Ci sono tre novità nel mondo ultrà. La strategia del ministero dell’Interno è dura e per la prima volta continuativa. Il resto dello stadio ha compreso che le curve non possono più tenere il calcio in ostaggio e se ne stanno allontanando con gesti concreti: l’arresto fatto dai signori dei Distinti al Delle Alpi durante Juventus-Udinese nei confronti di un lanciatore di petardi, per esempio, la collaborazione offerta dagli abitanti di Marassi alla polizia per identificare gli autori della rissa tra doriani e genoani prima dell’ultimo derby, altro esempio. La terza e più pericolosa novità, però, è che le curve più importanti, di fronte al giro di vite successivo all’omicidio dell’ispettore Raciti a Catania, hanno scelto la strada dell’eversione strutturale. Dopo lo shock nel finale della scorsa stagione - gli stadi chiusi a manciate - , gli ultrà più numerosi e organizzati hanno deciso la linea per quest’anno: alzare, se possibile, il livello dello scontro. Tornare a picchiarsi a ridosso degli stadi. Coinvolgere l’odiata polizia. Sì, l’abbrivio di questa stagione di serie A è diventato un passaggio nodale per comprendere che indirizzo prenderà la questione ultrà, mai risolta dall’inizio degli anni ‘70.
A Napoli, dove la Prefettura domenica ha chiuso lo stadio per la gara contro il Genoa, gli investigatori hanno raggiunto la ragionevole certezza che la bottiglia che ha colpito il guardalinee De Luca durante il secondo tempo di Napoli-Livorno sia collegabile ai petardi che oscurarono e portarono alla sospensione temporanea di un Napoli-Frosinone del dicembre 2006. Si ipotizza che settori delle curve del San Paolo, dove negli ultimi anni si sono infiltrati pezzi di camorra, stiano attuando una strategia ricattatoria nei confronti del presidente De Laurentiis. Per ottenere biglietti gratis, l’organizzazione delle trasferte, possibilità di controllo sul merchandising. Tutto questo è diventato possibile perché nelle ultime tre stagioni quella del Napoli si è affermata come la tifoseria peggiore d’Italia. Solo quattro giorni fa la questura di Bologna ha emesso 47 Daspo (divieti d’accesso allo stadio) per un gruppo di tifosi in trasferta che all’autogrill di Roncobilaccio si erano scontrati con i ternani.
Le prime sei giornate del torneo 2007-2008 hanno riportato in scena gli scontri ultrà stracittadini, aboliti da un decennio. Mancava da quattro anni e mezzo il derby a Torino, e quelli della Juve, anche loro in rapida ascesa nelle classifiche del ministero dell’Interno, hanno sfidato i Granata Korps sfilando davanti ai luoghi storici dei nemici. E così era stato una settimana prima: tornati in serie A, i genoani hanno preteso di restituire agli Ultras un corteo fatto davanti alla Gradinata Nord cinque anni fa. Sono state mazzate intorno allo stadio per un pomeriggio.
La grande rissa di Genova è esplicativa del nuovo atteggiamento delle curve. Duecento teenagers del Genoa, da tempo lontani dai capi storici della disciolta Fossa dei Grifoni, oggi trovano più eccitanti le istigazioni a picchiare di due fratelli dichiaratamente fascisti. I Leopizzi bros’ - Massimo è agli arresti domiciliari, accusato di aver tentato di uccidere la moglie, il fratello Andrea, 42 anni, due domeniche fa ha guidato il manipolo rossoblù alla sfilata sotto la Gradinata Sud - da tempo hanno fondato all’interno di una curva proletaria e apolitica come quella genoana la Brigata Speloncia. E un venticinquenne della Samp al “Secolo XIX” ha fatto il ritratto del nuovo ultras tipo: “Prima di ogni scontro sniffiamo coca e così abbiamo fatto per picchiarci alla vigilia del derby. Volevamo entrare negli annali, fare di Genova una nuova Catania, ma la polizia non è intervenuta. Per loro erano pronti i tubi Innocenti nascosti in un luogo segreto”.
Se l’anno scorso i provvedimenti post-Catania avevano fermato le trasferte di massa, nell’avvio di questa stagione i tifosi della Roma hanno sparso incidenti in mezza Italia. E quelli della Lazio, decapitati da un’inchiesta che ha tolto dalla Curva Nord dell’Olimpico i quattro capi storici, prima di salire a Bergamo per la partita con l’Atalanta erano stati fermati in piazza Vescovio - area storica del tifo laziale - con picconi, cacciaviti, machete. Sessantasei Daspo per il gruppo, due donne comprese. Confermati, per ora, solo cinque.
Il capo della curva Pisani dell’Atalanta, Claudio Galimberti detto il Bocia, quarantenne che rischia scontri ad ogni trasferta della squadra in cui gioca a pallone, il Bonate Sopra, racconta in tv: “La mia droga è picchiarmi con i tifosi di qualsiasi altra squadra”. Gli ultrà hanno scelto la strada, l’emergenza violenza alla sesta giornata di campionato è altissima.
CORRADO ZUNINO

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