- “Che cos’è il Cristianesimo, venerabile Padre ?” gli domandammo da principio.
Padre Cirillo si segnò e cominciò così:
- Il Cristianesimo, fratelli cari, è una “imitazione della natura di Dio” come dice bene S. Gregorio di Nissa... Ma vedete, fratelli in Cristo, ancor prima di domandarsi che cosa sia il Cristianesimo, conviene rifarsi una mentalità cristiana. Finché non avrete rinunciato alle abitudini acquisite nelle Università e rinforzate dai condizionamenti del mondo profano, vero abominio della desolazione, e cioè dal criticismo permanente, dalla dialettica, dal dubbio fatto sistema, dall’angoscia filosofica che non ha altra uscita se non il suicidio, non potrete comprendere nulla dell’essenza del Cristianesimo, il quale occupa un livello sopra-razionale e si serve di un linguaggio analogico e simbolico. Voi siete degli studenti simpatici, ma come tali vittime della droga delle raziocinazioni, fatte di argomenti antitetici, di costruzioni intercambiabili, che portano solo alla negazione di Dio dapprima, poi a quella dell’uomo sua immagine. Ridiventate prima degli esseri atemporali, dei contemporanei del Logos; raggiungerete con il cuore ciò che l’ordine della ragione non vi farà mai raggiungere. Disfatevi dello spirito storicistico proprio delle genti dell’Occidente, atee o credenti, il quale tende a vedere solo degli “avvenimenti” ed è sensibile solo all’uomo Gesù, dimenticando il Cristo preeterno, negando miracoli e resurrezione. Da ciò sorge la tentazione delle vostre Chiese di occuparsi prima di storia, poi di politica, e quindi di secolarizzarsi senza quasi accorgersene....
Interessati dal discorso insolito e insieme curiosi e scettici domandammo a Padre Cirillo di precisare il suo pensiero.
- La verità, riprese, è stata limitata al semplice fatto, il relativo ha ricevuto il carattere di assoluto e l’assoluto stesso è stato strappato via. Nello stesso tempo è stato creato il mito del senso della storia, del progresso indefinito della specie, mito che una semplice passeggiata tra le civiltà del passato e una rapida analisi dell’animo umano sono sufficienti a demolire. I Padri beati e glorificati si mostrano indifferenti all’aspetto storico del Cristo Salvatore, preferendo vedere in lui il Logos di prima dei secoli, la Sophia eterna. La sua vita terrestre, le sue azioni, le sue parole, essi le interpretano allegoricamente. Se voi riporterete la vostra mente in questa direzione, cari fratelli, comincerete a comprendere che cosa significhi “imitazione della natura di Dio”.-
Intervenni allora in questi termini:
- Voi non pensate, venerabile vecchio, che la Chiesa possa essere condotta, pur restando fedele all’essenziale del suo messaggio, a modificare i suoi modi in funzione dei cambiamenti d’epoca o ad adattarsi alle diverse circostanze?
La risposta del Vecchio non si fece attendere:
- Sapete che cosa fa che si rispetti la Santa Chiesa Ortodossa? È il fatto che essa non si lascia manipolare o influenzare. La Chiesa non ha da adattarsi a delle “novità” che domani si riveleranno scadute e saranno rimpiazzate da altre, né a riformarsi, quando siamo noi a dover essere riformati da essa, né a conformarsi allo spirito del mondo, né a consultarlo, quando lo spirito del mondo non è altro se non l’emanazione delle tenebre traviate. Essa non ha da subire i condizionamenti e le seduzioni fìlosofìche, politiche, scientifiche di questo mondo destinato a scomparire come l’erba dei campi. Essa che i Padri dicono superiore alla prima Creazione, non ha da aprirsi al mondo; ma chiunque vi entri deve lasciare questo mondo ed il suo principe alla porta, se essi rifiutano di entrarvi attraverso la penitenza e la mortificazione dell’impudicizia, della cupidigia e della superbia... Prendete l’esempio della cosiddetta “giustizia sociale” elargita sulla terra: resterà un’illusione finché l’uomo non avrà trovato Dio nel suo cuore. Ogni altro atteggiamento è l’inizio della decomposizione.
Padre Cirillo riprese dopo alcuni istanti:
- Ci viene rimproverato un eccessivo rigore, un rifiuto di adattamento. Ma a che cosa porta l’alleggerimento delle Quaresime? Alla loro totale scomparsa. A che cosa l’accorciamento delle preghiere? Al loro rimpiazzo con delle officiature sacrileghe. A che cosa il conformarsi al secolo? Allo spopolarsi delle Chiese e alla caduta delle vocazioni. Più le Chiese dell’Occidente si ingegnano a inventare dei metodi nuovi per attirare la gioventù, più questa perde la fede!
- Qual è allora la missione della Chiesa?
- Trasmettere la fede degli antenati e dei Padri Teofori, una fede integra e pura. Anche se ciò un giorno potrà dispiacere ai potenti e suscitare delle persecuzioni tali che quelle dell’Impero Romano non sono nulla al confronto. L’Ortodossia è precisamente la fedeltà alla Tradizione, una tradizione più limpida del cristallo, sigillata da Dio, non soggetta a varianti; essa ha il senso di una continuità perfetta, senza diminuzioni né aggiunta di una sola parola, di una sola lettera. San Giovanni Damasceno il Sublime ha detto: “Noi non cambiamo i confini che i nostri padri hanno posto, ma conserviamo la tradizione come noi l’abbiamo ricevuta.” E San Marco di Efeso il Divino: “Nessuna concessione è permessa quando si tratta della nostra fede.” Così conserviamo nei vasi di argilla della nostra indegnità il deposito intatto e inalterato.
- Ma allora, venerabile padre, in definitiva che cos’è la Tradizione?
- È la trasmissione delle realtà spirituali e segna la continuità di una conoscenza uscita dagli inizi del mondo, dal Paradiso. Questa Tradizione è la fede data dal Dio-Uomo, Nostro Signore Gesù Cristo, ai suoi Apostoli e insegnata dalla Chiesa alle generazioni. Essa è inoltre l’immensa e immemorabile eredità che costituiscono la Bibbia, il Credo, i decreti conciliari, gli scritti dei santissimi Padri, bocche d’oro del Verbo, i trattati dottrinali e canonici, i libri liturgici, le sante icone, la Divina Liturgia.
- Voi non riconoscete l’autorità di tutti i Concili?
- I sette grandi e santi Concili ecumenici hanno posto i fondamenti definitivi di tutta la Chiesa; ad essi ci sottomettiamo con fede e pietà. Essi hanno normativamente precisato il messaggio cristologico della Chiesa, il mistero del Cristo vero Dio e vero Uomo, l’unità assoluta di Dio inseparabile da una diversità non meno assoluta, le Ipostasi, l’unione in Cristo delle due nature, la maternità di Maria, la “sinergia” tra la grazia divina e lo sforzo umano, la venerazione delle immagini, pegni dell’incarnazione e della metamorfosi della materia in Spirito... I Concili che sono seguiti non hanno apportato nient’altro ovvero hanno smorzato la serie delle deviazioni e delle alterazioni della Verità, sorgente di vita... Questo settenario simboleggia i sette sigilli dello Spirito, i sette pilastri della fede del Verbo sui quali si fonda la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica... Ora, ciò che dissero i Padri, lo diciamo anche noi...
- Tuttavia non tutti i Patriarcati ortodossi si mostrano refrattari a delle influenze moderne...
- Malgrado alcune spiacevoli eccezioni, dovute a carenza di dottrina e di informazione, la Santa Ortodossia si rifiuta di scendere a patti con l’apostasia del mondo attuale, regno dell’Anticristo.
Quindi padre Cirillo martellò questa frase che per lui era definitiva :
- La civiltà dell’Anticristo non è altro se non la disumanizzazione dell’uomo.
Non potevamo concludere qui ; allora il mio amico domandò:
- Venerabile padre, che cos’è l’Anticristo ?
Padre Cirillo non rispose subito, forse era stupito per la nostra ignoranza, o forse esitava di fronte ad un tale argomento. Infine :
-Figlioli cari, l’Anticristo è colui nel quale l’umanità vedrà il suo più grande benefattore e che sarà il suo peggior nemico. È per la sua venuta che lavorano i senzadio e numerosi cristiani incoscienti delle conseguenze più remote, persone che sposano con candore le tesi materialiste e sotto il pretesto del Vangelo seguono dei “pastori-lupi”, veri strumenti della potenza delle tenebre.
- L’Anticristo, continuò, non vuole abolire la religione, auspica di prenderla al suo servizio. Ma per far ciò deve abolire la fede in Cristo, quella fede che il Signore stesso farà tanta fatica a trovare al suo ritorno, come ha detto. La strategia dell’Anticristo è di far per prima cosa dimenticare tutto ciò che permette all’uomo di elevarsi verso l’Infinitamente Vivente e di sostituirlo con delle comodità tecnocratiche, dei divertimenti, delle sicurezze sociali, spazzatura agli occhi di Dio. Suo interesse è di far credere che il pane domandato nel Padre Nostro sia unicamente il “pane quotidiano” di cui sarebbe il distributore, allorquando si tratta del pane sopraessenziale e cioè dello Spirito Santo. Il suo interesse è di sopprimere le personalità umane per rimpiazzarle con degli individui, una massa amorfa, anonima e irresponsabile di cui egli soddisfa gli istinti immediati seducendola con l’aiuto di slogan idealisti... Come un mendicante il Signore Gesù ha avuto l’ultimo posto alla tavola di questo mondo, quando i primi seggi sono riservati ai politici, agli intellettuali, agli sportivi, ai banchieri per farli acclamare da migliaia di giornali e di libri che ogni giorno bestemmiano la maestà divina. Il Cristo, nostro maestro, è ignorato, deriso; ai suoi templi succedono quelli della cultura deicida.
- Si è detto che il Monte Athos sia il baluardo contro l’Anticristo. È vero, padre santo ?
- Di tutta l’Ortodossia è vero che la Santa Montagna è la guardiana più rigorosa della Tradizione cristiana, avendo trapassato col suo sperone tutte le vicissitudini della storia umana: è sopravvissuta alla caduta dell’impero bizantino, è sfuggita all’ingrandirsi dell’Islam, ha rifiutato la tiara di Roma e la falce di Mosca, combattendo incessantemente tutte le eresie dell’Oriente e dell’Occidente.
- Ma, soggiungiamo, fra tutti i Cristiani di oggi voi siete un’infima minoranza a pensarla così...
- La maggioranza può essere solo una moltitudine di persone che si evita di informare e che giudicano su tutto senza saperne niente. Una persona più Dio, ecco la maggioranza!... La Chiesa, che non ha mai ricevuto la promessa di una vittoria sulla terra, esisterà fino alla fine, anche ridotta a un piccolo gregge... Io so, fratelli cari, che dappertutto si dice che noi siamo solo un ammasso di monaci pidocchiosi, fanatici ed ignoranti, quando invece non siamo qui per altro se non per testimoniare la gloria dell’Onnipotente anche con la nostra sporcizia e la nostra ignoranza. Si dirà ben presto di noi che siamo una setta, mentre l’accumulo di tutte le eresie ammassato in venti secoli passerà per verità!... Ma noi accettiamo di essere odiati dagli uomini, visto che noi non siamo mai separati dall’Amore tra Dio e l’uomo e tra l’uomo e Dio. Sì noi apparteniamo al piccolo resto di cui parla San Paolo, che non si è inginocchiato davanti a Baal. Noi sappiamo con Bastilo il Grande che “non è la moltitudine che sarà salvata” e con Niceforo il Confessore che “se anche un piccolo numero resta attaccato alla pietà ortodossa, è questo che costituisce la Chiesa”.
- Voi ci fate pienamente capire, venerabile Padre, l’irremovibile attaccamento dell’Ortodossia alla tradizione. Purtuttavia, molto curiosamente, vi è in essa a fianco dell’aspetto ieratico immutabile, un lato molto vasto modernissimo che l’Occidente ignora. Pensiamo per esempio all’uso delle lingue parlate nella Liturgia, alla scelta del Vescovo da parte del popolo o al matrimonio dei preti.
- Non sono questi due aspetti, uno antico e l’altro moderno; è la tradizione tale e quale è sempre stata. L’uso obbligatorio del latino in tutta la Cristianità occidentale l’ha rigidifìcata, uniformizzata sopprimendo arbitrariamente la diversità delle manifestazioni liturgiche... Il matrimonio dei preti è sempre esistito nel Cristianesimo ortodosso nel quale non si è mai confuso l’ordine sacerdotale con l’ordine monastico. Al Concilio di Nicea, un grande asceta egiziano, S. Pafnuzio, ricordò la castità spirituale dell’amore coniugale e l’intera compatibilità tra sacerdozio e matrimonio. Questo come quello sono oggetto di sacramento... Discreta e devota, la moglie del prete è la madre di tutti i fedeli; e tra noi ci sono generazioni di preti, come ce ne sono di musicisti... Ma è una cosa che l’Occidente ha dimenticata, come ha dimenticato anche la “ruminazione” personale delle Scritture, la vivificazione del Nome e molti altri punti.
- Voi ne volete molto, santo vecchio, all’Occidente. La Chiesa non è, nonostante gli errori, “cattolica” nel significato più largo del termine?
- È proprio qui che sta la confusione che assimila abusivamente il termine cattolico nel senso di “universale” col termine “romano” che serve solo ad indicare il luogo dove stava Cesare, l’imperatore romano. Così, nello stesso modo si assiste sia ad una dissoluzione del sacro negli impegni esteriori, sia alla riduzione della Chiesa alle strutture gerarchiche ed autoritarie. Da qui l’espressione peggiorativa “semplici fedeli”; da qui il fatto che la specie del Vino venga riservata ordinariamente ai chierici. Quando quelli dell’Occidente parlano di Chiesa intendono molto di più con questo termine una gerarchia disciplinare che il Corpo Mistico.
- Voi parlavate proprio ora, venerato Padre, dell’uso del latino esteso all’insieme dell’Occidente cristiano. Eppure questa lingua soprattutto ha cementato fra loro le nazioni cattoliche ed ha consacrato l’unità romana di fronte ad una certa anarchia ortodossa.
- Voi prendete per anarchia, cari fratelli, una certa diversità pentecostale... L’unità romana è soprattutto di ordine giuridico, amministrativo e astratto tendente al centralismo. L’unità ortodossa, al contrario risiede nella fede comune a tutte le chiese autocefale; è un’unità interiore, dottrinale e sacramentale, quella di tutte le prime comunità cristiane che si aiutavano tra loro pur restando libere l’una dall’altra, nel mutuo rispetto delle lingue e dei costumi nazionali. È l’unità nella diversità, una sinfonia, non un monologo.
- Voi ritenete dunque l’Occidente responsabile dell’attuale crisi del cristianesimo ?
- Ahimè sì! Totalmente... Sua maestà l’Uomo d’Europa ha fondato la religione dell’uomo esiliando il Dio-Uomo nel cielo.
- E come è stato possibile ciò?
- L’Umanesimo uscito dall’antico paganesimo ha proclamato l’uomo Divinità suprema. Nel suo orgoglio l’uomo europeo si è preteso Dio, si è voluto misura di tutte le cose, ha negato tutto ciò che lo supera o che non può comprendere alla luce della sua ragione. Se ammette ancora il Cristo, lo fa in quanto uomo, non in quanto Dio supremo. È una macchia nell’occhio della Chiesa, una cattiva dottrina che si chiama Arianesimo... Il Cristo è vero Dio consustanziale al padre; ecco perché è Salvatore, Redentore e Signore. Negando la consustanzialità l’Arianesimo priva Dio della Sua divinità. Pretende di spiegare Dio con la sola intelligenza umana decaduta. Ora "un Dio spiegabile cesserebbe di essere Dio" dice Sant’Atanasio, vera lingua di fuoco dello Spirito Santo. La logica è incapace di comprendere l’incomprensibile, di raggiungere l’irraggiungibile. E oggi il pensiero moderno riducendo tutto all’uomo, compreso il Tutto, ha risuscitato l’Arianesimo nella sua gloria... Tutta la cultura occidentale ne è impregnata; da qui la lotta contro lo Spirito, la “pneumatomachia” che essa combatte vigorosamente con le armi del positivismo e del relativismo. Di qui il fallimento contemporaneo.
- La ragione può servire a provare l’esistenza di Dio. Sant’Anselmo, per esempio?
- Dio si prova da Se stesso, con la sua creazione, la Sua rivelazione e la Sua incarnazione. Anselmo comincia a voler provare Dio con deduzioni e argomenti ontologici: la Scolastica, figlia dell’aristotelismo arabizzato, è nata scegliendo per guida la ragione che essa preferisce allo Spirito Santo. A sua volta poi nasce il razionalismo dal quale nasceranno il Protestantesimo, l’individualismo e il suo libero arbitrio, il rigetto della metafisica, la critica dei testi e lo scientismo. Parallelamente a questo Occidente dualista, il mondo greco, nato da Platone e da Plotino, svilupperà, sotto il soffio biblico un cristianesimo tutto penetrato di misticismo e di poesia. L’Occidente opterà per la “cultura” religiosa prima, poi profana; l’Oriente conserverà le “cose che sono al disopra di noi”, la conoscenza profonda.
La notte ci aveva lentamente avvolti di drappi trapunti di stelle. Era come l’immagine di quella Conoscenza divina che nasconde un’Ortodossia ripiegata sui suoi tesori nascosti. Forse Padre Cirillo non ci diceva tutto. Noi sapevamo che Ireneo, Basilio di Cesarea, Gregorio Nisseno, Dionigi l’Areopagita, Evagrio Pontico ed altri fanno allusione nelle loro opere ad una tradizione orale e segreta proveniente dal Cristo e trasmessa attraverso gli Apostoli. Noi ci ricordavamo che il Cristo aveva proibito di dare le perle ai porci e, se molte fasi della celebrazione dei “tremendi misteri” si svolgono dietro ad un velo, ciò deve corrispondere a qualcosa. Noi però ci accorgevamo che proprio nel momento stesso in cui perdeva queste cose misteriose, l’Occidente aveva perso il senso stesso delle cose di cui parla e che la sua caduta era molto più grave di quanto la si immagini.
Noi però ci arrestammo alla soglia di questa vertigine. Il beato Esichio ci dettava la nostra condotta: le conversazioni più elevate non sono che chiacchiere se si prolungano troppo.
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