Per comprendere meglio il simbolismo geometrico esposto nelle opere La Via metafisica di Matgioi e Il Simbolismo della Croce di R.Guénon può essere di qualche utilità considerare attentamente le figure illustrate qui sotto e rapportarle con quanto nelle opere citate viene detto riguardo esse (sotto ogni figura abbiamo riportato brevi passaggi tratti dai due scritti). È inutile rilevare l’estrema importanza che tale simbologia riveste per una corretta comprensione dei principi metafisici che sono a fondamento della Tradizione come delle loro applicazioni in ambito contingente. Infine precisiamo che non è nostra intenzione qui essere esaustivi in tal senso ma solo indicare e facilitare su questa direzione ulteriori spunti di ricerca personale.
1. Rappresentazione geometrica dei gradi dell’Esistenza
«[…] Dopo quanto abbiamo detto, possiamo rappresentare un grado dell'Esistenza mediante un piano orizzontale, di estensione indefinita nelle due dimensioni, le .quali corrispondono alle due indefinità che ci interessa considerare: da una parte quella degli individui, che può essere rappresentata dall'insieme delle rette del piano parallelo a una delle dimensioni, definita, se si vuole, dall'intersezione di questo piano orizzontale con un piano frontale; dall'altra, quella dei domini corrispondenti alle diverse modalità degli individui, che sarà allora rappresentata dall'insieme delle rette del piano orizzontale perpendicolari alla direzione precedente, cioè parallele all'asse visuale o antero-posteriore, la cui direzione definisce l'altra dimensione. Ciascuna di queste due categorie comprende un'indefinità di rette parallele fra loro e tutte di lunghezza indefinita; ogni punto del piano sarà determinato da due rette appartenenti rispettivamente a queste due categorie, e rappresenterà quindi una modalità particolare di uno degli individui inclusi nel grado considerato.[…]» (R. Guénon, Il Simbolismo della Croce, pag. 89)
2. Rappresentazione geometrica degli stati dell’essere
«[…] Supponiamo determinato l'asse verticale di questo sistema; esso incontrerà ogni piano orizzontale in un punto, che sarà l'origine delle coordinate ortogonali cui questo piano sarà riferito, coordinate i cui due assi formeranno una croce a due dimensioni. Si può dire che questo punto è il centro del piano, e che l'asse verticale è il luogo dei centri di tutti i piani orizzontali; ogni verticale, cioè ogni parallela a questo asse, contiene ugualmente dei punti che si corrispondono in questi stessi piani. Se, oltre all'asse verticale, determiniamo un piano orizzontale particolare per formare la base del sistema di coordinate, il triedro trirettangolo, di cui abbiamo parlato, ne verrà determinato di conseguenza. Vi sarà una croce a due dimensioni tracciata da due dei tre assi in ciascuno dei tre piani di coordinate, uno dei quali è il piano orizzontale considerato, mentre gli altri due sono i due piani ortogonali passanti ciascuno per l'asse verticale e per uno dei due assi orizzontali; queste tre croci avranno per centro comune il vertice del triedro, che è il centro della croce a tre dimensioni, e che può anche essere considerato come il centro di tutto lo spazio.[…]»
(idem, pag.93)
3. Passaggio dalle coordinate rettilinee alle coordinate polari; continuità per rotazione
«[…] Ogni variazione del raggio della spirale considerata corrisponde a una variazione equivalente sull'asse che attraversa tutte le modalità, cioè sull'asse perpendicolare alla direzione se-condo cui si effettua lo sviluppo di ogni modalità. Quanto alle variazioni sull'asse parallelo a quest'ultima direzione, esse vengono sostituite dalle posizioni diverse che assume il raggio ruotando attorno al polo (centro del piano, ovvero origine delle coordinate), cioè dalle variazioni del suo angolo di rotazione, misurato a partire da una certa posizione presa come origine. Tale posizione iniziale, che sarà perpendicolare all'inizio della spirale (in quanto questa curva parte dal centro tangenzialmente al raggio che le è perpendicolare), sarà quella del raggio che, come abbiamo detto, contiene le modificazioni estreme (inizio e fine) di tutte le modalità.[…]» (idem, pag.123)
4. Rappresentazione della continuità dei differenti stati d’essere
«[…] Questa continuità si otterrà geometricamente in maniera analoga: invece di supporre il piano orizzontale fisso nello spazio a tre dimensioni (supposizione che del resto, se si tiene conto del movimento, è materialmente irrealizzabile, tanto quanto il tracciato di una curva chiusa), basta supporre che esso si sposti parallelamente a se stesso in modo insensibile, rimanendo quindi sempre perpendicolare all'asse verticale, in modo da incontrarlo successivamente in tutti i suoi punti consecutivi; il passaggio da un punto all'altro dell'asse verticale corrisponderà al percorso di una delle spire della nostra figura. Supporremo che il movimento spiroidale sia isocrono, anzitutto per semplificare il più possibile la rappresentazione e inoltre per mettere in evidenza l'equivalenza delle molteplici modalità dell'essere, in ciascuno dei suoi stati, quando siano considerati dal punto di vista dell'Universale.[…]» (idem, pag.127)
«[…] Le necessità della raffigurazione possono dunque essere riassunte in questo modo: una linea (principio di causalità) indefinita, che non ripassa mai per gli stessi punti (principio d’attività), e che determina curve, intersezioni di superfici sghembe, che si avvolgono le une sopra le altre (principio del bene) e in cui tutti i punti di un elemento sono egualmente distanti dai punti corrispondenti dell’elemento superiore e dell’elemento inferiore (principio d’armonia). Non vi è altra superficie che soddisfi queste premesse necessarie, se non l’elicoide cilindrico: la linea del movimento universale sarà quindi proprio il punto d’intersezione dell’elica (superficie sghemba) con la superficie laterale del cilindro che rappresenta l’Evoluzione ciclica, lungo la quale si muovono tutti gli esseri. […]» (Matgioi, La Via metafisica, pag. 82)
5. Il vortice sferico universale
«[…] Poiché con la nuova rappresentazione, in cui tutti i sistemi si considerano coesistenti, le direzioni dello spazio svolgono tutte la stessa funzione, lo sviluppo che si effettua a partire dal centro può essere considerato come sferico, o meglio sferoidale: il volume totale, come abbiamo già detto, è uno sferoide che si estende indefinitamente in tutti i sensi e la cui superficie non si chiude mai, analogamente alle curve che avevamo descritto prima; del resto, la spirale piana, considerata simultaneamente in tutte le sue posizioni, non è altro che una sezione di questa superficie ottenuta mediante un piano passante per il centro.[…]» (R. Guénon, Il Simbolismo della Croce, pag.133)








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