
Originariamente Scritto da
veneto85
Accordo bipartisan sulla legge che tutela le lingue regionali Entrano anche ladino, occitano e provenzale, il veneto no
Nel marzo scorso la Camera ha approvato in prima lettura tra feroci polemiche la proposta di legge costituzionale che riconosce l'italiano quale idioma ufficiale del Paese. Ora tra i due schieramenti sembra sia stato raggiunto l'accordo, sull'onda dell'applicazione della "Carta Europea delle lingue regionali", tradotta in un disegno di legge del governo. A fianco dell'italiano "lingua ufficiale", ben undici idiomi beneficeranno in Italia della tutela prevista dalla Carta europea: l'occitano, il catalano, il ladino, il franco-provenzale, lo sloveno, il croato, l'albanese, il friulano, il sardo, il greco ed il tedesco. All'elenco delle lingue da tutelare manca, inspiegabilmente, il veneto, che pure è tra le lingue regionali più diffuse d'Italia ed è largamente e storicamente praticato presso una vastissima comunità di parlanti, tanto da vantare significative varianti locali, una diffusione che supera i confini della Regione e gli stessi confini nazionali, spaziando dal Trentino al Pordenonese, alla Venezia Giulia e alle comunità venete in Istria, e una letteratura di primaria importanza.
La Lega aveva fatto fuoco e fiamme in Parlamento, condizionando il proprio assenso al riconoscimento dell'italiano quale lingua ufficiale all'approvazione di una legge di tutela delle lingue regionali, tra cui ovviamente anche il veneto. Ora che la legge di tutela delle lingue regionali ha l'accordo di entrambi gli schieramenti, la Lega sembra aver sotterrato l'ascia di guerra. Il Carroccio non rinuncerà, beninteso, all'emendamento già annunciato che inserisce il veneto nella lista degli idiomi da salvare, valorizzare e tutelare, ma sarà, par di capire, per onor di firma: se l'emendamento fosse bocciato, non ci sarà guerra. E ancor meno disposti a battersi sarebbero i parlamentari veneti di maggioranza e d'opposizione, i cui gruppi politici hanno già avallato il progetto di legge di tutela delle lingue regionali che esclude la lingua veneta.
L'Italia ha firmato il trattato europeo di tutela delle parlate regionali nel giugno del 2000. Nella passata legislatura il Parlamento era giunto ad un passo dalla ratifica, che aveva ottenuto il via libera dall'assemblea di Montecitorio, mentre il Senato non era riuscito a concludere l'iter legislativo. Ci si riprova in questa legislatura, nel tentativo di far entrare l'Italia nel club dei Paesi che hanno già reso operativa l'intesa, come la Germania, la Gran Bretagna, la Norvegia, la Finlandia, la Spagna, la Svizzera, la Slovenia, la Danimarca, Cipro e persino il minuscolo Liechtenstein.Il raggio d'azione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie è vasto: l'obiettivo di fondo è di riconoscere queste lingue come espressione di ricchezza culturale, ma l'intento del legislatore va oltre questo semplice, quanto importante riconoscimento. Tra i principi ai quali gli Stati firmatari sono tenuti ad adeguare il proprio intervento legislativo in questo campo ci sono il rispetto dell'area geografica di ciascuna lingua minoritaria; l'impegno ad agevolarne ed incoraggiarne l'uso, orale e scritto, sia nella vita privata che in quella pubblica; forme e mezzi per l'insegnamento e lo studio di queste lingue; la promozione di studi e ricerche a livello universitario; programmi televisivi in lingua. Il 'budget' previsto per finanziare tali interventi è di 12 milioni di euro l'anno.
La firma del trattato che tutela le lingue regionali riguarda comunità che complessivamente superano i 40 milioni di cittadini del vecchio Continente che usano regolarmente una lingua regionale, accanto a quella nazionale. Il catalano, per fare un esempio che riguarda anche il nostro Paese, è parlato da oltre 7 milioni di persone in Spagna, soprattutto, e in Francia, ma anche nel comune sardo di Alghero.