MERCOLEDÌ, 03 OTTOBRE 2007
Pagina 9 - Interni
Il retroscena
Prodi pensa ad una riorganizzazione che tagli i ministeri a gennaio e ne ha già parlato anche al Quirinale
Ma il premier ha una carta di riserva "Un governo snello dopo la manovra"
CLAUDIO TITO
ROMA - Un nuovo governo, un Prodi bis. Una «iniziativa» che sia qualcosa di più di un semplice "rimpasto". Una «riorganizzazione» dell´esecutivo che passi da una rigida cura dimagrante per i 103 membri della squadra governativa e che attribuisca alla coalizione un nuovo elemento nell´orizzonte programmatico: la riforma elettorale. Romano Prodi ha ormai sciolto quasi tutte le riserve. Vuole aspettare la nascita del Partito Democratico, l´insediamento formale di Walter Veltroni e l´approvazione della Finanziaria per poi sottoporre agli alleati la sua mossa per rilanciare l´Unione e il governo.
A gennaio, dunque, la mossa del Professore. Un progetto che l´inquilino di Palazzo Chigi ha iniziato a prospettare ai leader di partito e persino al Quirinale. Ieri ne ha discusso a lungo in un pranzo di lavoro con alcuni dei suoi "fedelissimi" come i ministri Arturo Parisi e Giulio Santagata. Lo stato di salute del centrosinistra, infatti, non tranquillizza affatto il premier. I "numeri" di Palazzo Madama non gli permettono di dormire sonni tranquilli. E nonostante tutte le garanzie prestate da Lamberto Dini, le rassicurazioni confermate da Willer Bordon e Roberto Manzione, alcuni dei movimenti emersi dalla palude degli "scontenti" stanno inducendo Prodi ad «assumere una iniziativa». Certo, il presidente del consiglio dovrà prima superare lo scoglio della Finanziaria. Che approderà proprio nell´aula del Senato alla fine del mese. E non sarà un problema da poco. Le insidie della manovra, le attese sul protocollo welfare, le tensioni sulla riforma previdenziale costituiscono per la maggioranza un test decisivo. Basti pensare che ormai da giorni Silvio Berlusconi tranquillizza amici e partner: «Entro ottobre Prodi va a casa». Il Cavaliere ripete a tutti di avere infatti degli affidavit da parte di diversi "centristi" dell´Unione. Anche per questo il Professore per il momento tiene le carte coperte. Lo ha fatto anche ieri nell´intervista al Tg1. Non vuole scuotere la maggioranza prima che il pacchetto economico sia stato condotto in porto. E ufficialmente la sua linea resta quella di glissare sulla parola «rimpasto».
Ma solo ufficialmente. Perchè se le trappole delle prossime settimane verranno aggirate, il disegno di Prodi è appunto quello di aprire una sorta di "fase due". «Non posso lasciare le cose così come sono, non posso farmi sfibrare. Devo giocare la partita in prima persona». Un nuovo governo, oltre a ad andare incontro all´esigenza fondamentale di ridurre il numero di ministri e sottosegretari, avrebbe come ragione sociale la legge elettorale. Con un´iniziativa concreta da prendere direttamente con il capo dell´opposizione. Un contatto "faccia a faccia" con Berlusconi per tentare la strada di una intesa per rivedere il "porcellum". A gennaio, pure l´ex premier potrebbe essere tentato dall´accordo. A due condizioni: una riforma che garantisca maggioranze certe e il voto in tempi brevi. «Se si vota entro giugno - ha spiegato la scorsa settimana il leader di Forza Italia ad un gruppo di senatori - sono pronto a votare qualsiasi sistema elettorale». I tempi, però, costituiscono l´elemento più contrastato. Il capo del governo vuole comunque andare avanti su questo terreno. Tentando di incassare una "rinnovata fiducia" all´inizio del 2008. In questo modo - è il disegno dei prodiani - diventerebbe più complicato per gli eventuali "migratori" tra schieramenti passare al centrodestra dopo aver votato la fiducia.
Un progetto, appunto, di cui il premier ha parlato di recente anche con il capo dello Stato. Che nei colloqui informali aveva pure suggerito di annunciare l´operazione il prima possibile. E che le intenzioni di Palazzo Chigi siano maturate all´interno del centrosinistra, lo dimostra il fatto che pure Veltroni ha in progetto di fare un discorso molto chiaro a questo proposito subito dopo il 14 ottobre: «I ministri del Pd - è il ragionamento del sindaco di Roma - sono a disposizione di Prodi. Decida lui cosa fare». Un disco verde acceso preventivamente rispetto al "taglio" dei ministeri. «Siamo in grado di migliorare il governo - dice da tempo anche Rosy Bindi -, di renderlo meno numeroso. Ma se qualcuno pensa di approfittare dell´occasione per mandare a casa Romano, allora si sbaglia di grosso». Gli attuali assetti, insomma, non devono cambiare.




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