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    Red face Il Governo delle TASSE pensa che la Chiesa sia un'Agenzia delle Entrate

    Il governo delle tasse pensa che la Chiesa sia un'agenzia delle entrate

    di Flavio Felice da L'Occidentale

    Nelle calde giornate d’estate può persino accadere che il premier di una potenza economica mondiale come l’Italia giunga al paradosso di rivolgersi alle gerarchie della Chiesa cattolica affinché predichino dall’altare l’immoralità dell’evasione fiscale. Il paradosso in realtà rinvia ad un numero notevole di altri paradossi: a chiedere l’intervento delle gerarchie vaticane sarebbe il “cattolico adulto” che ha rimproverato non troppo tempo fa le stesse di essere troppo loquaci ed ingerenti; che l’invito al pagamento del tributo assomigli tanto al tradizionale uso strumentale della Chiesa da parte delle più classiche autorità politiche autoritarie e totalitarie: religio instrumentum regni.

    Prodi sostiene che sarebbe “in gioco l'esistenza stessa dell'autorità dello Stato, e quindi del bene comune”, come se il bene comune coincidesse con lo Stato! In molti che hanno contribuito alla storia del pensiero politico liberale (cattolici e non) si stanno rigirando nella tomba. Inoltre, il paradosso rinvia al fatto che non si considera una banalissima realtà: non esiste una sola modalità di regime fiscale, quindi perchè mai un premier dovrebbe pretendere che la propria ricetta fiscale sia più morale di un’altra? Il problema è abbastanza serio.

    Ogni paese ed ogni governo, potenzialmente (ed effettivamente), adottano un regime fiscale che gli è proprio, chi proporzionale, chi progressivo, chi flat; chi una qualsiasi combinazione di questi ed altri modelli. È davvero pretenzioso ed incomprensibile immaginare che la Chiesa impegni la propria dottrina ed il proprio magistero a giudicare quale sistema sia più morale dell’altro. Così come appare evidentemente refrattario al buon senso che un leader politico (legittimamente di parte) chieda che sia canonizzata la sua ricetta politica. Ciò che la tradizione del Magistero sociale insegna è che ciascuna persona per vocazione è chiamata in quanto imago Dei a contribuire con le proprie energie e sostanze all’edificazione del bene comune. Egli, dal momento che è stato creato ad immagine e somiglianza del Creatore, ne condivide in un certo senso la vocazione a rendere più accogliente ed ospitale il mondo nel quale vive. La fa lavorando, intraprendendo, ricercando ed anche versando il proprio tributo. È chiaro che non è possibile ridurre il contributo al bene comune a nessuno di questi singoli – ed altri singoli – elementi.

    Invero, analizzando il concetto di bene comune, si rende necessaria la distinzione fra il suo oggetto formale ed il suo contenuto materiale. Formalmente il bene comune non muta al variare delle circostanze, mentre il contenuto materiale cambia radicalmente. Oggi, ad esempio, il concetto di bene comune richiama l’attenzione dei governanti su aspetti del tutto ignorati nelle precedenti epoche: assistenza medica, autostrade, controllo dei tassi d’inflazione, istruzione pubblica, diritto al lavoro, bilancio dello Stato in pareggio, etc... Riflettendo sull’oggetto materiale – avendo come orizzonte di riferimento il contenuto stesso della dottrina sociale della Chiesa –, in un’economia di mercato che punti ad una crescita prolungata e stabile, tra le altre opzioni, si rende indispensabile una costituzione fiscale che contemperi ragioni di equità e di sviluppo. In questo contesto, come ha giustamente fatto notare il prof. Francesco Forte nel suo breve saggio: L’etica della tassazione (Magna Carta, 2007), al mercato spetta il compito primario di rendere possibile la crescita economica.

    Dunque, il fisco è concepito come il sistema dei prezzi dei servizi che il pubblico offre agli individui, alle famiglie e alle imprese. Sicché, una costituzione fiscale adeguata dovrà tutelare e premiare chi risparmia, coloro che con le loro attività aumentano la produttività del lavoro, nonché chi, in forza della creatività e della “prontezza imprenditoriale”, rischia innovando. L’indispensabile indicazione di un limite del deficit pubblico comporta necessariamente un margine alle spese da parte dell’ente che determina il livello fiscale. Di conseguenza, la quantità e la qualità della spesa finiscono per interessare direttamente i singoli, le famiglie e le imprese, i quali altro non sono se non i terminali di quella spesa per la quale pagano le imposte.

    Si comprende come il disequilibrio tra spese ed imposte rappresenti la prima ragione della mancata crescita economica e la fondamentale causa dell’impossibilità da parte dell’ente pubblico di offrire servizi adeguati rispetto al carico fiscale. Sicché, la cifra dell’equità di un sistema fiscale (giustizia contributiva) dipende innanzitutto dal modo in cui viene decisa e gestita la spesa pubblica: in questo senso ha ragione da vendere Mons. Forte; con quale credibilità il premier chiede ai sacerdoti di dargli una mano a far pagare le tasse ai cittadini italiani, tasse che l’operatore pubblico è solito dilapidare così allegramente?

    È tramite il corretto controllo della spesa che si può rendere tollerabile e quindi non oppressivo il sistema fiscale, riducendo così anche quei fenomeni di corruzione e di concussione che tanto danneggiano il comparto economico ed il sistema politico. L’equivoco dal quale bisognerebbe fuoriuscire è quello di considerare l’erario una sorta di reificazione del ben comune. Esso è piuttosto il meccanismo burocratico mediante il quale si concorda il prezzo che il cittadino paga per i beni che decide di produrre mediante l’operatore pubblico (F. Forte), in quanto non ritiene (a torto o a ragione) che debba essere il mercato a produrli. L’analisi economica ci propone diversi modalità per definire il possibile punto di equilibrio tra domanda di beni prodotti dall’operatore pubblico e il costo di tale produzione. Compito della politica è quello di mostrare le diverse opportunità che il cittadino elettore è chiamato a scegliere secondo il più classico degli aforismi delle società liberal-dmocratiche: no taxation without representation.

    La quantità e la qualità di un qualsiasi regime fiscale dipendono da scelte politiche, rispetto alle quali non sono estranee matrici culturali ed antropologiche. La dottrina sociale della Chiesa, pur non determinando proposte di riforma tributaria, è in grado di offrire un chiaro riferimento antropologico che si esplica nella centralità della persona: immagine visibile del Dio invisibile. Questa si definisce e si riconosce nella misura in cui si apre ed incontra la figura dell’Altro, un Altro trascendente, il quale Lo invita all’incontro con tanti altri che gli sono prossimi e con i quali ha la stupefacente opportunità di dar vita ad un ordine sociale libero e virtuoso.

    I principi di solidarietà e di sussidiarietà rappresentano i cardini empirici della moderna dottrina sociale della Chiesa. In questa prospettiva, il compito della politica, utilizzando anche la leva fiscale, dovrebbe essere quello di organizzare la solidarietà, catalizzando tutte le energie della società civile e sviluppando la partecipazione di tutti i cittadini ad edificare una società più umana, ciascuno in base alle proprie capacità, inclinazioni e possibilità. Un governo attivo, ma non interventista, non si limita a gestire in modo rassegnato l’ordinario – sarebbe sufficiente un bravo ragioniere; al contrario, dovrà ispirare, stimolare ed aiutare l’opera della società civile, legiferando ed elaborando politiche fiscali che incoraggino i cittadini a diventare a loro volta attivi e solidali l’uno con l’altro.

    http://www.loccidentale.it/node/5166

  2. #2
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    Che il fisco sia con voi

    di Milton da L'Occidentale

    Ricordo ancora con molta nostalgia il curato del mio piccolo paese che premiava la nostra celerità nell’imparare l’atto di dolore, lasciandoci entrare nel campetto dell’oratorio eccezionalmente anche la Domenica, giorno di riposo e dedicato al Signore, diceva lui.

    L’atto di dolore se non vado errato, implora il perdono per “aver peccato in parole, opere ed omissioni”. A questo punto mi chiedo, la mancata compilazione del 740 rientra nelle suddette omissioni, ed ancora, esiste un apposito ufficio al ministero delle Finanze, dove solerti ispettori delle tasse accolgono evasori pentiti ivi convenuti, per denunciare la propria pena ed espiarla con un Pater Ave e Gloria?

    Non sto farneticando a causa dei 40 gradi di questo torrido agosto. Ma capitemi, abbiamo un Presidente del Consiglio che, ignaro dello stato comatoso del suo esecutivo e dei danni che insieme alla sua maggioranza sta procurando al Paese, non trova di meglio che discettare di spiritualità del fisco e dei contenuti salvifici dell’Irpef. Pare inoltre che sia in corso una causa di beatificazione del Viceministro Visco, sono infatti in corso verifiche su alcuni miracoli che il Nostro avrebbe fatto, tipo tassare il lavoro con l’introduzione del IRAP.

    Ciò che dice Prodi è che anche la Chiesa deve fare la sua parte contro l’evasione fiscale, e pare che si stia predisponendo un decreto legge che imponga ai parroci di unire il sacro all’utile e durante le visite di Pasqua, dopo la benedizione delle dimore, ci si segga al tavolo per una rapida visita fiscale

    Il deputato prodiano Franco Monaco ci dice addirittura che nel caso di evasione fiscale sussiste almeno una delle tre condizioni che definiscono il peccato mortale: la materia grave.

    Sono battezzato e cresimato, ho studiato dai gesuiti e ne sono fiero, vado in Chiesa e mi comunico con una certa frequenza, sono un peccatore senza infamia e senza lode. Ma a questo punto mi chiedo. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

    http://www.loccidentale.it/node/5167

  3. #3
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    Prodi, le tasse e l’etica da jukebox

    di Cristiana Vivenzio da L'Occidentale

    Francesco Rutelli qualche giorno fa l’aveva detto: il Pd non può nascere senza la sua anima cattolica. Detto, fatto. Romano Prodi, che del Pd si vanta di essere il padre “spirituale”, se ne esce poco dopo con un’intervista a Famiglia Cristiana in cui, oltre a parlare della situazione politica del paese, ad un certo punto dichiara: “sull’evasione, la Chiesa non ci aiuta”. “Un terzo degli italiani evade ed è inammissibile. Per cambiare mentalità occorre che tutti, a partire dagli educatori, facciano la loro parte, scuola e Chiesa comprese. Perché, quando vado a messa, questo tema non è quasi mai toccato nelle omelie? Eppure ha una forte carica etica”. Non pago, sull’argomento Prodi ci torna anche oggi, con una lettera inviata al Corriere in cui scrive: “Se non ricordo male, anche San Paolo esorta all’obbedienza nei confronti dell’autorità. Credo che usi l’espressione quoque discolis, a significare che si deve obbedire alle regole dello stato anche se dettate da lazzaroni”.

    Aldilà della grossolanità della citazione, in sostanza Prodi invita i parroci, il braccio esecutivo della Chiesa, ad esortare i propri fedeli a pagare le tasse – le sue tasse – in nome dell’ammonimento evangelico del “Date a Cesare quel che è di Cesare” e soprattutto in nome di una presunta valenza etica - la sua etica - che è tanto forte da giustificare il fatto che il presidente del consiglio metta in bocca ai ministri di Dio il proprio verbo.

    Molto ci sarebbe da dire nel merito specifico della questione. Ma vi è un altro aspetto a saltare maggiormente agli occhi: quello che ha rilasciato l’intervista a Famiglia Cristiana è lo stesso Prodi che poco più di due mesi fa sosteneva che la Chiesa non deve interferire negli affari pubblici; che i vertici ecclesiastici non possono rappresentare un valido interlocutore per la politica sui temi che alla Chiesa più interessano; lo stesso che, a proposito del Family day, affermava che non si deve mai “strumentalizzare la religione”; che “il cattolicesimo è importantissimo, ma il principio della laicità dello Stato è essenziale per chi fa politica”; la stessa persona che disse: “La modernità del cristianesimo è riuscire a separare Dio da Cesare, come dice il Vangelo”.

    O la lezione Prodi l’ha dimenticata in fretta. O siamo di fronte al solito vizietto della sinistra, per cui le cause giuste, quelle eticamente rilevanti, sono sempre le proprie e mai quelle altrui. Ovvero ancora l’uscita agostana del professore ha l’aria vagamente strumentale, e serve a recuperare il terreno perduto nei confronti dell’elettorato cattolico in questo anno e mezzo di governo.

    In aria di Pd, in effetti, sono molti i movimenti fatti verso il mondo cattolico ed è notizia del giorno la benevolenza di una parte di quel mondo – Azione cattolica in primis – nei confronti del candidato leader Valter Weltroni, chissà con quanta buona pace di Rosy Bindi, che proprio per coprire quel fronte si è candidata alla leadership del partito. E che sotto sotto ci siano poche idee e confuse è indubbio. Ma qualcosa in più ce la saremmo aspettata dall’ala più laicamente battagliera del neonato Partito democratico. Pensavamo che di fronte ad una sostanziale richiesta di interessamento – l’altra faccia dell’ingerenza – di chiesa, associazioni cattoliche o singoli credenti nei confronti della politica italiana ci sarebbe stata una levata di scudi. Una sorta di sollevazione generale in difesa della laicità dello Stato; colonne e colonne di rimbrotti e di minacce, col solo intento di far paventare l’ennesima crisi di governo. E invece, niente. Che succede? Che fine ha fatto la sinistra laicista e anticlericale? Quella che gridava allo scandalo quando i cattolici si mobilitavano per la legge 40, che organizzava contromanifestazioni indignate di protesta al Family day, che ha insultato e offeso la Chiesa e i suoi rappresentanti per il caso del povero Piergiorgio Welby? La verità è quella di sempre: la Chiesa può, anzi deve, scendere in campo solo se gioca nella loro squadra.



    http://www.loccidentale.it/node/5172

  4. #4
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    ----le sinistre dovrebbero accontentarsi che il principio tributario dovuto a Cesare è già stato affermato da Paolo di Tarso,dottore della Chiesa.
    Che vogliono ancora?
    Non sanno convincere i cittadini che la loro politica fiscale non è affatto la via della felicità promessa dal Prodi italicus?
    Si preoccupino dei mugugni popolari perchè la loro defenestrazione è solo differita.

  5. #5
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    E' davvero notevole la doppia faccia dei Prodi guerrieri...mi piacerebbe leggere qualche commento dei Boselli,Bonino,Diliberto,Pecoraro...è incredibile che con questa sparata Prodi pensa davvero di recuperare il consenso perduto tra i Cattolici...davvero siamo difronte ad un piccolo uomo di provincia che si autodefinisce uno statista europeo...

    p.s. dopo Pippo Baudo chi altri insieme a Prodi si è spinto a consigliare ai Preti ed al Papa cosa dire?

  6. #6
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    Sperare in San Paolo
    Una ricetta fiscale che ha già dimostrato di non funzionare

    Il presidente del Consiglio scrive al "Corriere della Sera" una lettera sulla questione fiscale di grande buon senso, almeno in linea di principio. Ne ripercorriamo alcuni passi salienti, meritevoli di attenzione: "E' evidente che il governo sarà in grado di diminuire anche sensibilmente il peso fiscale nello stesso momento in cui diminuirà il livello di evasione", scrive Prodi, da cui si evince che anch'egli è convinto di trovarsi di fronte ad una pressione fiscale troppo elevata, tant'è che ritiene necessario abbassarla.



    "E' giusto cercare di capire le ragioni della gente (che spesso di ragioni ne ha tante) ma la responsabilità delle decisioni sui grandi problemi economici e fiscali spetta a coloro a cui è stata democraticamente affidata la responsabilità del governo", scrive ancora il Professore, per ricordare civicamente che "se non si pagano le tasse in modo equo non si potranno mai aiutare le famiglie che non arrivano a fine mese né gli sposi giovani che non hanno né casa né lavoro stabile".

    Poi nella seconda parte della lettera, Prodi sostiene altresì: "è evidente che i comportamenti dei governanti e dei legislatori influiscono enormemente sui comportamenti dei cittadini, ma è altrettanto evidente che l'obbedienza alle leggi è la condizione per l'esistenza di ogni convivenza civile". E cita San Paolo che esorta all'obbedienza nei confronti dell'autorità.

    "Credo che utilizzi l'espressione quoque discolis, a significare che si deve obbedire alle regole dello Stato anche se dettate da "lazzaroni"".

    Con il che, avendo maturato una certa conoscenza negli anni del Professore, possiamo pensare che egli abbia di fronte il problema con estrema chiarezza. Tanto da ricordare che vi è un'autorità dello Stato al di sopra di coloro che lo rappresentano. Per cui anche se il governo si trova occasionalmente occupato da dei "lazzaroni", comunque i cittadini non possono sottrarsi al loro dovere. Infatti Prodi sottolinea come sia "qui in gioco l'esistenza stessa dell'autorità dello Stato, e quindi del bene comune, non tanto le figure dei singoli governanti".

    Certo, egli ammette, "è chiaro che noi, chiamati a responsabilità di governo, abbiamo prima di tutto l'obbligo di un comportamento etico irreprensibile (di non essere cioè lazzaroni), ma è altrettanto evidente che non è il singolo cittadino a poter decidere autonomamente quanto deve contribuire alla comunità in cui vive". Tutto questo complesso di argomentazioni, come si può vedere, non fa una grinza e logicamente appare perfetto.

    Peccato che tanta perfezione non funzioni, nel senso che questa magnifica impostazione scelta dal Professore è esattamente quella in cui è avvenuta e continua ad avvenire l'evasione, non quella che è in grado di risolverla. Per cui, a fronte della stessa terapia che non dà utili risultati, c'è da credere che si debba cambiare completamente la cura, e dunque, invece di pensare a "diminuire anche sensibilmente il peso fiscale nello stesso momento in cui diminuirà il livello di evasione", si provi a diminuire, ma subito, il peso fiscale, contando di diminuire anche il livello di evasione. Crediamo che per quanto lo Stato possa scatenare il vice ministro Visco contro gli evasori, gli evasori siano come Speedy Gonzales nei confronti del gatto Silvestro. E che, per evitare una competizione a perdere con gli evasori, lo Stato debba imporre tasse che a nessuno conviene evadere.

    Poi veniamo alla questione dell'autorità, al messaggio di San Paolo. Prodi, lo ribadiamo, anche qui in teoria ha ragione: il cittadino deve fare il suo dovere. Ma la pratica ci dice che il cittadino non ne è esortato se, la classe politica, non solo non deve essere composta da lazzaroni - e speriamo che tutte le inchieste che riguardano esponenti di governo si volgano presto in nulla - ma deve anche essere esemplare. La Repubblica, signor presidente del Consiglio, deve essere esemplare in tutti coloro che la rappresentano, e, se ci si perdono per la strada la notte i propri collaboratori e ci si limita alla paternale, non aiuta.

    Per cui, prima di ricordare ai cittadini San Paolo, il governo lo ricordi alla sua classe dirigente. Per cui, se il comportamento dei governanti non è irreprensibile di fronte alla legge ed all'opinione pubblica, i cittadini ignorano San Paolo, e se ne sentono in pieno diritto. Temiamo che con questi begli argomenti - che davvero abbiamo apprezzato nel loro rigore - ma che ignorano, ahinoi, una realtà molto frammentata e complessa, anche sul fisco il governo si prepari a prendere un bagno.

    Roma, 2 agosto 2007

    tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4199

  7. #7
    are(a)zione
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    Vi sfugge un particolare: se la Chiesa vuole mantenere una legittimità ed autorità morale, o lo fa sempre, o non lo fa mai.

    Questo è il senso delle parole di Prodi.
    "NON RUBARE" è uno dei dieci comandamenti o sbaglio?

    Che allora la Chiesa faccia sentire la sua voce. Quando serve tace, quando non serve sproloquia.

  8. #8
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    Qui c'entrano davvero poco i 10 Comandamenti...e proprio i Cattolici Adulti o Catto-Comunisti dovrebbero non citarli solo quando gli conviene...secondo me insieme a Pippo Baudo siamo in presenza di una gaffe divertentissima di un soggettone che contraddicendo se stesso accusa di ingerenza e poi chiede ingerenze ed eleva la SUA visione POLITICA (e quindi discutibilissima) a Principio che nientedimeno la Chiesa in prima linea dovrebbe difendere...siamo al grottesco...

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide Visualizza Messaggio
    Qui c'entrano davvero poco i 10 Comandamenti...e proprio i Cattolici Adulti o Catto-Comunisti dovrebbero non citarli solo quando gli conviene...secondo me insieme a Pippo Baudo siamo in presenza di una gaffe divertentissima di un soggettone che contraddicendo se stesso accusa di ingerenza e poi chiede ingerenze ed eleva la SUA visione POLITICA (e quindi discutibilissima) a Principio che nientedimeno la Chiesa in prima linea dovrebbe difendere...siamo al grottesco...
    Ti pare che l'evasione sia una "visione politica" ?

  10. #10
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    La gente fa bene ad evadere le tasse se queste non servono per migliorare la loro vita ma servono solo ad aumentare i privilegi di una coalizione che è al potere senza nemmeno aver avuto il 50% dei consensi alle ultime elezioni. Questa è una sottile forma di regime e il popolo quando non ne puo' piu' fa bene a ribellarsi (pacificamente ovviamente). Alla gente comune cosa importa di aumentare il pil dello 0,1% in piu'...la gente comune nemmeno lo sa cos'è il pil, l'unica cosa che sa è che i politici fanno i ricconi e fanno debiti moltiplicando le poltrone e i ministeri e le spese dobbiamo pagarle noi?? Questo metodo si usava nella russia comunista...il popolo faceva la fame e pagava tributi e i governatori stavano seduti su poltrone in oro.

 

 
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