Criminalità
La "taglia" di Calderoli
Fabio Mussi:
«Uno così non può fare il ministro»
«Uno così, non può fare il ministro. Deve dimettersi».
Fabio Mussi, Ds, vicepresidente della Camera dei deputati replica così alla barbara giustizia fai-da-te invocata dal leghista Roberto Calderoli. E sottolinea: «Le parole del ministro demoliscono lo stato di diritto...».
Lanciare una taglia, addirittura arrivare a dire che i killer vanno presi vivo o morti. Può un ministro della Repubblica invocare l’antistato? Ridurre l’Italia ad un paese di banditi e sceriffi?
«Una affermazione così sarebbe grave se fosse fatta da un privato cittadino. Si direbbe folkore... Bisogna stare attenti a non sottovalutare nel caso in cui sia un ministro della Repubblica a dire queste cose. In questo caso è un atto politico».
E infatti il “caso” è già scoppiato. Non appena il ministro delle Riforme il leghista Roberto Calderoli ha parlato di taglia, raccolta di fondi, far west...
«È un segno del tempo e bisogna stare attenti a cogliere questi segnali perchè in quelle poche parole di Calderoli ci sono quattro messaggi.
Tuffiamoci dentro, allora. Li spieghi.
«Il primo messaggio è etnico: l’omicidio è grave non perchè è stato ucciso un uomo ma perchè è stato ucciso un padano. Il secondo è un messaggio tribale: l’omicidio è particolarmente grave perchè il padano era della Lega. E qui culturalmente ed emozionalmente siamo nei dintorni dei Balcani ai tempi di Sarajevo: non conta l’umanità della vittima ma l’appartenenza etnica e tribale. Che reclama vendetta».
Gli altri due messaggi di Calderoli quali sono?
«La taglia, con l’invocazione alla giustizia fai-da-te. Ai cittadini si dice fate da voi non affidatevi allo stato di diritto. Infine, il “vivo o morto”: sia pure nella forma avrei voluto “ma mi hanno detto che è illegale”. Beh, qui si affianca il tema della pena di morte. Ci si muove nello spazio culturale delle serial americani del giustiziere».
In poche parole, quindi?
«Calderoli demolisce tutta la costruzione mentale che ha portato in Occidente alla democrazia e allo stato di diritto».
Security-Day, solo promesse berlusconiane della campagna elettorale. E ora il far west del Carroccio. Si ferma qui la politica del governo in questo campo?
«L’insicurezza nelle città è aumentata. Con alcune punte estreme, la ripresa della guerra di mafia a Napoli. Ma in generale c’è una diffusione della criminalità. E il governo che fa? Taglia i fondi per le forze di polizia, magari per poter fare l’annuncio sulla riduzione delle tasse. E ancora: vuole regolare i conti con la magistratura, non certo per rafforzarne l’autonomia e l’efficienza. E su questo fondo di insicurezza che un ministro della Repubblica innesta la sua campagna barbarica. Effettivamente uno così non può fare il ministro».
Non ci sarebbero gli estremi per un’azione giudiziaria?
«Mi accontenterei che un uomo così non facesse più il ministro».
E sulla sicurezza delle persone e dei suoi abitanti, qual è la sua ricetta?
«Sono per trattare con delicatezza il tema della sicurezza. Punto alla serietà e a all’assiduità con cui si combatte la criminalità. E devo riconoscere che il ministro dell’Interno Pisanu non è uno dei peggiori del governo Berlusconi. Vorrei che le forze dell’ordine fossero adeguatamente finanziate e mi fanno imbestialire i propagandistici security-day berlusconiani e le campagna scandalo della Lega».
Maristella Iervasi - L'Unità




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