doppia cifra, bisognerà valutare la verve da goleador di un Klasnić che i suoi gol li ha sempre fatti, ma senza mai eccellere. VOTO 5
LA PROBABILE FORMAZIONE (4-4-2): Wiese; Mertesacker, Pasanen, Naldo, Tošić; Frings, Borowski, Diego, Baumann; Almeida, Sanogo (Klasnić). ALLENATORE: Thomas Schaaf.




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