Voglio sperare che soprattutto ora,dopo la sentenza della Corte Costituzionale,i sardi sappiano reagire uniti.Non si tratta di contestare la sentenza dell'Alta Corte,sentenza che era scontata in questa situazione dove l'interpretazione corrente sia dell'art.5 sia dell'art.138 è tutto dentro la concezione centralista dello Stato ottocentesco.
In Italia,infatti,non è andata avanti la seconda vera riforma della Costituzione in senso federale,pur essendo fortemente presente nel Paese una posizione di pensiero e azione federalista che vede in Cattaneo,nello stesso Mazzini,in Bellieni e nel primo Lussu giganti nel campo federalista.
In Italia il regionalismo più spinto si è fermato alle Regioni Autonome a Statuto Speciale ed ha avuto una involuzione nell'ultimo periodo quando la spinta alla
generalizzazione delle Regioni a Statuto Ordinario ha portato ad un finto decentramento di funzioni ,riuscito dal punto di vista amministrativo e burocratico,ma bloccato politicamente perchè i poteri reali e le risorse umane e materiali sono rimaste al Centro.
Il nostro ordinamento non è federale nè tantomeno federalista.Per questo la Riforma del titolo V della Costituzione e la Legge Costituzionale 2/2001 è rimasta prigioniera del decentramento puro e semplice,senza anima.
Ma nessuno può negare al popolo sardo il proprio diritto all'autodeterminazione
nè quello di Nazione se cresce la coscienza nei sardi che questi diritti vanno rivendicati ed esercitati in Europa e portati avanti anche giuridicamente dinanzi all'Alta Corte d i Giustizia Europea.
La strada giusta è questa.
Dobbiamo perciò riprendere a ragionare tra noi di Statuto e darci una Costituzione sarda aprendo fin da ora una stagione di dibattito e azione costituente
in mezzo alla gente,alla nostra gente,seza barriere ideologiche e false primogeniture.
Cerchiamo tra noi il minimo comune denominatore.Ci sono ormai in campo diverse proposte di Statuto.Discutiamo e mettiamo insieme le migliori energie intellettuali,di pensiero e azione.Forza paris sempre.