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    Predefinito Carlo Carretto : Il 1° dicembre 1970, il giornale-radio dava notizia

    A trent'anni dal referendum:
    divorzio che errore!


    Alla fine del 1987, Gabrio Lombardi decide di pubblicare
    alcune osservazioni su un avvenimento che lo aveva visto
    protagonista alcuni anni prima, in occasione del
    referendum abrogativo della legge divorzista, svoltosi
    il 12 maggio 1974: nascono così un articolo pubblicato
    sulla rivista Studi cattolici, poi un libro un po' più
    ampio.

    Docente di materie romanistiche in diverse università
    italiane, presidente del Movimento Laureati Cattolici
    dal 1964 al 1970, Gabrio Lombardi era stato un
    protagonista della vicenda, guidando il Comitato per
    l'abrogazione della legge divorzista, che avrebbe
    raccolto, nel giugno 1971, oltre un milione di firme.

    Il 1° dicembre 1970, il giornale-radio dava notizia
    dell'avvenuta approvazione alla Camera dei deputati, nel
    corso della notte, della legge divorzista (Fortuna-Baslini,
    dal nome dei due primi deputati firmatari), ma anche
    dell'Appello agli italiani da parte di 25 personalità
    del mondo cattolico, e non solo, nel quale si annunciava
    la volontà d'indire un referendum abrogativo della legge.

    L'appello era firmato dai docenti Sergio Cotta, Augusto
    Del Noce, Gabrio Lombardi, Carlo Felice Manara, Enrico
    Medi, Alberto Trabucchi, e ancora da Giangualberto Archi, Giuseppe
    Auletta, Felice Battaglia, Carlo Bozzi, Antonio
    Ciampi, Lia Codacci Pisanelli, Serio Galeotti, Filippo
    Gallo, Giorgio La Pira, Franco Ligi, Lina Merlin,
    Bernardo Maerlo, Giambattista Migliori, Giuseppe Olivero, Marcello
    Rodinò, Francesco Santoro Passarelli, Libera
    Santucci, Ignazio Scotto, Egidio Tosato.

    Preceduta dalla deposizione di una richiesta di
    referendum promossa da alcuni giovani dell'associazione
    Alleanza Cattolica, - che poi porteranno un contributo
    di 50mila firme alla raccolta - il Comitato di Lombardi
    finalmente partì nella primavera del 1971, raccogliendo
    1.370.134 firme che vennero depositate presso la Corte
    di Cassazione di Roma il 19 giugno 1971.

    Il referendum si svolgerà soltanto nel 1974, perché dava
    fastidio.
    Anzitutto, non era capito nelle sue motivazioni profonde
    da molti cattolici, che ancora oggi non riescono a
    comprendere il concetto d'indissolubilità secondo il
    diritto naturale, l'unica motivazione che permette di
    giustificare la battaglia affinché le leggi dello Stato
    promuovano e difendano l'indissolubilità matrimoniale.
    Se non fosse stato così, avrebbero avuto ragione i
    fautori della legge divorzista ad accusare i cattolici
    di voler obbligare anche i non credenti a un atteggiamento
    che derivava dalla fede, e quindi in sostanza a
    un'imposizione di quest'ultima.

    Il fatto che non si sia riusciti a far "passare" questo
    punto di dottrina dimostra la crisi culturale e morale
    che aveva già allora investito il mondo cattolico e
    sulla quale interverrà la Conferenza episcopale italiana
    il 10 ottobre 1974.

    Con questi presupposti era difficilissimo vincere il
    referendum, che peraltro sfociò, nel corso della campagna elettorale, in
    una contrapposizione muro contro muro fra
    cattolici (non tutti) da una parte e le diverse famiglie
    ideologiche del laicismo dall'altra parte.


    La rivoluzione sessuale

    La posta in gioco era altissima: come aveva detto il
    filosofo cattolico Augusto Del Noce nel corso di
    un'assemblea svoltasi nell'ambito dell'importante
    associazione di Bologna il Mulino (un "pensatoio"
    composto da liberali e cattolici), il divorzio era
    una tappa dell'aggressione al matrimonio e alla famiglia
    intesi come fondamenti stabili della società civile, alla
    quale sarebbe seguita la legalizzazione dell'aborto e di
    quanto potesse contribuire a scalfire l'assetto della
    società italiana.
    Per Del Noce, in sostanza, ci si trovava di fronte a una
    rivoluzione sessuale, della quale forniva le prime
    indicazioni che successivamente sarebbero state riprese
    in alcuni articoli di Massimo Introvigne e che purtroppo
    sarebbero diventate una realtà storica e culturale
    dell'Italia odierna.

    Una battaglia di civiltà

    Si ripeteva così, per la seconda volta dopo il 1945, uno
    scontro di civiltà che divideva l'Italia, come era accaduto
    il 18 aprile 1948.

    Anche di fronte all'introduzione della legge sul divorzio,
    non si sarebbe verificata una competizione elettorale fra
    partiti pur portatori di visioni ideologiche diverse e
    alternative, ma si sarebbe dovuto scegliere fra diversi
    tipi di civiltà.

    Il 18 aprile l'alternativa era fra la libertà del sistema
    occidentale e il totalitarismo comunista, negli anni 1970
    si doveva decidere se questa libertà potesse essere usata
    contro la verità sul matrimonio, anticipando il nodo più
    drammatico che, dal punto di vista dottrinale, accompagna
    la storia della modernità, cioè il rapporto fra libertà
    e verità.

    Nonostante lo sforzo del Comitato di Lombardi di mantenere
    lo scontro sul piano civile, la contrapposizione divenne
    politica e religiosa e penetrò anche all'interno del mondo
    cattolico.

    La Democrazia Cristiana, nel suo insieme, non voleva il
    referendum, che avrebbe diviso le forze politiche,
    allontanato fra loro i partiti al governo e reso più
    difficile il rapporto col partito comunista, che negli
    anni successivi sarebbe sfociato nel compromesso storico;
    soprattutto, la DC temeva di trovarsi di fatto alleata con
    i partiti di destra, in un clima politico, quello degli
    anni 1970, che vedeva un'aggressiva campagna condotta
    soprattutto dai gruppi della sinistra extra-parlamentare
    per impedire ogni forma di agibilità politica alle forze
    anticomuniste.

    Come sarà in occasione dell'approvazione della legge 194
    sull'aborto, firmata da ministri tutti democristiani e
    da un presidente della Repubblica anch'egli democristiano,
    gli uomini della DC avevano paura di contrapporsi alla
    legge divorzista per timore di vedere incrinarsi le
    alleanze di governo.
    Il desiderio di rimanere al potere a qualsiasi costo, in
    ultima analisi, fece prendere le decisioni.

    Non tutti forse, non Guido Gonella, per esempio, che,
    dieci giorni dopo lo svolgimento del referendum, come
    ricorda Lombardi, denuncerà proprio questo atteggiamento:
    avremmo dovuto – scriveva allora - "sacrificare anche i
    Governi, pur di impedire l'approvazione della legge
    Fortuna. E questo è stato un errore imperdonabile".

    Se la DC aveva paura di perdere il controllo del potere,
    altri gruppi e singoli cattolici si opposero al referendum,
    non firmando prima la richiesta di referendum e poi
    operando pubblicamente perché la legge rimanesse in vigore.

    Vi saranno i cattolici democratici, che predisposero un
    appello contrario all'abrogazione della legge (Francesco
    Traniello, Sabino Samuele Acquaviva, Franco Bassanini,
    Paolo Prodi, Tiziano Treu, Giuseppe Alberigo, Pietro
    Scoppola, Paolo Brezzi, Pierre Carniti, Nuccio Fava,
    Raniero La Valle, Mario Pastore, Luigi Pedrazzi, Pasquale
    Saraceno, Giancarlo Zizola, Guglielmo Zucconi, Adriana
    Zarri e altri).

    Ma saranno soprattutto il rettore dell'Università Cattolica,
    Giuseppe Lazzati, e il piccolo fratello della congregazione
    fondata da Charles de Foucauld, Carlo Carretto, ad assumersi
    la responsabilità di posizioni pubbliche che ferirono
    profondamente l'unità dei cattolici di fronte al problema
    del divorzio.

    Carretto scriveva sul quotidiano La Stampa del 7 maggio
    1974 un articolo (che sembra venisse riprodotto dal PCI
    in un milione di copie) nel quale testualmente affermava:
    "Voto no …E Tu, Signore, per chi voti? Mi par di saperlo
    dalla pace che sento dentro di me".

    Poi Carretto ritratterà pubblicamente, anche se in maniera
    ambigua, da come si deduce leggendo l'intervento contenuto
    nella sua autobiografia (Cittadella editrice, 1992, pp.
    337-340), il 3 aprile, giovedì santo del 1975, nella
    cattedrale di Foligno, davanti al vescovo mons. Siro
    Silvestri, ma intanto il danno, indubbiamente elevato,
    era stato prodotto.

    Lazzati era contrario al referendum, anche se a dire di
    mons. Piero Zerbi, voterà a favore dell'abrogazione, il
    12 maggio 1974.
    In una lettera a papa Paolo VI, riprodotta da Lombardi,
    emerge la sua incomprensione del carattere naturale e
    civile del problema del divorzio, come era stato per
    Carretto, e quindi la sua avversione al referendum.

    Ma il peggio si verificherà quando, durante la campagna
    referendaria, nella "sua" università, sostanzialmente non
    permetterà al professor Sergio Cotta di tenere una
    conferenza contro il divorzio, a causa della presenza di
    numerosi esponenti della sinistra extra-parlamentare,
    verosimilmente malintenzionati.
    L'episodio non ha suscitato un adeguato scalpore, anche
    se ogni tanto ritorna alle cronache: certamente, il fatto
    che in Università Cattolica sia esistita soltanto una
    campagna referendaria a favore del divorzio conferma
    l'analisi preoccupata della situazione ecclesiale fatta
    dalla CEI all'indomani della consultazione.


    Come avevano previsto i promotori del referendum, la ferita inferta al
    corpo legislativo ha prodotto una graduale
    erosione dell'istituto matrimoniale che, oggi, fuor di
    metafora, non costituisce più l'approdo normale e unico
    della vita di una coppia.
    Oggi si divorzia sempre più frequentemente, ci si sposa
    di meno, si introduce lentamente la possibilità legale
    di unioni omosessuali.
    Il matrimonio è diventata un'opzione fra altre.

    Non si tratta di scandalizzarsi e di riaprire una ferita,
    soprattutto interna al mondo cattolico.
    Bisogna semplicemente ricordare, perché quei "maestri"
    continuamente riproposti all'ammirazione dei fedeli vengano
    un poco ridimensionati a favore di chi ritenne il referendum come un
    dovere di testimonianza civile, a vantaggio del
    bene comune dell'Italia, in difesa di una civiltà oggi
    non più visibile.

    Ricordare per ricominciare a seminare, con il Vangelo, quella verità
    sull'uomo che prevede, in natura, il matrimonio "per
    sempre".

    _____
    Bibliografia
    Gabrio Lombardi, "Perché il referendum sul divorzio? 1974
    e dopo", Ares 1988

    Massimo Introvigne, Metafisica dell'amore e Rivoluzione
    sessuale, in Cristianità, n.71, marzo 1981; Socialismo
    e rivoluzione sessuale, in Cristianità, n. 97, maggio 1983

    Marco Invernizzi, Appunti sulla storia e sul "progetto"
    dei "cattolici democratici", in Cristianità, n. 156-157,
    aprile-maggio 1988

    _____

    Un'inchiesta promossa dalla segreteria generale della CEI,
    nel 1974, ha portato a individuare nelle cause che la
    segreteria dei vescovi indica qui di seguito, la ragione
    della profonda crisi che avvolge il mondo cattolico italiano
    e che il referendum ha portato alla luce:

    " […] Correnti di pensiero prevalentemente dominate dalla
    ideologia marxista e tutte permeate da una antropologia
    unidimensionale.
    […]
    Perdita di incidenza, in Italia, del pensiero cattolico;
    le strutture della cultura sono passate in altre mani.
    […]
    una scarsa e disorganica assimilazione del Concilio, con
    false sperimentazioni e interpretazioni; con lentezza e
    ritardi da una parte; con precipitazioni spregiudicate
    dall'altra;
    […]
    una "crisi di crescenza" della cultura teologica: sono
    prolificati libri, opuscoli, riviste, che hanno affrontato
    e diffuso problemi assai gravi di dottrina teologica e
    morale, senza i debiti fondamenti e la seria preparazione;
    una penetrazione progressiva di idee, interpretazioni,
    terminologie a sfondo socio-politico e marxista e
    un'esclusione quasi sistematica della dimensione metafisica
    e di quella teologico-pastorale"

    In questo contesto è stato affrontato il referendum contro
    il divorzio che, dice sempre la CEI, ha soltanto "evidenziato
    i mali della Chiesa in Italia e li ha esasperati", mostrando
    "un declino e un sottosviluppo della coscienza cristiana, che
    non ha saputo reagire al laicismo e al secolarismo, in
    stridente contrasto con lo stesso Vaticano II, che impegna
    il cristiano a portare nell'ordinamento della città terrena
    lo spirito del Vangelo, secondo l'insegnamento della Chiesa"
    [Segreteria generale della CEI, Inchiesta sulla situazione
    ecclesiale in Italia. Sintesi delle relazioni delle
    Conferenze regionali e delle Commissioni episcopali, Roma,
    10 ottobre 1974, in Enchiridion della Conferenza Episcopale
    Italiana, vol. 2 (1973-1979), EDB 1985, p. 545].

    Marco Invernizzi
    (C) il Timone, n. 30, anno VI, febbraio 2004

    http://timone.totustuus.info/

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos Visualizza Messaggio
    A trent'anni dal referendum:
    divorzio che errore!





    Il referendum si svolgerà soltanto nel 1974, perché dava
    fastidio.
    Anzitutto, non era capito nelle sue motivazioni profonde
    da molti cattolici, che ancora oggi non riescono a
    comprendere il concetto d'indissolubilità secondo il
    diritto naturale, l'unica motivazione che permette di
    giustificare la battaglia affinché le leggi dello Stato
    promuovano e difendano l'indissolubilità matrimoniale.
    Se non fosse stato così, avrebbero avuto ragione i
    fautori della legge divorzista ad accusare i cattolici
    di voler obbligare anche i non credenti a un atteggiamento
    che derivava dalla fede, e quindi in sostanza a
    un'imposizione di quest'ultima.

    Ma è proprio il diritto naturale (unica motivazione che permette di giustificare la battaglia etc…) che nega e ricusa l’indissolubilità del matrimonio, poiché si fonda su norme attinte direttamente dalla natura, quindi da necessità naturali. Il diritto naturale, se opportunamente valutato e sgravato da ogni sovrastruttura ideologica, afferma che il maschio di qualsiasi genere e specie avverte in sé l’imperativo di ottenere certezza in ordine alla discendenza della prole, affinché, così, abbia garantita la propria trasmissione genetica. La fisiologia umana testimonia che il periodo utile per fornire al maschio questa certezza è di circa 9 mesi, diciamo pure un anno. Il diritto naturale non può essere la scaturigine della pretesa dell’indissolubilità matrimoniale. Mi stupisco che la Chiesa adduca questo pretesto per perorare le proprie ragioni avverse al divorzio. Immaginavo ragioni metafisiche, che si radicassero nella promessa pronunziata al cospetto di Dio (il fatidico sì – ovviamente ciò riguarderebbe esclusivamente il matrimonio di rito religioso), consacrata e convalidata, per il tramite del sacerdote officiante, direttamente da Dio.
    Il matrimonio è una scelta esistenziale effettuata oggi per allora, che ipoteca dunque il futuro. Ma è fondato non su principi giuridici, i quali ne regolano solo la vita, ma non ne rappresentano il fondamento o la radice motivazionale. Il matrimonio radica la propria essenza e la propria ragione d’essere sul sentimento --- sull’amarsi ---. E’ dunque una scelta esistenziale che attinge ad una matrice emozionale, affondando la propria giustificazione sulla libertà di scelta e sull’intimo della coppia.

    La Chiesa qualifica il matrimonio come promessa vera, ma non tiene nel debito conto che il matrimonio è un incontro fra due individui che, in base a ciò che afferma la Chiesa, si renderebbe concreto nella promessa che la coppia si scambia davanti all’altare. Tale incontro impegna non solo e non tanto ciò che è distintivo in ciascuno dei due promittenti, non solo la propria volontà cosciente di donarsi l’uno all’altra. Essi, nella promessa, si scambiano la possibilità che l’ineffabilità ben celata nel profondo dell’anima di ciascuno dei due possa essere sancita ora per allora, immodificabile per l’intera durata della vita. In pratica, pur nell’indeterminatezza del proprio animo, la coppia, attingendo ad una parvula certezza dell’attimo, ipoteca davanti a Dio un futuro sottoposto al divenire, quindi anche al cambiamento, disponendo per il futuro anche in ordine a soggetti terzi ancora non venuti al mondo. L’intenzionalità dell’atto, ove gli effetti di questo agire si rendano concreti per un lungo periodo, in quanto reiterata o rinnovata giorno per giorno, è intangibile momento per momento, giorno per giorno e non può essere in alcun caso desunta in fieri o a posteriori ed attualizzata per effetto e per causa della sua risoluzione iniziale, giacché il momento iniziale viene a trovarsi immerso nel mutamento dovuto al divenire, e non vi è sacralità di giuramento che possa modificare questo semplicissimo stato di cose, se non inserendo l’intero percorso di vita entro una prospettiva di tetragona e genuina fede religiosa. Ma, sai bene, così non è per tutti. Suggellare detta promessa al cospetto di un ministro di Dio non la sottrae alla possibilità del venir meno dell’intenzione. La pretesa della Chiesa di legare in terra due individui per l’intera loro esistenza in forza di questa promessa iniziale, prescinde di fatto da questa dimensione relativa della nostra esistenza, tendendo a rendere assoluto ed indefettibile quanto di più mutevole e caduco sia riscontrabile nell’uomo, cioè il proprio animo. Il matrimonio indissolubile, costringe l’animo dell’uomo entro un ambito morale religioso che tende a confliggere proprio con questa sulfurea inclinazione che verte in direzione della volubilità.
    Credo che la dimensione religiosa entro cui collocare qualsiasi scelta esistenziale, compreso il matrimonio, pur radicandosi nel profondo del nostro animo come propensione inerziale, nel suo manifestarsi e concretarsi nella quotidianità di ciascuno di noi, sia culturalmente sovradimensionata, trascinando con sé un eccesso di frammenti ermeneutici non necessari, essendo conseguenza interpretativa della connaturata propensione e vocazione spirituale dell’uomo, che, nel loro affastellarsi, rendono l’ambito religioso omnipervasivo ed eccessivamente ingombrante. Così è che mi è agevole ritenere che il credo ut intelligam agostiniano abbia introdotto una deformazione nel processo cognitivo della storia dell’uomo, facendo discendere la legge naturale che informa la vita di ciascuno di noi da una supponente interpretazione di quella superiore divina. Si tratta, come potrai intuire, dell’antico dilemma che è anche la scaturigine della contrapposizione filosofica fra libertà e Verità, avendo ben chiaro che la Verità, per quanto mi riguarda, resta e resterà sempre avvolta nelle nebbie più fitte essendo troppo soggetta all’interpretazione e, quindi, anche al fraintendimento o, nei casi più gravi, alla mistificazione vocata all’eccessivo controllo di un’elite nei confronti della ‘torma ignorante’.



  3. #3
    Forumista senior
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    La terra di Giovannino Guareschi
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    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos Visualizza Messaggio
    A trent'anni dal referendum:
    divorzio che errore!
    A mio avviso - e non solo mio ma di vari giuristi cattolici - il punto non è più fare battaglie contro la legge sul divorzio, ma concentrarsi su nuove forme di matrimonio civile indissolubile o più difficilmente dissolubile, accanto alla forma ormai tradizionale di matrimonio civile dissolubile.
    L'esempio è fornito da alcune leggi in vigore da pochi anni in alcuni Stati degli USA, le c.d. covenant marryage (se non ho scritto male), ossia possibilità di celebrare il matromonio civile che veda gli sposi impegnarsi ad un modello dal quale potranno recedere solo dopo un iter più lungo e meditato, senza quindi il c.d. divorzio express, che consente lo sciglimento anche dopo un mese dalla celebrazione.

    Sono previsti colloqui con psicologi, o anche sacerdoti cattolici o della religione di apartenenza degli sposi. E' inoltre previsto l'istituto della separazione per colpa, che non sia quindi discendente da motivi semplicemente oggettivi di intollerabilità della prosecuzione della convivenza coniugale.

    Insomma un nuovo modello di matrimonio civile più difficilmente dissolubile, a cui forse potrà aggiungersi col tempo una forma totalmente indissolubile, che si affianchi a quella già esistente di matrimonio dissolubile, nel pieno rispetto degli orientamenti dei singoli soggetti, come dovrebbe essere in una società pluralista.

    Questa società sedicente pluralista invece, in realtà nasconde la grande tirannia dell'assolutismo relativista: se uno solo dei coniugi lo desidera, alla fine il giudice dovrà pronunciare sentenza di divorzio, magari dopo anni di inutili spese processuali e inasprimento e incrudelimento dei rapporti.

    Ma se l'altro coniuge non vuole divorziare, la sua opinione non conterà nulla: questo non è pluralismo, è dittatura. Ben vengano allora molteplici forme di matrimonio, e che gli sposi possano scegliere assieme quella che meglio ritengono confacente al loro stile e ideale di vita matrimoniale. Pe rcompletare il quadro, il matrimonio divorzialbile dovrebbe, a mio modesto avviso, rientrare nell'alveo dei contratti di diritto civile, e uscire dalla soffocante e inutile (e dannosa!) presenza del giudice.

    Forse è anche per questo che la Chiesa, attenta agli sviluppi delle moderne teorie di diversi canonisti, non combatte più una battaglia come quella del 1970, che può ben essere consegnata alla storia ma non fungere più da modello per nuovi contributi dottrinali e sociologici.

    (Bibliografia minima essenziale: A. DE FUENMAYOR, Ripensare il divorzio. L'indissolubilità del matrimonio in uno Stato pluralista, Milano, 2003)

  4. #4
    Dubitare Discutere Cooperare
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    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos Visualizza Messaggio
    Anzitutto, non era capito nelle sue motivazioni profonde
    da molti cattolici, che ancora oggi non riescono a
    comprendere il concetto d'indissolubilità secondo il
    diritto naturale, l'unica motivazione che permette di
    giustificare la battaglia affinché le leggi dello Stato
    promuovano e difendano l'indissolubilità matrimoniale.
    Se non fosse stato così, avrebbero avuto ragione i
    fautori della legge divorzista ad accusare i cattolici
    di voler obbligare anche i non credenti a un atteggiamento
    che derivava dalla fede, e quindi in sostanza a
    un'imposizione di quest'ultima.

    Il concetto d'indissolubilita' secondo il diritto naturale? Francamente indifendibile.

    A meno di ricondurre il diritto naturale ad una questione divina, e quindi appunto dare ragione a chi sostiene l'idea dell'imposizione.

  5. #5
    Dubitare Discutere Cooperare
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    Citazione Originariamente Scritto da Dr.Hans Visualizza Messaggio
    A mio avviso - e non solo mio ma di vari giuristi cattolici - il punto non è più fare battaglie contro la legge sul divorzio, ma concentrarsi su nuove forme di matrimonio civile indissolubile o più difficilmente dissolubile, accanto alla forma ormai tradizionale di matrimonio civile dissolubile.

    ...
    No, mi dispiace, questi sono trucchi. Se credi che debba essere indissolubile, deve essere indissolubile punto e basta. E devi essere contro anche la sacra rota, peraltro.

    "Mettere i bastoni tra le ruote" non e' un bel modo di affrontare la questione.

    Citazione Originariamente Scritto da Dr.Hans Visualizza Messaggio
    Ma se l'altro coniuge non vuole divorziare, la sua opinione non conterà nulla: questo non è pluralismo, è dittatura.
    Ma dai... allora e' dittatura anche una legge che permette al coniuge che non vuole divorziare di annullare la volonta' del coniuge che invece vuole! E allora e' una dittatura doppia una legge che vieta il divorzio anche a DUE coniugi che entrambi vorrebbero divorziare.

    Capisco le motivazioni alla base del tuo sfogo, ma non esagerare

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Demogorgon Visualizza Messaggio
    No, mi dispiace, questi sono trucchi. Se credi che debba essere indissolubile, deve essere indissolubile punto e basta. E devi essere contro anche la sacra rota, peraltro.

    "Mettere i bastoni tra le ruote" non e' un bel modo di affrontare la questione.



    Ma dai... allora e' dittatura anche una legge che permette al coniuge che non vuole divorziare di annullare la volonta' del coniuge che invece vuole! E allora e' una dittatura doppia una legge che vieta il divorzio anche a DUE coniugi che entrambi vorrebbero divorziare.

    Capisco le motivazioni alla base del tuo sfogo, ma non esagerare
    Guarda che ho parlato da semplice cittadino, non da cattolico o cmq da persona religiosa. Non posso esprimere una legittima opinione?

    Tutte le opinioni sono legittime in una società pluralista. Lascia fare al magistero della Chiesa il suo lavoro, che sarà di affermare in ogni momento l'indissolubilità del matrimonio; e invece lascia fare ai giuristi laici il loro lavoro di rendere migliore una società andata in pezzi grazie alla politica della dittatura del singolo mascherata da giustizia sociale.
    E lascia ai liberi cittadini di esprimere le loro idee senza obbligarli a difendere posizioni in cui ti li vuoi per forza incanalare...o fai parte anche tu della dittatura antipluralista?

    PS lascia stare la Sacra Rota che c'entra come i fichi secchi con la besciamella...la Sacra Rota si limita a DICHIARARE la nullità di un matrimonio, NON rende nullo un matrimonio valido, bensì dice che quel matrimonio NON è MAI stato valido (per mancanza di consenso, riserva mentale, etc. etc.).

    PSS non fare il leguleio e non dire assurdità varie...ma che cavolo vuol dire: "dittatura anche quella che vieta di divorziare ai due coniugi che lo vogliano"??? Hai letto o no quello che ho scritto?? io sono per introdurre una contrattualizzazione del divorzio e sottrarlo all'ignobile mercato giudiziario guidato dai giudici a cavallo di un tronco con la piena, e restituirlo alla SOVRANA volontà delle parti!
    Ma sono anche così rispettoso della volontà dei coniugi (contrariamente a chi si dice rispettoso di essi solo quando serve per portare acqua al mulino della propria ideologia), che desidero dar loro la possibilità di unirsi in maniera indissolubile se ENTRAMBI lo desiderino al momento della celebrazione amico mio!!! Patti chiari amicizia lunga! altrimenti, contratto dissolubile di matrimonio, rescindibile senz aricorso al giudice.

    La Chiesa Cattolica in tutto ciò mi dici dove la vedi? te la sogni di notte? questa è la MIA idea.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Dr.Hans Visualizza Messaggio
    A mio avviso - e non solo mio ma di vari giuristi cattolici - il punto non è più fare battaglie contro la legge sul divorzio, ma concentrarsi su nuove forme di matrimonio civile indissolubile o più difficilmente dissolubile, accanto alla forma ormai tradizionale di matrimonio civile dissolubile.
    L'esempio è fornito da alcune leggi in vigore da pochi anni in alcuni Stati degli USA, le c.d. covenant marryage (se non ho scritto male), ossia possibilità di celebrare il matromonio civile che veda gli sposi impegnarsi ad un modello dal quale potranno recedere solo dopo un iter più lungo e meditato, senza quindi il c.d. divorzio express, che consente lo sciglimento anche dopo un mese dalla celebrazione.

    Sono previsti colloqui con psicologi, o anche sacerdoti cattolici o della religione di apartenenza degli sposi. E' inoltre previsto l'istituto della separazione per colpa, che non sia quindi discendente da motivi semplicemente oggettivi di intollerabilità della prosecuzione della convivenza coniugale.

    Insomma un nuovo modello di matrimonio civile più difficilmente dissolubile, a cui forse potrà aggiungersi col tempo una forma totalmente indissolubile, che si affianchi a quella già esistente di matrimonio dissolubile, nel pieno rispetto degli orientamenti dei singoli soggetti, come dovrebbe essere in una società pluralista.

    Questa società sedicente pluralista invece, in realtà nasconde la grande tirannia dell'assolutismo relativista: se uno solo dei coniugi lo desidera, alla fine il giudice dovrà pronunciare sentenza di divorzio, magari dopo anni di inutili spese processuali e inasprimento e incrudelimento dei rapporti.

    Ma se l'altro coniuge non vuole divorziare, la sua opinione non conterà nulla: questo non è pluralismo, è dittatura. Ben vengano allora molteplici forme di matrimonio, e che gli sposi possano scegliere assieme quella che meglio ritengono confacente al loro stile e ideale di vita matrimoniale. Pe rcompletare il quadro, il matrimonio divorzialbile dovrebbe, a mio modesto avviso, rientrare nell'alveo dei contratti di diritto civile, e uscire dalla soffocante e inutile (e dannosa!) presenza del giudice.

    Forse è anche per questo che la Chiesa, attenta agli sviluppi delle moderne teorie di diversi canonisti, non combatte più una battaglia come quella del 1970, che può ben essere consegnata alla storia ma non fungere più da modello per nuovi contributi dottrinali e sociologici.

    (Bibliografia minima essenziale: A. DE FUENMAYOR, Ripensare il divorzio. L'indissolubilità del matrimonio in uno Stato pluralista, Milano, 2003)
    Il punto è che introdurre queste forme di matrimonio strong, porterebbe per coerenza anche a introdurne altre light, vedi i PACS. Insomma si introdurrebbe il principio del matrimonio su misura.
    Against all odds

  8. #8
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    l'amore , per intentenderci, nel matrimonio è sopportazione ; quando due sposi non sono piu in grado di sopportarsi , non si amano ,anzi forse non si sono mai amati perchè volevano essere liberi scegliendo un istituto dove non esiste la liberta. . Non possono decidere di non sopportarsi piu perchè i difetti incomonciano ad essere tanti .
    Se non hanno figli , possono anche separarsi su richiesta esplicita di uno dei due ,ma se hanno figli la cosa deve essere resa impossibile per motivi razionali e logici e non per motivi di fede . Tranne in caso di concubinato che deve esse dimostrato con fatti certi .

  9. #9
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    Un cattolico ( es. carlo carretto ) che crede che la legge naturale non sia universale ,al massimo può essere uno spiritualista , un monaco buddista , un evangelico , ma non un cattolico . Il cattolico ha la conferma della legge naturale anche dalla Rivelazione .

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da iannis Visualizza Messaggio
    Il punto è che introdurre queste forme di matrimonio strong, porterebbe per coerenza anche a introdurne altre light, vedi i PACS. Insomma si introdurrebbe il principio del matrimonio su misura.
    E' vero, c'è questo rischio, ma se consideri che prima o poi i PACS o come cavolo li chiameranno (anche se a mio avviso c'è differenza tra gli obbrobriosi Dico e i Cus proprosti da Biondi perché sono veri e propri contratti di diritto privato, a differenza dell'impianto statalista-bacchettone dei Dico bindiani), verranno introdotti. E in ogni caso la giurisprudenza italiana ammette varie forme di tutela per queste convivenze. Anche su questo ritengo che non valga la pena di sbracciarsi più di tanto.

    Il fatto è che ora come ora si ha un matrimonio civile inesistente, e prima o poi si introdurranno i Pacs. Ma nessuna tutela per i coniugi che vogliano un matrimonio civile indissolubile. Forse si potrebbe pensare più seriamente a tutelare anche questi coniugi, che sono tanti, ma nessuno li ascolta né li considera.

    Insomma: la cultura sfascia-matrimonio è ormai imperante, sin da quel lontano 1974. Credo che occorra ripensare nuove forme di cultura per il matrimonio, senza solamente pensare di fare battaglie "contro"...perché le battaglie "per" non le sta facendo più nessuno...

 

 
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