Lamberto Dini rassicura il premier sulla sua fedeltà al governo. La rinnovata intesa si basa però sul rinvio sine die della tassazione delle rendite finanziarie e rischia di aprire nell'Unione un nuovo fronte a sinistra. Il presidente del Consiglio sembra intenzionato insomma a presentare alla componente radicale della coalizione il prezzo necessario per evitare fughe verso destra dei centristi.
L'incontro tra il leader liberaldemocratico e Romano Prodi si è svolto l'altra sera a New York dopo che, nei giorni scorsi, Dini non aveva nascosto le sue critiche per una politica dell'esecutivo troppo schiacciata "sull'estrema sinistra". Insoddisfazione che il premier ha fatto propria, assecondando le rimostranze di Dini. Dopo il faccia a faccia, Prodi è parso rasserenato: "Lamberto Dini mi ha assicurato che è parte forte e costante del centrosinistra".
Il presidente del Consiglio ha quindi aggiunto di essere "fiducioso" sull'esito del vertice di maggioranza di mercoledì, anche se pare difficile immaginare che Rifondazione, Pdci, Verdi e Sinistra Democratica possano accettare senza batter ciglio lo stop a uno dei loro cavalli di battaglia. Nel successivo incontro con i giornalisti, Prodi ha garantito infatti che nella Finanziaria 2008 "non saranno toccate le rendite finanziarie".
Le reazioni dall'ala radicale dell'Unione, come d'altronde era immaginabile, non hanno tardato ad arrivare. La prima a ricordare a Prodi che la tassazione delle rendite finanziarie "è un punto del programma" e quindi "va applicato" è stata Rifondazione. "Riteniamo - ha osservato il capogruppo del Prc alla Camera, Gennaro Migliore - che in tutta Europa, al di là degli andamenti dei mercati la tassazione delle rendite è equa, perché supera il 20%: fare questa scelta è una misura di equità per impedire che chi lavora paghi molte più tasse di chi specula sul capitale finanziario".
A legare il rinvio del provvedimento al particolare momento di difficoltà vissuto dai mercati era stato proprio il premier. "Ho ribadito la tesi che ho sempre sostenuto - ha spiegato Prodi - poi avremo tempo di pensarci ma in un periodo di turbolenze finanziarie questo capitolo non lo tocchiamo. In questo momento la saggezza detta di non toccare un capitolo così sensibile, in futuro ci potrà essere anche un accordo su questo ma ora è meglio di lasciare un periodo di serenità ai mercati", ha insistito il premier. "Non ci ho rinunciato ma va fatto nel momento e nei modi in cui si hanno i maggiori benefici".
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