http://www.aprileonline.info/4775/il...onato-affamato
Oggi l'Unione Sarda si è scusata per la clamorosa bufala, per altro rilanciata da numerose agenzie di stampa e da altrettanti quotidiani nazionali arrivati persino ad intervistare l'anziano "fantasma". Quanto è accaduto è comunque il sintomo di un mondo dell'informazione attraversato da una profonda crisi
L'Unione Sarda l'ha fatta grossa. Perché la notizia del pensionato bisognoso beccato a rubare pane e formaggio in un market di un quartiere popolare di Cagliari, e successivamente graziato dal proprietario del negozio, il fantomatico "Ignazio Fenudu", che, impietosito, si sarebbe fatto poi promotore di un'iniziativa nel quartiere per aiutare tramite una colletta il pover'uomo, era tutta una bufala.
Falso il pensionato, inventato il negoziante dal cuore generoso, inesistente il negozio (per fortuna i primi ad accorgersene erano stati i redattori del Giornale di Sardegna, seguiti poi da quelli dell'emittente radiofonica cagliaritana Radiopress che confermavano l'inesistenza dei protagonisti della vicenda). Basta pensare che la foto del negozio pubblicata dal più grande quotidiano sardo, anch'essa un clamoroso falso, era stata presa da Google e si riferiva ad un panificio situato all'ingresso di Degioz, piccola frazione del comune di Valsavarenche, in Valle d'Aosta.
La notizia, però, ha circolato ed è stata ripresa da grandi quotidiani come Repubblica, La Stampa e l'Unità, che riportavano nei loro servizi anche dichiarazioni del pensionato ottenute chissà come, ed inoltre meritava un commento del ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, per non parlare di riferimenti in telegiornali e talk-show politici come "Ballarò". La notizia, in effetti, era di quelle che fanno gola alle redazioni, in un'epoca in cui si parla tanto di famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese.
Ad onor del vero, la stessa notizia è stata ripresa anche da aprileonline, non tanto come fatto di cronaca in sé, quanto come spunto per una riflessione sui costi della vita e sulle difficoltà di tanti italiani, pensionati certo, ma anche precari, lavoratori saltuari, famiglie monoreddito ecc. ad arrivare alla fine del mese (ndr).
Oggi l'Unione Sarda si è scusata (ma solo con un trafiletto nelle pagine interne, a testimonianza di un grave imbarazzo), ma quanto è accaduto è il sintomo di un mondo dell'informazione attraversato da una profonda crisi, dove la ricerca dello scoop o il lancio della notizia in prima pagina, magari del mostro di turno, diventano la regola. Oggi è il pensionato di Cagliari, ieri era Igor Marini che accusava "mortadella" Prodi di ogni nefandezza o ancora la soldatessa Jessica liberata con un blitz dai soldati americani in Iraq. Tutte informazioni false, che distorcono la realtà ma che concorrono a creare opinione pubblica.
La scoperta della clamorosa bufala, un grave inganno perché palesa noncuranza per i diritti degli acquirenti del quotidiano sardo, dimostra la necessità che il mondo del giornalismo ritorni sui binari di un'etica professionale oramai pericolosamente messa in crisi dalla commistione con la politica (stupisce come buona parte del centrosinistra non protesti contro la disinformazione dei telegiornali Mediaset, i quali contribuiscono ogni giorno a minare la credibilità dell'esecutivo Prodi presso l'opinione pubblica), dovuta anche ad una situazione di sostanziale monopolio editoriale concentrato nelle mani di pochissimi imprenditori (di cui uno quasi padrone assoluto). Le notizie, prima di essere pubblicate, si devono vagliare sino al dettaglio: il rispetto dei lettori e degli ascoltatori non può essere sacrificato al protagonismo di un redattore o di qualche suo superiore in cerca di vetrine professionali o politiche.




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