Come si sono riciclati i militanti del partito armato degli anni di piombo
Quanto rende fare i terroristi
di Dimitri Buffa
http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=6307&aa=2007
In Italia c'è almeno una categoria di persone che non fatica a trovare lavoro nel comparto pubblico, para-pubblico e del volontariato assistito: quella degli ex terroristi di sinistra. Si tratta di terroristi “riciclati”, il cui riciclaggio è avvenuto – come scrive ironicamente Adriana Bolchini Gaiger, Presidentessa dell'Osservatorio sui diritti italiani e internazionali – "proprio come si fa con i rifiuti tossici: scavalcando leggi e norme di sicurezza, affidandosi a trasportatori privi di scrupoli e scaricandoli poi nottetempo là dove nessuno può accorgersene, liberi di spargere intorno a sé i loro miasmi portatori di semi mortali". Oggi i “terroristi riciclati” ce li troviamo all’interno di strutture legate allo Stato, nei partiti e nei giornali (che ricevono finanziamenti dallo Stato), nelle Associazioni benefiche (finanziate dallo Stato), molte delle quali istituite su misura per loro, nonché nelle Coop che, come tutti sanno, sono organismi collaterali ai partiti comunisti. Il problema reale con il quale ci si deve confrontare è che queste persone occupano posizioni nelle quali esercitano un “potere ideologico e suggestivo” su coloro con i quali vengono in contatto, proprio in ragione del loro ruolo. Insomma il mondo del volontariato, del no profit e, perchè no, anche del pacifismo senza sè e senza ma, viene riletto in chiave di ideale proseguimento della lotta armata degli anni '70, con tutti i rischi che questo accostamento comporta.
Le domande legittime sarebbero molte e nascono tutte dal fatto che questi soggetti non si sono messi a lavorare a fianco delle masse, che loro avevano la pretesa di difendere. Non fanno mica gli operai, i meccanici, i benzinai o i negozianti! Occupano bensì posizioni grazie alle quali hanno a disposizione materiale umano da "forgiare" e indirizzare ideologicamente, proprio come "cattivi maestri di ritorno".
Per ora ci accontentiamo di formulare almeno tre domande precise:
1)Con quale criterio il loro giudizio può essere considerato accettabile, se sono loro stessi a dire che non hanno cambiato nulla, se non la rinuncia alla lotta armata?
2) E’ o non è forse un ideologo colui che arma la mano di chi di fatto si getta nella lotta armata?
3)Stanno o non stanno questi personaggi incidendo a livello ideologico sulla formazione delle persone con le quali vengono in contatto, dal momento che lavorano tutti in posti di potere?




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