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    Per una retta presa di coscienza in materia liturgica

    "Siamo giunti al punto che dei gruppi liturgici imbastiscono da sé stessi la liturgia domenicale". Lo afferma il card. Ratzinger nel suo ultimo libro

    J. Ratzinger s Fan Club - Per una retta presa di coscienza in materia liturgica

    C'è bisogno come minimo di una nuova consapevolezza liturgica che sottragga spazio alla tendenza a operare sulla liturgia come se fosse un oggetto della nostra abilità manipolatoria. Siamo giunti al punto che dei gruppi liturgici imbastiscono da sé stessi la liturgia domenicale. Il risultato è certamente il frutto dell'inventiva di un pugno di persone abili e capaci.

    Ma in questo modo viene meno il luogo in cui mi si fa incontro il totalmente Altro, in cui il sacro ci offre se stesso in dono; ciò in cui mi imbatto è solo l'abilità di un pugno di persone. E allora ci si accorge che non è quello che si sta cercando. È troppo poco, e insieme di qualcosa di diverso. La cosa più importante oggi è riacquistare il rispetto della liturgia e la consapevolezza della sua non manipolabilità. Reimparare a riconoscerla nel suo essere una creatura vivente che cresce e che ci è stata donata, per il cui tramite noi prendiamo parte alla liturgia celeste.

    Rinunciare a cercare in essa al propria autorealizzazione, per vedervi invece un dono. Questa, credo, è la prima cosa: sconfiggere la tentazione di un fare dispotico, che concepisce la liturgia come oggetto di proprietà dell'uomo, e risvegliare il senso interiore del sacro. Il secondo passo consisterà nel valutare dove sono stati apportati tagli troppo drastici, per ripristinare in modo chiaro e organico le connessioni con la storia passata. Io stesso ho parlato in questo senso di "riforma della riforma". Ma, a mio avviso, tutto ciò deve essere preceduto da un processo educativo che argini la tendenza a mortificare la liturgia con invenzioni personali.

    Per una retta presa di coscienza in materia liturgica è importante che venga meno l'atteggiamento di sufficienza per la forma liturgica in vigore fino al 1970.
    Chi oggi sostiene la continuazione di questa liturgia o partecipa direttamente a celebrazioni di questa natura, viene messo all'indice; ogni tolleranza viene meno a questo riguardo. Nella storia non è mai accaduto niente di questo genere; così è l'intero passato della Chiesa a essere disprezzato. Come si può confidare nel suo presente se le cose stanno così? Non capisco nemmeno, a essere franco, perché tanta soggezione, da parte di molti confratelli vescovi, nei confronti di questa intolleranza, che pare essere un tributo obbligato allo spirito dei tempi, e che pare contrastare, senza un motivo comprensibile, il processo di necessaria riconciliazione all'interno della Chiesa.

    Oggi il latino nella Messa ci pare quasi un peccato. Ma così ci si preclude anche la possibilità di comunicare tra parlanti di lingue diverse, che è così preziosa in territori misti. Ad Avignone, ad esempio, il parroco del Duomo mi ha raccontato che una domenica si sono improvvisamente presentati tre diversi gruppi, ognuno dei quali parlava una lingua diversa, e tutti e tre desiderosi di celebrare la Messa. Propose quindi di recitare il Canone tutti insieme in latino, così avrebbero potuto concelebrare tutti quanti. Ma tutti hanno respinto bruscamente questa proposta: no, ognuno doveva trovarci qualcosa di proprio. O pensiamo anche a località turistiche: dove sarebbe bello potersi riconoscere tutti in qualcosa di comune.

    Dovremmo quindi tenere presente anche questo. Se nemmeno nelle grandi liturgie romane si può cantare il "Kyrie" o il "Sanctus", se nessuno sa più nemmeno cosa significhi il "Gloria", allora si è verificato un depauperamento culturale e il venire meno di elementi comuni. Da questo punto di vista direi che il servizio della parola dovrebbe essere tenuto in ogni caso nella lingua madre, ma ci dovrebbe anche essere una parte recitata in latino che garantisca la possibilità di ritrovarci in qualcosa che ci unisce.

    Joseph Ratzinger

    da Dio e il mondo. Essere cristiani nel nuovo millennio, Cinisello Balsamo (Mi), Edizioni San Paolo, 2001, pp. 379-381
    Ultima modifica di Bèrghem; 07-04-10 alle 21:14
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  2. #2
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    Predefinito Rif: Per una retta presa di coscienza in materia liturgica

    Redemptionis sacramentum

    Su alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima Eucaristia

    Istruzione Redemptionis sacramentum
    Ultima modifica di Bèrghem; 07-04-10 alle 21:21
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  3. #3
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    Predefinito Rif: Per una retta presa di coscienza in materia liturgica

    Il Papa ai vescovi brasiliani dell’Amazzonia: i fedeli non siano indifferenti e passivi, ma cooperino alla vita della Chiesa

    Gesù è veramente il cuore del Brasile, da cui viene la forza per tutti gli uomini e le donne brasiliane nel riconoscersi e aiutarsi come fratelli. E’ quanto ha detto stamani, in un clima di lode e di gioia pasquale, Benedetto XVI incontrando i vescovi del Brasile della regione ‘Norte 2’, in visita ad Limina. Con la Luce di Cristo Risorto – ha affermato il Papa - l’umanità ha superato la morte.

    <b>Il Papa ai vescovi brasiliani dell&rsquo;Amazzonia: i fedeli non siano indifferenti e passivi, ma cooperino alla vita della Chiesa</b>

    “Il centro permanente e la fonte del ministero petrino è nell’Eucaristia, cuore della vita cristiana, inizio e culmine della missione evangelizzatrice della Chiesa”. Gesù Cristo – sottolinea il Papa - è “pane vivo per l’umanità” ed è realmente presente nell'ostia e nel calice consacrati. Ma una minore attenzione a volte data al culto del Santissimo Sacramento – aggiunge il Pontefice - è segno e causa di “oscuramento” del sentimento cristiano del Mistero, come accade quando durante la Santa Messa non emerge Gesù, ma una comunità impegnata in molte cose invece di raccogliersi e lasciarsi attrarre dal Signore. L'atteggiamento primario ed essenziale del fedele cristiano che partecipa alla celebrazione liturgica non è fare, ma ascoltare, aprirsi, ricevere”.

    Ricevere, però, non significa essere passivi o indifferenti ma cooperare secondo “la genuina natura della vera Chiesa, che ha la caratteristica di essere nello stesso tempo umana e divina, visibile e dotata di realtà invisibili, fervente nell'azione e dedita alla contemplazione, presente nel mondo e tuttavia pellegrina”. Se nella liturgia non emerge la figura di Cristo – sottolinea il Papa - non avremmo una liturgia cristiana. Come sono distanti da questo quanti, in nome dell’inculturazione, cadono nel sincretismo introducendo nella celebrazione della Santa Messa riti presi da altre religioni o da peculiarità culturali”.

    Il mistero eucaristico è un dono troppo grande – afferma il Santo Padre ricordando le parole di Giovanni Paolo II - per sopportare “ambiguità e diminuzioni”, particolarmente quando, “spogliato del suo valore sacrificale, viene vissuto come se non oltrepassasse il senso e il valore di un incontro conviviale fraterno”. Il culto non può nascere dalla nostra fantasia, che sarebbe “un grido nel buio” o una semplice affermazione di sé. “La Chiesa - conclude il Papa - può celebrare e adorare il Mistero di Cristo presente nell'Eucaristia proprio perché Cristo stesso si è donato per primo ad essa nel sacrificio della Croce. La Chiesa vive di questa presenza e la sua ragione di essere e di esistere è di espandere questa presenza al mondo intero”.
    Ultima modifica di Bèrghem; 15-04-10 alle 19:11
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

 

 

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