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Discussione: Gaza Vivra’

  1. #1
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    O Hitler a Mosca, o Stalin a Lisbona! Fuori gli yankee!!
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    Predefinito Gaza Vivra’

    GAZA VIVRA’










    Firma subito anche tu!


    Con la pubblicazione di questo appello prende il via la campagna di solidarietà con il popolo palestinese, per la fine dell’embargo a Gaza.
    La mostruosità dell’azione genocida di Israele diventa ogni giorno più evidente: soltanto due giorni fa il governo sionista ha fatto la sua dichiarazione di guerra definendo Gaza come “entità nemica”.
    Finora la risposta a questa enormità è stata debole.
    Con questo appello ci prefiggiamo di rompere il silenzio, di chiamare le cose con il loro nome, ma soprattutto di creare le condizioni per poter sviluppare una vera azione di solidarietà politica con il popolo palestinese in un frangente così grave.
    L’appello vuole dunque essere solo il primo passo di una campagna, che ci auguriamo di riuscire a costruire insieme a tutti i soggetti disponibili.
    La raccolta di firme che iniziamo da oggi è dunque estremamente importante: ogni firma non solo avrà un grande significato politico, ma sarà anche una spinta ad andare avanti con l’iniziativa per renderla più ampia ed incisiva.
    Ci rivolgiamo quindi non solo a tutti quanti appoggiano la lotta di liberazione del popolo palestinese, ma a chiunque avverta l’insopportabilità dell’ingiustizia perpetrata nei confronti degli abitanti di Gaza.
    La prima cosa da fare è sottoscrivere l’appello, la seconda è quella di diffonderlo con tutti i mezzi, la terza è quella di costruire insieme le prossime tappe della mobilitazione.

    Tutte le firme devono essere inviate a info@gazavive.com

    e verranno pubblicate su www.gazavive.com

    Oltre a nome e cognome è importante comunicare la città e la qualifica di ogni firmatario.


    *************



    GAZA VIVRA’


    Appello per la fine di un embargo genocida


    Nel 1996, votando massicciamente al-Fatah, i palestinesi espressero la speranza di una pace giusta con Israele. Questa speranza venne però uccisa sul nascere dalla sistematica violazione israeliana degli accordi. Essi prevedevano che entro il 1999 Israele avrebbe dovuto ritirare le truppe e smantellare gli insediamenti coloniali dal 90% dei Territori occupati.
    Giunto al potere dopo la sua provocatoria «passeggiata» nella spianata di Gerusalemme, Sharon congelò il ritiro dell’esercito e accrebbe gli insediamenti coloniali — ovvero città razzialmente segreganti i cui abitanti, armati fino ai denti, agiscono come milizie ausiliarie di Tsahal. Come se non bastasse, violando anche stavolta le risoluzioni O.N.U., diede inizio alla edificazione di un imponente «Muro di sicurezza» la cui costruzione ha implicato l’annessione manu militari di un ulteriore 7% di terra palestinese.
    Nel tentativo di schiacciare la seconda Intifada, Israele travolse l’Autorità Nazionale Palestinese e mise a ferro e fuoco i Territori. Migliaia i palestinesi uccisi o feriti dalle incursioni, decine di migliaia quelli rastrellati e arrestati senza alcun processo. Migliaia le case rase al suolo. Decine i dirigenti ammazzati con le cosiddette «operazioni mirate». Lo stesso presidente Arafat, una volta dichiarato «terrorista», venne intrappolato nel palazzo presidenziale della Mukata, poi bombardato e ridotto ad un cumulo di macerie.

    Evidenti sono dunque le ragioni per cui Hamas (nel frattempo iscritta da U.S.A. e U.E. nella black list dei movimenti terroristici) ottenne nel gennaio 2006 una straripante vittoria elettorale. Prima ancora che una protesta contro la corruzione endemica tra le file di al-Fatah, i palestinesi gridarono al mondo che non si poteva chiedere loro una «pace» umiliante, imposta col piombo e suggellata col proprio sangue.
    Invece di ascoltare questo grido di aiuto del popolo palestinese, le potenze occidentali decisero di castigarlo decretando un embargo totale contro la Cisgiordania e Gaza. Seguendo ancora una volta Israele (che immediatamente dopo la vittoria elettorale di Hamas aveva bloccato unilateralmente i trasferimenti dei proventi di imposte e dazi di cui le Autorità palestinesi erano i legittimi titolari), U.S.A. e U.E. congelarono il flusso di aiuti finanziari causando una vera e propria catastrofe umanitaria, ciò allo scopo di costringere un intero popolo a piegare la schiena e ad abbandonare la resistenza.

    Questa politica, proprio come speravano i suoi architetti, ha dato poi il suo frutto più amaro: una fratricida battaglia nel campo palestinese. Coloro che avevano perso le elezioni, con lo sfacciato appoggio di Israele e dei suoi alleati occidentali, hanno rovesciato il governo democraticamente eletto per rimpiazzarlo con un altro abusivo. Hanno poi scatenato, in combutta con le autorità sioniste, la caccia ai loro avversari, annunciando l’illegalizzazione di Hamas col pretesto di una nuova legge per cui solo chi riconosce Israele potrà presentarsi alle elezioni. USA ed UE, una volta giustificato il golpe, sono giunte in soccorso di questo governo illegittimo abolendo le sanzioni verso le zone da esso controllate, e mantenendole invece per Gaza.

    Un milione e mezzo di esseri umani restano dunque sotto assedio, accerchiati dal filo spinato, senza possibilità né di uscire né di entrare. Come nei campi di concentramento nazisti essi sopravvivono in condizioni miserabili, senza cibo né acqua, senza elettricità né servizi sanitari essenziali. Come se non bastasse l’esercito israeliano continua a martellare Gaza con bombardamenti e incursioni terrestri pressoché quotidiani in cui periscono quasi sempre cittadini inermi.

    Una parola soltanto può descrivere questo macello: genocidio!

    Una mobilitazione immediata è necessaria affinché venga posto fine a questa tragedia.


    Ci rivolgiamo al governo Prodi affinché:

    1. Rompa l’embargo contro Gaza cessando di appoggiare la politica di due pesi e due misure per cui chi sostiene al-Fatah mangia e chi sta con Hamas crepa;

    2. si faccia carico in tutte le sedi internazionali sia dell’urgenza di aiutare la popolazione assediata sia di quella di porre fine all’assedio militare di Gaza;

    3. annulli la decisione del governo Berlusconi di considerare Hamas un’organizzazione terrorista riconoscendola invece quale parte integrante del popolo palestinese;

    4. cancelli il Trattato di cooperazione con Israele sottoscritto dal precedente governo.


    PRIMI FIRMATARI

    - Gianni Vattimo – Filosofo ed ex parlamentare europeo


    - Danilo Zolo – Università di Firenze

    - Margherita Hack – Astrofisica

    - Edoardo Sanguineti – Poeta, Università di Genova

    - Gilad Atzmon – Musicista

    - Franco Cardini – Università di Firenze

    - Mara De Paulis – Scrittrice, Premio Calvino

    - Lucio Manisco – Giornalista, già parlamentare europeo

    - Costanzo Preve – Filosofo, Torino

    - Giulio Girardi – Filosofo e teologo della Liberazione

    - Giovanni Franzoni – Comunità Cristiane di Base

    - Domenico Losurdo – Università di Urbino

    - Marino Badiale – Università di Torino

    - Aldo Bernardini – Università di Teramo
    - Piero Fumarola – Università di Lecce

    - Giovanni Bacciardi – Università di Firenze

    - Giovanni Invitto – Università di Lecce

    - Alessandra Persichetti – Università di Siena

    - Bruno Antonio Bellerate – Università Roma tre

    - Rodolfo Calpini – Università La Sapienza, Roma

    - Ferruccio Andolfi – Università di Parma

    - Roberto Giammanco – Scrittore e americanista

    - Gianfranco La Grassa – Economista

    - M. Alighiero Manacorda – Storico dell’educazione

    - Alessandra Kersevan – Ricercatrice storica, Udine

    - Nuccia Pelazza – Insegnante, Milano

    - Stefania Campetti - Archeologa

    -Carlo Oliva – Pubblicista

    - Gabriella Solaro – Ist. Naz. Storia del Movimento di Liberazione in Italia

    - Giuseppe Zambon – Editore

    - Bruno Caruso – Pittore

    -Vainer Burani – Avvocato, Reggio Emilia

    - Ugo Giannangeli – Avvocato, Milano

    - Giuseppe Pelazza – Avvocato, Milano

    - Hamza Roberto Piccardo – Direttore www.islam-online.it

    - Nella Ginatempo, Movimento contro la guerra, Roma

    - Mary Rizzo – blog Peacepalestine

    - Tusio De Iuliis – Presidente
    Associazione “Aiutiamoli a Vivere”

    - Cesare Allara – Com. Sol. Palestina,
    Torino

    - Angela Lano – Giornalista Infopal

    - Umar Andrea Lazzaro – Collettivo www.islam-online.it, Genova

    - Marco Ferrando – Partito Comunista dei Lavoratori

    - Leonardo Mazzei – Portavoce Comitati Iraq Libero

    - Mara Malavenda – Slai Cobas, Napoli

    - Moreno Pasquinelli – Campo Antimperialista

    - Marco Riformetti – Laboratorio Marxista

    -Maria Ingrosso – Colletivo Iqbal Masih, Lecce

    - Antonio Colazzo – L.u.p.o. Osimo (Ancona)

    - Gian Marco Martignoni – Segreteria provinciale Cgil, Varese

    - Luciano Giannoni – Consigliere provinciale Prc Livorno

    - Dacia Valent – ex Eurodeputata, dirigente dell’Islamic Anti-Defamation League

    - Pietro Vangeli – Segretario nazionale Partito dei Carc

    - Ascanio Bernardeschi – Prc Volterra (PI)

    - Fabio Faina – Capogruppo Pdci al Consiglio comunale di Perugia

    - Roberto Massari – Editore, Utopia Rossa

    - Fausto Schiavetto – Soccorso Popolare

    - Luca Baldelli – Consigliere provinciale Prc Perugia

  2. #2
    Klearchos
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  3. #3
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    Noi, volonterosi carnefici del Katz
    Maurizio Blondet
    21/09/2007

    http://www.effedieffe.com/interventi...rametro=esteri



    Israele si prepara a tagliare di due terzi l’elettricità a Gaza; chiuderà anche l’acqua, non lascerà passare più carburante (1).
    Dopo quasi un anno di blocco economico totale, e di continue incursioni omicide, fame e rovina economica.
    Gaza, con un milione e mezzo di abitanti, vecchi donne e bambini (molti vivono di pane e thè) è il nuovo ghetto di Varsavia.
    E’ il ghetto di Varsavia che la nostra generazione è chiamata a scongiurare.
    Invece, che cosa sta meditando l’Unione Europea?
    Discute il taglio del 20% degli aiuti umanitari, «per punire Hamas».
    Inutile dire che questo atto è complicità in genocidio, nella punizione collettiva (vietata dalla convenzioni internazionali) che Giuda sta attuando da anni.
    L’Europa obbedisce a Giuda.
    Con disagio, con la coda umanitaria (di paglia) fra le gambe.
    Ma obbedisce.
    Qualche anno fa un ebreo, Daniel Goldhagen, ha pubblicato un libro dal titolo «I volonterosi carnefici di Hitler».
    Come spesso accade in Italia dove la conoscenza dell’inglese è approssimativa, la traduzione dell’aggettivo è sbagliata: «willing», significa i carnefici zelanti di Hitler, carnefici volontari; si trattava dei tedeschi comuni, da nessuno obbligati, ma che hanno dato una mano spontaneamente.
    «Un’accusa lucida a tutto il popolo tedesco che di fatto collaborò con Hitler», esaltarono il libro i media europei.
    Ora, la nostra Europa sta facendo lo stesso, di nuovo.
    Stiamo dando una mano allo strangolamento di un milione e mezzo di persone, chiuse nel grande ghetto di Varsavia da cui i prigionieri non possono uscire, nè possono far entrare cibo e merci.
    Nessuno ci obbliga, basterebbe un po’ di coraggio per dire no.
    Ma il nostro zelo per Giuda è infinito.
    Volonterosi carnefici del Katz.



    E’ l’Europa che ha promesso di «vigilare contro il ritorno del nazismo».
    A patto che torni coi baffetti; se invece torna con la forza intimidatrice della nota lobby, non lo riconosce.
    Gridano i nostri giornali sull’attentato in Libano, un deputato «anti-siriano» ucciso.
    Ottimo attentato per distrarci dagli assediati di Gaza, dal genocidio al rallentatore.
    Un giorno diranno «non sapevamo», come quei tedeschi nel ‘45.
    Grandi onori alla Rosa Bianca, gli eroici testimoni tedeschi che non furono complici, a cui quella generazione restò sorda.
    Ma c’è una Rosa bianca israeliana, e la nostra generazione, come quella, non sente quello che sta dicendo.
    C’è B’Tselem, l’organizzazione umanitaria ebraica.
    Che dal 2002 denuncia come lo Stato ebraico si sia preso il 41,9% del territorio della Cisgiordania - ossia la zona oggi governata non da Hamas, ma dal loro «alleato» Abu Mazen, la cui autorità dicono di voler riconoscere, e che dicono di voler agevolare - e non la restituisce.
    E’ la pulizia etnica ipocrita, come ha rivelato un rapporto del luglio 2007 da Peace Now (un’altra Rosa Bianca ebraica): di quella terra confiscata, solo il 9% è stato effettivamente occupato dai cosiddetti «coloni», i fanatici giudaici, e solo il 12% è in qualche modo usata.
    «Lo Stato destina agli insediamenti dei coloni vastissime aree, sproporzionate al numero di coloni, allo scopo di impedire ai palestinesi ogni costruzione in quelle aree.
    Ma una volta che un’area è chiusa ai palestinesi, i coloni cominciano ad impadronirsi di terreni palestinesi adiacenti, spesso di proprietari privati, che stanno fuori dalla loro giurisdizione», ossia dalle zone vastissime già confiscate.
    E questo non lo fanno i fanatici coloni di testa loro.
    Lo fanno con l’appoggio della cosiddetta «Civil Administration», ossia del glorioso Tsahal, l’esercito giudeo, che amministra quelle vastissime aree confiscate.
    E’ una politica deliberata.
    Tutto viene scritto e denunciato su Occupation Magazine, un sito di ebrei-rose-bianche, attivisti contro l’occupazione.
    Con questo metodo, scrive Victoria Buch (2) (docente universitaria israeliana, della Rosa bianca che questa generazione non ascolta) «in ciò che rimane della Cisgiordania i palestinesi sono resi prigionieri nei propri villaggi. Ogni aspetto della vita normale palestinese - economia, sanità, istruzione - è soffocato da una macchina burocratico-militare ben organizzata e deliberata, che si maschera dietro ragioni di sicurezza. Giorno per giorno il cappio che strangola l’esistenza palestinese viene stretto un po’. La pulizia etnica, sotto forma di abbattimento di case e distruzione di campi coltivati, viene diligentemente perseguita dallo Stato d’Israele verso i suoi beduini che abitano il deserto del Negev.. .l’armata israeliana insieme ai coloni lavora sodo per rendere la vita dei palestinesi più miserabile possibile, con l’ovvio obbiettivo di costringerli ad emigrare».
    L’Europa collabora allo strangolamento.

    E’ urgente «punire Hamas» che «non riconosce il diritto di Israele all’esistenza» e spara ridicoli razzi Kassam su Sderot.
    Eppure c’è un generale israeliano passato alla Rosa Bianca, alla resistenza antinazista - si chiama Shlomo Gazit, viene dall’Ucraina dove si chiamava Weinstein - che ha scritto il 25 giugno 2007, ciò che vogliamo ignorare (3): «Nel momento stesso in cui ha preso il controllo totale della striscia di Gaza, Hamas ha applicato un immediato cessate il fuoco unilaterale verso Israele. Non un solo Kassam fu sparato, per una intera settimana. Ma allora, nel primo giorno del suo insediamento, il nuovo ministro della difesa (Ehud Barak) autorizzò una nuova operazione (incursione a Gaza) alla caccia di persone di una lista... Cinque palestinesi sono stati uccisi, altri feriti. Come per magia, i tiri di Kassam sono ricominciati il giorno dopo». Non sia mai che si sparga la voce che Hamas è ragionevole, e cerca il negoziato.
    Il Reich del Katz fornisce agli europei la scusa di cui ha bisogno la loro coda di paglia umanitaria: Hamas è terrorista, è folle.
    Si tratta di contribuire alla «lotta al terrorismo».
    Victoria Buch denuncia: «L’israeliano ebreo medio non sa, o non vuol sapere, del programma di pulizia etnica perseguito dal proprio governo».
    Non ci hanno detto esattamente lo stesso dei tedeschi medii, volonterosi carnefici di Hitler?
    La loro scusa era: non sapevamo.
    Ma gli è stata rigettata in faccia: «Non volevate sapere».
    «Gli ebrei israeliani vivono in un mondo virtuale - spiega la Buch - deliberatamente approntato per loro dai leader, dai media, dal sistema di istruzione: in questo mondo irreale, loro sono i buoni che lottano per la propria esistenza, non gli occupanti colonizzatori e oppressori. In questo mondo irreale, si crede che il nostro governo ha fatto di tutto per arrivare ad un accordo di pace coi palestinesi, e se non si è potuto concludere, è per l’intransigenza palestinese».
    Anche i tedeschi vivevano in questo mondo creato magicamente dalla propaganda: così ci è stato raccontato.
    «Ma i politici israeliani ‘sanno’» incalza la Buch: altrimenti non si spiegherebbe «la notevole continuità delle politiche di occupazione» fin dai tempi di Golda Meir.
    «Come accade che le attuali mappe degli insediamenti ebraici (sulla terra altrui) coincidono perfettamente con i tracciati per l’annessione della Cisgiordania stabiliti da Sharon decenni orsono?».
    Ytzak Rabin è stato ucciso (da un fanatico ebreo) e passa perciò come uno che voleva interrompere la pulizia etnica.
    Però «non ha mai nemmeno tentato di rimuovere un solo insediamento, ed è sua l’idea delle infami strade speciali per i coloni», quelle strade fatte, sbancando terre di proprietà palestinesi, per consentire ai fanatici di raggiungere le loro colonie in sicurezza, dove i palestinesi non possono passare pena la morte.
    Alla fine, «anche il processo di pace di Oslo s’è tradotto in una occasione d’oro per l’espansione degli insediamenti, sotto la maschera della pace».
    Si può credere che ogni nuovo ministro riceva un manuale su come perseguire occultamente il delitto contro l’umanità.
    «Ma io credo che non esista un manuale del genere», dice la Buch: «Ci si aspetta che ogni ministro capisca da solo cosa fare».



    Non occorre insegnare il metodo.
    Basta l’ideologia farisaica, bastano le lezioni di «mistici» lubavitcher: l’ebreo è radicalmente superiore a tutti gli «animali parlanti», la terra è loro perchè gli è stata data da Geova.
    Ma loro hanno, appunto, l’ideologia.
    L’Europa di Bruxelles non ha nemmeno questo: sono i volonterosi carnefici di Katz.
    Per quieto vivere, per timore della lobby, perchè convinti che non saranno mai chiamati in giudizio in una futura Norimberga, dato che le Norimberghe le organizzano loro, sono loro a sancire chi è nazista e chi no.
    Così stiamo collaborando al repulisti finale del nuovo ghetto di Varsavia.
    Dove anche il «movimento della gioventù socialista» ebraico (Shomer Hatzai), fornisce giovani coscritti volontari per fornire la «sicurezza» armata ai coloni fanatici, mentre i giudeo-russi di Lieberman insistono sulla necessità di «trasferire», ossia espellere e deportare in massa, gli arabi: socialisti, fascistoidi o lubavitcher, l’ideologia è la stessa.
    Tutti volonterosi carnefici.
    Eppure non dovrebbe essere impossibile ricordare che l’Europa ha promesso di «vegliare» contro nuovi genocidi.
    Che per un attimo, una nuova cultura e un nuovo coraggio ci è parso a portata di mano.
    Cito ancora un’antifascista, ebrea, Simone Weil.
    Quando, la Francia liberata, la resistenza nazionale gaullista le chiese uno studio su come costruire uno Stato, un ordine sociale, nuovo e degno, essa rispose che occorreva partire, anzichè dalla «nozione di diritto», da quella di «obbligo» (4).
    Perchè nessun uomo ha davvero dei diritti, se «gli altri non si riconoscono degli obblighi verso di lui».
    Gli obblighi sono «assoluti».
    Essi non si fondano su convenzioni, ossia non sono modificabili per volontà dei contraenti, nè cambiano con «il presunto orientamento della storia».
    Gli obblighi dell’uomo verso l’uomo sono eterni.
    E nascono dai bisogni primari del corpo e dell’anima umana, che «ha un destino eterno».
    Infatti, scrisse la Weil, «migliaia di anni fa, gli egiziani credevano che un’anima non potesse giustificarsi dopo la morte se non poteva dire: Non ho fatto patire la fame a nessuno».
    Così si leggeva nel Libro dei Morti.
    Duemila anni dopo, Gesù ha detto la stessa cosa.
    «Tutti i cristiani sanno di dover udire un giorno Cristo dir loro: ho avuto fame e tu non mi hai dato da mangiare».
    Coincidenza che non implica nè sincretismo nè relativismo.



    Ecco cosa stanno facendo gli israeliani ai palestinesi.
    E cosa stiamo facendo noi, loro volonterosi collaboratori.
    Gli altri obblighi, quelli verso la vita morale, vanno dedotti dai «bisogni umani che sono vitali, analoghi alla fame», diceva ancora Simone (5).
    Fra questi al primo posto, metteva il rispetto per le collettività - «qualunque essa sia, patria, famiglia, o religiosa».
    Con ciò non si deve intendere che una collettività possa schiacciare l’essere umano che ne fa parte.
    Il rispetto che si deve alla collettività le viene dall’ essere «nutrimento per un certo numero di anime umane».
    Una patria, una famiglia, una comunità di credenti «contiene nutrimento non solo per le anime dei vivi, ma per quegli esseri non ancora nati. Costituisce l’unico organo di conservazione dei tesori spirituali accumulati dai morti, l’unico organo di trasmissione mediante il quale i morti parlano ai vivi».
    Una comunità vivente è passato e futuro insieme, e questo è «nutrimento» per chi vive in essa.
    Israele sta facendo anche questo ai palestinesi: sottrae loro il nutrimento della loro patria, della loro comunità.
    Se nessuno si salva se non può dire: non ho fatto mai patire la fame a nessuno, quale pena attende chi ha negato quest’altro nutrimento?
    Poveri ebrei in fondo, quali carboni si accumulano sulle loro teste.
    Ma quali si accumulano sulle nostre, di noi complici volontari?



    Attenzione: i principii di Simone Weil - se fossimo davvero europei, se le nostre «richieste di perdono» avessero un senso - dovremmo imparare ad applicarli al nostro oggi.
    Questo dovrebbe significare «vegliare contro il risorgente nazismo».
    Per esempio: non si è cristiani se non si ha rispetto per la comunità islamica; non in quanto dobbiamo aderire allo stesso credo, ma in quanto è nutrimento per tanti uomini sinceri (s’intende che difenderemo la nostra fede, se essi vorranno cancellarla: soccorrere o difendere la propria collettività in pericolo è un «obbligo» per Simone, anche «fino al sacrificio totale»).
    Dovremmo applicarle ai politici e parassiti di Stato con 15 mila euro mensili e Airbus a disposizione per andare a vedere manifestazioni sportive, mentre milioni di vecchi vivono con 600 euro al mese.
    No, non potranno mai dire a Chi pesa le anime: «Non ho mai fatto soffrire la fame a nessuno».
    Ovviamente noi assolviamo anche loro, gli affamatori.
    Non è dunque strano che collaboriamo con Giuda.
    Le due cose, in fondo, vanno insieme, nascono dalla stessa viltà.
    «Chi, per semplificare i problemi, nega certi obblighi, ha concluso nel suo intimo un patto con male», concludeva Simone Weil.
    Altri tempi, subito tramontati.

    Maurizio Blondet




    --------------------------------------------------------------------------------
    Note
    1) «Israel plan for total isolation of Gaza strip». Uruknet, 19 settembre 2007.
    2) Victoria Buch, «Israel’s agenda for ethnic cleansing and transfer», Counterpunch, 19 settembre 2007.
    3) «Major General Shlomo Gazit, previously Weinstein, born to a family of Ukrainian Jewish immigrants in Israel was an officer in the Israel Defense Forces and head of Aman from 1974 to 1978. He served as the head of assessment in IDF intelligence before the Six Day War, but then took leave to receive a Masters degree in history. Gazit’s studies were interrupted in the summer of 1967, when he was appointed by Defense Minister Moshe Dayan to be in charge of a committee tasked with running the political, security, and later economic affairs in the newly captured territories. This group would be renamed ‘The Unit for the Coordination of Operations in the Territories’. After seven years, Gazit was promoted to head of Aman, which he held for four years». (Wikipedia).
    4) Simone Weil, «La prima radice, preludio ad una dichiarazione dei doveri verso l’essere umano», Leonardo Editore.
    5) Tra i bisogni dell’anima che la Weil elenca ci sono l’ordine delle istituzioni («Un tessuto di relazioni sociali dove nessuno sia costretto a violare obblighi rigorosi per adempierne altri»), la libertà ma anche l’obbedienza («Quelli che favoriscono uno strato di cose dove il guadagno sia il movente principale tolgono agli uomini l’obbedienza, perchè il consenso non è cosa che si possa vendere»). L'uguaglianza, ma anche la gerarchia, e anche la punizione («Come il solo modo di dare rispetto a chi soffre la fame è dargli da mangiare, così il solo modo di dare rispetto a chi si è posto fuori-legge è di reintegrarlo nella legge sottoponendolo alla punizione che essa prescrive»). Inoltre, fra i bisogni vitali dell’anima la Weil pone la proprietà privata.

  4. #4
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  6. #6
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    Gaza deve vivere lo metto sul mio blog!

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    Chi può diffonda.
    Grazie Ulfenor

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    L'intera Striscia di Gaza con il suo milione e mezzo di palestinesi è stata proclamata "entità nemica" da Israele, che richiamandosi al diritto internazionale, ha così deciso di adottare un piano di sanzioni economiche. Le forniture di carburante ed energia elettrica verranno ridotte, le frontiere saranno chiuse al transito della popolazione e delle merci e sarà consentito solo il passaggio degli aiuti umanitari. "Ridurremmo l'erogazione dei servizi senza tuttavia provocare un'emergenza umanitaria" ha precisato il ministro degli esteri Tzipi Livni, illustrando il significato del piano adottato dal consiglio della difesa, che all'invasione militare ha preferito la strada delle sanzioni come forma di rappresaglia contro il continuo lancio di razzi Qassam da parte dei miliziani palestinesi. "Puntiamo sul fatto che sia la stessa popolazione a fare pressioni su Hamas per far cessare questi attacchi che non producono nulla di buono per i palestinesi" ha aggiunto la Livni. Al suo fianco c'era il segretario di Stato americano Condoleezza Rice, giunta in Israele per preparare la conferenza internazionale di pace che gli Stati Uniti hanno convocato per metà novembre a Washington. "In quella conferenza si dovranno discutere le questioni fondamentali" della crisi israelo-palestinese, aveva annunciato la Rice a bordo dell'aereo di Stato che la conduceva verso Tel Aviv. Consapevole che le sanzioni contro la popolazione di Gaza adottate in coincidenza con il suo arrivo non agevolano il dialogo, la Rice ha così tenuto a precisare che "per il governo degli Stati Uniti l'entità nemica è Hamas". Un distinguo che sembra prendere le distanze dalle sanzioni che invece di punire il movimento armato, sembrano destinate in realtà a colpire la popolazione civile. L'introduzione di sanzioni economiche a danno della Striscia "equivale a una dichiarazione di guerra" ha detto a Gaza il portavoce di Hamas, Fai Barhum. Da giorni le milizie palestinesi stanno provando a blindare la Striscia costruendo barricate e preparandosi a fronteggiare una eventuale invasione israeliana. Il taglio della luce elettrica al posto dell'ingresso dei carri armati lascia però poco spazio al ruolo delle milizie, ricompattando così (a dispetto delle aspettative israeliane) l'ala più politica di Hamas con quella di al Fatah. Contro l'adozione del nuovo embargo si è infatti immediatamente espresso anche il presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas) che domani incontrerà Condoleezza Rice, ma che a Ramallah ha definito il gesto di Israele "una decisione arbitraria". Fonti del governo del premier Salam Fayyad, hanno aggiunto che "chiederanno agli Stati Uniti di esercitare pressioni su Israele per recedere da questa decisione destinata a colpire unicamente il popolo palestinese". Posizione una volta tanto vicina a quella espressa anche dal portavoce del premier destituito di Hamas Ismail Haniyeh, Taher al-Nunu, secondo il quale l'iniziativa del governo israeliano "costituisce una punizione collettiva nei confronti del popolo palestinese che equivale a un crimine di guerra, crimine che la comunità internazionale

    *Fonte ANSA

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    Citazione Originariamente Scritto da ulfenor Visualizza Messaggio
    Gaza deve vivere lo metto sul mio blog!
    Puoi scrivere l'indirizzo qui, per favore, o in privato? Stiamo raccogliendo tutti i link dei siti che stanno promuovendo l'appello. Grazie.

  10. #10
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