L’esistenza incomune di Franco G. Freda prende forma in questa selezione di interviste concesse dal 1974 al 2007. Si comincia con l’avventura politico-giudiziaria del processo per Piazza Fontana, e si scorgono, nell’aura del sorriso beffardo dell’autore, i vari tipi umani che chiamò alla recita: aspiranti eversori con l’alibi nel taschino, ministri, soldati, intellettuali chic, giudici ambiziosi. E poi, dall’osservatorio privilegiato di un carcere repubblicano, gli anni eccitati delle contrapposizioni ideologiche, i Settanta. E la fondazione di un universo culturale opposto rispetto a quello progressivo, moralistico ed egualitario, fino alla costituzione, all’alba degli anni ’90, del movimento razzista “Fronte Nazionale”. Il lucido fanatismo di un soldato politico, nutrito da studi autorevoli, esaltato da un cuore anarcoide (stirneriano), animato dalla volontà del fine più radicale, più impersonale, conscio che una guerra non si perde senza volere vendetta, ironico e autoironico per esigenza di stile, attento alla qualità della propria condotta per necessaria decenza. Dal carcere alla clandestinità, dalla presenza militante al pathos della distanza miliziano, la “grande passione” di Freda si tende dalla pubblicazione del Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane di de Gobineau per la cerca degli affini, al tentativo di suggerire ai nichilisti di oggi un modello superbo di Stato, di guerriero, di uomo, di stile.
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