LA SINISTRA RADICALE BOCCIA LA FINANZIARIA. PRODI: SARO' IO A MEDIARE
ROMA - Sono subito scintille al vertice di maggioranza di Palazzo Chigi sulla Finanziaria, che si e' chiuso con diversi capitoli ancora aperti. Dopo aver disinnescato ieri la 'mina Di Pietro' e aver espresso solidarietà a un arrabbiatissimo Mastella (che non ha partecipato al vertice), Romano Prodi e i leader del Partito democratico si sono trovati di fronte alle 'barricate' della sinistra radicale. La Cosa rossa è chiara: la Finanziaria non va, è tutta da rifare. Piero Fassino e Francesco Rutelli contestano le critiche, ma tengono aperto il confronto. Il premier ascolta e si assume il compito di mediare, di trovare l'ennesima sintesi tra le anime della sua maggioranza.
La sinistra punta i piedi sull'armonizzazione della tassazione delle rendite finanziarie e, di fronte al premier che ribadisce come non sia possibile intervenire in questo momento, Giordano (Prc), Mussi (Sd), Pecoraro Scanio (Verdi) e Diliberto (Pdci) fanno conoscere alla stampa la loro posizione: la relazione di Padoa-Schioppa e' negativa, la manovra è insoddisfacente e va reimpostata e ridiscussa completamente. Gli interventi di Fassino e Rutelli difendono con convinzione la politica economica dell'esecutivo. Se il segretario dei Ds ribadisce la necessità di dare risposte alle domande che vengono dai cittadini, con la conseguenza di dare priorità alla ripresa economica, il presidente della Margherita avverte: "Abbiamo fatto un grande lavoro e adesso dobbiamo valorizzarlo". Entrambi sottolineano inoltre come il momento economico attuale sia quello meno adatto per affrontare la questione delle rendite, pur riconoscendo che si tratta di un punto del programma del centrosinistra.
Al termine del giro di tavolo il presidente del Consiglio assicura che si farà carico della mediazione, ribadisce di essere il punto di equilibrio della maggioranza. Nello stesso tempo vuole mettere gli alleati di fronte alle loro responsabilita' e avverte: nessuno deve tirare troppo la corda perché non ci sono molti margini. Prodi non sembra avere alcuna intenzione di assecondare la sinistra su una linea politica impostata sullo scontro di classe, mentre maggiore disponibilità l'avrebbe sul problema del precariato. Il premier ha comunque anche avvertito che lui intende essere il punto di mediazione, ma dovrà tenere conto di tutte le posizioni presenti nella coalizione per fare una sintesi.
Il vertice dunque non chiude il duro confronto nell'Unione sulla Finanziaria. Il passaggio politico, che Palazzo Chigi riteneva comunque necessario e quindi da non drammatizzare, avrà bisogno di ulteriori approfondimenti prima di venerdì, giorno in cui il Consiglio dei ministri dovrà dare il via libera alla manovra 2008. E infatti sembra che già da oggi il premier avvierà un giro di consultazioni per individuare un punto di equilibrio tra le tante spinte che si sono evidenziate al vertice della scorsa notte. E Prodi preparerà un documento che sarà sottoposto ai segretari dei partiti dell'Unione prima del Consiglio dei ministri di venerdì.
La necessità di ulteriori approfondimenti viene confermata da quanto afferma Giordano: "O Prodi ci dice che riapre il confronto e si reimposta la manovra, o non ci sono le condizioni" per andare avanti. Nel suo intervento al vertice il segretario del Prc avrebbe sottolineato l'assenza di scelte collegiali: ''La collegialita' non c'e' - avrebbe detto - la tassazione delle rendite non c'entra nulla con la crisi dei mutui. Si difende la rendita speculativa, non ci sono la ricerca, l'ambiente, la redistribuzione. Manca un progetto di cambiamento''.
http://www.ansa.it/opencms/export/si..._96534093.html




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