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    Post Interessante: su proposte di De Michelis, per un Piano Nazionale dell'Energia

    Ripensare e rilanciare il settore energetico nazionale. Spunti programmatici Augusto De Marini



    Relatore : Dott.Arch. Augusto De-Marini



    CAP. I° LO STATO DEL SETTORE ENERGETICO NAZIONALE

    1) PREMESSA

    L’ultimo “PIANO ENERGETICO” nazionale risale al 1975 e da allora ad oggi ogni nuova iniziativa di programmazione in questo settore strategico è miseramente fallita.
    Le cause sono molteplici e quasi tutte da ricondurre a ben precisi e diversificati interessi dei vari attori operanti nel settore.
    Ma appare chiaro a tutti come il possesso delle fonti energetiche, il loro utilizzo, il loro valore ed i costi al consumo incidono, ed incideranno sempre più nel sistema globalizzato,sul tipo di sviluppo economico dei vari paesi e di conseguenza sul tenore di vita di intere popolazioni.
    Se poi si pensa che le questioni energetiche sono strettamente legate a quelle ambientali non è azzardato affermare che da questi aspetti ne va della stessa sopravvivenza di intere aree del pianeta.
    In questa sede comunque non verrà affrontato l’aspetto del governo mondiale delle fonti energetiche sul quale l’Europa in quanto tale è assente, dopo il fallimento dell’Euratom, Europa che potrebbe e dovrebbe tornare a svolgere un ruolo fondamentale proprio in considerazione alle vicende legate all’approvvigionamento di petrolio e gas della Russia ( e del contenzioso con i Paesi di attraversamento delle condotte) oltre che per i costi del petrolio e per i gravi problemi di impatto ambientale che derivano dall’uso di queste fonti energetiche primarie.
    Su questo specifico argomento si allega un illuminante articolo del nostro Segretario Nazionale On. Gianni De Michelis apparso sulla rivista Limes n.6/2006.
    A noi,in questa sede, interessa esaminare, nel modo più chiaro e sintetico possibile la situazione del nostro paese e individuare alcune proposte convincenti e fattibili per l’immediato futuro.

    2) ENERGIA PRIMARIA ED ENERGIA AL CONSUMO

    Individuiamo innanzitutto le fonti primarie di energia che sono il petrolio, il gas naturale, il
    carbone, i bacini idroelettrici, il nucleare,il vento, le biomasse, l’energia geotermica e quella solare.
    L’uso di queste fonti permette con varie tecnologie e sistemi di produrre l’energia al consumo, la più importante delle quali è l’energia elettrica.
    Se il settore dei trasporti dipende essenzialmente dal petrolio (olio combustibile e benzina) per il resto la fa da padrona l’energia elettrica prodotta anch’essa in gran parte da centrali con uso di derivati dal petrolio o con gas naturale ed in quantità più modeste con l’uso delle altre fonti primarie (idroelettriche, geotermiche e fotovoltaiche).
    Essendo peraltro importatori di energia elettrica, parte di quella che consumiamo è prodotta anche con centrali nucleari localizzate appena al di là dei confini italiani.

    3) GLI APPROVVIGIONAMENTI

    L’Italia soddisfa per larga parte il proprio bisogno energetico importando fonti energetiche primarie ( petrolio e gas) per poi trasformarle nel caso del petrolio con raffinerie, i cui derivati servono sia alle centrali di produzione di energia elettrica e quali combustibili per il settore dei trasporti.
    Con altre centrali alimentate a gas infine si produce energia elettrica da distribuire al consumo civile ed industriale.
    I paesi fornitori di greggio più importanti per il nostro paese sono nell’ordine Libia, Russia, Arabia Saudita ed Iran, più altri paesi con forniture limitate; non mancano quote di approvvigionamento nazionale anche se non significative sul piano generale (pur sempre da non sottovalutare in prospettiva).
    L’arrivo di questa fonte avviene sia attraverso oleodotti che con petroliere.
    Per quanto riguarda il gas l’Italia dipende largamente dal metano che giunge a noi attraverso gasdotti, il più importante dei quali da Est (Russia) che alimenta il Nord Italia, per un fabbisogno che sfiora il 40% del totale. Poi viene quello algerino che fornisce essenzialmente il Sud (circa il 30 - 35% del fabbisogno) ed infine un ulteriore 25% proviene dall’Olanda e dalla Norvegia. Altri gasdotti sono in progetto tra il Nord Africa e la Sicilia.
    Relativamente all’energia elettrica in termini percentuali siamo il paese che importa di più al mondo non avendo una produzione a centrali nucleari e l’approvvigionamento ci giunge dagli altri paesi europei via condotti aerei.


    4) ENTI GESTORI DELLE FONTI ENERGETICHE

    I grandi gestori degli approvvigionamenti nel nostro paese sono ENI, SNAM ed ENEL.
    ENI di fatto detiene l’oligopolio e solo in parte gestisce anche una quota della distribuzione di prodotti petroliferi.
    ENEL invece è di fatto il gestore quasi esclusivo dell’energia elettrica sia per l’approvvigionamento per la produzione che per la distribuzione.
    Da quando nel 1992 fu decisa la trasformazione dell’ENI da “ compagnia di bandiere” a società per azioni per farne una company sul modello vincente delle multinazionali, la stessa si è andata profondamente modificando. Al punto che la priorità non è più quella di soddisfare prezzi e consumi convenienti al fabbisogno nazionale.
    Sono addirittura scoraggiati investimenti di sviluppo, scorte, ecc. e quelli fatti sono più funzionali (anche grazie all’aumento dei prezzi degli idrocarburi) a far lievitare le azioni della compagnia ed a garantire dividendi crescenti agli azionisti italiani ed esteri.
    Dall’altra parte l’altro colosso energetico l’ENEL mentre investe il meno possibile in geotermia, idroelettrico, sta viaggiando “a tutto gas”. Il programma ENEL 2002 – 2010 (con appoggio governativo) prevede appunto
    una entrata massiccia nell’acquisizione e consumo del metano per le proprie centrali ( si passerà dagli 80 miliardi di mc. a 100 miliardi al 2010).
    Tutto ciò comporta l’importazione del 20% del nostro fabbisogno di energia elettrica di fatto prodotta dalle centrali nucleari europee, francesi in particolare. Il consumo di energia elettrica in Italia ( circa 400.000 gwh – gigawattore) è solo per il 15% prodotto con fonti rinnovabili (idroelettrica, geotermica, eolica e fotovoltaica) il resto 85% da forniture di fonti energetiche importate.
    Nelle tavole allegate è ben documentato visivamente quanto sopra esposto.

    5) ENERGIE ALTERNATIVE

    Sono tutte quelle fonti energetiche primarie alternative al petrolio ed al gas naturale, quali la geotermica, l’idroelettrica, l’eolica, solare, biomasse e nucleare.
    L’uso di queste fonti oltre che ad essere rinnovabili non producono Co2
    in quanto in esse non esiste la combustione e pertanto non producono il famigerato “effetto serra” che tanti sconvolgimenti sta creando al pianeta terra.
    Se fino alcuni anni fa erano considerate troppo costose e pertanto non convenienti al sistema di crescita economica dei paesi industrializzati, ora queste fonti energetiche stanno diventando sempre più convenienti, visti i costi elevati di gas e petrolio, il cui consumo è sempre più elevato per l’enorme uso che ne viene fatto nei paesi emergenti (India e Cina in particolare), per la loro localizzazione in aree a rischio e la loro prevista scarsità nell’arco dei prossimi trent’anni.
    Il loro massiccio utilizzo determina inoltre conseguenze ecologiche ed ulteriori notevoli costi ambientali, sociali e sanitari tali che diventa quasi un imperativo contenerne, se non ridurre il consumo.
    Dal protocollo di Kioto sulla riduzione delle emissioni di gas serra al Libro Verde della Comunità Europea l’indirizzo futuro è tracciato: puntare sulle fonti energetiche rinnovabili!
    Ma nell’utilizzo delle fonti alternative l’Italia è ancora una volta buon ultima pur disponendo di energia geotermica (vedi allegato) e nonostante i grandi progressi tecnologici che permettono oggi di perforare sino a 5.000 mt. Siamo ultimi nello sfruttamento dell’energia solare pur essendo il “paese del sole” a differenza di altri paesi nordici che ne fanno un uso discreto.
    Non parliamo poi dell’eolica e biomasse dove pur avendo sviluppato, noi italiani, progetti innovativi che gli altri paesi sfruttano, in termini applicativi come la solito brilliamo per i veti, la burocrazia e la mancanza di investimenti.
    Nel settore idroelettrico, data la scarsità dell’acqua, dovuta al ridimensionamento dei ghiacciai e le ridotte precipitazioni, non sono ipotizzabili significativi recuperi.
    Complessivamente il contributo nel nostro paese nel settore delle fonti rinnovabili si attesta al 15,3%. La Danimarca con le sue eoliche è sul 27% (8,7% nel 97) , ma soprattutto brillano Germania e Spagna che negli ultimi 5 anni hanno visto un incremento del 70% dell’energia pulita, grazie anche ad una politica di incentivi e “prezzi garantiti” che ne hanno reso conveniente la produzione ed il consumo.
    Ciò significa che l’obiettivo di ridurre in Italia le emissioni di Co2 del 6,5% nel 2012 è già praticamente perso (oggi siamo tra il 3 ed il 4%).
    Un discorso a parte riguarda l’energia nucleare che negli anni 60÷80 aveva avuto un notevole sviluppo (nel 2000 nel mondo erano presenti 433 centrali nucleari), ma che per effetto di impianti ormai obsoleti, incidenti gravissimi e problemi di smaltimento delle scorie, negli ultimi quindici anni ha subito una battuta d’arresto. Ciò si è verificato anche in Germania dopo l’impatto pesante di Chernobyl. In Italia addirittura siamo gli unici a non esserci nemmeno avviati, mentre la Francia ha ben 59 centrali nucleari (alcune a ridosso dei nostri confini) 27 la Gran Bretagna, 19 la Germania, ben 7 il piccolo Belgio.
    Negli ultimi anni però abbiamo assistito ad enormi passi avanti nella ricerca e sviluppo di tecnologie nel settore nucleare (si stanno progettando reattori di IVª generazione e sono allo studio quelli di Vª ) che riducono enormemente i rischi connessi, facendo tornare di attualità l’uso di questa fonte energetica che nei paesi dell’Est vedrà nei prossimi anni ben 10 nuove centrali atomiche.

    6) COSTI

    Ultimo aspetto, anche se non in ordine di importanza, per avere un quadro completo dei problemi connessi al settore energetico.
    Come già accennato i costi di petrolio e gas sono notevolmente aumentati per le cause che conosciamo e lo saranno sempre più a venire.
    Di conseguenza costano molto di più sia i prodotti derivati , quali olii combustibili e benzina, così come l’energia elettrica che dipende dalle centrali approvvigionate da queste fonti energetiche. Ne pagano un prezzo molto alto i consumatori finali sia per gli aumenti derivanti nel settore dei trasporti, ma anche per la bolletta elettrica di imprese e famiglie. In Italia il costo dell’energia è il 40% in più della media degli altri paesi europei e ciò significa una grave perdita di competitività del nostro sistema paese, un costo annuo familiare che di fatto taglia i nostri redditi, frena l’economia e così via.
    A questi costi vanno poi aggiunti quelli derivanti dalle conseguenze del mancato sfruttamento delle fonti alternative, quali l’inquinamento che spesso produce blocchi della mobilità di merci e persone, le ripercussioni sociali e sanitarie, ecc. E cosa accadrà quando dovremo affrontare altri e prevedibili black out estivi (si perché in Italia non necessita solo il riscaldamento invernale, ma sempre più anche il raffrescamento estivo, a differenza di altri paesi europei) o quando verranno meno le forniture di gas invernali?
    Infine non va sottovalutato il costo “politico” che paga l’Italia per essere così dipendente dall’estero nell’approvvigionamento delle fonti energetiche.




    CAPITOLO II – RIPENSARE E RILANCIARE IL SETTORE ENERGETICO NAZIONALE. SPUNTI PROGRAMMATICI.


    Se sulla diagnosi dello stato del settore energetico italiano vi è una quasi totalità di consensi, su come e con quali mezzi e risorse si deve intervenire, sicuramente vi sono profonde differenze di vedute nel panorama politico, industriale e civile.
    Ma una cosa è sicura: questo sarà sempre più un aspetto dominante del nostro futuro e non è più pensabile di rinviare scelte e decisioni, anzi si deve fare presto, prestissimo in quanto le scelte di oggi avranno un riscontro solo tra 5 anni in alcuni casi o tra 10 anni in altri.
    Alla base delle nostre scelte ovviamente vi è il tipo di società, quale tenore di vita, quantità e qualità dei consumi che si vogliono mantenere o modificare.
    Dovendo e volendo rappresentare interessi di una parte dei nostri cittadini non possiamo pertanto sottrarci nell’assumere sin da ora “le questioni energetiche” e le “questioni ambientali” ad esse collegate, quale tema caratterizzante della nostra attività.
    Noi possiamo, anzi dobbiamo diventare il partito politico che assume l’Energia quale principale e più importante aspetto della vita futura degli italiani, elaborando e proponendo soluzioni, coinvolgendo i cittadini e le istanze sociali ed economiche, incalzando le altre forze politiche ed i governi (sia di centro sinistra che di centro destra).
    Le nostre alleanze dovranno d’ora innanzi essere contrattate sulla base delle risposte che verranno date ai vari aspetti del problema energetico e questo non solo per un nostro interesse di bottega, ma anzi nell’interesse più generale degli italiani.
    Questa è la prima occasione per porre gli aspetti all’ordine del giorno e pertanto verranno indicati solo una serie di capitoli che a grandi linee definiscono gli ambiti di intervento.
    Questi capitoli andranno sviluppati ed approfonditi e verranno avanzate proposte concrete da trasformare in proposte di legge da parte dei nostri rappresentanti e ciò competerà ad una apposita commissione di esperti da costituirsi a livello interregionale.
    L’orientamento generale da assumere è quello che non esiste una sola scelta per uscire dalla grave crisi energetica che ci attanaglia e che tra poco esploderà. Anzi si deve necessariamente intervenire in vari ambiti nessuno escluso, assumendo anche scelte che solleveranno scontri e polemiche (come quella di riprendere il nucleare) ma ciò sarà solo un bene in quanto porterà al centro del dibattito e dell’attenzione la questione energetica con tutti i suoi risvolti.

    UN NUOVO PIANO ENERGETICO NAZIONALE

    Tra gli scenari ipotizzabili si può prevedere a breve che tra le concentrazioni e fusioni nel settore energetico assisteremo a quello tra ENI ed ENEL e non è da escludere la loro totale privatizzazione visti gli enormi interessi economici in gioco.
    E qui allora la politica deve intervenire in modo fermo e preciso affinché venga salvaguardata una quota pubblica all’interno del nuovo mega organismo in modo che le scelte industriali ed economiche tengano conto degli interessi nazionali in un settore così strategico nel quale non può essere ignorata una politica di sicurezza energetica e di prezzi garantiti in Italia.
    Va pertanto subito proposto un nuovo PIANO ENERGETICO NAZIONALE che coinvolga il governo centrale e le regioni per la scelta degli investimenti e la loro localizzazione.
    Dovranno essere definiti criteri di risparmio energetico, ottimizzando i consumi con incentivi all’uso di nuove fonti. Andranno definite le linee guida per nuovi approvvigionamenti, sia per assicurare il fabbisogno dei cittadini,ma anche per porre l’Italia al centro di una nuova rete di commercializzazione delle fonti, data la sua posizione geografica nel Mediterraneo (gasdotto dal Kazakistan – Accordi commerciali con Grecia e Turchia ecc.).
    Vanno finalmente avviati i progetti per l’insediamento di rigassificatori al fine di garantire il fabbisogno italiano con quota pari almeno 15 miliardi di mc. annui. In questo campo stanno ormai già partendo in Europa gli enti energetici inglesi, francesi e spagnoli.
    Deve nascere nel settore una nuova Autorità, che garantisca e controlli che le privatizzazioni e le liberalizzazioni garantiscano davvero la concorrenza al fine di ottenere i migliori prezzi agli utenti finali ed impegnino risorse per dare al paese sicurezza energetica.
    Va predisposto un piano almeno decennale di investimenti ed incentivi aperti anche a società ed imprese private e singoli cittadini con l’obiettivo di ridurre la nostra dipendenza dal petrolio ed aumentare l’uso di fonti alternative.
    Affidare da subito l’incarico agli enti preposti (dall’ENEL al CMR) che insieme alle regioni avviino progetti e localizzazione per possibili insediamenti di centrali nucleari a media potenza. Senza già decidere oggi l’investimento, ma senza perdere tempo nella elaborazione progettuale per essere pronti tra pochi anni.
    Sostenere e proporre a tutti i livelli questa strategia sarà estremamente pagante nel breve medio periodo.
    Nel quadro di questo schema del PIANO generale ecco allora alcune sintetiche proposte che a livello territoriale vanno sostenute dai nostri rappresentanti.

    SPUNTI PROGRAMMATICI

    a) RISPARMIO ENERGETICO

    E’ l’unico aspetto positivo che si è verificato negli ultimi anni dove tutti, enti, imprese, cittadini hanno investito ed ha prodotto un consistente contenimento nel progressivo ed inarrestabile aumento dei consumi. E questo è avvenuto un po’ in tutti settori, dalla casa ai trasporti.
    E’ comunque un aspetto che permette ancora possibilità di contenimento dei consumi che deve essere perseguito ad esempio nel settore del teleriscaldamento.


    b) BIOMASSE
    Un settore relativamente nuovo ma che anch’esso può dare il suo contributo all’alternativa petrolifera. I materiali derivanti da sostanze di origine animale e vegetale non fossili possono essere usate come combustibili, così come sempre più, grazie alla raccolta differenziata dei rifiuti urbani, potranno nascere a livello locale centrali termiche per la produzione di energia elettrica o meglio per produrre acqua calda per il teleriscaldamento di paesi e cittadine.
    Molto promettente invece la produzione di energia elettrica derivata da BIOGAS ricavato dalla fermentazione “anaerobica” di biomasse vegetali ed animali il cui processo può essere cosi di seguito sintetizzato:
    - In appositi “digestori” vengono fermentate le biomasse con determinate temperature ed enzimi.
    - Alla fine del processo ,la cui durata dipende dalle materie prime utilizzate (in genere scarti dell’agricoltura e liquami animali) si ottiene il BIOGAS che viene poi usato come carburante per il funzionamento di motori e/o turbine che producono energia elettrica.


    c) ENERGIA IDROELETTRICA
    Sfrutta l’Energia Potenziale dell’acqua dei bacini,che cadendo agisce su una turbina producendo elettricità.
    In Italia il settore non permette un significativo sviluppo a causa della graduale riduzione dei ghiacciai e delle limitate precipitazioni.
    Tra le fonti energetiche pulite e rinnovabili, potrebbe ancora essere sviluppata con piccole centrali in alcune valli alpine ed appenniniche per soddisfare esigenze territoriali circoscritte.
    Nelle regioni interessate sarebbe opportuno effettuare studi,ricerche e progetti in tal senso.

    d) ENERGIA EOLICA

    Trasforma l’energia cinetica del vento in elettrica. Ancora poco diffusa da noi (eccelle la Danimarca) va sostenuta in tutti i modi, nonostante le critiche per il cosiddetto “impatto ambientale” Inizia ad essere economicamente vantaggiosa dati i contenuti costi di installazione ed è veramente l’energia più pulita. Dovendosi insediare solo in zone particolari sta soprattutto alle Regioni incentivarne l’uso con appropriati “piani di localizzazione” e favorendo soprattutto le aziende manifatturiere locali che possono così prodursi parte dell’energia elettrica necessaria ad integrazione degli impianti tradizionali , ma con significativi risparmi nel tempo.

    e) ENERGIA SOLARE

    Un “paese del sole”, come il nostro bon può più permettersi di trascurare questo settore energetico. Basti pensare che Barcellona impone che ogni nuovo edificio o nella ristrutturazione degli esistenti sia obbligatoria l’installazione dei pannelli solari. Questa politica sta ormai prendendo piede, ed anche qui negli enti locali va sostenuta fino in fondo. Impianti del genere contribuiscono all’autosufficienza di palazzine nel consumo elettrico delle parti comuni e se il risparmio di KW/h del contatore non è moltissimo per singolo edificio basterebbe pensare all’innumerevole numero di edifici sui quali si può installare tale impianto per pareggiare qualche centrale sul territorio nazionale. L’impianto solare per produzione di acqua calda è un ulteriore sistema alternativo al consumo di KW prodotti con petrolio o gas, che va incentivato. Anche in questo campo gli enti locali e regionali possono svolgere un ruolo non indifferente.

    f) ENERGIA GEOTERMICA

    Questo è uno dei settori energetici , purtroppo nel recente passato trascurati, nel quale invece si può recuperare tantissimo.
    Le nuove tecnologie di trivellazione che ora ci permettono di arrivare sino ad oltre i 5.000 mt. Di profondità aprono ampi orizzonti di produzione abbondante, estremamente economica ed assolutamente pulita di energia.
    Il nostro paese da nord a sud comprende vaste aree in cui è possibile prevedere questi tipi di impianti ed è assolutamente vergognoso che non si progetti e si investa in questo campo. Da prevedere quale uno dei punti importanti nel nuovo Piano Energetico Nazionale va coordinato con le Regioni interessate e gli operatori privati che possono certamente mettervi il capitale iniziale evitando così costi per la collettività, ma con ritorni significativi e ben maggiori rispetto ai problemi di impatto ambientale presenti (centomila tubi in circolazione) anch’essi risolvibili con una buona e corretta progettazione.
    Nell’allegata descrizione si può ben vedere località e quantità di interventi possibili in questo importante settore.

    g) ENERGIA NUCLEARE

    Volutamente lasciata alla fine proprio perché è il tasto più delicato, ma anche quello più importante. Forse molti di noi al tempo del referendum hanno sostenuto il NO al nucleare.
    Era di “sinistra”, era “ecologista”, era “anticapitalista”, fatto sta che quella scelta sta ora condizionando pesantemente il nostro sviluppo. Ma non si capisce perché, nel frattempo non abbiamo fatto le barricate contro i francesi (che a volte con noi si incazzano) per impedire di insediare le loro centrali atomiche appena al di là delle Alpi.
    Ma alla fine questa situazione ha fatto comodo a tutti.
    Poi è venuta Chernobyl e la paura del nucleare non è stata solo di tipo culturale e politica, ma anche reale, concreta e terribile.
    Questo ha fatto si che paesi nuclearizzati, come la Germania ne bloccassero lo sviluppo anche di fronte ad una opinione pubblica sempre più preoccupata ed ostile al solo pensiero che una tale catastrofe possa riprodursi.
    Ma ciò che più ha pesato e pesa tuttora nell’avversare l’energia nucleare, oltre ad essere le vecchie e rischiose centrali anni 60/70 sono le scorie radioattive prodotte che vanno “smaltite” depositandole in siti particolari, certamente protette ma potenzialmente pericolose per migliaia di anni.
    Ma negli ultimi tempi lo scenario è cambiato e sta ulteriormente cambiando velocemente, modificando i termini del problema.
    Come si è già detto nella prima parte l’uso dei prodotti petroliferi e dei gas naturali oltre che a consumare velocemente fonti non più rinnovabili e sempre più costose sta producendo danni ambientali notevoli a livello planetario. L’alto inquinamento prodotto con pesanti ripercussione economiche, sociali,sanitarie e chi più ne ha più ne metta, sta imponendo una decisa inversione di rotta che prevede in tempi rapidi un contenimento e possibilmente una drastica riduzione del consumo petrolifero a favore delle energie alternative e rinnovabili.
    Abbiamo visto che queste sono di varia natura e tutte quante vanno perseguite con tempi e modalità specifiche per ognuna di esse. Sarebbe un grave errore non farlo anche perché anch’esse prese singolarmente e tutte insieme danno comunque un significativo contributo a ridurre il consumo di petrolio e gas naturale.
    Ma anche sfruttando al massimo queste potenzialità che la natura e le nuove tecniche ci offrono non sarebbero comunque sufficienti nel medio periodo (20 ÷ 30 anni) ad affrancarci dai rischi di sicurezza energetica necessari al mantenimento di un tenore di vita quale quello che conosciamo e siamo abituati a vivere.
    Tutti vogliamo mantenere e possibilmente sviluppare al meglio il nostro modo di vivere e nel contempo contenere e ridurre i livelli di inquinamento, il gas serra in particolare, che producono effetti disastrosi sul clima, che richiedono altra energia in più per combatterli tanto da essere entrati in una spirale della quale non se ne vede la via di uscita.
    Tutto ciò, assieme ai black out avvenuti e sempre più probabili ci hanno fatto ripensare seriamente alla nostra dipendenza energetica e ci siamo posti la domanda più difficile e politicamente più rischiosa: “Perché non tornare al nucleare anche in Italia?” E’ una domanda che dobbiamo porre ad alta voce e che tutti debbono sentire, perché tutti sono di fronte a delle scelte oggi dalle quali dipenderà il futuro prossimo.
    Certo noi piccola famiglia socialista, reduce di tanti travagli, ma indomita nelle convinzioni e comunque volenterosa di contribuire al bene comune, da sola non potrà risolvere il problema.
    Ma certo saremo i primi in Italia ad aver sollevato il problema ed a volerlo porre con forza.
    Smettendo finalmente di piangerci addosso per gli errori commessi da noi e le ingiustizie subite cerchiamo di assumere questo problema cruciale e portarlo nelle sedi istituzionali, ma soprattutto di fronte alla gente. Non presentiamoci come il partito solo a favore del nucleare, tant’è che ribadiamo la necessità di utilizzare e sviluppare anche le altre fonti rinnovabili, ma il partito che non ha preconcetti nei confronti dell’uso corretto e sicuro dell’energia nucleare. Che non lo demonizza, che non usa il no in termini dogmatici ed ideologici e che non ha paura di “mettere i piedi nel piatto” anche in questo settore delicato. Non solo non abbiamo nulla da perdere(date le nostre percentuali da prefisso telefonico) ma sul problema energetico nel suo complesso potremo aggregare attorno al nostro progetto forze nuove di giovani, di esperti, di professionisti, di imprenditori e credo molti lavoratori e semplici cittadini che hanno a cuore la difesa dei livelli di vita raggiunti. Ma anche sul piano dei valori democratici fare una battaglia per essere meno dipendenti energeticamente e dunque economicamente dai paesi dell’Est o mediorientali credo ne valga la pena.
    Ed allora se decidiamo tutti insieme che questa è una scelta giusta alla stessa dobbiamo dare dei contorni precisi, garanzie certe di sicurezza, convenienze economiche riscontrabili, promessa di miglioramenti ambientali fattibili ecc.
    Lo ha affermato di recente Tony Blair, alla vigilia del G8 di San Pietroburgo, che “l’energia nucleare è tornata prepotentemente all’ordine del giorno” Ciò anche grazie ai risultati di uno studio commissionato dal governo inglese dal quale emergeva la fattibilità delle nuove centrali nella produzione sicura di energia e fornendo un decisivo contributo alle riduzioni delle emissioni di anidride carbonica.
    E questo perché le centrali nucleari di IV generazione stanno dimostrando una sicurezza intrinseca impensabile sino ad alcuni anni fa. Ciò significa che una centrale atomica non può più esplodere: anche ipotizzando il peggiore dei problemi possibili il reattore si spegne ed è protetto da gusci multipli e quindi anche in caso di incidenti non si avrebbero problemi di emergenza. Ma al di là della centrale in sé, anche il problema delle scorie radioattive che dovrebbero essere stoccate in luoghi sicuri per milioni di anni sta rapidamente trovando soluzione. Infatti nelle nuove progettazioni di impianti nucleari, tra cui il sistema TRADE a cui ha lavorato anche il nostro Premio Nobel Carlo Rubbia, il combustibile bruciato può essere continuamente riciclato, eliminando i materiali a vita lunga e altamente pericolosi producendo come residui solo materiali a vita breve e con un basso livello di tossicità.
    Dunque ora è fattibile proporre l’uso delle centrali nucleari per la sicurezza degli impianti, per il riciclaggio a bassa tossicità delle scorie, per non consumare petrolio, per evitare le emissioni di Co2, per il basso costo dei KWh prodotti, per una sicurezza energetica illimitata, per garantire i livelli di consumo alle imprese ed ai cittadini, per non dipendere in modo così pesante dal gas russo ed algerino o dal petrolio dei Paesi Arabi e dalle multinazionali che lo impongono.
    Dunque possiamo in modo convincente sostenere che si possa ripensare al nucleare in termini positivi anche in Italia e sin d’ora proporre che si avvii la loro progettazione (per ora) in stretta collaborazione con le Regioni per le possibili localizzazioni. Non sarà un’impresa facile e molti insorgeranno di fronte a questa proposta, ma non facciamoci intimorire: tra pochi anni vedremo chi aveva previsto giusto.

    Concludo proponendo che il tema dell’energia divenga uno dei principali punti programmatici della COSTITUENTE SOCIALISTA e che i contenuti qui oggi elaborati vengano portati alla Conferenza Nazionale di Roma affinché vengano assunti nel nuovo partito.
    Ciò che assumerà il Partito nel suo complesso dovrà essere tradotto in proposte di legge nazionali e regionali, sostenute negli enti locali, portate in convegni e sottoposte alla pubblica opinione nei programmi elettorali .

    Merate,settembre 2007

    Dott.Arch. Augusto De Marini

    http://www.nuovopsi.com/News.asp?ID=6770




    Proveniendo da esponenti del Npsi, e dal Doge in particolare , la proposta sinceramente mi stupisce: a parte l'arcinota apertura al nucleare, si parla di energie verdi, di authorities dell'energia, di un ruolo dello Stato nella pianificazione energetica che non mi aspettavo da compagni che solitamente sono più filo-Giavazzi che filo-Palme...

    Belin poi il pezzo sulle alleanze necessariamente dettate dal tema energia, fa un sacco Cyberpunk

  2. #2
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    Belìn, e non sai quanto fa cyberpunk il fatto che tutte queste cose siano fatte su proposta di uno condannato due volte (Venezia e Milano), che conduceva uno stile di vita principesco a spese del cittadino con 453 milioni di buffo all'htl Plaza di Roma, mai saldati

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da DrugoLebowsky Visualizza Messaggio
    Belìn, e non sai quanto fa cyberpunk il fatto che tutte queste cose siano fatte su proposta di uno condannato due volte (Venezia e Milano), che conduceva uno stile di vita principesco a spese del cittadino con 453 milioni di buffo all'htl Plaza di Roma, mai saldati
    Giusto! Meno male che ci sono loro, a difendere la pubblica moralità! Grande Di Pietro, Grandi Girotondi!



    Grande anche il conto in banca della A.Ni.Cro., la società intestata da Di Pietro ai suoi figli per costruirsi casa a Roma, pagata coi soldi del Partito!

    Grande anche Roberto Alagna, patron della Lista Civica Nazionale con Pardi, Veltri e Beha, craxiano fino all'altroieri!

    Il nuovo che avanza (e che è già andato a male)

  4. #4
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    e a me che cazzo me ne frega della Anicro e di Alagna?
    Qui si parla di risparmio energetico da parte di uno che consumava novecento litri d'acqua al giorno nella vasca ad idromassaggio del Plaza di Roma, e che si è dato latitante senza pagare il conto dell'albergo. Incazzato perché glielo devi pagare tu?

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da DrugoLebowsky Visualizza Messaggio
    e a me che cazzo me ne frega della Anicro e di Alagna?
    Qui si parla di risparmio energetico da parte di uno che consumava novecento litri d'acqua al giorno nella vasca ad idromassaggio del Plaza di Roma, e che si è dato latitante senza pagare il conto dell'albergo. Incazzato perché glielo devi pagare tu?
    Ah, se non ti frega niente a te che li hai votati e li sostieni a me men che meno

    De Michelis sarà ladro quanto vuoi, e su questo non si discute: a differenza di altri, su di lui le sentenze ci sono. Ma almeno dietro alle mazzette c'è una testa funzionante che, se dice cose sensate, merita comunque di essere ascoltata.

  6. #6
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    de michelis a prescindere, NO.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    Ma almeno dietro alle mazzette c'è una testa funzionante
    dietro alle mazzette c'è una testa di cazzo che viveva con un tenore di vita principesco a spese del contribuente e non merita né di essere ascolatata, né di essere votata, né di rappresentare cinquntotto milioni di italiani in parlamento.

 

 

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