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  1. #1
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    Predefinito Un altro brillante risultato ottenuto dagli esportatori di demokrazia in Irak.

    Roma, 27 set. (Adnkronos Salute) - Sono oltre 2.100 le persone gravemente
    colpite dall'epidemia di colera che ha finora provocato 11 morti nel
    Kurdistan iracheno, da dove rischia di diffondersi in tutto il Paese.
    Allarmanti - riferisce una nota dell'Unicef - gli ultimi rapporti che
    segnalano 2 casi a Baghdad, di cui 1 mortale e il contagio di una neonata di
    7 mesi ancora più a Sud, nella città di Bassora. Dal primo caso accertato di
    colera lo scorso 14 agosto a Kirkuk, il contagio si è diffuso con velocità
    impressionante, fino a diventare la più grave epidemia di colera che si
    ricordi in Iraq, con migliaia di persone in grave rischio.

    "La situazione è molto preoccupante e pericolosa - dichiara Bahktiyar Ahmed,
    assistente medico dell'Unicef per le emergenze - All'inizio si sono
    registrati più di 200 casi al giorno, gli ospedali erano sovraffollati e
    nemmeno in grado di effettuare il test a tutti i pazienti a rischio".
    L'Unicef è intervenuto il giorno seguente il primo caso accertato di colera,
    in collaborazione con l'Oms e le autorità sanitarie locali. Negli ospedali
    del Nord Iraq sono state subito distribuite scorte mediche di emergenza e
    sali per la reidratazione orale per la cura dei casi di diarrea. "Il colera
    può risultare letale fin dalle prime ore del contagio - spiega il
    responsabile sanitario dell'Unicef, Iraq Alexander Malyavin - ma è
    relativamente facile da curare se preso in tempo".

    Oltre ai sali di reidratazione orale, nelle regioni del Nord colpite dal
    colera l'Unicef ha inviato 12.000 kit di prodotti per la potabilizzazione
    dell'acqua, 13.400 taniche per la conservazione delle scorte, 30.000 barre
    di sapone, 34.000 confezioni di compresse per la potabilizzazione
    dell'acqua, 3 tonnellate di cloro e 4.800 compresse per il trattamento dei
    pozzi familiari. Nelle aree più colpite, saranno distribuiti con autobotti
    oltre 2 milioni di litri di acqua potabile al giorno. L'Unicef ha formato,
    inoltre, il personale medico locale sul trattamento della diarrea acuta -
    continua la nota - e sta sostenendo campagne di informazione nelle comunità
    locali sulla corretta potabilizzazione delle scorte idriche, sulla
    preparazione sicura del cibo e sulle precauzioni igieniche di base.

    La soluzione al problema del colera non sarà facile, poiché all'origine vi
    sono le terribili condizioni igieniche e la diffusa contaminazione
    dell'acqua comune a tutto il Paese: appena il 30% della popolazione irachena
    ha accesso all'acqua potabile e solo il 17% degli scarichi fognari viene
    depurato prima di essere riversato nei fiumi. Per rispondere all'emergenza
    in atto, l'Unicef ha bisogno di reintegrare rapidamente le scorte di
    medicinali salvavita. "La semplice diarrea rimane una delle principali cause
    di morte dei neonati iracheni - conclude Malyavin - Non si dovrebbe
    aspettare un'epidemia di colera per garantire a questi bambini l'accesso
    all'acqua potabile e a semplici cure mediche di base, che contribuirebbero a
    salvare molte vite".

  2. #2
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    Sinceramente chiedo a tutti voi: ma cosa mai ha fatto di male al mondo il popolo irakeno per meritarsi tutte queste disgrazie.
    Milioni di morti; mortalità infantile altissima, miseria, guerra continua, squadroni della morte ed ora anche le epidemie.

    Quando pagheranno i criminali amerikani questi loro crimini?

  3. #3
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    Mai?

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da canapone 59 Visualizza Messaggio
    Sinceramente chiedo a tutti voi: ma cosa mai ha fatto di male al mondo il popolo irakeno per meritarsi tutte queste disgrazie.
    Milioni di morti; mortalità infantile altissima, miseria, guerra continua, squadroni della morte ed ora anche le epidemie.

    Quando pagheranno i criminali amerikani questi loro crimini?
    E' il prezzo da pagare se si vuole unire tante nazioni diverse in un'unico stato repressivo.

  5. #5
    Hanno assassinato Calipari
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    volevano esportare la democrazia, esportarono il colera.

  6. #6
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    Maurizio Blondet
    30/09/2007


    STATI UNITI - Un mese prima dell’invasione dell’Iraq, Saddam fece sapere di essere pronto a dimettersi e ad andare in esilio, se gli si consentiva di portare con sè un miliardo di dollari.
    Bush rifiutò l’offerta, preferendo fare la guerra.
    La rivelazione è di El Pais, che riporta la trascrizione di una conversazione fra Bush e l’allora premier José Maria Aznar a Crawford in Texas il 22 febbraio 2003, e raccolta da un diplomatico spagnolo presente (1).
    «Gli egiziani stanno parlando con Saddam Hussein», esordì Bush, spiegando che il dittatore era pronto a dimettersi e ad accettare l’esilio, pur di scongiurare l'invasione.
    Aznar chiese al presidente se la cosa era realistica. «Sì, questa possibilità esiste», rispose Bush, «o può anche essere assassinato».
    Ma qualunque cosa faccia Saddam, aggiunse subito, «noi saremo a Baghdad per la fine di marzo. E’ tempo di sbarazzarsi di lui».
    E infatti l’attacco americano cominciò il 22 marzo 2003.
    Pochi giorni prima, anche gli Emirati Arabi Uniti avevano fatto presente, in un vertice di capi arabi, che Hussein era disposto ad andarsene con i suoi fedelissimi del regime.
    Invano.
    Lasciando andare Saddam al prezzo di un miliardo di dollari, gli USA si sarebbero risparmiati un’occupazione che costa loro, da tre anni, 200 milioni di dollari al giorno.
    Avrebbero risparmiato 3.800 morti e tra 27 mila e centomila feriti tra i loro soldati, oltre ai 300 soldati alleati caduti.
    Avrebbero risparmiato la morte di un milione di iracheni nella miseria dell’occupazione e del disordine settario, la malnutrizione e il colera e le conseguenze dell’uranio impoverito.
    Avrebbero scongiurato la fuga di quasi due milioni di iracheni che ora vivono profughi in Siria e nei Paesi vicini, privi di ogni aiuto.
    Ma Paul Wolfowitz proclamò che la guerra sarebbe stata «una passeggiata».

    La voleva il complesso militare-industriale, la volevano i petrolieri per mettere le mani sui giacimenti; la lobby israeliana voleva che l’Iraq, il Paese tecnicamente più avanzato dell’area, fosse «riportato all’età della pietra a suon di bombe», come disse Luttwak a chi scrive («We’ll bomb them back to the stone age»), perché non doveva esserci una potenza regionale a dare ombra a Giuda.
    Il loro piano era stato scritto sulla rivista Kivunim («Direttive») dell’Organizzazione Sionista Mondiale, in lingua ebraica, nel numero 14 del febbraio 1982, a firma Oded Yinon, agente del Mossad.
    Oded Yinon spiegava che era nell’interesse di Israele smembrare l’Iraq in tre staterelli, lungo le linee di frattura etnico-religiose: «Tre o più Stati esisteranno attorno alle tre città maggiori, Bassora, Baghdad e Mossul, e l’area sciita nel sud separerà la popolazione sunnita e curda nel nord… La sua dissoluzione (dell’Iraq) è anche più importante per noi dello smembramento della Siria. L’Iraq è più forte della Siria. A breve, è la potenza dell’Iraq a costituire la più grande minaccia per Israele».
    Le «direttive» sono state obbedite.
    Pochi giorni fa, il parlamento americano ha votato «per separare l’Iraq in una federazione di tre regioni su base settaria, ed hanno impegnato il presidente Bush a fare pressioni sui leader iracheni perché accettino» questa soluzione (2).
    Promotore della proposta - accettata, scrive il Washington Post, «con rara unanimità bipartisan» - è il senatore Joseph Biden, che presiede la commissione Esteri e è uno dei candidati democratici alle elezioni presidenziali del 2008.


    Il senatore Joseph Biden

    Il 28 marzo scorso, questo Biden è stato intervistato da «Shalom TV», la principale rete ebraica via cavo in USA.
    Suo interlocutore, il presidente del network, rabbino Mark Golub.
    Biden ha dichiarato in quell’occasione che pensare che la causa della guerra in Iraq sia stato Israele (è ciò che hanno scritto i professori Walt e Mearsheimer) è «insultante».
    Anzi, ha aggiunto: «Israele è la sola vera forza che l’America ha in Medio Oriente».
    E per essere più chiaro, ha concluso: «Io sono un sionista. Non occorre essere ebreo per essere un sionista».
    Tutto ciò, ovviamente, per ottenere l’appoggio della nota lobby nella gara presidenziale.
    Il guaio per lui è che gli altri candidati democratici fanno a gara per superarlo in servilismo verso Giuda.
    Barak Obama, Hillary Clinton e il terzo e minor candidato John Edwards hanno assicurato all’unisono - apparentemente, essendosi messi d’accordo - che non possono garantire che (se saranno eletti) ritireranno le truppe dall’Iraq «per il 2013», ossia alla fine del mandato (3).
    Rifiutano insomma questa garanzia al popolo americano stufo di pagare per la guerra, perché danno ad Israele la garanzia che l’occupazione durerà almeno altri dieci anni.


    Ecco a chi obbediscono, di chi si mettono al servizio.
    Pronti a ricevere ed eseguire nuove kivunim, e far morire altri americani per Sion.

    Maurizio Blondet

    Note
    1) David Gardner, «Saddam asked Bush for $1b to go into exile», Daily Mail, 26 settembre 2007.
    2) Shailagh Murray, «Senate endorses plan to divide Iraq - Action shows rare bipartisan consensus», Washington Post, 26 settembre 2007.
    3) Beth Fouhy, «Dem can’t make guarantee on Iraq troops», Associated Press, 26 settembre 2007.




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    archivio: esteri

  7. #7
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    » 2007-09-26 23:47Iraq, prima vittima colera a BaghdadI casi accertati sono 1500, ma situazione e' sotto controllo (ANSA) - BAGHDAD, 26 SET - Una donna di 40 anni e' morta a Baghdad di colera. E' la prima vittima dell'epidemia che dalla meta' di agosto ha ucciso 11 persone. Lo hanno reso noto fonti del ministero della Sanita' citate dall'emittente Tv al Hurra, secondo cui il decesso e' avvenuto lunedi'. Nel nord del paese i casi accertati sono 1.500, ma 'la situazione e' sotto controllo' e si prevede che l'epidemia si esaurira' 'entro un mese', secondo un rapporto del deputato curdo Azad Pamarni.

  8. #8
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    Irak, un vero laboratorio per la democrazia; 100 modi per massacrare un popolo estraneo alla democrazia, 100 modi e tutti insieme; un'occasione simile non capiterà mai più; avanti democratici, il fine giustifica i mezzi.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da declegio Visualizza Messaggio
    Irak, un vero laboratorio per la democrazia; 100 modi per massacrare un popolo estraneo alla democrazia, 100 modi e tutti insieme; un'occasione simile non capiterà mai più; avanti democratici, il fine giustifica i mezzi.
    Gli amerikanisti tacciono. Evidentemente hanno conservato un minimo di pudore.

  10. #10
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    i musulmani non rispettano l'igiene, ovvio che scoppi il colera

 

 
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