23 settembre 2007

IL FENOMENO GRILLO


Il comico genovese Giuseppe Piero Grillo – per tutti “Beppe Grillo” – da oltre due settimane è presente in ogni edizione di telegiornale delle principali reti italiane, e anche i telegiornali locali (compresi quelli veneti) non hanno resistito a fare dei propri servizi su di lui un vero e proprio copia-incolla da quelli delle reti romane e milanesi, per accontentare le greggi bramose di impossibili cambiamenti strutturali.
Le proposte di Grillo, su tutte l’ultima fase dell’annuncio di “liste civiche” col bollino di qualità concesso dal blogger, sono infine approdate anche in alcuni ambienti dei vari -ismi veneti (venetismo, federalismo, indipendentismo, autonomismo, e simili).
Ci sentiamo, a discussione matura, di poter puntualizzare alcune questioni fondamentali.


Le proposte di Grillo, anche in ambienti italiani, sono ingiustamente tacciate di populismo, demagogia, qualunquismo, neo-girotondismo, e altri tipici riferimenti del tutto limitanti e superficiali nei confronti di un fenomeno che è invece molto complesso e radicato, e va analizzato.
Il comico genovese, infatti, usa la sua potenza mediatica per far emergere problemi veri, questioni serie, di disarmante ingiustizia e senza dubbio su temi molto sentiti dalla gente, interpretandone lo scontento diffuso, dei Veneti soprattutto.


In particolare una delle iniziative più condivise è quella per un “parlamento pulito”, per la quale molti hanno firmato la relativa proposta di legge di iniziativa popolare, e d’altronde: chi non vorrebbe un parlamento davvero rappresentativo, fatto di persone oneste, capaci ed efficienti?
Tuttavia, questa eventualità – non nascondiamocelo – è come minimo utopica. Sul piano della prassi, infatti, emerge subito un problema: tentiamo di analizzarlo. Ponendo che ogni candidato al parlamento italico debba essere penalmente incensurato, se il sistema è di per sé marcio e corrotto, esso tenterà (e ci riuscirà, perché ne ha già il potere) di autoconservarsi agendo su due fronti: creandosi una via di scampo sicura e contemporaneamente assicurandosi di occludere agli altri la possibilità di raggiungere un potere anche minimo1.


Ora, per precludere la via del parlamento ad un cittadino – se la proposta di Grillo si prende e si analizza sul serio – bastano due maniere: la prima è l’invenzione di reati penali ad hoc (su tutti il reato d’opinione) e la conseguente istituzione di processi; la seconda è la diffamazione mediatica attraverso intercettazioni e stampa di regime tali da screditare il personaggio ritenuto pericoloso. Ricordiamo quindi ai Veneti tutti che osano dire di essere Veneti prima che italiani, che se accompagnano le parole con atti ritenuti eversivi (attenzione: basta che un giudice li ritenga eversivi, non è necessario che lo siano stati nei fatti o nelle intenzioni), non potranno accedere al parlamento italico2.
Ci preme sottolineare ai Veneti tutti che i Patrioti che salirono sul Campanile nel maggio del 1997 – dalla stampa definiti “Serenissimi” – con la proposta di Grillo diventerebbero non idonei a rappresentare i Veneti nell’italico parlamento, proprio perché condannati dai tribunali italiani per la loro sete di Libertà e di autodeterminazione per il loro, per il vostro Popolo.


Ora, come Giovani Veneti, non possiamo sapere se Grillo fa demagogia per accalappiare i cani randagi e poi sedarli con qualche bocconcino, ma ci riesce difficile pensare che un uomo della sua esperienza e della sua caratura politica (nonostante sia un comico) non abbia intravisto le lacune pratiche delle sue proposte, o forse non ha voluto vederle ed il suo è un tentativo operato dal sistema per istituzionalizzare tendenze che sono contro il sistema. A chi ha orecchie per intendere, diciamo che è inutile voler cambiare il sistema stando entro le regole del sistema stesso; è come voler giocare a briscola con le carte del Risiko.
Chi tra i sedicenti patrioti veneti, o venetisti intende scendere a patti con lo Stato che illegittimamente ci occupa, sappia che partecipando alle elezioni, proclama automaticamente di appoggiare l’occupante, e dovrà rispondere di tali atti quando sarà ricostituita la Veneta Serenissima Repubblica.


Aggiungiamo che la lamentela e la critica sollevano un problema, ma di certo non lo eliminano. E se aperta la strada per la soluzione del problema non si ha già un programma serio, coerente e coeso si rischia di pensare che l’obiettivo sia raggiunto, e si finisce invece con l’aggravare il problema, fino a renderlo irrisolvibile3.


Infine, sommamente ci stupisce e ci insospettisce il sèguito di stampa, editoria e televisione che lo hanno seguito e ne hanno fatto un fenomeno mediatico, laddove se l’intera informazione di regime non vuole far trapelare alcune informazioni o le vuole ridicolizzare, fin da subito lo fa.
La “seconda repubblica” italiana, infatti, è veramente alla frutta, e sta facendo la medesima fine della prima. Le discussioni a distanza tra i parlamentari si riducono al commento delle iniziative dei Grillini e dei neo-nati-morti Circoli della libertà, sintomo che il vero, cercato e sbandierato bipolarismo italiano altro non è che il dualismo – triste quanto paradossale – tra Beppe Grillo e Maria Vittoria Brambilla.


Ci sembra però che le buone intenzioni di Grillo, i suoi progetti e le sue provocazioni stiano per esaurirsi, perché l’esperienza ci insegna che chi non ha più cartucce da sparare si rifugia nella proposta di candidatura politica di sé medesimo (evitata però saggiamente da Grillo) o di persone “di fiducia”, che è fiducia propria o riflessa dal fenomeno grilliano.


Ciò sia ad ulteriore monito per coloro che nel mondo degli -ismi veneti hanno presto finito il caricatore e, nonostante le ripetute abiure alla proposta di candidatura, trovano ogni occasione per alzare il tiro elettorale, sottolineando con mal-riposta fiducia (o forse in mala fede) la necessità di costituire un Partito Veneto (sul modello dei Partiti Nazionali di Scozia e Catalogna) o simili aborti elettorali che sfoceranno come da copione nel tipico cretinismo elettorale. Questi personaggi ancora non hanno inteso l’importanza di leggere la storia dei Paesi di cui parlano alla luce del materialismo storico e dialettico, e pensano che la Storia proceda per equazioni matematiche, come frutto automatico di una visione metafisica che, calata invece sulla realtà, si dimostra palesemente nella sua inadeguatezza.


Movimento Giovani Veneti


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1. Per intenderci, nel primo caso potrà depenalizzare alcuni tra i reati più probabili per un politico (come ha fatto il Berlusconi-imprenditore-in-politica col falso in bilancio), e nel secondo si potrà avvalere di leggi vecchie e nuove per avviare processi penali nei confronti di chi tenta la scalata della rocca; e questi processi li concluderà (con le opportune connivenze) marchiando penalmente chi ha osato voler cambiare il sistema, inabilitandogli di fatto ogni sforzo per riformare il sistema dal di dentro.

2. Riguardo ai reati d’opinione, vi consigliamo di leggere le modifiche apportate dal Ddl n. 3538 del Senato del 25 gennaio 2006, che potete trovare al seguente link: http://www.cittadinolex.kataweb.it/a...31466&idCat=75

3. Per fare un esempio storico, nella Sicilia del Regno borbonico, nel 1860, i contadini senza un capo, senza una comunicazione, senza una base comune sono riusciti a cacciare comunque il baroni locali, e ne hanno pure uccisi alcuni. Ma finita la furia della disorganizzata liberazione, si trovarono già il giorno seguente nella più totale miseria, nello sconforto morale, nell’incapacità totale di autogestirsi. Perché questo? Perché non si erano preparati al “dopo”. Il loro obiettivo era la cacciata dei potenti locali, e ci erano riusciti, ma di fronte all’incapacità di governarsi, alla miopia di non aver predisposto un ordine alternativo, si dovettero arrendere al ritorno dei baroni, e sotto la loro mano dovettero stare per sempre, perché non erano stati pronti ad agire al momento giusto. E si sa: “il treno della Storia non passa mai due volte”.



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