Nel nuovo libro di Carlo Galli, una lettura generalizzante del presente
Se destra e sinistra
si riducono a dicotomia di stereotipi
La lettura del pamphlet di Carlo Galli recentemente pubblicato da Laterza ci convince, una volta di più, della necessità di superare la distinzione tra "destra" e "sinistra". Soprattutto se gli argomenti a sostegno dell'ipotesi che il mantenimento di tale "coppia oppositiva" sia necessario alla comprensione dell'attuale quadro politico sono quelli portati da Galli. Il cui "sguardo genealogico" sull'origine del Moderno ci appare, in tutta franchezza, strabico.Ma partiamo dai contenuti. Che cos'è la politica moderna per Galli? Si tratta di «una serie di discorsi sulla costruzione dell'ordine», di cui «attore, centro e protagonista [...] è il soggetto singolo, razionale, libero e uguale». Essa è «originariamente indeterminata», e ciò si esprime nella necessità della «coppia oppositiva destra-sinistra»: da una parte (destra), «esiste una realtà minacciosa e instabile, lo stato di natura, dall'altro è indispensabile costruire un artificio che dia forma e stabilità alla politica» (sinistra). Questo è il «nesso centrale» della politica moderna: quello tra «disordine come dato» (destra) e «ordine come esigenza» (sinistra). Destra e sinistra sono dunque i due modi in cui il Moderno si manifesta. Solo uno «sguardo genealogico sull'origine della politica moderna» consente di stabilire il criterio della loro distinzione.Cosa "vede" Galli? Nella sinistra chi crede che «è Bene che i semi naturali di umana razionalità si sviluppino liberamente, in soggettività caratterizzate da uguaglianza di dignità e autonomia, con la rinuncia a violenza, discriminazioni e dominio: che è Giustizia non l'ordine dell'essere ma il progetto delle soggettività di emanciparsi, attraverso la politica, da impedimenti e condizionamenti». In sostanza, chi intende «assicurare attivamente la libertà del fiorire del soggetto» e «in uguale dignità». Nella destra, all'opposto, chi si concentri sull'altro lato del Moderno, e cioè l'instabilità del reale. Un progetto politico la cui fondazione in «Dio, Natura, Storia, Tradizione, Valori, Nazione, Razza, Destino, Mercato [...] si accompagna sempre al tema, che è quello da cui propriamente si sprigiona l'energia politica della destra, dell'aggressione permanente all'Ordine, che quindi in realtà non è naturale né necessario; l'esperienza primaria è che la natura non è antropomorfa, ma è instabile e che quindi l'Ordine va sì realizzato ma non tanto con l'artificio razionale quanto con la lotta incessante contro chi lo minaccia». Una vera e propria «accettazione del disordine».In che cosa si traduce questo (pesante) armamentario teorico? In un'analisi della situazione politica attuale che lascia sgomenti. Perché vede nella "destra" unicamente «politiche che assecondano divisioni corporative e paure allarmistiche, risentimenti sociali e frammentazioni culturali, chiusure ed esclusioni [...] dei non integrati, xenofobie aperte e mascherate». In questo senso il caso italiano è, secondo Galli, "paradigmatico". È qui, infatti, che la "destra" mischia «populismo passivo e oligarchia gerarchizzante», «razzismo e retoriche di solidarietà». E dove si diffonde la "illusione compensatoria" caratterizzante la "destra" di una comunità prosperosa e felice che si potrebbe raggiungere soltanto se fossero rimossi alcuni ostacoli. E cioè "i "comunisti", i terroristi, i migranti, i magistrati, i "giustizialisti", i giornalisti e quanti altri". In sostanza: il campionario dei nemici del premier. Che diventa infatti oggetto privilegiato di analisi. Berlusconi, il cui stesso corpo «realizza la fusione dell'Uno coi Molti, e dei Molti con l'Uno, attraverso l'Amore", è "identico al Tutto", è un "corpo mistico" dove «i militanti del Pdl» sono "missionari della libertà". Berlusconi, che incarna una politica il cui fine è che «il progetto di uguaglianza democratica e di emancipazione della Costituzione repubblicana si fermi», «le attuali contraddizioni della società si blocchino», «il crescente dislivello di potere e di ricchezza fra i cittadini non venga colmato, e anzi non venga avvertito». Il tutto non come contingenza storica di questa destra, si badi bene, ma come risultato necessario della genealogia del concetto stesso di destra come inserito nella contemporaneità, dato che il volume non si propone una analisi delle sorti contingenti dei due schieramenti. Una destra il cui "pensiero" sarebbe rappresentato al meglio dalle "fiction della tv commerciale". E i cui elettori «maggioritariamente condividono la percezione del mondo come privo di regole che non siano quelle che sanciscono il successo comunque perseguito, la subordinazione dei meno abili, e l'esclusione dei diversi». Ecco, sono queste letture astratte, generalizzanti, stereotipate del presente a renderci una volta di più convinti che il superamento della dicotomia destra/sinistra non debba attendere che «la moderna struttura originaria della politica [sia] consumata», per avere luogo. Anche perché, così definiti i termini del problema, le due categorie potrebbero finalmente perdere il loro ruolo esplicativo solamente qualora il soggetto o scompaia dall'interesse della politica o sia stato in grado di colmare il divario tra una percezione del disordine del mondo e una richiesta di aggiustamento. E cioè mai. No, Galli, per fortuna non ci sono da una parte la "democrazia senza aggettivi" (che «non può non essere l'obiettivo di forze variamente orientate a sinistra») e dall'altra la disuguaglianza (per essere di destra non serve nemmeno teorizzarla, «è sufficiente praticarla e accettarla come inevitabile, incorreggibile, insuperabile. E farne il dato centrale dell'ordine politico»). Il presente è molto più semplice e allo stesso tempo complesso di così: ci sono dei problemi, e si fa una grossa fatica a risolverli. Dal suo "sguardo genealogico" vorremmo un'indicazione su questo: sulle soluzioni. A meno che non siano caricature, distinzioni di comodo. O pregiudizi.
Fabio Chiusi
26 febbraio 2010Carlo Galli,
Perché ancora destra e sinistra
Laterza (2010)
pp. 87
Ffwebmagazine - Se destra e sinistra si riducono a dicotomia di stereotipi
Invito tutti a leggere questo pamphlet che, nella sua brevità, dipinge un ritratto da manuale della dicotomia destra-sinistra e della usa obsolescenza nel mondo postmoderno.




Rispondi Citando
