Marx attacks
Fine settimana denso di novità culturali, quello appena trascorso, con l’intera nomenklatura nazionale impegnata nell’opera di lifting dell’immortale saggio di Carletto Marx. Solo le trasmissioni sportive non si sono espresse a proposito del fascino del socialismo, per quanto la serie interminabile di pareggi possa essere considerata una specie di messaggio di appoggio al nuovo corso.
Ieri, approfittando del fresco, si sono lanciati il papa cattolico e quello economico; oggi a rincarare la dose chiude Fassino che, da bravo politicante, incassa le ultime adesioni al piddì dei due sopraccitati.
Sono posizioni note, per carità, perché conosciamo perfettamente la dottrina economica e sociale della chiesa cattolica e sappiamo quanto essa adori il concetto di distribuzione della ricchezza, in modo particolare di quella altrui. E’ evidente che il monarca vaticano si senta sulle spese, soprattutto a causa delle vicende della propria filiale nordamericana la quale non solo è in crisi di fatturato, ma si trova nella infelice condizione di dover risarcire i consumatori a causa del comportamento non proprio irreprensibile della sua rete di vendita. Si potrà obbiettare che è un problema che non ci riguarda, ma è obbiezione debole visto che la chiesa cattolica partecipa attivamente all’opera di redistribuzione della ricchezza italiana sia attraverso la quota di maggioranza assoluta nel progetto nazionale otto per mille sia rivolgendo preghiere quotidiane ai singoli cittadini perché riscoprano la generosità che si nasconde nei loro cuori.
Tutte attività legittime, ci mancherebbe, e siamo sicuri che, dedotte le spese di funzionamento, resterà nelle tasche dello IOR un profitto che il Dott. Ratzinger considera equo. Insomma, il denaro non è lo sterco del demonio, dice Ratzinger, ma pare che olezzi di meno se prende la via della sua amministrazione.
Sull’altro fronte Marchionne, dopo aver richiamato alla vita la Lazzaro-FIAT e aver moltiplicato pani e pesci, resta folgorato sulla via socialdemocratica di Damasco, ma anche stavolta nessuna novità. I meno distratti ricorderanno che il modello capitalistico della FIAT, da qualche decennio, prevede che gli utili siano privati e che le perdite siano pubbliche. E’ un’azienda che la terza via l’ha scoperta da un sacco di tempo, cioè da molto prima che il piddì si candidasse a raccogliere la pesante eredità del PCI, del PSI, del PSDI, del PDS, dei DS e della Margherita. Anche la FIAT, evidentemente, consegue un profitto equo e ci tiene a presentarsi al cospetto di Dio avendo mantenuto intatte le sue tradizioni di responsabilità sociale.
Che curiosa coincidenza che, nello stesso giorno, si ascoltino queste sinfonie all’unisono il cui giradischi ha un solo altoparlante in funzione. E son coincidenze che si sommano agli esordi veltroniani al lingotto e lasciano presupporre l’ultima tappa del tour direttamente in San Pietro.
Dulcis in fundo, l’outing di Fassino che prende al volo l’occasione e tessera entrambi con il doppio "numero 1" del prossimo soggetto politico aggiungendo alla sponsorship vatican-oligopolistica, quella non meno pesante della casta conservatrice.
Eppure, qualche lezione la possiamo trarre dalle confessioni dei potenti: la prima è che i cattolici farebbero bene a farsi una ragione del fatto che la loro naturale collocazione politica sta a sinistra, o al limite con la D-Destra di Storace, che poi è ancora sinistra, ma in maschera.
La seconda è che coloro che credono in un sistema politico ed economico liberale vero, non quello spacciato dal fantastico trio, sono una specie in via di estinzione e possono tranquillamente tornare a casa a fare la calza. In Italia, il modello liberale non ha alcuna speranza di uscire dal libro dei sogni in quanto giudicato del tutto inadatto prima ancora di averlo sperimentato.
E si tratta di un’incoerenza almeno metaforica, almeno osservando dal terrazzo che sta sulla sponda giusta del Tevere perché da quelle parti dovrebbero essere contrari all’aborto. Invece, quando si tratta di libertà, pare che nessuno provi rimorsi di coscienza per averla uccisa quando ancora stava nel grembo materno.
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