ONORE ED EROISMO DELLA
REGIA MARINA
Rilevato su "Navi e poltrone" (Corriere della Sera 6 marzo '07) che gli inglesi mostravano di conoscere in anticipo alcune delle nostre mosse, Trizzino, partendo dall'odioso sillogismo "il nemico sapeva, perciò qualcuno tradiva", lanciò accuse di tradimento.
Perché non informare subito i lettori che, anni dopo la fine della guerra, gli inglesi rivelarono che erano venuti, in modo rocambolesco, in possesso del "decrittatore" tedesco? Gli storici sanno che è questo il motivo per cui spesso gli inglesi "seppero in anticipo".
La nostra flotta ha subito grandi sconfitte?
Le forze inglesi affondarono 112 nostre navi da guerra di superficie (153.000 tonn.), ma ne persero, ad opera nostra, 137 (281.000 tonn.), il 73% in più. "L'operazione degli aerosiluranti inglesi nel golfo di Taranto" danneggiò 2 nostre navi da battaglia?
Tante, e ben più fruttuose furono le azioni dei nostri leggendari incursori di superficie e subacquei.
A guerra finita, in occasione della decorazione di tanti eroi, il già Comandante della flotta inglese Cunningham, chiese di appuntar lui la Medaglia d'Oro sul petto del nostro Durand de la Penne che, violato sott'acqua il blindato accesso ad Alessandria e minata una corazzata, era venuto a galla gridando agli inglesi di abbandonare la nave che stava per saltare il aria.
Qualche anno dopo la fine della guerra, il Capo di S.M. della Marina nord-americana inviò all'ammiraglio Sansonetti (mio padre) che era stato Capo di Supermarina dal 1941, il libro "Che ha fatto la Marina?" di Marc'Antonio Bragadin tradotto in inglese, e scrisse fra l'altro nella dedica che la preparazione dei loro ufficiali di Marina (il libro era destinato all'Accademia di West Point) per essere completo doveva conoscere le imprese della Regia Marina Italiana che, per oltre tre anni, aveva tenuto testa a una Marina più potente, più esperta, più ricca di tradizioni, ed esser riuscita a far arrivare sulla sponda africana il 90% di quanto imbarcato in Italia,
All'accusa di "codardia di nostri Ammiragli", che infanga solo chi la pronuncia, non mette conto rispondere.
Mai la Marina inglese vide la poppa delle nostre navi, mentre avvenne l'opposto (marzo 1941); scrisse poi il Comandante della nave ammiraglia di una Divisione inglese - la quale più potente e più numerosa (ma anche più veloce) di quella italiana che la incalzava, si era sottratta al combattimento (per freddo calcolo, non certo per codardia) "non mi sono mai vergognato tanto in vita mia.
Da parte italiana, silenzio (o critiche).
Nota finale: è vezzo tutto italiano enfatizzare gli insuccessi e tacere i successi.
Da FERT, maggio - giugno 2007.
http://www.rigocamerano.it/femarina.htm