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    Predefinito Si avvicina il 2 dicembre per il Venezuela

    Il Venezuela verso il referendum sulla riforma costituzionale Scritto da Jacopo Renda venerdì 09 novembre 2007
    La polarizzazione politica e il tradimento di Raúl Isaías Baduel

    Il 2 dicembre la popolazione venezuelana sarà chiamata nuovamente alle urne per sancire un ulteriore passo avanti nel processo rivoluzionario che attraversa da alcuni anni il paese caraibico.

    Nello sviluppo di questo processo gli appuntamenti elettorali hanno rappresentato spesso un salto di qualità ed in particolare la Costituzione Bolivariana approvata a larghissima maggioranza nel 1999 ha un significato simbolico importante per le masse. È il simbolo del cambiamento, della partecipazione popolare e ad ogni angolo delle strade di Caracas ci sono bancarelle che la vendono. La gente la conosce, la studia, la cita nelle discussioni, la vede come uno strumento per difendersi dalle ingiustizie e dai soprusi della classe dominante.

    In questi giorni la campagna elettorale sta entrando nel vivo ed ancora una volta, come accaduto in tutte le tappe del processo, assistiamo ad una mobilitazione di massa ed a una polarizzazione della società.

    Un'immagine della manifestazione del 4 novembre a favore del Sì Così come accadde nel 2001 quando la promulgazione di una serie di leggi progressiste tese a ridistribuire la ricchezza nazionale, attaccando il potere dell’oligarchia e della borghesia venezuelana, causò il colpo di stato anche oggi la destra filoimperialista cerca di portare il paese nel caos.

    La riforma costituzionale infatti pur non chiarendo definitivamente la questione chiave, cioè la necessità di nazionalizzare le industrie e i settori chiave dell’economia sotto il controllo democratico dei lavoratori, rappresenta un importante passo avanti nel processo rivoluzionario.

    Tra i punti principali di avanzamento c’è la giornata lavorativa di 6 ore, la creazione di consigli dei lavoratori nelle imprese e la denominazione “socialista” per la Repubblica Bolivariana del Venezuela. È evidente ad ogni lavoratore cosciente in ogni luogo del mondo che si configura come la costituzione più avanzata del mondo.



    Provocazioni dell’opposizione

    In questi giorni la stampa italiana sta dando grande risalto alle manifestazioni messe in campo dall’opposizione filogolpista contro la nuova riforma costituzionale.

    Già nei giorni scorsi l’opposizione ha iniziato la sua campagna elettorale fatta di aggressioni, provocazioni e tentativi di inquinare il dibattito politico gettando il paese nel caos.

    Il primo novembre gli studenti delle università private, una minoranza degli studenti venezuelani, provenienti dalla classi possidenti ha manifestato contro la riforma costituzionale. Il corteo si è concluso davanti alla sede del Consiglio Nazionale Elettorale (Cne), dove volevano consegnare un documento sul referendum che si svolgerà agli inizi di dicembre.

    Ricordiamo il contenuto progressista della riforma costituzionale proposta da Chavez sull’Università. L'articolo 109 prevede la paritá di voto negli organi universitari fra studenti, professori e operai. Finora il voto di un professore valeva 40 voti di studenti o personale non docente. I baroni universitari evidentemente non ci stanno a perdere i loro privilegi e chiamano alla mobilitazione la propria base sociale.


    Uno striscione del partito comunista venezuelano Con il classico stile dell’opposizione gli studenti controrivoluzionari hanno cercato di provocare la polizia metropolitana cercando il pretesto per dimostrare all’opinione pubblica nazionale ed internazionale che il governo di Chavez è dittatoriale e antidemocratico.

    In questi giorni le provocazioni stanno continuando da parte dell’elitè universitaria e ieri, giorno dell’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre a San Cristobal nello Stato di Tachira, una manifestazione dell’opposizione contro la riforma si è conclusa con una assalto ad una sede del Partito Comunista del Venezuela lanciando bombe molotov.

    Sempre ieri gruppi di oppositori hanno circondato la “Escuela de trabajo Social” roccaforte dei rivoluzionari all’interno dell’Università Centrale del Venezuela a Caracas. Mentre si stava tenendo un’assemblea dei sostenitori del Sì al referendum gli antichavisti hanno lanciato contro i presenti bombe molotov, distrutto i bagni e la porta del collegio studentesco e cercato di fare irruzione nella sala della riunione per “linciare” gli studenti presenti, come ha riportato uno studente di Manos Fuera de Venezuela (Giù le Mani dal Venezuela) presente. (per il resoconto da caracas, in inglese, cliccare qui)

    Le Tv dell’opposizione, riprese ampiamente anche dalle agenzie di stampa italiane, hanno tuttavia diffuso la notizia che sostenitori chavisti avevano sparato contro studenti dell’opposizione e che una persona era stata uccisa, notizia rivelatasi falsa. I mass media hanno insistito, spiegando che “uomini armati” erano entrati all’università e aperto il fuoco contro gli studenti sostenitori del No. Sempre il compagno di Mfv ci spiega che i due uomini armati a cui si riferiscono le agenzie di stampa hanno fermato anche lui, non erano sicuramente studenti ma probabilmente scagnozzi pagati per l’occasione che gridavano slogan antichavisti e si vantavano di aver sparato ad attivisti bolivariani.

    Riportiamo questi episodi perché la strategia dell’opposizione oggi è molto simile a quella del 2002-2003, provocare scontri e violenza ed, attraverso i mass media da essa controllati, accusare i chavisti di essere i responsabili della repressione nei confronti degli oppositori.

    A queste provocazioni minoritarie ancora una volta ha risposto una straordinaria manifestazione di massa. Il 4 Novembre una marea rossa di centinaia di migliaia di persone ha riempito L’Avenida Bolivar di Caracas. Al grido di “Si alla Riforma Si al Socialismo” il popolo bolivariana ha dimostrato la sua determinazione e l’ enorme sostegno popolare di cui gode Chavez.

    In questa circostanza Chavez ha lanciato gli assi fondamentali della battaglia per il Si, battaglia nella quale il Partito Socialista Unificato del Venezuela giocherà un ruolo decisivo.

    Il Presidente ha invitato a formare battaglioni socialisti di avanguardia a sostegno della riforma costituzionale. Ogni battaglione sarà composto da 100 militanti e si dovrà occupare di svolgere campagna di proselitismo nei confronti di 900 elettori. In tutto il paese i battaglioni socialisti saranno 14171.



    Le dichiarazioni di Baduel

    Il giorno dopo la massiccia manifestazione in sostegno alla rivoluzione l’ex Ministro della difesa Isaias Baduel in una conferenza stampa affollata alla presenza dei media golpisti legati all’opposizione ha annunciato di opporsi alla riforma costituzionale invitando apertamente a votare No.

    Baduel non era più ministro da giugno ed aveva dichiarato di ritirarsi a vira privata per riflettere.

    Generale della Quarantaduesima Brigata paracadutisti nel 2002 era stato fedele al Presidente durante i giorni del golpe nel 2002 giocando un ruolo importante nel mantenimento della fedeltà dell’esercito a Chavez ed alla Costituzione. Come tutti i militari aveva dimostrato un grande spirito pratico e dopo una iniziale attesa, davanti alle imponenti manifestazioni che chiedevano il ritorno di Chavez si era schierato contro il golpe più per un rispetto della legalità costituzionale che perché convinto nella necessità della rivoluzione e del socialismo.

    Il suo passaggio alla reazione, in una santa alleanza tra oligarchia, imperialismo e chiesa ha nuovamente dato impulso all’opposizione marginalizzando coloro che puntavano sul boicottaggio come avvenuto nelle elezioni del 2006. La Conferenza Episcopale Venezuelana , che nel 2002 aveva benedetto il Golpe, ha denunciato che “il governo con la riforma vuole imporre un regime socialista sulla pratica e l’ideologia marxista-leninista, infatti le parole d’ordine patria, socialismo o morte non sono né umane né cristiane”.

    Baudel a Giugno aveva criticato il sistema socialista esprimendosi contro le nazionalizzazioni e dichiarando che “è necessario allontanarsi dall’ortodossia marxista che considera la democrazia, con la divisione dei poteri, solo uno strumento del dominio della borghesia”. Il Generale ha cercato di giustificare la sua difesa della proprietà privata citando in modo strumentale e decontestualizzati alcuni scritti di Lenin sulla Nep. Il suo messaggio si è concluso con un appello perché le forze armate votino No ed è chiaro come l’imperialismo voglia usare la sua figura di “patriota” per suscitare divisioni nell’esercito.

    Baudel aveva recentemente scritto la prefazione del libro dell’intellettuale Heinz Dietrich, consigliere di Chavez. Dietrich rappresenta il settore riformista del movimento bolivariano che vorrebbe trasformare il socialismo del XXI secolo in una icona inoffensiva, mantenendo la proprietà privata dei mezzi di produzione e l’attuale apparato dello Stato, trasformando il socialismo in un orizzonte da rispolverare nei giorni di festa.

    Dietrich gli ha reso omaggio in un recente articolo apparso sul sito Rebelion dimostrando che certi “amici della rivoluzione” sono in realtà i suoi più pericolosi affossatori. In questo articolo Dietrich inizia dicendo che “apprezzando entrambi da molti anni e non posso fare apologia di nessuno dei protagonisti”. L’intellettuale tedesco prosegue spiegando che Chavez rischia di non arrivare al 60 % dei consensi e propone una alleanza strategica tra Chavez e Baudel. Infatti afferma che: “per evitare un futuro incerto e impedire che la destra e l’imperialismo possano tornare al potere in Venezuela è necessario che Chavez e Baudel arrivino ad un’alleanza sulla base di un accordo strategico tra il centro politico del paese e il bolivarianismo. (…)E’ utile smettere di sacralizzare la nuova costituzione e guardarla per ciò che è”. (…) E’ evidente che la nuova costituzione non è necessaria per far avanzare il carattere antimperialista e popolare del processo bolivariano guidato da Chavez a livello nazionale e internazionale, tantomeno è necessaria per avanzare verso il socialismo del XXI secolo”. Dietrich conclude degnamente spiegando che “la politica è l’arte delle alleanze possibili ed i vecchi compagni di armi Chavez e Baudel devono risolvere assieme l’attuale crisi politica e la futura crisi economica”

    E’ ovvio che il settore riformista vuole utilizzare questo scontro per affossare ulteriormente il processo e lasciarlo in una impasse che permetta la smobilitazione delle masse, la crescita delle forze reazionarie in primo luogo nell’esercito e nuove ingerenze da parte dell’imperialismo per ristabilire la dittatura dei profitti in Venezuela.

    La campagna per il Si è una importante strumento per completare la rivoluzione ed isolare definitivamente i riformisti, vera quinta colonna in camicia rossa dell’opposizione.

    L’unico modo di combattere il tentativo della reazione di penetrare nell’esercito è portare la politica nelle caserme. Aprire la discussione sul socialismo nelle Forze armate, iniziare la campagna per il tesseramento al Psuv e soprattutto potenziare le esperienze di milizia operaia come avvenuta nella azienda siderurgica Alcasa. Solo così la rivoluzione può essere completata e non rimanere preda degli avvoltoi che sognano di spegnere il sogno della rivoluzione latinoamericana.

    http://www.marxismo.net/content/view/2515/106/

  2. #2
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    Articolo lunghetto, ma vi consiglio di leggerlo tutto.

  3. #3
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    Per Leader Maximo

    non so se hai notato, ma l'articolo di Heinz Dietrich (http://www.rebelion.org/noticia.php?id=58708) a cui Jacopo Renda fa' riferimento, è tratto proprio dal sito che El Pais vuole far chiudere.

    Mi riferisco a questo thread aperto dal compagno
    Contro la censura di El País

    Guarda te la combinazione...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    Per Leader Maximo

    non so se hai notato, ma l'articolo di Heinz Dietrich (http://www.rebelion.org/noticia.php?id=58708) a cui Jacopo Renda fa' riferimento, è tratto proprio dal sito che El Pais vuole far chiudere.

    Mi riferisco a questo thread aperto dal compagno
    Contro la censura di El País

    Guarda te la combinazione...
    già... strane combinazioni, soprattutto se si pensa che El País si è sempre "interessato" particolarmente alla situazione venezuelana ed in particolare al presidente Chávez schierandosi sempre più o meno apertamente al fianco della borghesia e delle oligarchie venezuelane... e sì sa' che una voce indipendente (dove scrivono da Dietrich a Chomsky a decine di altri validi giornalisti) può dar molto fastidio

    Spiego in breve, per chi non avesse seguito la vicenda la situazione:
    El País, quotidiano che purtroppo son costretto a leggere per esigenze di studio, non è altro che la voce di propaganda della classe borghese spagnola e quindi dei suoi stessi governanti (se dovessi inserirlo nel contesto italiano lo paragonerei al Corriere della sera)..
    Spesso su Rebelión, voce indipendente nella quale scrivono molti ottimi giornalisti, sono apparse forti critiche ad alcune menzogne o alcune posizioni prese dal potente quotidiano spagnolo...
    Ultimamente El País ha intrapreso un'azione legale per violazione dei diritti d'autore allo scopo di zittire questo portale. maggiori informazioni QUI

  5. #5
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    riporto anche quì un documento, a mio avviso importantissimo del PCV, che riassume in 15 punti la riforma per la creazione di una "Costituzione di transizione al socialismo" come preferirebbe dire Roberto Hernandez (Vicepresidente dell'Assemblea Nazionale del Venezuela).

    Il documento purtroppo è solo in spagnolo ma è di facile comprensione... se serve un aiuto per una veloce traduzione dei 15 punti comunque ditemi pure

    Las 15 razones por las que el PCV llama a votar “Con Chávez por el SI”
    Partido Comunista de Venezuela
    CEPRID

    “Por la Patria y el Pueblo, Liberación Nacional y Socialismo”

    1. SÍ PORQUE FORTALECE EL PODER POPULAR. La reforma instaura mecanismos poderosos para el ejercicio de la participación protagónica del pueblo, reconoce el Poder Popular (Artículo 136), da jerarquía constitucional a los Consejos Comunales, y establece nuevos espacios y estructuras de democracia participativa, como los Consejos de Trabajadores y Trabajadoras, de Campesinos y Campesinas, y de Estudiantes (Artículo 70).

    2. SÍ PORQUE DEMOCRATIZA LA ECONOMÍA. La reforma prohíbe clara y enfáticamente los monopolios (Artículo 113) y los latifundios (Artículo 307), con lo que se dispone la desaparición progresiva de las grandes oligarquías y se favorece el surgimiento y fortalecimiento de pequeñas y medianas unidades económicas industriales, agrícolas y de servicios.

    3. SÍ PORQUE DEFINE UN NUEVO MODELO DE DESARROLLO. La reforma establece un modelo de desarrollo económico fundado en valores humanísticos, socialistas y ecológicos, que prioriza los intereses de la comunidad sobre los individuales y que garantiza la satisfacción de las necesidades sociales y materiales del pueblo (Artículos 112 y 299), con lo cual se comienza a dejar atrás el modelo capitalista de explotación salvaje de los seres humanos y de la naturaleza.

    4. SÍ PORQUE RECONOCE LAS DIVERSAS FORMAS DE PROPIEDAD. La reforma reconoce y garantiza, por primera vez en la historia de Venezuela, la existencia de una diversidad de formas de propiedad: privada, pública, social directa, social indirecta, colectiva y mixta (Artículo 115). Esto significa que a partir de ahora el Estado se compromete como nunca antes a proteger y preservar la propiedad de todos y la propiedad de cada uno.

    5. SÍ PORQUE AMPLÍA LOS DERECHOS SOCIALES Y ECONÓMICOS de los trabajadores Y TRABAJADORAS. La reforma extiende a los trabajadores y trabajadoras no dependientes, informales y por cuenta propia, los beneficios y derechos laborales que nunca les habían sido reconocidos, como jubilaciones, pensiones, vacaciones pagadas y reposos médicos (Artículo 87). Asimismo, reduce la jornada laboral a 6 horas diarias y obliga al Estado a promover mecanismos para la utilización productiva del tiempo libre en beneficio de la educación, formación integral, desarrollo humano, físico, espiritual, moral, cultural y técnico de los trabajadores y trabajadoras (Artículo 90).

    6. SÍ PORQUE AVANZA HACIA LA VERDADERA DESCENTRALIZACIÓN. La reforma ordena a los gobiernos Nacional, Estadal y Municipal, que descentralicen y transfieran efectivamente al pueblo organizado numerosas funciones y competencias que hasta ahora estaban reservadas a los poderes tradicionales, entre ellas la administración de servicios públicos, el mantenimiento de áreas urbanas, la seguridad y protección de las comunidades, la construcción de obras públicas, la creación y gestión de empresas públicas, cooperativas y otras unidades económicas (Artículo 184). Además, establece mecanismos financieros generosos para dotar directamente a las comunidades organizadas de los recursos necesarios para asumir estas nuevas funciones y competencias (Artículo 167). Todo esto se traduce en el fortalecimiento del Poder Popular y el cumplimiento real de la vieja promesa nunca satisfecha de la descentralización.

    7. SÍ PORQUE FORTALECE LA SOBERANÍA NACIONAL. La reforma establece mecanismos efectivos para afianzar y asegurar la soberanía económica nacional. Establece un trato preferencial para las empresas nacionales de cualquier tipo sobre sus equivalentes extranjeras (Artículo 301). Reserva para el Estado venezolano todas las actividades relacionadas con la exploración, explotación, recolección, transporte y almacenamiento de todos los hidrocarburos, y garantiza que PDVSA y todos los entes o empresas estatales que desarrollen actividades en este ramo sigan siendo propiedad de todo el pueblo (Artículos 302 y 303). Además, compromete al Estado a promover y desarrollar las actividades agropecuarias con criterios ecológicos y humanistas y con el objetivo de garantizar la seguridad alimentaria del pueblo y la soberanía del país en esta materia (Artículo 305).

    8. SÍ PORQUE RESCATA AL BCV. La reforma elimina la nefasta autonomía del Banco Central de Venezuela, que nos había sido impuesta por las doctrinas económicas neoliberales, y reorienta las actividades de este ente hacia la satisfacción de las condiciones monetarias, cambiarias y financieras necesarias para promover el crecimiento y el desarrollo económico y social de la Nación (Artículos 318 y 321).

    9. SÍ PORQUE CONTIENE UNA NUEVA DEFINICIÓN DE LA FUERZA ARMADA. La reforma define a la Fuerza Armada Bolivariana como un cuerpo “patriótico, popular y antiimperialista”, que “estará siempre al servicio del pueblo venezolano en defensa de sus sagrados intereses y en ningún caso al de oligarquía alguna o poder imperial extranjero” (Artículo 328). Este nuevo enunciado del carácter y misión de la FAB, junto con la creación de la Milicia Nacional Bolivariana como elemento articulador del pueblo organizado en armas (Artículo 329), garantiza su vocación democrática y su sometimiento a las necesidades y prioridades de las mayorías nacionales.

    10. SÍ PORQUE AVANZA HACIA LA INTEGRACIÓN LATINOAMERICANA Y CARIBEÑA. La reforma ordena al Estado venezolano hacer de la integración latinoamericana y caribeña un objetivo primordial de su política internacional, con el propósito de configurar un bloque regional de poder político, económico y social capaz de contener las pretensiones imperialistas de las grandes potencias, dentro de un mundo pluripolar (Artículos 152 y 153). Esto significa que Venezuela se comprometerá como nunca antes a hacer realidad los ideales bolivarianos de unidad continental y de solidaridad entre los pueblos en su lucha por la emancipación real y el bienestar colectivo.

    11. SÍ PORQUE PROHÍBE LA DISCRIMINACIÓN Y FAVORECE LA IGUALDAD. La reforma prohíbe cualquier forma de discriminación basada en criterios de etnicidad, sexo, género, edad, salud, credo, orientación política, orientación sexual, condición social o religiosa (Artículo 21). Asimismo, la reforma establece por primera vez la igualdad efectiva de derechos políticos entre mujeres y hombres, al ordenar la paridad entre unas y otros en cargos de elección popular (Artículo 67). Además, la reforma hace obligatorios el reconocimiento, el respeto y la promoción de todas las culturas constitutivas de la nación venezolana bajo el principio de la igualdad entre todas ellas (Artículo 100).

    12. SÍ PORQUE CREA UNA NUEVA ORGANIZACIÓN DEL TERRITORIO NACIONAL. La reforma establece una gama de mecanismos novedosos y flexibles para la organización y administración del territorio, que harán posible atender de manera más efectiva las necesidades, potencialidades y características particulares de cada área, y que facilitarán el desarrollo del Poder Popular y las nuevas formas de democracia directa (Artículo 16). Además, se consagra el “derecho a la ciudad”, entendido como el derecho de todos los ciudadanos y ciudadanas a participar en la gestión de su ciudad y a disfrutar equitativamente de un medio urbano digno y de calidad (Artículo 18).

    13. SÍ PORQUE DA FUNDAMENTO JURÍDICO A LAS MISIONES. La reforma da jerarquía constitucional a las Misiones, con lo que se asegura su continuidad y su permanencia como instrumentos para la satisfacción de las necesidades más urgentes de las mayorías nacionales (Artículo 141).

    14. SÍ PORQUE ESTABLECE UNA VERDADERA DEMOCRACIA EN LAS UNIVERSIDADES. La reforma reconoce, por primera vez en la historia, a los trabajadores y trabajadoras de las universidades como miembros con plenos derechos de la comunidad universitaria, establece los principios de la democracia participativa y protagónica para la vida interna de las universidades, y garantiza el voto paritario de estudiantes, profesores y profesoras, trabajadores y trabajadoras, para elegir las autoridades universitarias (Artículo 109). Así, se satisface una demanda histórica de las comunidades universitarias y se crean condiciones para la construcción de una genuina democracia en las universidades, todo ello sin menoscabar la autonomía.

    15. Y PORQUE AL DECIR SÍ A LA REFORMA RATIFICAMOS NUESTRO APOYO AL PRESIDENTE CHÁVEZ, FORTALECEMOS AL GOBIERNO REVOLUCIONARIO, Y DAMOS NUEVO IMPULSO AL PROCESO PARA QUE SIGA AVANZANDO.

    http://www.rebelion.org/noticia.php?id=59652

  6. #6
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    Le Riflessioni di Fidel
    Un popolo sotto il fuoco
    Il Venezuela, il cui popolo ereditò da Bolívar idee che superano i confini della sua epoca, affronta oggi una tirannia mondiale mille volte più potente della forza coloniale della Spagna unita alla neonata Repubblica degli Stati Uniti, che, con Monroe, proclamò il suo diritto alla ricchezza naturale del continente ed al sudore dei suoi popoli.
    Martí denunciò il brutale sistema e visse nelle viscere di ciò che definì un mostro. Il suo spirito internazionalista brillò più che mai quando, in una lettera incompiuta per la sua morte in battaglia, svelò pubblicamente l’obiettivo della sua incessante battaglia: “…Tutti i giorni corro il pericolo di dare la mia vita per il mio paese e per il mio dovere – lo penso ed ho il coraggio d’affrontarlo – per impedire a tempo, con l’indipendenza di Cuba, che gli Stati Uniti si estendano nelle Antille e si scaglino con maggior forza sulle nostre terre d’America…”
    Non è casuale che in uno dei suoi “Versos sencillos” disse: “Con i poveri della terra, desidero condividere la mia sorte.”
    Successivamente espresse una frase lapidaria: “Patria è umanità”.
    L’Apostolo della nostra indipendenza un giorno scrisse: “Mi dica il Venezuela in cosa posso servire: in me ha un figlio”.
    I mezzi più sofisticati creati dalla tecnologia ed utilizzati per uccidere gli esseri umani e sottomettere i popoli o sterminarli, l’imponente semina di riflessi condizionati nella mente, il consumismo e tutte le risorse disponibili, oggi si utilizzano contro i venezuelani, per fare a pezzi le idee di Bolívar e Martí.
    L’impero ha creato le condizioni più propizie per la violenza e gli scontri interni. Lo scorso 21 novembre, durante la sua ultima visita, parlai molto seriamente con Chávez sui rischi di un assassinio a cui si stava costantemente esponendo, usando veicoli scoperti.
    Lo feci partendo dalla mia esperienza di combattente addestrato all’utilizzo del mirino telescopico e del fucile automatico, e anche, dopo il trionfo, come bersaglio degli attentati direttamente ordinati o promossi dal 1959 da quasi tutte le amministrazioni degli Stati Uniti.
    Il governo irresponsabile dell’impero non si ferma neanche un attimo a pensare che l’assassinio dello statista o una guerra civile in Venezuela, con le sue enormi riserve di idrocarburi, farebbero esplodere l’economia mondiale globalizzata.
    Queste circostanze non hanno precedenti nella storia umana.
    Cuba, nella fase più dura a cui ci condusse la scomparsa della URSS e l’inasprimento del blocco economico degli Stati Uniti, ha creato stretti legami con il governo bolivariano del Venezuela. Gli scambi di beni e servizi, quasi inesistenti, ora superano i 7 miliardi di dollari l’anno, con grandi benefici economici e sociali per i nostri popoli.
    Riceviamo attualmente la fondamentale fornitura di combustibile che l’Isola consuma, molto difficile da acquistare da altre fonti per via della scarsità di greggio, l’insufficiente possibilità di raffinazione, per il potere degli Stati Uniti e le guerre che hanno scatenato nel mondo, per appropriarsi delle riserve di petrolio e di gas.
    Agli elevati prezzi dell’energia si devono aggiungere quelli degli alimenti, determinati dalla politica imperiale di trasformarli in combustibili, per le voraci automobili degli Stati Uniti e di altri paesi industrializzati.
    Il trionfo del Sì del 2 dicembre potrebbe non bastare.
    Le settimane e i mesi successivi a questa data potranno essere durissimi per molti popoli, tra i quali quello di Cuba, se prima le avventatezze dell’impero non condurranno il pianeta ad una guerra atomica, come hanno confessato i suoi stessi capi.
    I nostri compatrioti possono essere certi che ho avuto il tempo di pensare e meditare molto su questi problemi.
    Fidel Castro Ruz - 29 Novembre 2007
    ( Ore 20.12/ Traduzione Gioia Minuti)



    http://www.granma.cu/italiano/2007/n...flexiones.html


    PS: consiglio http://www.telesurtv.net/, per seguire l'evolversi della situazione in Venezuela ed in particolare http://www.telesurtv.net/especiales/...o-2-diciembre/

  7. #7
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    A breve sapremo come è andata a finire, e se i golpisti di destra avranno trovato eventuali brogli.

  8. #8
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    La reacción venezolana viene dada luego de que la vocera de la Casa Blanca, Diana Perino, dijera que en el país suramericano no hay condiciones para hacer elecciones "justas y libres".
    Embajada de Venezuela en EEUU denuncia que Gobierno de Bush miente sobre proceso electoral

  9. #9
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    Va bè, io getto quella che per me è la criticità profonda.

    Da quello che ho sentito sui media borghesi, verrà eliminato il limite di due mandati presidenziali, e quindi Chavez, o un suo sodale, potrebbero ricandidarsi a vita.

    Vorrei sapere se è vero e cosa ne pensate.
    Io credo che sia una misura autoritaria e, francamente, non ne comprendo il motivo, nel quadro di una rivoluzione socialista.
    Si vogliono commettere i soliti errori ?

  10. #10
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    personalmente sono d'accordo ad eliminare i limiti di rielezione...
    In fin dei conti il popolo deve esser libero di scegliere chi vuole al governo senza tanti vincoli. Senza contare che una rivoluzione socialista (ricordiamoci che la Rivoluzione Bolivariana per il momento è un punto di Transizione al Socialismo) ha bisogno di tempo, ancor più tempo nel caso dei Paesi dell?America Latina e Caraibici che hanno nemici potenti ed aggressivi come i Paesi imperialisti che tentanto in ogno modo, lecito e NON, di ostacolarne e rallentarne il processo

 

 
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