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  1. #1
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Pensione a rischio per 400, ecco il «partito anti urne»

    È il partito più grande d'Italia

    Pensione a rischio per 400, ecco il «partito anti urne»

    Previdenza in gioco per gli onorevoli al primo mandato se la legislatura non arriva all’ottobre 2008

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...amentari.shtml

    ROMA — È il partito più grande d’Italia. Non ha un nome ufficiale e nemmeno sezioni sparse ai quattro angoli del Paese. Ma in Parlamento può contare su quasi 400 (inconsapevoli) iscritti. Sono i deputati e i senatori al primo mandato, mai eletti prima. Debuttanti. Per loro il giorno x è a metà ottobre 2008: se allora saranno ancora in sella avranno diritto alla pensione da parlamentare. Se invece si dovesse andare al voto prima, nisba, nemmeno un euro per rendere più lieve la vecchiaia. Una tentazione trasversale per evitare elezioni troppo anticipate? Caso concreto, cominciando dall’opposizione che rischia pure il conflitto d’interessi tra politica e portafoglio.

    Metà novembre, voto in bilico al Senato, la Cdl può riuscire nella spallata. Senatore Mario Baldassarri, sceglie il tasto rosso che fa cadere il governo oppure ripiega sul tasto verde che tiene in piedi la sua pensione e il governo? «Per carità —ride l’ex ministro di An—cada Prodi e pure la pensione. Nessun dubbio. Tanto io l’ho già maturata come professore universitario». Negano tutti, certo. Ed è forse esagerato pensare al Papp (Partito Aspiranti Pensionati Parlamentari) come ad una misteriosa Spectre capace di influenzare i destini d’Italia.

    Ma è comunque una variabile della formula che potrebbe riportarci alle urne prima del previsto. Nella maggioranza dovrebbe essere tutto più facile. Antonio Polito (Ulivo) lo spiega con una battuta: «È un motivo in più per augurare lunga vita al governo Prodi. Meglio qualche euro in più che qualche euro in meno. Ma se uno si fa i conti in tasca non è che poi ci sia tutta questa differenza». Ecco, i conti in tasca. Dopo due anni, sei mesi e un giorno di lavoro alla Camera o al Senato (calcolati dal giorno della proclamazione) l’assegno è intorno ai 2.500 euro lordi al mese. Non si prendono subito ma una volta compiuti 65 anni. Forse troppo in là per far cadere in tentazione i giovani.

    E infatti non bastano a convincere chi, eletto con l’Unione e di poco sopra i 30 anni, è deluso dal governo. «Per me — dice Francesco Caruso, Rifondazione — possiamo votare pure domani. Chi se ne frega della pensione se dobbiamo stare qui ad aspettare i ricatti di Lamberto Dini ». «La legislatura — concorda Daniele Capezzone, Rosa nel pugno — è già arrivata all’accanimento terapeutico. Spero che nessuno pensi di vivacchiare un annetto per qualche spicciolo in più». Cadono tutti dalle nuvole. Come l’ex soubrette Mara Carfagna, Forza Italia: «Chissà cosa farò quando avrò 65 anni... io non ho deciso di far politica per soldi maper passione, per contribuire all’interesse nazionale».

    Nessuna intesa sotterranea, nessuna riunione carbonara, nessun ammiccamento quando in Transatlantico gli iscritti al Papp incrociano gli sguardi? Giulia Bongiorno (An) rispolvera il linguaggio delle sue arringhe migliori: «Se qualcuno dovesse porre in essere condotte finalizzate a tenere in vita il governo solo per una propria soddisfazione economica... » Cosa accadrebbe, avvocato? «Ci troveremmo davanti ad un comportamento se non penalmente rilevante di sicuro moralmente rilevante». E niente clemenza della corte. Il punto è che molti dei debuttanti hanno già un lavoro alle spalle. Nicola Buccico: «Se volevo guadagnare di più, continuavo a fare l’avvocato. E poi la pensione già ce l’ho come consigliere regionale. Faccio pure il sindaco, senza indennità. Domani, dopodomani, votiamo quando volete».

    Fernando Rossi, l’ex Pdci che con il suo non voto contribuì a mettere in crisi il governo: «Tra poco maturo la pensione da impiegato regionale. Lunga vita a Prodi, ma non per i soldi: dopo di lui chiunque sarà peggiore». Sergio De Gregorio, l’ex dipietrista passato con la Cdl, dopo una vita fra tv e quotidiani: «La pensione e la cassa sanitaria dei giornalisti sono meglio di questa. Nun me ne po’ frega’ de meno». Chi è giovane vede il traguardo troppo lontano, chi è più grandicello magari una pensione ce l’ha già. Ma, allora, il problema non esiste? Paola Binetti esce dall’Aula del Senato e ci pensa su: «Io non mi sento di escludere che qualcuno il pensierino ce lo faccia. Ma la soluzione è proprio questa: basta con i politici di professione, tutti i parlamentari dovrebbero venire dal mondo normale, quello di chi lavora. A quel punto le pensioni dei parlamentari le potremmo anche abolire».

    Lorenzo Salvia

    27 settembre 2007

  2. #2
    email non funzionante
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    Qualcuno dei 400, che hanno paura di perdere il vitalizio causa lo scioglimento delle camere anticipato, potrebbe essere rassegnato.

    Si incomincia a pensare che prima o poi questo diritto acquisito non sarà certamente mantenuto per sempre.
    Il mondo cambia.
    E certi privilegi non potranno essere eterni.

  3. #3
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    Vergognosi. E poi parlano e decidono delle pensioni di chi lavora.

 

 

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