Sulle elezioni irachene del 7 marzo
di Matteo Brumini
Nel momento in cui queste righe vengono scritte dall’Iraq arrivano i primi risultati (molto) parziali delle elezioni tenutesi il 7 marzo scorso. Ad otto giorni dal voto i primi risultati ci dicono che il blocco di Al-Maliki comunemente chiamato “Alleanza per lo Stato di Diritto” è in testa in sei delle 18 province irachene: Baghdad, Bassora, Babel, Najaf, Muthanna, e Karbala. Allawi è primo in quattro: Salahuddin, Diyala, Ninive (seconda provincia per numero di deputati eletti: 34), e adesso al Anbar. La coalizione sciita, l’Alleanza Nazionale Irachena, è ferma invece a due province: Maysan e Qadissiya, entrambe nel sud.
L’ultimo dato per ora disponibile è quello di Bassora ed è un dato piuttosto importante perché è la terza provincia per numero di deputati eletti (24): aggiudicarsela, assieme a Baghdad (che di deputati ne elegge 68) significa avere buone probabilità di vincere le elezioni. Al momento Al-Maliki è in testa in tutte e due ed ha dunque buone probabilità (qualora i dati rimanessero questi) di vincere le elezioni.
A questi dati prima di fare le prime considerazioni si devono aggiungere quello sull’affluenza e quello sulla ripartizione etnico-religiosa del voto. Secondo la Commissione elettorale Irachena, che ha fornito i dati disaggregati per provincia, ha votato il 62,40% degli aventi diritto; un dato notevolmente inferiore a quello delle precedenti elezioni parlamentari del dicembre 2005, quando aveva votato il 79,63% degli iracheni, anche se più alto rispetto alle provinciali del gennaio 2009, dove l’affluenza era stata del 51 per cento......
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