Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    Conservatorismo e Libertà
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    Predefinito I Pm: Visco smentito dai fatti,ha esercitato pressioni indebite

    Roma, 20 set. (Apcom) - "Allo stato, non può questo ufficio non evidenziare che rimane ancora oscuto il vero motivo per il quale il vice ministro Visco era 'interessato' o comunque voleva il trasferimento dei quattor ufficiali. Sul punto, non solo poco plausibili appaiono le dichiarazioni rese dall'indagato in sede di interrogatorio, ma le stesse dichiarazioni risultano essere state completamente smentite dagli accertamenti svolti". Così si legge in un altro passaggio delle motivazioni con le quali il pm Angelantonio Racanelli ha chiesto l'archiviazione del procedimento a carico di Visco per i reati di tentato abuso d'ufficio e minacce, riguardo le presunte pressioni esercitate sull'ex comandante della Gdf, Roberto Speciale, affinchè provvedesse al trasferimento di 4 ufficiali al vertice delle Fiamme gialle in Lombardia ed a Milano.
    http://notizie.alice.it/notizie/poli...,13165261.html


    Quest'ufficio ritiene che gli elementi acquisiti non appaiono idonei a sostenere proficuamente l'accusa in un eventuale giudizio: non risultano sussistere tutti gli elementi costitutivo dei delitti ipotizzati". Così si afferma nelle prime pagine del documento con il quale la Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione del procedimento a carico del vice ministro dell'economia, Vincenzo Visco. L'esponente di governo è indagato per minacce e tentato abuso d'ufficio per aver esercitato delle pressioni sull'ex comandante generale Gdf Roberto Speciale. Con particolare riferimento all'ipotesi di reato di tentato abuso d'ufficio, i pm hanno ritenuto "l'insussistenza dell'elemento soggettivo del delitto ipotizzato. Con un'espressione sintetica si può affermare: la condotta del vice ministro appare illeggittima, ma non illecita.
    Visco ha "posto in essere una condotta in violazione di specifiche norme di legge. Il quadro normativo che disciplina il trasferimento degli ufficiali della Guardia di Finanza è estremamente chiaro: in materia il vice ministro non ha alcun potere. Il potere decisionale in materia di impiego è attribuito da una norma primaria al Comandante generale".
    "Potrebbe apparire paradossale, ma non lo è - spiegano ancora i pm - il vice ministro con delega alla Guardia di finanza ha più 'poteri' nei confronti del comandante generale che non sul singolo ufficiale appartenente al Corpo. Si tratta, solo di un apparente paradosso: la predetta affermazione è facilmente spiegabile se solo si considerano alcuni principi fondamentaliche regolano il complessivo assetto del nostro sistema politico-amministrativo".
    Dopo una serie di riferimenti normativi, interni anche al regolamento che disciplina il Codice, si sottolinea: "Non risultano leggi che attribuiscano al ministro dell'economia al vice ministro da lui delegato poteri di intervento in materia di impiego".

    http://notizie.alice.it/notizie/poli...,13165290.html


    Roma, 20 set. (Apcom) - "Sulla base dell'istruttoria svolta è pacifico che il vice ministro Visco abbia tentato di ottenere il trasferimento dei quattro ufficiali, ordinando o cercando di imporre al Comandante generale di provvedere in tal senso o comunque esercitando pressioni indebite sullo stesso". Così affermano i pm della Procura di Roma, in un passaggio della richiesta di archiviazione del procedimento a carico del viceministro Visco per tentato abuso d'ufficio e minacce nei confronti del l'ex comandante generale della Guardia di finanza, Roberto Speciale.
    http://notizie.alice.it/notizie/poli...,13165221.html


    "L'input per l'eventuale trasferimento dei quattro ufficiali è partito sicuramente dal vice ministro Visco: non appare corrispondere al reale accadimento dei fatti quanto affermato dal vice ministro nella lettera datata 24 luglio 2006 ed inviata al Comandante generale". Così proseguono gli inquirenti della Procura di Roma nella richiesta di archiviazione. Nella missiva - si legge nel documento di 13 pagine - "si afferma testualmente: 'A tal fine il 13 luglio ho parlato della questione con i generali Pappa e Favaro e da questi incontri emerse l'opportunità di coinvolgere nei movimenti anche Milano'. Gli accertamenti svolti da quest'ufficio consentono di sostenere che il vice ministro aveva in mente di chiedere il trasferimento degli ufficiali ben prima degli incontri con i predetti generali".
    http://notizie.alice.it/notizie/poli...,13165246.html



    Sarò sincero;dopo queste precisazioni mi sembra ancora alquanto curiosa la richiesta di archiviazione perchè " la condotta del vice ministro appare illeggittima, ma non illecita".
    Sarà.

    Intanto scopriamo che Visco ha esercitato pressione indebita su Speciale e durante l'interrogatorio ha detto cose poi smentite dai fatti -sempre secondo i Pm,ovviamente-.

    Se forse non c'è abbastanza materiale per un processo;di sicuro tutto ciò è ampiamente sufficiente per vedere il signor Visco sbattuto fuori dal Governo.
    Ma figurarsi...

  2. #2
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da zaffo Visualizza Messaggio
    " la condotta del vice ministro appare illeggittima, ma non illecita".
    Considerando che si parla di un esponente (e di che calibro!) del partito che per definizione è depositario dei canoni della moralità, il buon (?) Visco dovrebbe essere già a casa. Ma si sa, la moralità è facile predicarla, sconveniente applicarla.

  3. #3
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    se non si dimette è una vergogna nazionale ulteriore
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  4. #4
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    E mi ricordo ancora i suoi compagni di partito affermare:
    "Il comportamento di Visco è stato limpido,cristallino,perfettamente legittimo"...

  5. #5
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    Predefinito Da Visco solo accuse inventate….

    La voce di Roberto Speciale si fa più sorda di sempre.
    «Stavolta si è passata la misura. Sono davvero indignato».
    Perché va bene la rimozione dopo essersi opposto ai misteriosi trasferimenti della Gdf di Milano chiesti da Visco nel luglio del 2006. Con quell’intenso «tiro al piattello» patito al Senato nei burrascosi interventi della maggioranza.
    «Dove il piattello - interrompe -, sia chiaro, sono diventato io».
    Va bene pure che telefonate di fuoco e continue pressioni per azzerare la gerarchia vengano lette dalla Procura di Roma come non illecite seppur illegittime. Ma ribaltare ruoli e realtà, accusarlo di passare indiscrezioni su indagini in corso, come ha fatto Visco, «è falso». A sostegno Speciale circostanzia un episodio che misura l’esatto contrario: era Visco a chiedere notizie su delicate indagini in corso.

    È un’accusa grave, generale, come la dimostra?
    «Con episodi precisi e numerosi testimoni. Come sempre. A differenza di Visco che utilizza la fantasia. Il vice ministro sa bene che magari qualche volta gli ho usato solo la cortesia di anticipargli qualche notizia che avrebbe comunque letto l’indomani sui giornali».

    Quando le avrebbe chiesto invece notizie su indagini?
    «Al telefono era arrabbiatissimo, me lo ricordo ancora. Dunque era la sera del 16 giugno 2006. Molti ufficiali erano con me a Villa Spada per la tradizionale cena di chiusura del corso superiore di polizia tributaria. All’improvviso tra i commensali si diffonde la notizia dell’arresto di Vittorio Emanuele. Squilla il telefonino. Visco era furente: “Lei non mi ha detto nulla”».

    Ma cosa c’entra il vice ministro con l’arresto di Vittorio Emanuele?
    «Visco voleva avere immediati ragguagli, delucidazioni sulla posizione processuale di Giorgio Tino, direttore generale dei Monopoli, indagato nell’inchiesta di John Henry Woodcock. Tino è o era un manager da lui tenuto in alta considerazione...».

    Cosa rispose?
    «Cercai di tranquillizarlo e gli dissi che non ne sapevo nulla. Innanzitutto perché non ero tenuto a sapere qualcosa. Era la polizia di Stato a svolgere le indagini e fossero anche state le mie Fiamme gialle forse a Visco sfugge che il comandante generale non può e non deve conoscere contenuto o dettagli delle investigazioni. E poi le pare rituale che il ministro chieda dello stato di un’inchiesta a un comandante di un Corpo per ragguagli, informazioni, magari coperte dal segreto? Io al massimo, tramite personale del mio ufficio, lo ripeto, gli ho fatto al massimo qualche anteprima stampa».

    Forse Visco voleva solo conoscere qualche indiscrezione di stampa in più...
    «E le chiede a me? Chieda ai giornalisti no? Qualcuno immagino lo conosca...».

    Visco l’accusa anche di esser stato molto legato a Luciano Moggi, chiedeva biglietti per le partite, utilizzava il suo aereo... Una situazione imbarazzante.
    «Anche questa è una balla malriuscita per trovare una giustificazione a quei trasferimenti. Primo: sono interista e non juventino. Solo i tifosi possono capire quanto mi infastidisca passare per bianconero. Secondo: mai chiesto biglietti per andare allo stadio. Per il semplice fatto che non vado in tribuna da quando ero ragazzo. Basta?».

    E i passaggi in aereo?
    «Se sono costretto a smentire baggianate simili... Mai salite le scalette dell’aereo di Moggi».

    Altra accusa: festa faraonica del Corpo a Napoli, tre giorni di spese pazze...
    «Anche qui Visco finge o è smemorato».

    Cioè?
    «Non ricorda, ad esempio, che a metà giugno, qualche settimana prima della festa andai a trovarlo in ufficio dicendogli: “Noi abbiamo organizzato a Napoli, ma se a lei non va, non ci crea nessun problema e la facciamo al Comando generale”. Lui disse di andare avanti nell’organizzazione. Ma, dico, come fa a inventarsi certe cose?».

    È la sua parola contro quella del vice ministro.
    «Non esattamente. Prenda l’episodio di Villa Spada. Potrei indicare decine di testimoni.
    Prenda le accuse di scarso rendimento nella lotta fiscale da parte della Gdf della Lombardia. I dati in possesso della Procura di Roma lo smentiscono clamorosamente.
    Prenda la storia del foglietto che mi fece vedere e sul quale erano indicati i nomi dei quattro ufficiali da trasferire. Si difende mentendo, dice che non c’è mai stato quando anche il mio ex comandante in Seconda, Italo Pappa, l’aveva visto in altro incontro.
    Prenda i testimoni da lui indicati come fonti delle confidenze sull’allarmante ed equivoca situazione milanese. Uno è morto, l’altro, D’Andrea, l’ha addirittura smentito. Devo continuare?».

    No grazie.

    gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it 22 09 07

    saluti

  6. #6
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    Predefinito

    Un ufficiale smaschera il ds: rimosso per l’indagine Unipol

    di Gianluigi Nuzzi

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=207790&PRINT=S

    La verità nei verbali. Il tenente colonnello delle Fiamme gialle Tomei: mi occupavo io delle scalate. Un ex colonnello: "Mai espresso giudizi negativi sui quattro funzionari che volevano sostituire"

    La frase rimane come sospesa ma è la miccia di altri misteri, che collegano la richiesta di Visco, mandare via la gerarchia di Milano, con l’indagine Unipol: «Il mio superiore mi disse che alla fine io sarei riuscito a rimanere a Milano purché però non mi occupassi più dell’incarico che svolgevo al momento». Ovvero inchieste Bnl/Unipol e Antonveneta. Chi parla a verbale come teste è il tenente colonnello Vincenzo Tomei davanti al pm Angelantonio Racanelli.

    Tomei è una figura chiave nell’inchiesta sulle pressioni esercitate da Visco per trasferire lui e altri tre ufficiali da Milano. Innanzitutto perché cristallizza le tante scuse, bugie se preferite, espresse dal viceministro pur di giustificare le sue intromissioni. Visco diceva infatti che i quattro dovevano essere trasferiti perché erano scarsi i risultati sull’evasione fiscale della Gdf di Milano. Ma Tomei non si occupava di verifiche e fisco ma d’indagini. Visco aggiunge che gli ufficiali erano lì da troppo tempo. Ma Tomei era arrivato a Milano da appena dieci mesi. Aggiunge che i quattro non si occupavano di Unipol, ma Tomei lo smentisce clamorosamente visto che nel verbale spiega: «Personalmente nell’ambito delle indagini a me delegate dalla Procura ho seguito sia gli sviluppi della vicenda Antonveneta sia la vicenda Bnl/Unipol».

    Fu proprio Tomei a interrogare Fiorani sui suoi rapporti con Giovanni Consorte. Fu sempre lui a sequestrare milioni di euro nella disponibilità di Consorte e Sacchetti. Ma che dietro la richiesta di Visco ci sia in qualche modo l’inchiesta Unipol/Bnl è un’ombra, un filo rosso che si ritrova in numerosi verbali redatti da Racanelli. Anche il superiore di Tomei, il colonnello Virgilio Pomponi solleva dei dubbi, confermando il racconto del collega: «Altra cosa che mi sorprese fu con riferimento a Tomei, la circostanza che l’input che era arrivato da Roma era che lo stesso potesse rimanere a Milano al Nucleo ma che dovesse occuparsi di attività diverse da quelle fino a quel momento seguite. Questa cosa in particolare mi colpì perché essendo io diretto superiore di Tomei non ero a conoscenza di alcun motivo che giustificasse tale avvicendamento. Anzi avevo motivo per confermarlo nell’incarico».

    Quindi l’affondo: «L’inserimento tra i quattro ufficiali da avvicendare del ten.col. Tomei portò me e Lorusso a ritenere che la ragione dei trasferimenti fosse da ricercare nell’ambito delle attività svolte dall’articolazione diretta da Tomei». Ovvero le indagini che gli stessi portavano avanti. Visto che se ci fossero stati motivi penalmente rilevanti per ordinare i trasferimenti, Visco avrebbe avuto obbligo di denunciare tutto in Procura. Un terzo riferimento ancor più esplicito alle indagini e alle intercettazioni di Fassino & C. lo mette a verbale l’ex capo di Stato maggiore della Gdf Emilio Spaziante. Riferisce di un suo colloquio con Vincenzo Visco. Quest’ultimo gli avrebbe chiesto se si fosse fatto un’idea sull’autore della fuga di notizie che determinò poi la pubblicazione, sul Giornale tra l’altro, dell’intercettazione tra Fassino e Consorte. Ma Visco ha negato la circostanza.

    C’è poi un’altra vicenda che ha dell’incredibile. Nel suo verbale, Visco indica in un ufficiale, uno dei suoi «informatori» sulla situazione di Milano. Ma lo stesso ha smentito a verbale la circostanza. Visco aveva detto ai Pm che su Milano aveva notizie soprattutto da due persone. L’ex capo di Stato Maggiore Giovanni Mariella (ora scomparso) e appunto questo ex ufficiale. Il primo è mancato mesi fa, il secondo ha smentito. «Personalmente non sono a conoscenza - mette a verbale F.D.A. - di situazioni negative o comunque di criticità relative ai predetti ufficiali e comunque relative alla loro attività professionale a Milano. Ho visto il vice ministro Visco in qualche occasione, in particolare l’ho incontrato per motivi di ufficio quando è venuto in qualche occasione a Bergamo. Personalmente non ho mai parlato direttamente con il vice ministro della situazione milanese e quindi sono sicuro di non avergli mai espresso personalmente giudizi critici sui predetti Ufficiali». F.D.A. conosce i collaboratori di Visco ma nega di aver mai affrontato quegli argomenti. «Conosco anche il colonnello Ortello del quale sono amico ed escludo di aver parlato con lo stesso specificamente della situazione milanese della Gdf. Voglio precisare che le mie conversazioni, peraltro sporadiche, con Zanini (collaboratore di Visco, ndr), così come con altri ufficiali miei amici, vanno contestualizzate e in ogni caso vertevano sulla situazione contingente e generale che riguardava la Gdf nel suo complesso. (...) I miei colloqui amicali con Zanini devono essere inquadrati in questo contesto. Escludo però categoricamente di aver mai fatto con Zanini riferimenti specifici agli ufficiali Forchetti, Lorusso, Pomponi e Tomei così come escludo categoricamente di aver mai parlato con chicchessia di indagini in corso. Per tale motivo sono sicuro di non aver mai espresso giudizi negativi sui predetti Ufficiali né con il generale Zanini né con chicchessia: peraltro trattasi di ufficiali ai quali sono legato da rapporti di amicizia. Non ho mai detto al Gen. Zanini che a Milano non si facesse la lotta all’evasione fiscale o che non si contrastassero i reati economico-finanziari: non ho mai detto questo sia perché i miei discorsi non sono mai stati specifici sia perché non vi era alcun motivo di esprimere tali giudizi da parte mia».

  7. #7
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    Dopo quella richiesta molto Speciale della Procura di Roma

    Visco, te ne vai o no?
    di Dimitri Buffa

    http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=6165&aa=2007

    “Sulla base dell’istruttoria svolta è pacifico che il viceministro Vincenzo Visco abbia tentato di ottenere il trasferimento dei 4 ufficiali della Guardia di Finanza, a Milano, ordinando o cercando di imporre al comandante generale di provvedere in tal senso o comunque esercitando pressioni indebite sullo stesso’’. Non basta: ’’Allo stato non può quest’ufficio non evidenziare che rimane ancora oscuro il motivo per il quale il viceministro Visco era interessato o comunque voleva il trasferimento dei quattro ufficiali’’. Queste affermazioni sono contenute nella molto “speciale” richiesta di archiviazione scritta dalla procura di Roma nella persona del sostituto procuratore Angelo Antonio circa l’inchiesta sul viceministro che gli italiani identificano con il concetto stesso di tasse. tramite il proprio legale Ugo Longo, che si opporrà a questa richiesta di archiviazione davanti al gip. Mentre tanto dalla maggioranza quanto dall’opposizione si moltiplicano le richieste a Visco di farsi da parte.

    Nella motivazione della procura di Roma praticamente è contenuta una censura morale anche se sotto forma di un salvagente penale: infatti nel provvedimento si sottolinea a proposito delle “pressioni reiterate“, fatte dal viceministro Vincenzo Visco nei confronti di Roberto Speciale che egli abbia “posto in essere una condotta in violazione di specifiche norme di legge. Il quadro normativo che disciplina il trasferimento degli ufficiali della Guardia di finanza e’ estremamente chiaro: in materia il viceministro non ha alcun potere. Il potere decisionale in materia di impiego è attribuito da una norma primaria al comandante generale“. Insomma Visco ha agito come un prevaricatore ma non avrebbe commesso il reato di abuso d’ufficio. La procura si legge benissimo tra le righe che non ha voluto calcare la mano andando ad esempio a indagare su quali ragioni vi potessero essere dietro l’anomalo comportamento di Visco. Speciale ai giornali e nelle memorie prodotte davanti ai magistrati ha chiaramente parlato di pressioni indebite per allontanare gli investigatori del caso Unipol.

    I giudici di Roma invece la mettono così: “Non appaiono plausibili le dichiarazioni dell’indagato circa i motivi posti a base della sua iniziativa, d’altronde una motivazione viene anche indicata nel corso dell’interrogatorio laddove l’indagato dichiara: non ne ho la più pallida idea di quello che facevano, dico però chiaramente che avevano un rapporto molto stretto con i vertici della Guardia di Finanza e presumibilmente con la precedente gestione governativa. Ma c’è anche un altro passo della motivazione dedicato esplicitamente all’ipotesi di un legame “tra l’ipotizzato trasferimento degli ufficiali e la vicenda Bnl-Unipol“. Secondo la Procura, “allo stato degli elementi acquisiti deve ritenersi che quella del presunto rapporto altro non sia che un’illazione priva di riscontri processuali; unico elemento rilevante in tal senso è il contenuto di una dichiarazione resa dal generale Spaziante il quale riferisce di una richiesta rivoltagli dal viceministro Visco nel corso di un incontro.

    “Mi chiese anche, visto che ero stato il generale comandante della regione Lombardia - ha detto Spaziante - se mi ero fatto un’idea su chi fosse stato il responsabile della fuga di notizie relative al contenuto di alcune telefonate intercettate nell’ambito di un procedimento della Procura di Milano: se non ricordo male si fece riferimento al caso Unipol o all’on. Fassino“. Insomma un vice ministro con delega alla Guardia di Finanza che fa domande che invece competerebbero a un magistrato e che allo stesso tempo cerca di ottenere il trasferimento guarda caso di chi indagava su Unipol all’interno della Gdf. Ce ne è d’avanzo per le richieste corali di dimissioni che nel centro destra, avanzate un po’ da tutti, da Storace a Jole Santelli, ma ce ne è a sufficienza anche per il ricorso dello stesso generale Speciale. Che se seguisse la prassi non potrebbe che propendere per il rinvio a giudizio. Anche scavalcando le richieste assolutorie dell’accusa.

 

 

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