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  1. #1
    Becero Reazionario
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    Post 10 - Breccia di Porta Pia : Verità o montatura ?

    Ho ritenuto di fare cosa gradita agli amici Monarchici, chiedendo copia di questo interessantissimo 3d. Spero sia fonte di buoni interventi...

    Grazie a Lepanto quindi. Buona lettura a tutti

    Conterio - Moderatore 21.09.2007

    *****


    Ma quale breccia? Ecco perchè l'Italia va male. Staffelli dovrebbe dare a tutta la schiera dei risorgimentalisti un gigantesco Tapiro d'Oro per l'insieme di menzogne che sono riusciti a cumulare in 145 anni.

    Tutti i libri di storia ci narrano quell'evento come da figura sottostante e sfido chiunque, anche il presidente della Repubblica a sostenere il contrario!:



    Invece subito dopo la semplice apertura dei battenti di Porta Pia ,su ordine di Pio IX al fine di evitare inutili spargimenti di sangue, fu scattata una fotografia con i piemontesi in posa per lo storico evento:



    Come si evince dall'analisi del fotogramma il cumulo di macerie sui quali si sono ben sistemati i famosi liberatori risulta ben lontano dalla Porta incriminata...e la breccia allora dov'è? Poveri scolari di cinque generazioni, scoprire così, di colpo, che la nostra storia si fonda su un cumulo di panzane...è un bel danno biologico, o no!?

    E poi qualcuno ancora si meraviglia del perchè l'Italia vada a rotoli. Signori miei, iniziamo a smantellare le bugie del passato se vogliamo avere una qualche minima possibilità di recupero nel futuro.

    Domenico Iannantuoni

    tratto da: www.adsic.it

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  2. #2
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    ......qualcuno è ricorso al Presidente della Repubblica, ma senza successo....

    Quando Ciampi andò ad inaugurare un monumento a Garibaldi.....alcuni vescovi gli scrissero (due lettere aperte) spiegando le ragioni della maturità del tempo per raccontare la verità su di un personaggio che l'Italia non dovrebbe affatto "venerare".......

    Ciampi non rispose mai!! Anzi nessuno si azzardò a dire nulla...le due lettere non ebbero alcun seguito, calò il sipario su di una verità storica troppo scomoda, oggi....

    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  3. #3
    spirito libero
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    Forse i vescovi l'avevano ancora per la definizione che diede Garibaldi di Pio IX ( ma era un giudizio puramente politico....)
    non sarà mai possibile con la ragione pervenire a qualche verità assoluta

  4. #4
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Il Vescovo e il Presidente
    di Oscar Sanguinetti

    Un coraggioso vescovo della Chiesa cattolica scrive al Presidente della Repubblica. Per ricordargli che Garibaldi non è un eroe e che il Risorgimento va riscritto. Solo così è possibile una rivincita morale, civile e religiosa per la nostra Italia.

    Che cosa può aver indotto mons. Andrea Gemma, figlio di don Orione e vescovo di lsernia-Venafro, al vero e proprio outing che vedete riprodotto nel box della pagina a fianco? Certo, le esternazioni oggi sono di moda e potrebbe sembrare che neppure un vescovo riesca a farne a meno. Ma in genere si tratta di esternazioni dì segno opposto. E anche assai meno ardite, se si pensa che il destinatario della lettera di mons. Gemma è nientemeno che il Capo dello Stato. E il fatto è ancor più eclatante perché è la prima volta che un personaggio non di secondo piano, un’autorità ecclesiastica per di più, prende posizione - e in termini certo poco "politicamente corretti" - su un tema di carattere civile così delicato come quello dell’identità italiana, strettamente legato al progetto del presidente Ciampi intenzionato a ravvivare il sentimento di patria fra gl’italiani.

    Come lo stesso presule afferma, a far scattare in lui la molla della reazione è stato rilevare che gli appelli presidenziali all’unità della nazione si fondano su una versione ideologica della storia nazionale, la quale per la gente del Mezzogiorno è non solo logora e urtante ripetizione di luoghi comuni, ma suona per non pochi tratti ingiusta, se non addirittura ingiuriosa.

    Non è una novità che per larga parte del Sud il Risorgimento è coinciso con una drammatica conquista militare, che inizia con le invasioni napoleoniche, continua con la spedizione garibaldina e con l’invasione sabauda e si conclude con la repressione del cosiddetto "brigantaggio post-unitario". Una conquista cui i meridionali - e non solo loro - hanno in ogni frangente opposto una fiera resistenza, prima nell’insorgenza anti-francese e anti-giacobina, che infiamma il Mezzogiorno praticamente senza interruzione dal 1798 al 1815, e poi con la guerra del 1860 e la lotta legittimistica e anti-unitaria del 1860-1865. Il Molise è tra le terre dell’ex Regno di Napoli dove la reazione popolare è stata più veemente e i lutti più numerosi. Isernia in particolare è nota per aver opposto nel gennaio 1799 una strenua resistenza contro i francesi del generale Guillaume Dubesme, i quali la espugnarono e la saccheggiarono, provocando - il dato è di Niccolò Rodolico - almeno millecinquecento morti.

    All’inizio di ottobre del 1860, mentre le truppe regie stanno arroccandosi sul Volturno lasciando così sguarnite le città non ancora conquistate, Isernia è devastata da reparti di garibaldini, mandati da Napoli - dove si è già insediato l’Eroe dei Due Mondi - per fronteggiare l’agitazione legittimistica divampata nel vuoto di potere. Una temporanea avanzata di contingenti regi da sud riporta però la città sotto la bandiera del re e rianima i lealisti. Per parare la minaccia di una saldatura fra insorgenza popolare e armi borboniche viene dislocato in Molise un nuovo corpo di garibaldini al comando di Francesco Nullo, eroe della conquista della Sicilia. Ma Nullo il 17 ottobre viene duramente battuto vicino a Isernia da reparti borbonici guidati dal maggiore Achille de Liguori, affiancati da migliaia di contadini insorti, i quali, uomini e donne fianco a fianco, assalgono i volontari dispersi e ne fanno giustizia sommaria all’arma bianca. É in questo contesto che maturano le violenze - gli "scheletri ripugnanti" - cui accenna mons. Gemma.

    Se l’episodio conferma senz’altro che la vulgata ideologica di una parte della nostra storia non è ormai più sopportata, almeno in certe parti d’Italia, e che gli sforzi della storiografia astiosamente definita "revisionistica" a qualcosa sono serviti, quello che più felicemente impressiona è il tour d’esprit di mons. Gemma.

    Lungi dalla rivendicazione puntigliosa e amara dei diritti violati - che pur occorre fare e che egli fa con vigore -, propone infatti di azzerare un contenzioso storico ormai plurisecolare e sterile fra Mezzogiorno e Stato italiano e di preoccuparsi invece di comune accordo di preparare un "abito" civile nuovo e migliore per l'Italia del terzo millennio, soprattutto per i giovani, rinunciando ciascuno a una parte delle proprie ragioni e assumendosi ognuno le sue responsabilità.

    I popoli dell’antico Regno non dovranno rimettere in discussione - come mons. Gemma i fa per primo - l’attuale Stato nazionale, anche se edificato ai danni di una monarchia millenaria e non di rado benefica per i suoi sudditi. L’altra parte, dal canto suo, dovrà smettere di reiterare, per inerzia o per malafede, oleografie sempre più povere di significato e soprattutto d’imporre omaggi civico-religiosi a personaggi come "l’avventuriero armato" la cui effigie troneggia in tutte le piazze della Penisola, quasi a perenne monito per i "vinti del Risorgimento".

    Censurare la memoria dei "vinti di ieri" e celebrare solo Napoleone, Garibaldi o il "Re galantuomo", dimenticando le migliaia di italiani del Sud, ma anche del Nord e del Centro, che dalla fine del 1700 all’Unità e oltre scelsero a caro prezzo di schierarsi contro i granatieri francesi e "italici", le brigate internazionali garibaldine e i bersaglieri e carabinieri sabaudi per esigere il rispetto dell’identità italiana di sempre, significa allontanarsi sempre più da quella "‘rivincita’ morale, civile, religiosa — che la nostra Italia merita" e che il vescovo d’Isernia - e io con lui - auspica.



    Lettera aperta al signor Presidente della Repubblica, dr. Azeglio Ciampi

    Signor Presidente,

    perdoni l'iniziativa, che so attuata anche da altri e ciò mi conferma nella necessità di levare la voce perché certi luoghi comuni, ormai diventati insopportabili, non continuino ad ingannare i semplici.
    Partecipavo con gioia ed intima partecipazione alla "festa dell'unità d'Italia e delle forze armate" il 4 novembre scorso. Avevamo insieme pregato in Cattedrale - anche per Lei signor Presidente - e ci eravamo recati al monumento ai caduti in una mattinata piena di sole.

    Tutto bello, tutto coralmente sentito, compreso l'inno nazionale d'Italia. Poi, la doccia fredda: il suo messaggio, signor Presidente. Alti pensieri, nobili richiami, doverosa partecipazione. In questo contesto tanto elevato, l'accenno al Risorgimento e, addirittura, a quel Garibaldi che, creda, ad Isernia, è tristemente famoso, insieme alle sue truppe mercenarie.
    Ah, no, signor Presidente, quel richiamo a una storia, per fortuna quasi dimenticata, è stato proprio fuori luogo.

    Creda - e glielo dice un pastore della Chiesa cattolica - nessuno di noi vuole tornare indietro di centocinquant'anni, se non altro per non riaprire le piaghe sanguinanti; nessuno di noi vuole ripristinare il regno di Napoli e la dinastia borbonica, dalla quale peraltro il Sud ha ricevuto grandi benefici; nessuno di noi vuole rimettere in piedi lo Stato pontificio, sottratto al legittimo sovrano, con guerra non dichiarata e quindi contro lo "ius gentium", plurisecolare; nessuno di noi vuole frazionare l'Italia (semmai ci penserà qualche porzione della nostra classe dirigente); ma nessuno ci potrà convincere della bellezza esaltante di un'azione che a suo tempo, tutta l'Europa, per non dire il mondo intero, ha stigmatizzato coralmente; nessuno potrà accettare l'accomodante esaltazione di un avventuriero armato che con le sue truppe mise a ferro e fuoco le pacifiche zone del Sud, tra cui la mia città episcopale.

    Le teste tagliate degli iserniani esposte al pubblico ludibrio sono su stampe e documenti dell'epoca che Ella stessa potrà reperire.
    Nessuno di noi vuole rivangare il passato, signor Presidente, soprattutto un tale passato… Non lo può fare nemmeno Lei, travisando la storia.

    Su casi del genere gli antichi nostri avi dicevano saggiamente: "Parce sepultis!".
    Per carità, signor Presidente, non ci costringa a tirar fuori dagli armadi del cosiddetto risorgimento certi scheletri ripugnanti…
    Cerchiamo insieme di costruire un'Italia migliore, insieme ai nostri giovani, i quali conoscono la storia e guardano al futuro, senza ripristinare insopportabili travisamenti di una storia che ormai i più avveduti conoscono.

    Le suggerisco, al riguardo, la lettura di un simpatico libro di una giovane studiosa d'Italia: "Risorgimento da riscrivere".
    E poi, appena sarà pronto, Le invierò, in omaggio per la sua segreteria, un libro che un mio presbitero ha scritto e per il quale ha già ottenuto un plauso internazionale.

    Lasci stare il "risorgimento", signor Presidente e parliamo insieme di "rivincita" morale, civile, religiosa che la nostra Italia merita e di cui tutti, insieme, vogliamo essere artefici operosi, senza nostalgie per un passato non troppo antico, che ha assai poco da insegnarci.
    Perdoni l'ardire, signor Presidente, ma non potevo tenermi dentro quanto qui Le ho semplicemente accennato. "Nessun silenzio comprato!" - è uno dei miei motti preferiti.
    Con deferente ossequio, La saluto

    Andrea Gemma,

    vescovo di Isernia-Venafro

    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  5. #5
    Gaeta resiste ancora!
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    Liberta' X Le Due Sicilie !!!


    Garibaldi+saboia+cavour= Assassini Del Sud !!!

    Fuori Dalle P...iazze, W 'o Rre Nuost !!!

    Onore Si Difendori Di Gaeta, Messina, Civitella E Ai "briganti" !!!

  6. #6
    Libero Muratore
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    Citazione Originariamente Scritto da codino
    Ma quale breccia? Ecco perchè l'Italia va male. Staffelli dovrebbe dare a tutta la schiera dei risorgimentalisti un gigantesco Tapiro d'Oro per l'insieme di menzogne che sono riusciti a cumulare in 145 anni.

    Tutti i libri di storia ci narrano quell'evento come da figura sottostante e sfido chiunque, anche il presidente della Repubblica a sostenere il contrario!:



    Invece subito dopo la semplice apertura dei battenti di Porta Pia ,su ordine di Pio IX al fine di evitare inutili spargimenti di sangue, fu scattata una fotografia con i piemontesi in posa per lo storico evento:



    Come si evince dall'analisi del fotogramma il cumulo di macerie sui quali si sono ben sistemati i famosi liberatori risulta ben lontano dalla Porta incriminata...e la breccia allora dov'è? Poveri scolari di cinque generazioni, scoprire così, di colpo, che la nostra storia si fonda su un cumulo di panzane...è un bel danno biologico, o no!?

    E poi qualcuno ancora si meraviglia del perchè l'Italia vada a rotoli. Signori miei, iniziamo a smantellare le bugie del passato se vogliamo avere una qualche minima possibilità di recupero nel futuro.

    Domenico Iannantuoni

    tratto da: www.adsic.it
    Sei forse in grado di fornire qualche prova di questa teoria 'revisionista' ? Prove concrete intendo. Se ce le hai sono ben contento e accetterò la verità (tanto non è che cambia molto,è il risultato che conta, breccia o non breccia).

    Ah , cmq quel 'fotogramma' ,ammesso che sia veramente una fotografia (non mi sembra ma non sono esperto), non prova un bel niente.

  7. #7
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    Questa è la breccia nelle mura a due passi da Porta Pia. Aperta la breccia nelle mura fu dato l'assalto alla Porta Pia vera e propria.






  8. #8
    14/05/48 Schiavi di Sion
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    BALUARDO CATTOLICO ED ANTI MASSONICO !

  9. #9
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    Chi Giuseppe II ?
    Inoltre l'Impero fu culla della prima massoneria dell'Europa continentale, con tanto di esponenti della Casa Imperiale appartenenti. Ripeto: la forza del nostro impero fu la multiculturalità, non quella maschera di becero fanatismo che qualche poco informato le pone. Tutte le città dell'Impero avevano chiese per tutte le confessioni, da quelle protestanti a quelle ortodosse. A Trieste buona parte dell'attuale turismo lo si deve a ciò. Per non parlare delle sinagoghe. La nostra è una delle più grandi d'Europa e non fu costruita ai tempi dell'arrivo dell'Italia massonica.... così anche per Ljubljana, Maribor, Graz, Budapest, Bratislava etc. etc. etc.

  10. #10
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    Ecco alcune immagine dei frutti della Trieste asburgica e antimassonica:


    Sinagoga di Trieste



    Chiesa Luterana di Trieste



    Chiesa Greco Ortodossa di Trieste



    Chiesa Serbo Ortodossa di Trieste




    Se abbiamo avuto tutti questi lasciti dal passato lo dobbiamo alla ragionevolezza cattolica degli Asburgo.

 

 
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