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  1. #1
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Predefinito Sovranità e Corte costituzionale

    COMUNICATO STAMPA DELL’ON. GIUSEPPE ATZERI
    del 5 NOVEMBRE 2007

    SOVRANITA’ E CORTE COSTITUZIONALE



    I sardisti devono ammettere di essere stati eversivi osando evocare una nuova e moderna visione della sovranità.
    La recente pronuncia della Corte costituzionale è ineccepibile sul piano tecnico-giuridico, perché è fedele interprete della cultura statalista antifederalista che permea la Costituzione e i partiti italiani.
    La bocciatura della Corte conferma che la strada verso il federalismo è ancora virtuale e la paura del leghismo è solo manifestazione di cattiva coscienza.
    Sono stati i sardisti a proporre di inserire nella legge sulla Consulta il riferimento alla sovranità, e perciò sono addirittura accusati di voler attribuire alla Sardegna privilegi fondati su base etnica e sulla nazionalità. Esigere tutele differenziate su base etnico-linguistica non è mai un privilegio, e nel nostro caso è un diritto fondamentale finora misconosciuto. A essere discriminati, alla fine, continuano ad essere i Sardi, che invece hanno il diritto naturale di aspirare a godere di quote di sovranità compatibili con gli assetti comunitari.
    E mentre il mondo va avanti, i muri cadono, e in Spagna ci sono codici civili differenziati, la Corte non trova di meglio, come pezza d’appoggio, che rievocare i vecchi dibattiti di sessant’anni fa all’Assemblea Costituente, dove il progetto federalista di Lussu fu affossato, per legittimare nel terzo millennio una cultura statalista di stampo ottocentesco.
    La verità è che, con colpevole ritardo storico, una Corte costituzionale di nomina centralistica persegue coerentemente la filosofia del Patto atlantico, e perciò evoca scenari indipendentistici e eversivi, e dimentica quanto sia cambiato nei decenni la stessa natura della sovranità.
    Si è scelta insomma una lettura formalistica e riduttiva della sovranità e di chi ha diritto ad esercitarla.
    A leggere il dispositivo della Corte sembra che noi non possiamo aspirare ad arrivare al federalismo a legislazione vigente.
    La Corte dimentica infatti che il processo di federalizzazione (come in Catalogna) può avvenire in assenza di modifiche costituzionali, purché si dia una lettura innovativa delle categorie giuridiche: nessuno potrebbe negare che la Catalogna goda di quote di sovranità assai marcate.
    In Italia invece resiste una cultura giuridica e politica appiattita su una interpretazione vecchia e logora dell’art. 5 della Costituzione (la Repubblica una e indivisibile), e si è persa una grande occasione per dimostrare il presunto tasso federalista millantato da molti partiti italiani.
    I sardisti sono responsabili, e perciò sanno bene che al federalismo e alla nuova indipendenza si arriva solo per vie parlamentari. Il punto di partenza è perciò l’asfittica autonomia in salsa italiana bocciata ormai dalla storia.
    Resta fermo, perciò, che la Corte costituzionale dovrà essere regionalizzata nella sua composizione per evitare che continui a interpretare in senso riduttivo la specialità e lo stesso ambito dell’autonomia a tutto vantaggio dello Stato.
    Ma se la parola sovranità fa così paura, allora occorre chiedersi cosa accadrebbe se la Sardegna rivendicasse i poteri che la Catalogna ha strappato ad un ordinamento, come quello spagnolo, di chiaro stampo regionalista.
    La trappola sottesa alla pronuncia della Corte è infatti doppia: non si vuole aprire lo spazio al federalismo differenziato. O tutte le Regioni o nessuna, dunque. Ma per lo statalismo la risposta è già data: a legislazione vigente nessuna Regione speciale potrà fare passi in avanti come nel modello spagnolo.
    Autonomia sì, ma non troppo.
    Specialità sì, ma non troppo.
    Popolo sardo sì, ma non troppo.
    Mentre il mondo va avanti verso assetti di ispirazione federalista, la cultura italiana è ormai provinciale. E il sardismo, ancora una volta, viene accusato di sostenere posizioni eretiche che però domani, con grave ritardo, saranno riconosciute da tutti come valide.


    On. Giuseppe Atzeri

  2. #2
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    Sono d'accordo col comunicato dell'on.Beppe Atzeri;ma vorrei osservare che la Catalogna davanti all'intervento durissimo della maggioranza del Parlamento Spagnolo che voleva cassare la parola "nazione" dal suo nuovo statuto ha reagito con una manifestazione grandiosa e unitaria di tutto il popolo,le Istituzioni,i partiti.le forze sociali ed i sindacati.
    In piazza a Barcellona c'erano circa 2 milioni di persona e tra esse moltissimi sardi che con Sardigna Natzione e CSS manifestavano con i fratelli della Catalogna libera e sovrana in Europa dentro Spagna federalista. Giacomo Meloni Segretario Naz.le della CSS

  3. #3
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    Predefinito Ed ora insieme riscriviamo lo Statuto sardo

    Voglio sperare che soprattutto ora,dopo la sentenza della Corte Costituzionale,i sardi sappiano reagire uniti.Non si tratta di contestare la sentenza dell'Alta Corte,sentenza che era scontata in questa situazione dove l'interpretazione corrente sia dell'art.5 sia dell'art.138 è tutto dentro la concezione centralista dello Stato ottocentesco.
    In Italia,infatti,non è andata avanti la seconda vera riforma della Costituzione in senso federale,pur essendo fortemente presente nel Paese una posizione di pensiero e azione federalista che vede in Cattaneo,nello stesso Mazzini,in Bellieni e nel primo Lussu giganti nel campo federalista.
    In Italia il regionalismo più spinto si è fermato alle Regioni Autonome a Statuto Speciale ed ha avuto una involuzione nell'ultimo periodo quando la spinta alla
    generalizzazione delle Regioni a Statuto Ordinario ha portato ad un finto decentramento di funzioni ,riuscito dal punto di vista amministrativo e burocratico,ma bloccato politicamente perchè i poteri reali e le risorse umane e materiali sono rimaste al Centro.
    Il nostro ordinamento non è federale nè tantomeno federalista.Per questo la Riforma del titolo V della Costituzione e la Legge Costituzionale 2/2001 è rimasta prigioniera del decentramento puro e semplice,senza anima.
    Ma nessuno può negare al popolo sardo il proprio diritto all'autodeterminazione
    nè quello di Nazione se cresce la coscienza nei sardi che questi diritti vanno rivendicati ed esercitati in Europa e portati avanti anche giuridicamente dinanzi all'Alta Corte d i Giustizia Europea.
    La strada giusta è questa.
    Dobbiamo perciò riprendere a ragionare tra noi di Statuto e darci una Costituzione sarda aprendo fin da ora una stagione di dibattito e azione costituente
    in mezzo alla gente,alla nostra gente,seza barriere ideologiche e false primogeniture.
    Cerchiamo tra noi il minimo comune denominatore.Ci sono ormai in campo diverse proposte di Statuto.Discutiamo e mettiamo insieme le migliori energie intellettuali,di pensiero e azione.Forza paris sempre.

    Giacomo Meloni Segretario Naz.le della Confederazione Sindacale sarda.

  4. #4
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    Voglio sperare che soprattutto ora,dopo la sentenza della Corte Costituzionale,i sardi sappiano reagire uniti.Non si tratta di contestare la sentenza dell'Alta Corte,sentenza che era scontata in questa situazione dove l'interpretazione corrente sia dell'art.5 sia dell'art.138 è tutto dentro la concezione centralista dello Stato ottocentesco.
    In Italia,infatti,non è andata avanti la seconda vera riforma della Costituzione in senso federale,pur essendo fortemente presente nel Paese una posizione di pensiero e azione federalista che vede in Cattaneo,nello stesso Mazzini,in Bellieni e nel primo Lussu giganti nel campo federalista.
    In Italia il regionalismo più spinto si è fermato alle Regioni Autonome a Statuto Speciale ed ha avuto una involuzione nell'ultimo periodo quando la spinta alla
    generalizzazione delle Regioni a Statuto Ordinario ha portato ad un finto decentramento di funzioni ,riuscito dal punto di vista amministrativo e burocratico,ma bloccato politicamente perchè i poteri reali e le risorse umane e materiali sono rimaste al Centro.
    Il nostro ordinamento non è federale nè tantomeno federalista.Per questo la Riforma del titolo V della Costituzione e la Legge Costituzionale 2/2001 è rimasta prigioniera del decentramento puro e semplice,senza anima.
    Ma nessuno può negare al popolo sardo il proprio diritto all'autodeterminazione
    nè quello di Nazione se cresce la coscienza nei sardi che questi diritti vanno rivendicati ed esercitati in Europa e portati avanti anche giuridicamente dinanzi all'Alta Corte d i Giustizia Europea.
    La strada giusta è questa.
    Dobbiamo perciò riprendere a ragionare tra noi di Statuto e darci una Costituzione sarda aprendo fin da ora una stagione di dibattito e azione costituente
    in mezzo alla gente,alla nostra gente,seza barriere ideologiche e false primogeniture.
    Cerchiamo tra noi il minimo comune denominatore.Ci sono ormai in campo diverse proposte di Statuto.Discutiamo e mettiamo insieme le migliori energie intellettuali,di pensiero e azione.Forza paris sempre.
    I Sardi purtroppo non si sono neppure accorti di nulla, tantomeno sapevano che gia tempo fa fu bocciata la questione.
    Dobbiamo organizzarle in Sardegna le manifestazioni e non accodarsi a quelle Catalane.
    Il Sindacato Sardo da lei rappresentato potrebbe essere un buon punto di unione per le varie forze politiche indipendentiste.

  5. #5
    Meda sabios paris
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    Citazione Originariamente Scritto da Giacomo Meloni Visualizza Messaggio
    Voglio sperare che soprattutto ora,dopo la sentenza della Corte Costituzionale,i sardi sappiano reagire uniti.Non si tratta di contestare la sentenza dell'Alta Corte,sentenza che era scontata in questa situazione dove l'interpretazione corrente sia dell'art.5 sia dell'art.138 è tutto dentro la concezione centralista dello Stato ottocentesco.
    In Italia,infatti,non è andata avanti la seconda vera riforma della Costituzione in senso federale,pur essendo fortemente presente nel Paese una posizione di pensiero e azione federalista che vede in Cattaneo,nello stesso Mazzini,in Bellieni e nel primo Lussu giganti nel campo federalista.
    In Italia il regionalismo più spinto si è fermato alle Regioni Autonome a Statuto Speciale ed ha avuto una involuzione nell'ultimo periodo quando la spinta alla
    generalizzazione delle Regioni a Statuto Ordinario ha portato ad un finto decentramento di funzioni ,riuscito dal punto di vista amministrativo e burocratico,ma bloccato politicamente perchè i poteri reali e le risorse umane e materiali sono rimaste al Centro.
    Il nostro ordinamento non è federale nè tantomeno federalista.Per questo la Riforma del titolo V della Costituzione e la Legge Costituzionale 2/2001 è rimasta prigioniera del decentramento puro e semplice,senza anima.
    Ma nessuno può negare al popolo sardo il proprio diritto all'autodeterminazione
    nè quello di Nazione se cresce la coscienza nei sardi che questi diritti vanno rivendicati ed esercitati in Europa e portati avanti anche giuridicamente dinanzi all'Alta Corte d i Giustizia Europea.
    La strada giusta è questa.
    Dobbiamo perciò riprendere a ragionare tra noi di Statuto e darci una Costituzione sarda aprendo fin da ora una stagione di dibattito e azione costituente
    in mezzo alla gente,alla nostra gente,seza barriere ideologiche e false primogeniture.
    Cerchiamo tra noi il minimo comune denominatore.Ci sono ormai in campo diverse proposte di Statuto.Discutiamo e mettiamo insieme le migliori energie intellettuali,di pensiero e azione.Forza paris sempre.

    Giacomo Meloni Segretario Naz.le della Confederazione Sindacale sarda.
    Guardiamo allo Statuto della Provincia Autonoma di Bolzano, facciamo copia-incolla e sbattiamolo in faccia allo Stato italiano: voglio vedere se lo rifiutano e perchè....
    Sarebbe già un buon inizio.

  6. #6
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    Ho appena letto il contributo del prof,Andrea Pubusa sul dibattito "Sovranità della Sardegna bocciata dalla Corte Costituzionale,l'ho trovato molto interessante e ve lo voglio proporre senza commento.

  7. #7
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    Predefinito A proposito di sovranità della Sardegna

    Citazione Originariamente Scritto da Giacomo Meloni Visualizza Messaggio
    Ho appena letto il contributo del prof,Andrea Pubusa sul dibattito "Sovranità della Sardegna bocciata dalla Corte Costituzionale,l'ho trovato molto interessante e ve lo voglio proporre senza commento.
    Sovranità bocciata

    11 Novembre, 2007

    di Andrea Pubusa
    Una bocciatura annunciata quella della Corte costituzionale in ordine al termine “sovranità” inserito nella legge regionale istitutiva della Consulta “per il nuovo Statuto di autonomia e sovranità del popolo sardo”. Era facile prevederlo. E’ anche vero però che il Giudice delle leggi è ancorato ad un’accezione di sovranità di matrice sette-ottocentesca, oggi contestata da non pochi studiosi. Ed in effetti le Costituzioni democratiche mettono la sovranità non in capo allo Stato, ma in testa al popolo. Così fa anche la nostra Carta all’art. 1. E del resto, a ben vedere, a nessuno oggi viene in mente di affermare l’esistenza in seno all’ordinamento di un potere statuale privo di limiti, com’era, invece, l’antico potere d’imperio dello Stato. Oggi, semmai la sovranità riposa sul popolo e anzitutto sulla Costituzione che distribuisce fra i diversi enti (Comune, Provincia, Regione Stato) le potestà pubbliche, creando così una trama di poteri e facoltà che generano più sinergie che sovraordinazioni. Insomma, si può in sintesi affermare che oggi alla sovranità dello Stato la Costituzione ha contrapposto una sovranità diffusa, che si manifesta e si innerva non solo nello Stato, ma in tutti gli enti esponenziali delle rispettive comunità. Non a caso è stato spezzato il monopolio del potere normativo e amministrativo dello Stato, che oggi è ripartito fra tutti gli enti con potestà costituzionalmente garantite. La sovranità popolare si trasfonde così non nel solo Stato, ma in tutti gli enti che rappresentano comunità autonome secondo la Costituzione. Non solo essa rimane anzitutto nel popolo, nei cittadini che devono essere dotati di ampie libertà e di istituti di partecipazione.
    Si tratta, però, di orientamenti che difficilmente possono essere interamente trasfusi in campo istituzionale senza suscitare reazioni. Ai proponenti della legge regionale istitutiva della Consulta non doveva sfuggire che i termini di autonomia e di sovranità sono, almeno nell’accezione giurisprudenziale corrente, fra loro incompatibili. Secondo l’insegnamento tradizionale, di autonomia si parla in relazione agli ordinamenti che hanno un potere normativo proprio entro un ordinamento più vasto, di solito statuale, che si ritiene sia l’unico dotato di sovranità. Insomma, l’ente autonomo riconosce un superiore, mentre sovranità – com’è noto – è sinonimo di indipendenza. Come si diceva, questa è un’accezione di matrice sette-ottocentesca oggi teoricamente superata. Però, l’idea di una sovranità diffusa, per quanto rispondente alla realtà di ordinamenti fondati sulla sovranità popolare, difficilmente può dai libri essere trasfusa in campo istituzionale senza suscitare reazioni. E, si badi, a suscitare allarme non è il sardismo diffuso nella nostra Isola, giacché esso – ha ragione, se non ho frainteso il suo pensiero, F.C. Casula – è espressione di una riflessione matura e di una salda tradizione democratica. La Corte costituzionale, in realtà, dice no alla Sardegna, ma pensa alla Padania. Scrive una sentenza per i sardi ma ha in mente la rozzezza e la grossolanità delle enunciazioni della Lega. Preoccupa il precedente. Come si potrà giustificare domani un no alla Lega Nord che propone uno statuto di autonomia e sovranità per la Padania a fronte del sì ai sardi? E noi stessi cosa vorremmo che dicesse in quel caso la Corte costituzionale?
    Ed allora convinciamoci che la moderna sovranità dei sardi non può venire da una legge regionale. Senza una rivoluzione culturale che investa noi e gli altri (lo Stato, l’ordinamento generale), il riferimento alla sovranità è un inutile eccesso verbale, volto a provocare non solo l’impugnazione governativa (come è puntualmente accaduto), e la sicura bocciatura delle nostre iniziative legislative da parte della Corte costituzionale. Quest’ultima, coi tempi che corrono, non può ammettere un precedente, che poi non consentirà di arginare iniziative, solo formalmente simili ma sostanzialmente antidemocratiche, dei leghisti o di altre regioni.
    Ed allora che fare? Non è meglio tornare allo Statuto sardo, seguendone anzitutto la procedura di revisione? Non è meglio muovere da questo testo anche nel merito? Per far valere, soprattutto nella distribuzione dei poteri e delle prerogative, l’idea di sovranità diffusa. Diffusa anche nel popolo sardo, e dunque poteri non solo della Regione, ma dell’insieme dell’ordinamento regionale (comunità ed enti locali) e dei cittadini dell’Isola. Il profilo è senz’altro meno enfatico, più misurato nelle parole, ma responsabile. Responsabilizza anzitutto il Consiglio regionale, riconducendo l’iniziativa nell’alveo della legalità statutaria. Inoltre, può favorire l’intesa fra le forze politiche e stimolare quella consultazione popolare che certamente non può mancare in un processo rifondativo della specialità sarda. Può così venire in luce una proposta insieme coraggiosa e realistica, capace di divenire legge costituzionale. Il processo è già in moto ed urge accelerarlo e coordinarlo, anche perché, dopo la bocciatura al referendum confermativo del 21 scorso, si deve mettere mano pure alla Legge statutaria. Per lo Statuto poi già un gruppo d’intellettuali ha fornito un elaborato, che costituisce, comunque lo si giudichi, un prezioso contributo. Il Comitato per il NO ha già annunciato la sua trasformazione in Comitato per lo Statuto. Insomma, si delinea un positivo fermento riformatore, che bisogna favorire. Se puntiamo più sulle sinergie anziché sulle divisioni, s’intravedono già le forze e le condizioni per una “stagione statutaria”.
    Pubblicato in: Politica e società |

    www.sardegnaelibertà.it

  8. #8
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Predefinito Il Sardegna, 21 novembre 2007

    Memorie

    Quella sovranità (perduta) del popolo sardo.


    Francesco Casula

    Il 24 febbraio 1998 il Consiglio regionale con quarantaquattro sì, due no, tredici astenuti dichiara solennemente la sovranità del Popolo Sardo sulla Sardegna, sulle isole adiacenti, sul suo mare territoriale e sulla relativa piattaforma oceanica, rilevato che esso conserva, nonostante i tentativi ripetuti di deculturazione, una propria precisa identità derivante da fattori storici, geografici, culturali e linguistici ed è quindi un soggetto politico ed istituzionale autonomo, come comprovato dall'articolo 28 del vigente Statuto regionale.
    La “sovranità” della Sardegna viene ripresa e ribadita nella Legge regionale n. 7 del 2006 che disciplina l’istituzione e la disciplina della Consulta per il nuovo Statuto: organismo che fra l’altro non è mai decollato.
    Ebbene, che fa lo Stato di fronte al pronunciamento del massimo organismo rappresentativo del popolo sardo?
    Semplicemente lo smentisce, dichiarando illegittima la “sovranità” dell’Isola: sovrano è solo lo Stato. Lo ha stabilito nelle settimane scorse la Corte Costituzionale accogliendo il ricorso del Consiglio dei Ministri (31 Luglio 2006) contro alcuni articoli della legge regionale sulla Consulta.
    Ancora una volta riemerge il bieco centralismo statuale, che qualcuno, illudendosi, pensava che fosse morto e sepolto.
    E meraviglia il silenzio fragoroso da parte della Regione e dei suoi consiglieri nei confronti dello “scippo” perpetrato da parte dello Stato: solo il sardista Giuseppe Atzeri e Paolo Pisu di Rifondazione Comunista hanno protestato.

    Storico

 

 

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