Intervista: Alì Daghmoush, responsabile Esteri di Hizbollah
Mercoledì 26 Settembre 2007 – 168 – Dagoberto Bellucci

Abbiamo incontrato presso l’Ufficio Esteri di Hizbollah, nei quartieri delle banlieue meridionali della capitale Beirut, sheick Alì Daghmoush, voce autorevole del partito sciita libanese per i rapporti internazionali. In questa lunga intervista in esclusiva per Rinascita, il religioso di Hizbollah ha analizzato la situazione politica attuale nel Paese dei Cedri che si avvicina alla data delle elezioni presidenziali, rimandate ieri al prossimo 23 ottobre. Sheick Alì Daghmoush ha preso in esame e risposto alle nostre domande riguardanti le imminenti elezioni presidenziali, l’affaire Fatah al Islam e gli avvenimenti di Nahr el Bared e analizzato le strategie americane e sioniste per la regione Vicino Orientale. Esponente di primo piano del Consiglio Supremo degli Ulema Sciiti del Libano, presidente dell’Istituto del Nobile Profeta (saws) di Beirut e responsabile Esteri di Hizbollah Sheick Alì Daghmoush ha ribadito quali sono le richieste di Hizbollah per una soluzione della crisi politico-istituzionale che da quasi un anno ha messo il Libano in ginocchio e favorito le strategie di destabilizzazione americane e sioniste nella regione.

Qual è la vostra opinione sulle prossime elezioni presidenziali? Cosa chiede Hizbollah da queste consultazioni presidenziali e quale sarà la vostra linea in parlamento?
Hizbollah vuole un presidente autorevole, un presidente forte. Vogliamo un presidente della Repubblica che sia il presidente di tutti i libanesi, non il presidente di una sola fazione. Vorremmo che il futuro Presidente fosse un uomo capace di garantire la sovranità nazionale dello Stato e che lavorasse per assicurare i diritti fondamentali della Costituzione al nostro popolo. Un presidente che sia chiamato a tutelare l’indipendenza del nostro Paese. Hizbollah ha chiesto delle garanzie precise per l’elezione di un esponente politico che sia capace di difendere il Libano di fronte alle aggressioni israeliane. La nostra linea è quella che abbiamo spesso dichiarato di voler seguire: siamo disposti al dialogo per trovare un nome che sia espressione di unità per tutti i libanesi. In assenza di un accordo di massima tra tutti i partiti potremmo anche decidere il boicottaggio di queste consultazioni ma speriamo che prevarrà la logica dell’interesse nazionale, non quelle faziose finora seguite da una parte dei partiti.”

Mohammad Raad, capogruppo di Hizbollah al parlamento, ha sostenuto che è necessario trovare un candidato presidente che sosterrà la Resistenza. Per Hizbollah è possibile eleggere un uomo al di sopra delle due fazioni politiche e anche al di fuori di queste?
“Noi vogliamo un candidato legato all’Opposizione. Un candidato che sia domani il Presidente che difende la Resistenza. Qualsiasi nome che risponda a queste caratteristiche ci andrà bene. Non è una questione di nomi è una questione di garanzie che devono essere date al Paese. Ma il candidato che vogliamo deve provenire dalle fila dell’Opposizione”.

Sheick Daghmoush dopo quanto successo a Nahr el Bared e in merito al pericolo rappresentato da Fatah al Islam per la stabilità del Libano, qual è l’opinione di Hizbollah su questi 100 giorni di combattimenti? Che giudizio date della rivolta che ha visto protagonisti queste miliziani filo-al Qaida?
“Per ciò che riguarda gli scontri che hanno coinvolto l’esercito libanese e in merito a Fatah al Islam non da oggi noi abbiamo richiesto una commissione d’inchiesta parlamentare per fare luce su tutti gli aspetti ancora oscuri di quella rivolta. Noi vogliamo tutta la verità su Nahr el Barad, su come sono andate le cose, sui motivi che hanno scatenato questa violenza. Vogliamo sapere esattamente come Fatah al Islam sia penetrata in Libano e di quali finanziamenti abbia goduto in questi mesi, chi ha protetto questi uomini e chi li abbia sostenuti sia all’interno che all’esterno del Paese. Hizbollah vuole conoscere la verità , tutta, sui fatti precedenti il conflitto al nord e come sia stato possibile il radicamento di questo gruppo all’interno del nostro Paese”.

Voi ritenete che Fatah al Islam rispondesse ad un complotto esterno?
“Hizbollah non dispone di molte informazioni riguardo questo genere di organizzazioni né più né meno di quanto non sia già apparso sugli organi di stampa. È una vicenda legata ai campi palestinesi in Libano. Ancora non è molto chiara quale fosse la loro strategia, i loro reali obiettivi, quali fossero le loro idee. Per questo al momento non possiamo formulare alcuna analisi ma sicuramente è certo che questa rivolta fosse diretta contro la stabilità e la sicurezza delle nostre Istituzioni nazionali: una minaccia che doveva essere fermata”.

Qual è la vostra opinione sull’attentato che ha colpito il contingente Unifil dei caschi blu spagnoli e successivamente quello dei militari Onu della Tanzania tre mesi fa? C’è pericolo che il sud Libano possa diventare teatro per nuove azioni terroristiche?
“Hizbollah ha risolutamente condannato questi attacchi contro le truppe Onu sia contro gli spagnoli che contro i tanzanesi. Sono attacchi rivolti contro contingenti impegnati a mantenere il sud del Paese più sicuro: sono attacchi diretti anche contro Hizbollah che di quella zona da anni è garante”.

Pochi giorni fa il Congresso degli Stati Uniti ha rivolto un nuovo attacco contro il vostro partito: che ne pensate di queste dichiarazioni che indicano Hizbollah come pronto a colpire le loro Istituzioni?
“In primo luogo posso dire che non ci preoccupano granché perchè sappiamo perfettamente, e non da oggi, che l’America deve inventare queste calunnie per questioni di propaganda interna e per alimentare nuove tensioni. È l’ennesima dimostrazione della loro ostilità nei nostri confronti e niente di più. Voi sapete perfettamente che Washington è in prima linea nella guerra propagandistica e massmediatica contro la nostra organizzazione. Per gli Stati Uniti noi rappresentiamo un nemico mortale perchè non intendiamo riconoscere la legittimità dello stato sionista e continuiamo a denunciarne i crimini commessi ai danni della popolazione palestinese. Gli Usa sostengono a spada tratta le politiche criminali di questo governo di occupazione, ne incoraggiano le scelte razziste e scioviniste e sostengono finanziariamente lo sforzo bellico del sedicente Stato d’Israele quando quest’ultimo lancia i suoi quotidiani attacchi contro le popolazioni palestinesi. Avete potuto constatare con i vostri occhi come regolarmente sia l’amministrazione statunitense ed i mass media americani a diffondere calunnie e disinformazione sul nostro conto; come siano manipolate le notizie sul nostro partito e occultati i crimini commessi dall’entità sionista. Ogni occasione è buona per lanciare attacchi verbali contro Hizbollah e la Resistenza libanese: l’hanno sempre fatto e continueranno a farlo anche in futuro. Non ci sorprendono le loro decisioni. In occasione dell’aggressione contro il Libano un anno fa abbiamo visto chiaramente chi ha armato la mano dei sionisti. Quel conflitto è stato pensato, attuato e diretto in prima persona dalla diplomazia statunitense, dal segretario di Stato Usa , Condoleeza Rice, e dall’amministrazione americana. Chi conosce la storia degli Stati Uniti, la loro politica estera e le loro strategie non deve meravigliarsene perchè la politica estera americana non è solo diretta contro la sovranità e l’indipendenza delle nazioni arabe ma soprattutto , storicamente, ha sostenuto totalmente le politiche d’espansione ed i crimini sionisti in Medio Oriente”.

A proposito della situazione nel Vicino Oriente, dopo la pubblicazione lo scorso dicembre del dossier Baker-Hamilton e l’evidente fallimento delle politiche di normalizzazione statunitensi nel vicino Iraq, voi pensate che sia giunto il momento per un ritiro americano da quel Paese? Gli Usa abbandoneranno il Golfo?
“È naturale che ciò prima o poi avvenga così come è naturale che sarà domani il popolo iracheno che dovrà scegliere e decidere autonomamente del proprio futuro. Anche all’interno del governo iracheno si è cominciato a parlare apertamente di una nuova fase, di un ritiro delle truppe americane dall’area.
L’amministrazione Bush ha fallito in Iraq come ha fallito anche in Afghanistan: non esiste altra soluzione per loro che pensare ad una nuova strategia per ritirare le loro truppe dalla regione”.

Qual è la sua idea circa il futuro della regione? Pensate che Israele stia preparando una nuova guerra contro il Libano?
“Lo stato sionista è una minaccia costante alla pace e alla stabilità di tutta la regione. E’ un regime criminale che ha provocato infiniti lutti alle nazioni arabe. Per noi Israele è un nemico che ha una sua identità precisa fondata su di una ideologia razzista che non limiterà le sue mire e le sue ambizioni territoriali. Hanno aggredito per decenni la nostra terra, occupando e calpestando il nostro suolo, distruggendo sistematicamente tutto quanto incontravano, seminando morte e terrore. Per noi non è importante sapere come cercheranno di ripetere i loro crimini ma solo quando perchè tutti i libanesi sanno perfettamente che quest’entità criminale prima o poi tornerà a colpire il nostro Paese. E’ per questi motivi che noi dobbiamo sempre essere all’erta per contrastare i loro tentativi e opporci ad un nuovo attacco contro il nostro Paese. Hizbollah è pronto per rispondere a qualsiasi aggressione militare sia contro la Resistenza che contro il Libano. Per anni siamo stati pronti a respingere qualunque tentativo condotto dai sionisti sia dall’aria che dal mare che da terra. Se cercheranno di entrare nuovamente in Libano sapremo difenderci e respingerli come abbiamo sempre fatto. Al momento pensiamo che non siano ancora pronti a lanciare una nuova operazione militare contro di noi: l’aggressione del luglio 2006 ha lasciato profonde cicatrici nelle forze di occupazione sioniste.
Stanno rielaborando le loro strategie alla luce degli insegnamenti di quell’aggressione, studiando i loro errori e preparando una nuova offensiva contro il nostro Paese. Lo sappiamo, lo sanno tutti. Stanno ricostruendo il loro esercito dopo i colpi inferti dalla nostra Resistenza alle loro élite entrate trionfalmente a Bint Chbeil ed uscite con la coda tra le gambe: è solo questione di tempo. Quando saranno pronti colpiranno nuovamente. E noi saremo pronti a riceverli”.