Notiziario del Campo Antimperialista ... 24 settembre 2007 ... http://www.antiimperialista.org

-IRAQ: qual è il gioco di Moqtada al-Sadr ?
http://www.antiimperialista.org/index.php?option=com_content&task=view&id=5314&Ite mid=68

«L’articolo di Asia Times è interessante perché tratteggia alcuni aspetti fondamentali dei decisivi mutamenti in corso in Iraq. In particolare analizza la politica e la strategia del movimento di Moqtada al Sadr, sfuggendo ai tradizionali schematismi che lo vorrebbero completamente asservito a Teheran, se non addirittura al servizio di Washington. La realtà è evidentemente ben più complessa, anche se questo non cancella le responsabilità di al Sadr così come evidenziate ad esempio nell’intervista ad al Kubaysi che abbiamo realizzato nel luglio scorso. L’articolo conferma due cose: 1) la ridefinizione del sistema delle alleanze che gli Usa stanno portando avanti da tempo in Iraq; 2) il passaggio di campo – all’interno di questo processo in atto - di consistenti settori del vecchio Baath. Il tutto nel quadro dell’escalation americana contro l’Iran».

Questo Notiziario contiene:
1. GAZA VIVRA’
Un accorato Appello per la fine dell’embargo
2. EBREI E NAZISTI
Un’ossimoro e una cartina di tornasole
3. ASCIA DI PIETRA
In Italia 90 bombe atomiche americane

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1. GAZA VIVRA’
Un accorato Appello per la fine dell’embargo

«Un milione e mezzo di esseri umani, vittime dell’ingiusto embargo decretato da Israele e adottato dalla comunità internazionale, restano sotto assedio, accerchiati dal filo spinato, senza possibilità né di uscire né di entrare. Come nei campi di concentramento nazisti essi sopravvivono in condizioni miserabili, senza cibo né acqua, senza elettricità né servizi sanitari essenziali.Come se non
bastasse l’esercito israeliano continua a martellarli con bombardamenti e incursioni terrestri pressoché quotidiani in cui periscono quasi sempre cittadini inermi. Una parola soltanto può descrivere questa situazione: genocidio! Urge una mobilitazione affinché venga posto fine a questa tragedia.

Ci rivolgiamo al governo Prodi affinché:

1. rompa l’embargo contro Gaza cessando di appoggiare la politica di doppio standard per cui chi sostiene al-Fatah mangia e chi sta con Hamas crepa;
2. si faccia carico in tutte le sedi internazionali dell’urgenza di aiutare la popolazione e di porre fine all’assedio militare di Gaza;
3. annulli la decisione del governo Berlusconi di considerare Hamas un’organizzazione terrorista riconoscendola invece quale parte integrante del popolo palestinese;
4. cancelli il Trattato di cooperazione con Israele sottoscritto dal precedente governo».

Primi firmatari:

Gianni Vattimo, Filosofo, già parlamentare europeo -- Danilo Zolo, Università di Firenze -- Margherita Hack, Astrofisica - Edoardo Sanguineti, Poeta, Università di Genova -- Gilad Atzmon, Musicista -- Franco Cardini, Università di Firenze -- Mara De Paulis, Scrittrice, Premio Calvino -- Lucio Manisco, Giornalista, già parlamentare europeo -- Costanzo Preve, Filosofo, Torino -- Giulio Girardi, Filosofo e teologo della Liberazione -- Giovanni Franzoni, Comunità Cristiane di Base -- Domenico Losurdo, Università di Urbino -- Marino Badiale, Università di Torino -- Aldo Bernardini, Università di Teramo - - Piero Fumarola, Università di Lecce -- Giovanni Bacciardi, Università di Firenze -- Giovanni Invitto, Università di Lecce -- Alessandra Persichetti, Università di Siena -- Bruno Antonio Bellerate, Università Roma tre -- Rodolfo Calpini, Università La Sapienza, Roma -- Ferruccio Andolfi, Università di Parma -- Roberto Giammanco, Scrittore e americanista -- Gianfranco La Grassa, Economista -- Mario Alighiero Manacorda, Storico dell’educazione -- Alessandra Kersevan, Ricercatrice storica, Udine -- Nuccia Pelazza, Insegnante, Milano -- Stefania Campetti, Archeologa -- Carlo Oliva, Pubblicista -- Gabriella Solaro, Ist. Naz. Storia Mov. di Liberazione -- Giuseppe Zambon, Editore -- Bruno Caruso, Pittore -- Vainer Burani, Avvocato, Reggio Emilia -- Ugo Giannangeli, Avvocato, Milano -- Giuseppe Pelazza, Avvocato, Milano -- Hamza Roberto Piccardo, Direttore www.islam-online.it -- Nella Ginatempo, Movimento contro la guerra, Roma -- Mary Rizzo, blog Peacepalestine -- Tusio De Iuliis, Presidente Associazione “Aiutiamoli a Vivere” -- Cesare Allara, Com. Sol. Palestina, Torino -- Angela Lano, Giornalista Infopal -- Umar Andrea Lazzaro, Collettivo www.islam-online.it, Genova -- Marco Ferrando, Partito Comunista dei Lavoratori -- Leonardo Mazzei, Portavoce Comitati Iraq Libero -- Mara Malavenda, Slai Cobas, Napoli -- Moreno Pasquinelli, Campo Antimperialista -- Marco Riformetti, Laboratorio Marxista -- Maria Ingrosso, Colletivo Iqbal Masih, Lecce -- Antonio Colazzo, L.u.p.o. Osimo (AN) -- Gian Marco Martignoni, Segreteria provinciale Cgil, Varese -- Luciano Giannoni, Consigliere provinciale Prc Livorno -- Dacia Valent, già Eurodeputata, Islamic Anti-Defamation League -- Pietro Vangeli – Segretario nazionale Partito dei Carc -- Ascanio Bernardeschi – Prc Volterra (PI) -- Fabio Faina, Capogruppo Pdci al Consiglio comunale di Perugia -- Roberto Massari, Editore, Utopia Rossa -- Fausto Schiavetto, Soccorso Popolare (PD) -- Luca Baldelli, Consigliere provinciale Prc Perugia
SE VUOI FIRMARE QUEST’APPELLO INVIA UN MESSAGGIO CON NOME COGNOME QUALIFICA E CITTA’: info@gazavive.com
(il testo integrale dell’appello con l’elenco aggiornato dei tantissimi firmatari al sito: http://www.gazavive.com)

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2. EBREI E NAZISTI
Un’ossimoro e una cartina di tornasole

Si puo’ essere ebrei, nonché cittadini israeliani, e allo stesso tempo militanti nazisti? Si tratta davvero, come affermato dal Corriere della Sera del 9 settembre, di un «ossimoro»?
Questa è la domanda che si stanno ponendo le autorità israeliane dopo la cattura, avvenuta l’8 settembre, di un gruppo neonazista formato da otto giovani, tutti cittadini israeliani, responsabile di aggressioni a stranieri, punk, gay e tossicodipendenti, ebrei ortodossi, nonché di aver sfregiato una sinagoga a Tel Aviv.
La risposta è venuta quasi subito: assolutamente NO. Il ministro dell'Interno israeliano, Meir Sheerit, ha infatti chiesto che agli otto sospetti sia revocata la cittadinanza. Gli ha fatto eco il leader del partito religioso Shas, Elyahu Yishai, il quale ha ha affermato che se le accuse troveranno conferma sarà necessario annullare la loro cittadinanza israeliana e quindi espellerli.
Chiediamoci per un attimo: in quale altro paese del mondo fondato sullo Stato di Diritto verrebbe in mente di sanzionare l’adesione al nazismo revocando la cittadinanza? Ovviamente a nessuno. Perché questo sia invece possibile in Israele è semplice: perché Israele, lungi dall’essere un paese democratico fondato sullo Stato di diritto, è piuttosto uno stato ideocratico, più esattamente sionista.
Israele si considera infatti un «Jewish State», uno Stato Ebraico. Secondo la definizione ufficiale Israele «appartiene» solo a quelle persone che le autorità israeliane definiscono ebrei, indipendentemente da dove vivono. Per cui, un arabo nato e cresciuto in Israele, gode di molti meno diritti di un ebreo che sia nato e viva in Papuasia o in Uganda. Su questo principio si fonda un autentico regime di apartheid, l’esclusione dei non-ebrei e la loro discriminazione. Ci si risponderà: ma anche gli arabi del ‘48 o gli armeni hanno passaporto israeliano. Si ma in Israele conta molto di più il documento d’ìdentità che ognuno è tenuto a portare con sé e ad esibire in qualsiasi momento. In questo documento figura la propria cosiddetta «nazionalità». Da esso i poliziotti o qualunque altro funzionario pubblico possono vedere se sei ebreo, arabo, druso, circasso, caraita o samarita. E’ qui che scatta la discriminazione. Se sei non-ebreo sarai escluso dal diritto di possedere terra, di accedere a questo o a quell’incarico pubblico, di godere o meno di sussidi, ecc. Da notare che la distribuzione ineguale dei diritti lo Stato israeliano l’ha recepita accogliendo in toto le regole dell’Organizzazione Sionista Mondiale (WZO). Che dice questo decalogo concepito ai tempi delle prime colonizzazioni della Palestina? Che nelle zone amministrate dagli ebrei, è proibito ai non-ebrei di stabilire la propria residenza, di esercitare attività commerciali, di comprare o affittare la terra, o di godere del diritto al lavoro.
La «nazionalità» decide dunque la percentuale di diritti di cui si può disporre. La discriminazione cessa ove ci si converta al giudaismo. La prova del nove di questo costitutivo regime di apartheid è il l’apparente paradosso per cui Israele. nel documento d’ìdentità, nega se stesso, ovvero non contempla la dicitura «nazionalità israeliana».
E’ come se l’Italia decidendo di definirsi uno «Stato cattolico», obbligasse i suoi cittadini a dichiarare nella propria carta d’identità se si è cattolici, musulmani, Testimoni di Geova, atei, ecc., e giungesse all’assurdo di considerare «nazionalità» queste fedi religiose facendo addirittura sparire la categoria della nazionalità italiana.
La conseguenza di una simile abnorme discriminazione sarebbe che solo se si convertissero al cattolicesimo gli italiani non cattolici sarebbero cittadini a pieno diritto, ovvero considerati italiani al cento per cento. Davanti ad una simile mostruosità giuridica potete immaginare quante accuse di antisemitismo giungerebbero dalla potente conventicola sionista. En passant: i paesi occidentali giustificano la loro ostilità verso l’islam invocando il criterio della reciprocità, affermando che saranno più tolleranti quando i paesi musulmani faranno altrettanto coi cristiani. Come mai non chiedono la stessa cosa ad Israele? Come mai strillano contro il fondamentalismo musulmano ma tacciono sul carattere ideocratico e confessionale dello stato di Israele?
L’ossimoro per cui un gruppo di ebrei sia nazista rimanda all’ossimoro che è lo Stato stesso d’Israele e alla duplicità con cui esso definisce l’ebreo. Per Israele, infatti, si può essere ebrei non solo per linea di sangue (avere una madre, una nonna, una bisnonna o una... trisavola ebrea), ma pure chi sia di religione ebraica. Tuttavia tra i due criteri quello davvero decisivo non è quello matrilineare ma quello religioso, e da questo discende il diritto di cittadinanza. Controprova: chi si converta dal giudaismo ad un’altra religione, ad esempio all’Islam, non è più considerato ebreo, perdendo dunque gran parte dei suoi diritti di cittadinanza. Così si spiega come sia possibile che agli otto nazisti israeliani gliela si voglia togliere con tanto di deportazione. Non decide che essi abbiano madre ebraica, decide che l’adesione al nazismo è considerata alla stregua di una «apostasia», all’ abbandono della religione. Da notare che per la legge israeliana («Legge dell’ingresso» e «Legge del ritorno») la deportazione è infatti applicabile solo agli stranieri non-ebrei —tant’è che il Ministero dell’Interno non ha l’autorità di impedire ad un ebreo, anche un pericolosissimo criminale comune, di stabilirisi e vivere in Israele.
Questo fa venire a galla l’altro ossimoro, quello del sionismo: l’assurdo apparente per cui una dottrina politica nata laica scelga come proprio presupposto e criterio costituivo dell’israelianità il principio confessionale dell’appartenenza religiosa. La conferma del carattere ideocratico-sionista dello Stato d’Israele è scolpita nella legge che il Knesset approvò nel 1985. Essa stabilì che i partiti che si oppongono al principio per cui Israele è uno Stato ebraico o propongono di modificarlo, anche per via democratica, non possono presentare candidati da eleggere al Parlamento.
Conclusione: Israele non è affatto uno Stato democratico poiché si fonda sul sionismo, ovvero discrimina ed esclude non solo gli arabi o i seguaci di altre fedi, ma pure i cittadini israeliani che pur essendo ebrei non si considerino sionisti.

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3. ASCIA DI PIETRA
In Italia 90 bombe atomiche americane

Alle ore 14,52 del 15 settembre appariva su la repubblica.it un articolo che riportiamo sotto per intero.
Dopo mezz’ora l’articolo spariva dal sito. Invano, il giorno successivo, abbiamo tentato di trovarne traccia della notizia sui quotidiani.
Si tratta di una conferma dagli USA di cio’ che sapevamo: che le basi americane in Italia ospitano bombe atomiche (e che l’italia è una servitù militare degli Stati Uniti).
L’articolo dice infine che prima di lasciare palazzo Chigi Berlusconi avrebbe rinnovato, violando i trattati di non priliferazione, l’ accordo strategico con gli USA*.
Si tenga conto che queste bombe (dieci volte più potenti di quelle di Hiroshima!) sono trasportate dai bombardieri strategici di stanza a Ghedi e Aviano, i quali hanno un raggio di penetrazione che giunge sino all’Iran. E’ dunque possibile che in caso di attacco americano alla Repubblica islamica dell’Iran, l’Italia venga usata dagli aggressori come una specie di portaerei e quindi considerata da Tehran come potenza beligerante.

*Nb: questa gravissima notizia delle bombe e quella dell’accordo segreto non sono state mentite né dalla Presidenza del Consiglio, né dal Ministero della Difesa, né da quello degli Esteri.

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gli ordigni si trovano ad Aviano e Ghedi
La loro presenza è vietata dalla legge e da trattati internazionali
Nucleare, rivelazione dagli Usa "In Italia 90 bombe atomiche"

« Lo vieta la legge e in più occasioni in passato lo ha dichiarato anche il governo, ma l'Italia è un paese nucleare. A rivelarlo è uno studio americano, secondo il quale sul territorio italiano ci sono 90 bombe atomiche statunitensi. Una presenza della quale si parla molto poco, ma che ha un peso strategico importante negli equilibri internazionali.
A rigor di legge, la presenza di questi ordigni non sarebbe consentita: la legislazione la vieta espressamente dal 1990. Il nostro Paese ha inoltre sottoscritto i trattati internazionali di non proliferazione nucleare e ha dichiarato di non far parte del club atomico, con tutti gli obblighi internazionali che ne derivano.
Secondo il rapporto "Us nuclear weapons in Europe" dell'analista statunitense Hans Kristensen del Natural Resources Defence Council di Washington, invece, l'Italia ospita 90 delle 481 bombe nucleari americane presenti nel Vecchio continente. Cinquanta sono nella base di Aviano, in Friuli, e altre 40 si trovano a Ghedi, nel Bresciano.
Tra Italia e Stati Uniti esisterebbe anche un accordo segreto per la difesa nucleare, rinnovato dopo il 2001. William Arkin, un esperto dell'associazione degli scienziati nucleari, ne ha rivelato recentemente il nome in codice: "Stone Axe" (Ascia di Pietra). Le bombe atomiche in Italia sono di tre modelli: B 61-3, B 61-4 e B61-10. Il primo ha una potenza massima di 107 kiloton, dieci volte superiore all'atomica di Hiroshima; il secondo modello ha una potenza massima di 45 kiloton e il terzo di 80 kiloton.
Il governo di George Bush ha ribadito molte volte di non escludere l'opzione nucleare per rispondere ad attacchi con armi biologiche o chimiche ed ha avviato la produzione di bombe atomiche tattiche di potenza limitata, non escludendo di servirsene contro i Paesi considerati terroristi. Almeno due di questi, Siria e Iran, si trovano nel raggio dei bombardieri di stanza in Italia».

A luta continua