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    Arrow Ultimo sondaggio, 4 Regioni in bilico

    Incertezza in Lazio, Piemonte, Liguria e Campania Centrodestra stabile, Pd in ripresa
    Ultimo sondaggio, 4 Regioni in bilico
    L'astensione potrebbe crescere, il 17% cambierà il voto per il «pasticcio» delle liste

    Tra circa due settimane i cittadini di tredici regioni saranno chiamati alle urne per eleggere i nuovi consigli regionali e i rispettivi presidenti. Com’è stato sottolineato da tutti gli osservatori e commentatori, si tratta di consultazioni che, oltre all’ovvia importanza rivestita sul piano locale (dato che le scelte degli elettori orienteranno le politiche sugli ambiti di grande rilievo di competenza delle regioni, quali, in primo luogo, la sanità) assumono una notevole rilevanza anche sul piano degli equilibri e dei rapporti tra le forze politiche a livello nazionale. In buona misura, il voto del 28-29 marzo servirà ad appurare gli attuali orientamenti della popolazione nei confronti dei diversi partiti e potrà dunque dare anche un rilevante segnale sul gradimento o meno dell’esecutivo oggi guidato da Berlusconi.

    Nessuno, naturalmente, può dire sin d’ora con precisione quale sarà l’esito della consultazione. In primo luogo, perché molti dichiarano di essere ancora indecisi. I risultati di un sondaggio condotto mercoledì scorso nelle tredici regioni interessate al voto mostrano come poco meno di un cittadino su cinque (19%), pur confermando l’intenzione di recarsi a votare, dichiari al tempo stesso di non avere ancora deciso per chi. È utile ricordare al riguardo che, negli ultimi anni, sempre più spesso, gli elettori effettuano la loro scelta nei giorni immediatamente precedenti il voto. Ad esempio, in occasione delle ultime elezioni europee, ben il 13% ha affermato di avere scelto il giorno stesso del voto e un altro 13% nel corso dell’ultima settimana. I quindici giorni ancora residui di campagna elettorale potrebbero dunque indirizzare, in modo o nell’altro, le scelte degli indecisi e, anche, modificare alcuni degli orientamenti già assunti da chi ha maturato la propria opzione di voto. Anche perché la comunicazione dei partiti, che finora è iniziata in sordina o, meglio, si è concentrata più sulle vertenze procedurali che sui temi e sui problemi di ciascuna regione, affronterà auspicabilmente questi ultimi nei prossimi giorni.

    Tuttavia, pur considerando queste necessarie cautele, per molte regioni la previsione su chi vincerà lo scranno della presidenza è relativamente facile. Appare scontato, ad esempio, che Lombardia, Veneto e Calabria vedano la prevalenza del candidato di centrodestra. Così come, dall’altra parte, sembra pressoché certo che Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Puglia e Basilicata attribuiscano la vittoria al candidato del centrosinistra. In diversi altri contesti, invece, la situazione mostra elementi di incertezza. In Piemonte, Mercedes Bresso stacca in questo momento di pochissimo il suo rivale Cota: ma la differenza si aggira attorno ad un solo punto percentuale, ciò che rende impossibile una previsione fondata. In Liguria la distanza tra i due candidati è un po’ più consistente, ma sempre esigua: l’esponente del centrosinistra Burlando appare infatti, secondo tutti i sondaggi, in vantaggio di circa due punti. Nel Lazio, la situazione è ancora più contraddittoria. Secondo le rilevazioni più recenti, la radicale Emma Bonino supera la sua rivale Renata Polverini. Ma, anche in questo caso, la differenza è molto modesta.

    La campagna della Polverini — che fino a qualche settimana fa risultava ottenere più consensi— è stata fortemente scombussolata dal pasticcio della presentazione delle liste. In particolare, la mancata presenza del simbolo Pdl le reca un danno potenzialmente grave: nell’insieme della regione, infatti, i consensi per le forze del centrodestra erano apparsi sin qui numericamente superiori a quelli attribuibili al centrosinistra, ciò che avrebbe facilitato non poco la performance della Polverini. L’assenza di una lista im portante come quella del Pdl mina fortemente questo vantaggio. In Campania, infine, Caldoro, del centrodestra appariva sin qui il vincitore. Ma un ultimo studio (Ipsos) suggerisce una inversione del pronostico e indica come probabile la vittoria del candidato del centrosinistra, De Luca. Nell’insieme, in occasione delle consultazioni regionali precedenti, di cinque anni fa, il centrosinistra riuscì ad aggiudicarsi ben undici regioni, sulle tredici chiamate al voto. Questa volta, potrebbe conquistarne da sette a nove. Naturalmente, un esito siffatto potrebbe essere interpretato in molti modi. Da un verso, potrebbe essere letto come un’avanzata del centrodestra dato che, con tutta probabilità, quest’ultimo «strapperà» qualche regione ai suoi avversari. Dall’altro, sarà certamente sottolineato che il centrosinistra mantiene — ciò che appare assai probabile—la maggioranza delle amministrazioni chiamate al voto.

    In realtà, l’analisi dei risultati basata sul numero di regioni conquistate— che pure è quella più comunemente adottata—appare insufficiente. Alcune regioni sono infatti, come si sa, assai più importanti—e popolose — di altre. E, di conseguenza, «contano» in misura molto maggiore in termini di voti. Per questo, risulta più efficace ed indicativo il computo dei consensi complessivamente ottenuti da ciascun partito nell’insieme delle tredici regioni chiamate alle urne (anche se non si tratterà di un conteggio semplice, data la presenza di numerose formazioni locali e liste «del Presidente»). Ciò permetterà di misurare il peso reale delle singole forze politiche e stabilire se — e in che misura — i partiti di maggioranza (e il Pdl in particolare) hanno mantenuto il consenso della popolazione o se, viceversa, come suggeriscono i sondaggi pubblicati di recente dai vari istituti, essi hanno subito un calo più o meno rilevante.

    Al riguardo, gli ultimi avvenimenti e, in particolare, la vicenda della presentazione delle liste, sembrano avere influito sugli orientamenti della popolazione. Secondo un recente sondaggio, più del 17% degli elettori, dichiara di avere mutato la propria decisione di voto a seguito del «pasticcio» delle liste. Ovviamente, ciò non significa che poi tutti costoro si comporteranno come preannunciato, ma costituisce un segnale del disagio presente nel Paese. Che, come si è detto, è già stato rilevato dalle più recenti ricerche sulle intenzioni di voto. Ad oggi — ma le stime sono riferite all’insieme del paese e non alle sole regioni in cui si vota—il Pdl risulta infatti indebolito rispetto ai valori rilevati un mese fa, dato che gli vengono attribuiti grossomodo due punti in meno. Se i risultati di questi sondaggi venissero confermati dall’esito delle elezioni — ma bisogna ricordare nuovamente che mancano ben quindici giorni di campagna elettorale che possono modificare anche sostanzialmente la situazione—il partito di Berlusconi otterrebbe un risultato inferiore alle ultime politiche, anche se più elevato delle europee dell’anno scorso.

    La Lega, viceversa, anche grazie alla sua efficace comunicazione, risulta «tenere» bene. Sull’altro fronte, emerge dalle ricerche un qualche rafforzamento del Pd, di entità però inferiore al decremento del Pdl, che porterebbe comunque la forza guidata da Bersani a riprendersi dal triste esito delle europee (ma non a raggiungere il risultato delle politiche). Naturalmente, c’è stato solo un minimo trapasso diretto di elettori dall’uno all’altro dei due partiti maggiori: si rilevano invece complessi flussi tra svariate forze politiche e, specialmente, da e verso l’astensione. Quest’ultima rappresenta in questo momento il vero interrogativo delle prossime consultazioni regionali. Oggi, la delusione e il rigetto verso la politica espresso da un numero crescente di cittadini a seguito degli avvenimenti degli ultimi tre mesi suggeriscono la possibilità di una crescita della diserzione dalle urne. Dichiara di essere almeno in qualche misura orientato all’astensione il 18% degli intervistati, ma è probabile che la diserzione dalle urne sia ancora maggiore. Anche se il clima prevedibilmente infuocato degli ultimi giorni può spingere un segmento di elettorato a recarsi al voto (in certi casi «turandosi il naso ») e a mutare così il quadro attualmente delineato dei rapporti di forza tra i partiti e, in certi casi, quello relativo ai governatori delle singole regioni.

    Renato Mannheimer
    12 marzo 2010

    Ultimo sondaggio, 4 Regioni in bilico - Elezioni Regionali - Politica - Corriere della Sera

  2. #2
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  3. #3
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    comunque nelle 4 incerte sembrerebbe in vantaggio ovunque il CSX seppur di poco...
    quindi il tutto potrebbe concludersi con un disastroso 10-3 per il CSX..._
    Ultima modifica di codino; 12-03-10 alle 11:29

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da codino Visualizza Messaggio
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    comunque nelle 4 incerte sembrerebbe in vantaggio ovunque il CSX seppur di poco...
    quindi il tutto potrebbe concludersi con un disastroso 10-3 per il CSX..._
    L'analisi del sondaggista è in molti casi sballata. Per quanto riguarda la Campania, la vittoria di Caldoro è scontata. I voti di UDC e UDEUR, anche se puzzolenti, gli faranno comodo.
    In Piemonte la situazione è molto fluida, ad oggi Cota è lievemente in vantaggio: lo conferma la stessa SWG (casa di sondaggi notoriamente non amica del centrodestra) in un recente articolo di Affari Italiani. Anche in altri blog (Scenari Politici fra tutti) è confermata la sostanziale parità.
    Veniamo al Lazio: il caos-liste ha affondato il centrodestra, ma lo svantaggio non è massiccio e la Polverini ha 2 settimane di tempo per recuperare. Anche in questo caso, l'UDC è un "più" utilissimo.
    Puglia e Liguria invece sembrano perse.
    A mio parere, finirà 7 a 6 per il centrosinistra, una vittoria peraltro solo numerica, visto che le regioni che contano (Campania, Lazio, Piemonte) dovrebbero passare nel campo azzurro. Se siamo sfortunati, finirà 9 a 4, un risultato molto deludente, ma certo non abissale in regioni come Lazio e Piemonte. Sarà una questione di decimali, una sorta di cabala...

  5. #5
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    Exclamation Rif: Ultimo sondaggio, 4 Regioni in bilico

    Premessa: per motivi personali e lavorativi non seguo in primis la campagna per le Regionali

    Considerazione: Ma come si fa (stando ai sondaggi, di cui non mi fido mai) a consegnare alla sinistra più sgangherata d'Europa la maggioranza delle Regioni, e degli Enti Locali

    Conclusione: Se ne devono andare.

    Se il il CDX perdesse numericamente le Regioni nn si avrebbero conseguenze sul governo, ma sulla politica del CDX. :giagia::giagia:
    Basta con il Laicismo alla Fini o alla Carfagna, basta col relativismo sui temi chiave come Vita e Famiglia, e basta con le vecchie nomenklature partitocratiche che ragionano ancora nell'anno 2010 more liberale e morale veterosocialista.ncav:

    Non è tornando a Forza Italia e ad An che si risolve il problema, ma pensionando chi non ha cambiato il volto dell'Italia. Fuori le colombe tenere con Gramsci e la sua egemonia. :sofico::giagia:

    Il presidente Berlusconi chiami a sé la Destra Vandeana e gli assicuriamo i risultati che socialisti e liberali non gli hanno fatto ottenere in 15 anni. Va da sé che
    bisogna rompere con la Setta, come fece nel 1929 un altro grande statista.
    Non è vero? Si provi
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  6. #6
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    Che giunga quam primum

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  7. #7
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    Cool Rif: Ultimo sondaggio, 4 Regioni in bilico

    Attenzione: noi non gufiamo sulla sconfitta del CDX, ma se la maggioranza numerica delle Regioni andrà alla sinistra, la strategia neolaicista dei Fini e della Carfagna, la debolezza culturale nell'addentare l'egemonia gramsciana da parte del Ministro Bondi, nonché il circiterismo su temi come Vita e Famiglia saranno sconfitti.

    Allora la Destra dei Valori avrà più peso nei giochi futuri del cdx.

    Sarà bene che la maggioranza numerica delle Regioni vada al cdx, altrimenti a piangere saranno i laicisti e non noi. E poi del resto le parole del card. Bagnasco...e l'Italian Tea Party.....ma ne riparleremo dopo Pasqua.


    Faccio notare che se il CDX perdesse come nel 2005 sarebbe anche un'indiretta punizione del Cielo. Perché? Ma come si fa votare al Domenica delle Palme e il Lunedì Santo? Ma lo sanno lorsignori che a rigore un cattolico praticante non potrebbe neppure votare.

    Io le avrei rinviate, ma facciano loro...


    P.S: Sostererremo Caldoro in Campania, ma definirlo uno di noi è una forzatura
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  8. #8
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    Thumbs up Rif: Ultimo sondaggio, 4 Regioni in bilico

    Si passi dal partito del predellino a quello della Croce e Pastorale. Anzi della Corona. E pensare che 'sto favore lo potrebbero fare i Vendola, le Bonino, i Burlando....Insomma, controrivoluzionari loro malgrado. La Massoneria sbaglia a puntare ancora sui progressisti, commetterà un errore molto grave.

    Del resto, la Setta verrà sconfitta da Cristo Re.

    E chissà che l'Onnipotente non voglia l'ennesima disfatta di questo CDX per volerlo forgiare uno nuovo, fatto di falchi, guerrieri e penintenti. In una parola d'Insorgenti. Più Popolo e meno salotti.


    W l'Italian Tea Party p.v.!

    W Il Partito di Cristo Re
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    Lightbulb Rif: Ultimo sondaggio, 4 Regioni in bilico

    La regione chiave sarà la Puglia:

    Se Vendola prevalesse i guai sarebbero gravi per il PD e il centrosisnistra. La gauche di Vendola lancerebbe l'OPA su PD e riformismo moderato, costringendo la sinistra all'ammucchiata dell'Unione in edizione aggiornata, con grande debolezza politica della coalizione, e aprirebbe una stagione di lotte intestine nel csx.

    Se Vendola prevalesse, metterebbe in crisi anche l'opzione neocentrista dell'UDC, responsabile prima del mantenimento del governo gaio-comunista della Regione. E allora addio al Partito dei Valori, con l'insofferenza delle gerarchie ecclesiastiche nei confronti del nuovo scudocrociato

    Il cdx deve vincere in Puglia per motivi simbolici, politici e strategici, e nel frattempo per impedire il ritorno dell'antica ingovernabilità.

    Se gli elettori del PD fossero furbi, voterebbero il candidato PDL. Vendola governatore sarà il nuovo padrone del PD, e allora addio D'Alema e Bersani.


    Due parole sul Lazio:

    1) Se prevarrà la Bonino, avremo un'arma potente contro la pseudodestra finiana, in quanto l'ambiguità sui temi politici dimostrata dalla Polverini, ha nuociuto più delle sentenze dei giudici.

    2) La Bonino presidente, dopo una breve luna di miele, si troverà in contrasto con l'ala della gauche estrema per le politiche liberiste, con quella catto-dem per quelle etiche, e poi avrà tante brutte sorprese...politiche

    Insomma, saranno i fini e casini all'angolo.

    Ma anche in caso della vittoria della Polverini, Alemanno da una parte Storace dall'altra serviranno da sistema frenante per eventuali minchiate della signora.



    Tirando le fila del discorso, Il cdx deve prevalere 8 a 5 sul csx, lasciando alla gauche il blocco delle regioni centrali più la Basilicata.

    Risultati diversi sarebbero una sconfitta, o meglio una punizione del Cielo per aver fatto votare durante la Settimana Santa, come nel 2005.


    Ecco perché nn ascolterò i risultati e anche se fossero tragici come prospettava Codino, rappresenterebbero l'inizio della riscossa della Destra di Dio sul laicismo delle vecchie nomenklature partitocratiche social-liberali.

    SE ci sarà un'ecatombe elettorale, speriamo che il presidente Berlusconi decida finalmente di farci retta pensionare i consiglieri che gli fanno perdere quasi tutte l'elezioni. E allora la rivoluzione sarà maggiore di quella del predellino. Una serie di mosse a sorpresa che nemmeno fini & C si aspettano.


    Ai laicisti conviene vincere le regionali, ma se i sondaggi hanno ragione, le regionali saranno un'ecatombe per loro, per la sinistra, ma non per le armate politiche di Cristo Re.


    W L'Italian Tea Party p.v.!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!1
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    Predefinito Rif: Ultimo sondaggio, 4 Regioni in bilico

    Comunque è veramente triste che la Puglia sia passata da roccaforte missina a terra governata da un ricchione comunista.

 

 
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