Italia, eccezione d'Europa per non disturbare gli speculatori
di Giulio Marcon *
su Liberazione del 26/09/2007
In un "periodo di turbolenze finanziarie" - come ha ricordato Prodi - la cosa che si dovrebbe fare è mettere regole e controlli ai mercati, ponendo un freno alle operazioni speculative che proprio quelle turbolenze creano ed alimentano. Al contrario di quanto pensa Prodi anche un'adeguata tassazione delle rendite e delle transazioni finanziarie servirebbe - oltre che a dare un segnale di maggiore giustizia fiscale - a limitare le operazioni selvagge ed incontrollate di tipo speculativo, dando maggiore stabilità e razionalità ai mercati. Una bassa tassazione delle rendite (ed in particolare delle operazioni speculative e dei capital gains ) è una distorsione dei mercati e dell'economia: sposta risorse dagli investimenti produttivi ai giochi finanziari.
Il dietrofront di Prodi e del governo sulle rendite finanziarie - spiegabile solo come cedimento ai ricatti delle frange centriste della sua maggioranza - è il segno della debolezza di un governo che non ha più coraggio di scelte innovative nel segno della giustizia sociale e fiscale.
In Europa - e Prodi dovrebbe saperlo, avendo fatto il Presidente della Commissione Europea - si fa altrimenti che in Italia: pressoché ovunque le rendite sono tassate più che in Italia e in alcuni paesi - come in Gran Bretagna, Germania ed in Francia - la tassazione delle rendite è addirittura progressiva. Ipotesi addirittura rivoluzionaria per l'Italia e per questo governo. In Gran Bretagna l'imposizione sulle rendite arriva addirittura al 40% a partire da 33mila sterline di guadagno (quasi 50mila euro) sulla compravendita di azioni. E in Germania dal 2009, la tassazione sulle rendite passerà da progressiva ad un prelievo fisso, che però sarà di ben il 25%.
Un paese che ha una tassazione del 12,5% sulle rendite da capitale si avvicina più ad un "paradiso fiscale" (ovviamente, per gli speculatori) che ad un paese civile. Un paese che fa pagare ad un pensionato il 27% di tasse sugli utili del suo conto corrente bancario e il 12,5% a Tronchetti Provera sulle plusvalenze delle sue speculazioni non è un paese normale. Si invoca il popolo dei Bot e dei Cct. Sciocchezze. I titoli di stato sono in gran parte (l'84%) posseduti da investitori istituzionali (il 55% in mano a soggetti esteri, il 20% a banche ed imprese, 9% ai fondi comuni): una tassazione del 20% -comunque inferiore alla media europea - non li farebbe scappare dai nostri mercati. Per il restante 16% si tratta di persone fisiche: se si vuole salvaguardare il ceto medio che si è comperato in questi anni i Bot e i Cct, basterebbe mettere una franchigia di 5mila euro di guadagno annui (significa investimenti in media di circa 250mila euro annui) al di sotto della quale la tassazione attuale rimarrebbe invariata.
La verità è che la questione della tassazione delle rendite è solo il pretesto di uno scontro politico, dove l'obiettivo è spostare sempre di più l'asse delle politiche economiche a destra. Il merito delle questioni non conta più: basta pensare che Il Sole 24 ore di due anni e mezzo fa, raccoglieva interventi di esponenti di spicco di Confindustria (tra cui Montezemolo) e del centro destra (tra cui Alemanno e Calderoli) che discutevano senza gridare all'"esproprio proletario" dell'eventualità di un aumento della tassazione delle rendite (i cui proventi, allora, si volevano destinare alla riduzione dell'Irap).
La tassazione delle rendite al 20% (la campagna Sbilanciamoci! ha proposto al 23% per avvicinarsi alla media europea: si veda www.sbilanciamoci.org) è un semplice atto di giustizia fiscale degno di un paese civile: le tasse si pagano più volentieri se le pagano tutti e se si pagano in modo equo. Spostare la tassazione dal lavoro alle rendite e alle plusvalenze (spesso frutto di operazioni speculative che si consumano in pochi giorni) è un modo per rilanciare l'economia e dare più risorse agli investimenti. Tra l'altro questa misura (riduzione dal 27 al 20% sui conti correnti bancari e innalzamento dal 12,5 al 20% sulle rendite finanziarie) avrebbe un doppio effetto concreto: far risparmiare decine di milioni di italiani che -avendo un conto corrente bancario- pagherebbero meno tasse sugli utili dei loro depositi e fare entrare nelle casse dello Stato più di 2 miliardi di euro ogni anno.
Le vere "turbolenze" di Prodi non sono quelle dei mercati, ma quelle della sua maggioranza. Rinunciare alla misura della tassazione sulle rendite finanziarie è un brutto segnale: a favore dei poteri forti e contro gli interessi della società e della sua parte più debole. Non è per questo che la maggioranza del paese ha votato per l'Unione.
*Campagna Sbilanciamoci!
http://www.esserecomunisti.it/index....Articolo=18491




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