Quale atteggiamento per una opposizione?
Un sentimento che sembra serpeggiare da mesi nella gente comune, parlandoci, è l’insoddisfazione verso l’attuale classe politica di cui emergono i vergognosi privilegi, dagli stipendi altissimi al treno gratuito, dagli acquisti di grandi appartamenti pregiati del demanio statale a prezzi relativamente bassi all’uso degli aerei di Stato per andare con i familiari a vedere la Formula 1; emerge l’ ipocrisia della sinistra (ma cosa significano nel mondo borghese destra o sinistra?) che vede molti personaggi di spicco coinvolti negli sporchi affari delle banche loro finanziatrici e che si sentono perseguitati dal magistrato Clementina Forleo, che parlano di accanimento giudiziario, che sulla scia dell’ultimo governo Berlusconi proseguono nella vergognosa difesa legislativa e mediatica del malaffare politico; abbiamo visto anche la messa a nudo dei vizietti sessuali o di droga ampiamente diffusi tra le ebeti mandrie del parlamentarismo.
Indignazione che sembrerebbe aver trovato voce con la famosa manifestazione nazionale svoltasi l’8 settembre decisa dal comico Beppe Grillo finalizzata a chiedere una moralizzazione della politica. Il giorno si è fatta promozione di 3 proposte per riformare la politica: esclusione delle cariche ministeriali e parlamentari per i pregiudicati (un reato d’opinione è forse grave quanto robe di tangenti?), divieto di ricoprire la stessa carica dopo 2 mandati consecutivi, ripristino dell’elezione diretta dei candidati al parlamento. Centinaia di migliaia di italiani il giorno ad esprimere malcontento, ma noi, guastafeste come al solito, in questo malcontento e ancor di più nel fenomeno “Grillo” non scorgiamo alcun che di antisistemico. Il fatto che delle iniziative del noto comico si parli a ripetizione su giornali e telegiornali, il fatto che Grillo abbia potuto fare irruzione ad una riunione del Partito Democratico attaccando a tinte forti i vari Fassino, D’Alema, senza essere denunciato, cacciato via (se l’avessimo fatta noi una cosa del genere ci avrebbero sbattuto in prigione e buttato le chiavi) fa sospettare che tutto ciò non solo sia inoffensivo ma persino funzionale al rafforzamento del sistema capitalista.
È opportuno prendere coscienza che gerarchicamente il potere decisionale lo detiene non la classe politica ma il grande capitale industriale e bancario, e ancora più su le istituzioni economiche quanto “culturali” transnazionali: FMI, Banca Mondiale, WTO, Unione Europea. Basta vedere come ogni volta che questi organismi dicono che l’Italia deve innalzare l’età per andare in pensione, che i consumi sono bassi, che le imprese straniere non trovano terreno agevole nel nostro paese, tanti signorotti si spaventano, si affrettano, si preoccupano come se avesse parlato Dio in persona. Basta vedere quando una regione, una volta tanto adempiendo ai patti con gli elettori, non può rilevare neppure indirettamente stabilimenti industriali chiusi per fallimento o delocalizzazione perché l’UE lo vieta in quanto ciò viola la libera concorrenza. Così tante famiglie restano senza lavoro, nella fame, perché istituzioni internazionali hanno il potere di imporre a stati nazionali cosa devono fare al loro interno, tutto per far spadroneggiare il grande capitale internazionale. C’è la dipendenza da potenze straniere: USA e Israele: se i tiranni americani o il governo israeliano ci fanno qualche critica, subito scoppia la gara a chi è più filo-israeliano o filo-americano. Come vedete, quando si vota si legittima un apparato partitico che oltre a non voler adempiere alle nostre esigenze, non può farlo neanche quando vorrebbe perché i nostri politici sono impiegati di “altri” per legiferare in favore dell’iper-capitalismo e dell’alta finanza.
Bisogna capire che il turbo-capitalismo è un fenomeno mostruoso, che comporta per sua natura precariato, malattie professionali, delocalizzazione, disoccupazione, giochi finanziari strani con furti a danno dei cittadini. La civiltà capitalista è la più bestiale delle dittature. La dittatura del denaro, la dittatura delle anime, la distruzione della spiritualità. Bisogna capire che oggi il voto è solo una formalità, un semplice rito della plutocrazia che a noi cittadini non serve a niente. Plutocrazia, governo delle oligarchie finanziarie, è il termine adatto per definire il sistema politico in cui viviamo. Siamo in una dittatura che maschera la sua natura parlando di regimi del passato presentati a torto o ragione come orrori immani o di esperienze politiche, religiose attuali descritte come pericoli per “la libertà e la democrazia” per dare a bere che in fondo questo sistema è il “male minore“ con tutti i suoi pur gravi problemi. Dittatura solo più furba, inefficiente si per i popoli ma che dispone di perfetti strumenti elettronici e informatici per controllare entro un breve futuro il 90% della nostra vita. Andiamo verso un totalitarismo liberal-borghese: possiamo vedere come pian piano stiano reprimendo anche solo per stravaganze folkloristiche movimenti politici non inquadrati nelle 2 coalizioni bipolari, come tutto ciò di non conforme al pensiero unico mondialista venga censurato dietro belle parole, come si stia esplicando una voglia di repressione contro gli odierni “deviati sociali”: clienti di prostitute (solo di quelle da strada, mica di quelle d‘ alto bordo), barboni, lavavetri, etc. I lavoratori stanno perdendo di colpo i diritti acquisiti nel corso di lotte decennali, diventano oggetti su cui i datori di lavoro hanno diritto di vita e di morte, un potere più intenso di quello che potevano avere i feudatari sui servi della gleba: possono licenziarci a piacimento, sottoporci a terrificanti selezioni psico-fisiche, imporci ritmi mostruosi, imporci come dobbiamo gestire la nostra vita fuori dal lavoro, controllarci dopo l’ orario di lavoro; adesso lamentarsi con amici o conoscenti dell’azienda in cui si lavora può comportare il licenziamento. Bisogna convincersi che la globalizzazione non è positiva, controllabile, foriera di vantaggi per l’ umanità ma che è tutta una fregatura, un fenomeno che distrugge culture, vite, specie viventi, che fabbrica sogni che poi non è in grado di realizzare, dotata di meccanismi che non si riesce a dominare.
L’ opposizione alla “casta” va inserita dentro quella all’impianto che deve salvaguardare. La smettano i dominati di avere i valori dei dominanti: che senso ha che uno si lamenti delle tasse, delle magagne di Prodi o Berlusconi, che le medicine sono care quando continua a leggere le cronache mondane, i nuovi falsi dei che i suoi oppressori gli hanno dato da adorare? A cosa conduce la voglia di moralizzazione politica senza la consapevolezza che il mondo tecnocratico è una cagata pazzesca? Suggella la trasformazione in atto del ceto politico ora criticato (tale sbugiardamento non è a caso) in uno più adatto alle esigenze del capitale moderno: gli attuali sono vecchiotti, cresciuti e maturati in tempi diversi da quelli della globalizzazione (si spiega così l’agognato ricambio generazionale!), si sono occupati unicamente di politica la maggior parte, non hanno lauree in economia ne master in università straniere ne esperienza di lavoro in banche straniere eccetto qualcuno, e sono pochissimi i politici giovanili da “Grande Fratello” in grado di catalizzare la passione della MTV (de)generazione. La nascita dei vari Partito Democratico, Partito delle Libertà, La Destra, ha la finalità di realizzare una nuova classe politica di tecnici manageriali laureati in economia, con master fuori Italia, esperienze di lavoro in Inghilterra, Cina, USA, abituati a ragionare in termini di economia monetaria o aziendale: volti giovani, moderni, apparentemente senza macchia, più lontani dai riflettori della cronaca o della mondanità, capaci delle malefatte dei predecessori ma “intelligentemente”, obbedienti ai capitalisti quanto i precursori: solo più efficienti, più in gamba. Certo più affidabili agli occhi dei tanti stufati di ora che in tali servi chiamati a rimpiazzare i vecchi che andranno a godersi l’immeritato riposo vedranno quel nuovo di cui c’era bisogno, riacquisteranno fiducia e rieccoli alle urne contenti e appassionati. Oltre ai politici tecno-moderni avremmo un po’ di politici provenienti dal mondo dello spettacolo, dello sport, dei “reality show”per attrarre il pubblico giovanile (e non solo) plasmato da MTV e dalle reti Mediaset. Tutto cambierà per diventare peggio, nello sforzo costante di prevenire il punto di rottura cui ci si avvicina spesso e che i poteri forti cercano sempre di fugare con soluzioni tampone quali le iniezioni monetarie alle banche in occasione dei crack borsisti. Mondo moderno comunque troppo caotico per durare a lungo, e naturalmente speriamo che imploda il più presto possibile.
A noi le iniziative che toccano solo uno dei tanti difetti del male non ci vanno giù, noi aspiriamo ad un cambiamento radicale che investa tutti gli aspetti strutturali, economici e culturali-spirituali. Il “grillismo” forse si configura come uno dei soliti fenomeni ricreativi di regime che danno sfogo ai malumori e alle delusioni per poi aiutare il ritorno delle pecorelle smarrite all’ovile demo-plutocratico e se vive ancora, destinato a diventare uno dei tanti partiti complici.
Alfredo Ibba
18 settembre 2007
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