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    Predefinito Legami sociali antitodo all'insicurezza

    OMNIA SUNT COMMUNIA
    LEGAMI SOCIALI ANTIDOTO ALL’INSICUREZZA
    La Stampa 5/9/07


    l dibattito sulla sicurezza che si è aperto nel nostro paese all'indomani dell'ordinanza del Comune di Firenze sui lavavetri si accompagna nelle pagine dei giornali alla cronaca di una lunga serie di violenze scoppiate tra vicini di casa spesso per futili motivi. Si tratta di due elementi a prima vista privi di relazione. Ma possiamo esserne così sicuri? Quando parliamo di «sicurezza» prima ancora della minaccia che pensiamo possa incombere su di noi, facciamo riferimento al modo in cui ciascuno percepisce lo spazio circostante. Mi spiego, a casa nostra ci sentiamo forti e sicuri ma come varchiamo il portone cominciano a preoccuparci, la città, in particolare, ci può apparire come un luogo estraneo, in cui si è soli, privi di sostegno o di difese. Ecco che l'insicurezza comincia a farsi strada dentro di noi, che l'inquietudine o la paura acquistano un profilo concreto: cosa vorrà quel mendicante o il lavavetri di turno? Non voglio certo sottovalutare gli effetti della criminalità, o sottostimare i timori delle persone, ma credo si possa convenire sul fatto che la paura inizia dall'incontro con chi ci è estraneo, prima ancora che ci tocchi di subire un qualche torto, per usare un eufemismo. Detto altrimenti, il senso di insicurezza ci accompagna, diventa una sorta di lente con cui percepiamo il mondo circostante. Una percezione che si forma attraverso una serie di cerchi concentrici, passa al vaglio di reti di relazioni sempre più strette e esili, fino a trovarci completamente da soli. Se fuori dal nostro ambito ristretto di affetti tutto ci fa paura, ciascuno rappresenta un possibile pericolo, ecco che perfino il dirimpettaio può diventare un nemico irriducibile. Si tratta di comportamenti individuali, certo, di un cortocircuito della ragione in cui trova spazio l'odio più feroce. Ma come non interrogarsi sul fatto che nel nostro Paese questa paura e spesso il risentimento individuale sono stati anche coltivati, eletti a comportamenti socialmente stimati da chi ha fatto della xenofobia e della ricerca del capro espiatorio il proprio fondo di commercio politico? E giù insulti ai soliti stranieri, immigrati, zingari - anche se recentemente c'è anche chi ha riesumato perfino il «complotto ebraico-massonico» - indicati come responsabili di ogni male. Sparare sui gommoni, disinfettare i sedili su cui si sono seduti gli stranieri o addirittura ripristinare la pena di morte: il catalogo di questa piccola barbarie nostrana è noto. La demagogia populista non ha più smesso di fabbricare nuovi «nemici pubblici». Ieri il sindaco di Milano Letizia Moratti, proprio dalle colonne di questo giornale, se la prendeva con la visione «buonista» dell'immigrazione che accompagnerebbe a suo dire il Ddl che porta la mia firma e quella del Ministro dell'Interno Amato che intende invece riportare a legalità e regolarità il fenomeno. Questo dopo che la «faccia truce» mostrata dalla destra sul tema attraverso la Bossi-Fini ha prodotto un aumento vertiginoso della clandestinità, rendendo pressoché impossibile l'ingresso regolare degli immigrati in questo paese. Ma ora il cerchio sembra chiudersi. Non sarà che forse tra le tante risposte che vengono oggi offerte al bisogno di sicurezza dei cittadini nessuna sembra parlare davvero in termini di «vicinanza», di ascolto, di creazione di nuovi legami sociali, di legami tra le persone, tra le troppe individualità e solitudini che compongono spesso le nostre città? Come si può sentirsi sicuri se ci si sente soli, isolati, vulnerabili perché privi di legami con chi ci sta intorno? E' su questo terreno che credo si possa fare qualcosa per spezzare la spirale dell'odio, il risentimento e la paura. Facendo in modo che le persone si conoscano, si incontrino, escano di casa per «buttare l'occhio sul cortile di fianco» - come suggeriva ieri Elena Loewenthal su queste pagine. Penso alle mille esperienze del volontariato e ai tanti laboratori di solidarietà che esistono nelle nostre città, a tutte le forme dello stare insieme, dai circoli degli anziani ai centri giovanili che hanno cercato in questi anni di resistere alla disgregazione sociale, alla perdita di legami tra le persone, al venir meno della solidarietà nei quartieri, nelle città. Reprimere il crimine è sacrosanto, ma pensare che poi ci si sentirà più sicuri se non si fa qualcosa anche per ricreare dei veri legami sociali nelle nostre città è una pericolosa illusione.

    P. Ferrero

    Ministro della Solidarietà sociale
    Che ve ne pare?

    ARDITI NON GENDARMI




  2. #2
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    Ferrero militante comunista-comunitarista in incognito!

  3. #3
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    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Però sta vorta se guardato bene de parlà de Comunità forse l'hanno richiamato all'ordine, mò quarche torinese vede de rintracciallo pe dagle la rivista.

    ARDITI NON GENDARMI

  4. #4
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    ...e dai ché lo recuperamo alla causa comunista comunitarista!

  5. #5
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    ......."voglia di comunità", dice Bauman ; le esperienze sul campo di Sennett nella società americana, il "che mille spazi politici fioriscano" di Alain Caillé ( la ri-creazione di quella famosa agorà sottrattaci ) emille altri esempi : la 'sicurezza' si persegue soltanto rompendo le gabbie dell' isolamento e dell' alienazione di questa società dello spettacolo, che ricordiamolo bene ha come premessa e come risultato la separazione tra gli individui, e la separazione tra individuo e la sua propria vita. Certo questa è la strada da inseguire , ponendosi come obiettivo minimo ( temo sia anche il massimo perseguibile oggi) uno sbarramento a quell' altra falsa, criminale "ricetta" del "lew and order" e delle comunità sedicenti videosorvegliate, protette da feroci polizie più o meno 'private'. Anche perchè entra persino in gioco la natura sociale dell' uomo che in una qualsiasi forma (non escluso l'agone) deve necessariamente essere in relazione con gli altri.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da LEONIDA Visualizza Messaggio
    ......."voglia di comunità", dice Bauman ; le esperienze sul campo di Sennett nella società americana, il "che mille spazi politici fioriscano" di Alain Caillé ( la ri-creazione di quella famosa agorà sottrattaci ) emille altri esempi : la 'sicurezza' si persegue soltanto rompendo le gabbie dell' isolamento e dell' alienazione di questa società dello spettacolo, che ricordiamolo bene ha come premessa e come risultato la separazione tra gli individui, e la separazione tra individuo e la sua propria vita. Certo questa è la strada da inseguire , ponendosi come obiettivo minimo ( temo sia anche il massimo perseguibile oggi) uno sbarramento a quell' altra falsa, criminale "ricetta" del "lew and order" e delle comunità sedicenti videosorvegliate, protette da feroci polizie più o meno 'private'. Anche perchè entra persino in gioco la natura sociale dell' uomo che in una qualsiasi forma (non escluso l'agone) deve necessariamente essere in relazione con gli altri.
    ...con TUTTI gli "altri" o solo con quelli del proprio colore e della propria etnìa? (Domandona provocatoria... )

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    ...con TUTTI gli "altri" o solo con quelli del proprio colore e della propria etnìa? (Domandona provocatoria... )
    Non ho la pretesa Tu mi legga su Dr ; cmq è molto che mi esprimo in termini di "socialismo nazionalitario", quindi va da sé che la prima opzione è scartata a priori. Ci dovremmo intendere sul termine "nazionalitario" ( esclusivamente 'culturale' o di natura contrattualistica ? ). Mi resta un pò oscura la nozione di 'comunità aperta' che non lo dico io ma Bauman, rischia di rimanere sul piano dell'astrazione. E il "bisogno di comunità" è impellente, urgente, fino al punto che ci si rifugia in comunità virtuali....

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da LEONIDA Visualizza Messaggio
    E il "bisogno di comunità" è impellente, urgente, fino al punto che ci si rifugia in comunità virtuali....
    Questa penso che sia una delle analisi migliore della necessità di Comunità che sentiamo in quest'epoca... mi trovo assolutamente daccordo!

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da LEONIDA Visualizza Messaggio
    Non ho la pretesa Tu mi legga su Dr ; cmq è molto che mi esprimo in termini di "socialismo nazionalitario", quindi va da sé che la prima opzione è scartata a priori. Ci dovremmo intendere sul termine "nazionalitario" ( esclusivamente 'culturale' o di natura contrattualistica ? ). Mi resta un pò oscura la nozione di 'comunità aperta' che non lo dico io ma Bauman, rischia di rimanere sul piano dell'astrazione. E il "bisogno di comunità" è impellente, urgente, fino al punto che ci si rifugia in comunità virtuali....
    Ti leggo e continuo a chiedermi perché continui ad impelagarti in certi lidi...comunque, penso e ritengo che la comunità o è aperta o non è comunità, ma solo contratto sociale. Io mi voglio rapportare con tutti, ma proprio TUTTI, perché da chiunque si può trarre del bene, al di là dell'appartenenza ad una o ad un'altra comunità (sia essa politica, sociale, nazionale, religiosa, etc.). La comunità è aperta proprio quando esce dall'astrazione, perché è solo astrattamente che una comunità, in questo mondo, può permettersi di essere chiusa.

    Per quel che riguarda la parola "nazionalitario", avrai le tue risposte in un apposito articolo, se ancora non t'è chiaro.

    Per quanto riguarda il "socialismo nazionalitario", continuo a non capire il motivo per cui tu e moltissimi altri forumisti di DR che ogni tanto vengono qui non riusciate a lasciarvi alle spalle l'esperienza nel mondo neofascista, coi suoi miti e coi suoi simboli... Poi, rimane da spiegare la contraddizione del "camerata socialista"...

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Ti leggo e continuo a chiedermi perché continui ad impelagarti in certi lidi...comunque, penso e ritengo che la comunità o è aperta o non è comunità, ma solo contratto sociale. Io mi voglio rapportare con tutti, ma proprio TUTTI, perché da chiunque si può trarre del bene, al di là dell'appartenenza ad una o ad un'altra comunità (sia essa politica, sociale, nazionale, religiosa, etc.). La comunità è aperta proprio quando esce dall'astrazione, perché è solo astrattamente che una comunità, in questo mondo, può permettersi di essere chiusa.

    Per quel che riguarda la parola "nazionalitario", avrai le tue risposte in un apposito articolo, se ancora non t'è chiaro.

    Per quanto riguarda il "socialismo nazionalitario", continuo a non capire il motivo per cui tu e moltissimi altri forumisti di DR che ogni tanto vengono qui non riusciate a lasciarvi alle spalle l'esperienza nel mondo neofascista, coi suoi miti e coi suoi simboli... Poi, rimane da spiegare la contraddizione del "camerata socialista"...
    Comunità chiusa come astrazione mi trova assolutamente d' accordo. Ci spiegheremo, spero ; nei miei 'lidi' come li chiami tu mi sembra qualche cosa si stia muovendo....forse.

 

 
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