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  1. #1
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    Predefinito e il veneto dove seo???????????

    Accordo bipartisan sulla legge che tutela le lingue regionali Entrano anche ladino, occitano e provenzale, il veneto no
    Nel marzo scorso la Camera ha approvato in prima lettura tra feroci polemiche la proposta di legge costituzionale che riconosce l'italiano quale idioma ufficiale del Paese. Ora tra i due schieramenti sembra sia stato raggiunto l'accordo, sull'onda dell'applicazione della "Carta Europea delle lingue regionali", tradotta in un disegno di legge del governo. A fianco dell'italiano "lingua ufficiale", ben undici idiomi beneficeranno in Italia della tutela prevista dalla Carta europea: l'occitano, il catalano, il ladino, il franco-provenzale, lo sloveno, il croato, l'albanese, il friulano, il sardo, il greco ed il tedesco. All'elenco delle lingue da tutelare manca, inspiegabilmente, il veneto, che pure è tra le lingue regionali più diffuse d'Italia ed è largamente e storicamente praticato presso una vastissima comunità di parlanti, tanto da vantare significative varianti locali, una diffusione che supera i confini della Regione e gli stessi confini nazionali, spaziando dal Trentino al Pordenonese, alla Venezia Giulia e alle comunità venete in Istria, e una letteratura di primaria importanza.

    La Lega aveva fatto fuoco e fiamme in Parlamento, condizionando il proprio assenso al riconoscimento dell'italiano quale lingua ufficiale all'approvazione di una legge di tutela delle lingue regionali, tra cui ovviamente anche il veneto. Ora che la legge di tutela delle lingue regionali ha l'accordo di entrambi gli schieramenti, la Lega sembra aver sotterrato l'ascia di guerra. Il Carroccio non rinuncerà, beninteso, all'emendamento già annunciato che inserisce il veneto nella lista degli idiomi da salvare, valorizzare e tutelare, ma sarà, par di capire, per onor di firma: se l'emendamento fosse bocciato, non ci sarà guerra. E ancor meno disposti a battersi sarebbero i parlamentari veneti di maggioranza e d'opposizione, i cui gruppi politici hanno già avallato il progetto di legge di tutela delle lingue regionali che esclude la lingua veneta.

    L'Italia ha firmato il trattato europeo di tutela delle parlate regionali nel giugno del 2000. Nella passata legislatura il Parlamento era giunto ad un passo dalla ratifica, che aveva ottenuto il via libera dall'assemblea di Montecitorio, mentre il Senato non era riuscito a concludere l'iter legislativo. Ci si riprova in questa legislatura, nel tentativo di far entrare l'Italia nel club dei Paesi che hanno già reso operativa l'intesa, come la Germania, la Gran Bretagna, la Norvegia, la Finlandia, la Spagna, la Svizzera, la Slovenia, la Danimarca, Cipro e persino il minuscolo Liechtenstein.Il raggio d'azione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie è vasto: l'obiettivo di fondo è di riconoscere queste lingue come espressione di ricchezza culturale, ma l'intento del legislatore va oltre questo semplice, quanto importante riconoscimento. Tra i principi ai quali gli Stati firmatari sono tenuti ad adeguare il proprio intervento legislativo in questo campo ci sono il rispetto dell'area geografica di ciascuna lingua minoritaria; l'impegno ad agevolarne ed incoraggiarne l'uso, orale e scritto, sia nella vita privata che in quella pubblica; forme e mezzi per l'insegnamento e lo studio di queste lingue; la promozione di studi e ricerche a livello universitario; programmi televisivi in lingua. Il 'budget' previsto per finanziare tali interventi è di 12 milioni di euro l'anno.

    La firma del trattato che tutela le lingue regionali riguarda comunità che complessivamente superano i 40 milioni di cittadini del vecchio Continente che usano regolarmente una lingua regionale, accanto a quella nazionale. Il catalano, per fare un esempio che riguarda anche il nostro Paese, è parlato da oltre 7 milioni di persone in Spagna, soprattutto, e in Francia, ma anche nel comune sardo di Alghero.
    federalismo per un paese migliore

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  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da veneto85 Visualizza Messaggio
    Accordo bipartisan sulla legge che tutela le lingue regionali Entrano anche ladino, occitano e provenzale, il veneto no
    Nel marzo scorso la Camera ha approvato in prima lettura tra feroci polemiche la proposta di legge costituzionale che riconosce l'italiano quale idioma ufficiale del Paese. Ora tra i due schieramenti sembra sia stato raggiunto l'accordo, sull'onda dell'applicazione della "Carta Europea delle lingue regionali", tradotta in un disegno di legge del governo. A fianco dell'italiano "lingua ufficiale", ben undici idiomi beneficeranno in Italia della tutela prevista dalla Carta europea: l'occitano, il catalano, il ladino, il franco-provenzale, lo sloveno, il croato, l'albanese, il friulano, il sardo, il greco ed il tedesco. All'elenco delle lingue da tutelare manca, inspiegabilmente, il veneto, che pure è tra le lingue regionali più diffuse d'Italia ed è largamente e storicamente praticato presso una vastissima comunità di parlanti, tanto da vantare significative varianti locali, una diffusione che supera i confini della Regione e gli stessi confini nazionali, spaziando dal Trentino al Pordenonese, alla Venezia Giulia e alle comunità venete in Istria, e una letteratura di primaria importanza.

    La Lega aveva fatto fuoco e fiamme in Parlamento, condizionando il proprio assenso al riconoscimento dell'italiano quale lingua ufficiale all'approvazione di una legge di tutela delle lingue regionali, tra cui ovviamente anche il veneto. Ora che la legge di tutela delle lingue regionali ha l'accordo di entrambi gli schieramenti, la Lega sembra aver sotterrato l'ascia di guerra. Il Carroccio non rinuncerà, beninteso, all'emendamento già annunciato che inserisce il veneto nella lista degli idiomi da salvare, valorizzare e tutelare, ma sarà, par di capire, per onor di firma: se l'emendamento fosse bocciato, non ci sarà guerra. E ancor meno disposti a battersi sarebbero i parlamentari veneti di maggioranza e d'opposizione, i cui gruppi politici hanno già avallato il progetto di legge di tutela delle lingue regionali che esclude la lingua veneta.

    L'Italia ha firmato il trattato europeo di tutela delle parlate regionali nel giugno del 2000. Nella passata legislatura il Parlamento era giunto ad un passo dalla ratifica, che aveva ottenuto il via libera dall'assemblea di Montecitorio, mentre il Senato non era riuscito a concludere l'iter legislativo. Ci si riprova in questa legislatura, nel tentativo di far entrare l'Italia nel club dei Paesi che hanno già reso operativa l'intesa, come la Germania, la Gran Bretagna, la Norvegia, la Finlandia, la Spagna, la Svizzera, la Slovenia, la Danimarca, Cipro e persino il minuscolo Liechtenstein.Il raggio d'azione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie è vasto: l'obiettivo di fondo è di riconoscere queste lingue come espressione di ricchezza culturale, ma l'intento del legislatore va oltre questo semplice, quanto importante riconoscimento. Tra i principi ai quali gli Stati firmatari sono tenuti ad adeguare il proprio intervento legislativo in questo campo ci sono il rispetto dell'area geografica di ciascuna lingua minoritaria; l'impegno ad agevolarne ed incoraggiarne l'uso, orale e scritto, sia nella vita privata che in quella pubblica; forme e mezzi per l'insegnamento e lo studio di queste lingue; la promozione di studi e ricerche a livello universitario; programmi televisivi in lingua. Il 'budget' previsto per finanziare tali interventi è di 12 milioni di euro l'anno.

    La firma del trattato che tutela le lingue regionali riguarda comunità che complessivamente superano i 40 milioni di cittadini del vecchio Continente che usano regolarmente una lingua regionale, accanto a quella nazionale. Il catalano, per fare un esempio che riguarda anche il nostro Paese, è parlato da oltre 7 milioni di persone in Spagna, soprattutto, e in Francia, ma anche nel comune sardo di Alghero.
    I soliti bastardi

  3. #3
    Hanno assassinato Calipari
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    l'albanese

    stranamente galan non ha detto nulla, troppo preso a pensare cosa dice Veltroni sul veneto

  4. #4
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Comunicato de I Veneti a riguardo

    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=372507

  5. #5
    email non funzionante
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    Defungeremo all'opposizione...
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    Citazione Originariamente Scritto da yurj Visualizza Messaggio
    l'albanese
    http://www.regione.taa.it/biblioteca...ze/molise.aspx

    Arbëresh (albanese)

    Questi gruppi, parlanti varietà dialettali di tipo tosco, iniziarono a trasferirsi in Italia a partire dal sec. XV, incoraggiati dalla politica di ripopolamento messa in pratica da Alfonso I d’Aragona; il movimento migratorio crebbe dopo l’invasione turca dell’Albania (1435) e continuò fino al sec. XVIII con lo stanziamento pacifico di comunità albanesi tra le popolazioni di dialetto italoromanzo. Il carattere episodico e discontinuo degli stanziamenti spiega in gran parte la frammentazione territoriale che caratterizza la cosiddetta Arberia, ossia l’insieme delle comunità storiche albanofone d’Italia. Occorrerebbe inoltre distinguere fra località di tradizione albanofona ma ormai da tempo linguisticamente assimilate ai circostanti dialetti italiani, località nelle quali la lingua albanese convive con le circostanti varietà romanze, e località compattamente albanofone o presso le quali l’uso della lingua arbëresh è storicamente totale o comunque maggioritario.Il numero degli arbareshe (albanesi d'Italia) è stimato in circa 100.000 unità.
    I comuni di espressione albanofona sono in numero di 43 distribuiti in sei regioni dell'Italia meridionale: Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia. Per l'Abruzzo, risulta ormai cessata la pratica attiva della lingua presso la comunità albanofona di Villabadessa (frazione di Rosciano) in provincia di Pescara.


    Croato

    Dalle coste dalmate e più precisamente, secondo recenti studi, dalla zona di Makarska attraversarono l'Adriatico all'inizio del 1500 alcune comunità di lingua slava. Il movente dell'emigrazione pare debba ricercarsi in difficoltà economiche nei paesi di origine e, soprattutto, in esigenze di ripopolamento del Regno borbonico. I tre comuni croati di Campobasso sono il residuo di un'area linguistica slava che in passato era di certo molto più estesa.


    Non vi è dubbio che le ondate migratorie più consistenti si verificarono dopo la famosa disfatta di Còssovo del 1389, meglio nota nella storiografia italiana come la battaglia del "Campo dei merli", che segnò la sconfitta delle armi cristiane e la progressiva espansione degli Ottomani nella penisola balcanica con conseguente esodo delle popolazioni slave ed albanesi verso la nostra penisola.
    A tal proposito è molto illuminante la sintetica ed efficace motivazione che ne dà, nel testo originario in latino del 1777, Mons. Francesco Lauria, Vescovo di Guardialfiera, in una delle relazioni per le periodiche visite "ad limina", a proposito della popolazione slava di Acquaviva, Palata e Cerritello: «Gli abitanti Schiavoni traggono origine da coloro che, essendo stata la Dalmazia invasa dai Turchi, al fine di non perire sotto la loro spada o di non essere condotti in loro misera schiavitù, una volta approdati ai porti italiani, istituirono delle nuove colonie nel nostro Regno di Napoli».
    Con la conquista di Costantinopoli, avvenuta nel 1453, i Turchi iniziarono l’espansione verso i territori settentrionali, abitati da popolazioni slave. E, com’era accaduto alle popolazioni albanesi qualche decennio prima, sin dal 1500 le nuove migrazioni furono originate dalle invasioni turche.
    La Repubblica di Venezia e il Regno di Napoli agevolarono gli insediamenti lungo le coste adriatiche italiane per ripopolare le terre che, in quegli anni, erano rimaste abbandonate a seguito del vastissimo terremoto del 1456 e della pestilenza del 1495.

    Cfr. Bosio G., Dell'istoria della sacra Religione et illustrissima Militia di San Giovanni Gierosolimitano, Stamperia Apostolica Vaticana, Roma, 1594 in "Bibliografia sui Croati del Molise", raccolta e pubblicata dal redattore del periodico Naš jezik/La nostra lingua, Mario Spadanuda, sul n. 4 del 1970.

  6. #6
    ambrosini
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da yurj Visualizza Messaggio
    l'albanese

    stranamente galan non ha detto nulla, troppo preso a pensare cosa dice Veltroni sul veneto
    E' vero.E i tuoi capi veneti?Qualcuno ha aperto bocca?Dai dimmi!Dai pajasso!Tuti servi de roma sì!!!!!

 

 

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